Il fiume

Il fiume Nera è senz'altro da considerarsi l'elemento che più degli altri caratterizza il territorio del nostro comune. La valle stessa è stata scavata dal fiume, l'antico Nar, che trae il suo nome o dal popolo dei Naharci, che abitarono la valle oltre 2,000 anni fa, o da Nar, parola sabina che indica lo zolfo, o ancora da Nar, parola greca che indica la sua natura forte e impetuosa, o addirittura da un muschio, che crescendo sul fondo del fiume, gli dà quella tipica colorazione verde-scuro, quasi nera.  Esso nasce nel grande anfiteatro morenico dei ghiacciai pedemontani del Monte Cornaccione (alto mt.1769) di Vallinfante di Castel Sant'Angelo, per risorgenza dai bacini idrici sotterranei dei Sibillini.  

Scaturisce da uno scoglio a duplice orifizio, in cui gli storici vedevano la figura di un muso di vitello con due narici, dando in significato di narici al nome "Nar". Con la sua portata di cinque metri cubi solca la valle per giungere al Tevere (Orte) dopo un percorso di 116 km., con un afflusso medio di circa 70 metri cubi al secondo. 

A volte raggiunge anche i 130 metri cubi superando la portata del Tevere, perciò qualche volta possiamo asserire che è il Nera con l'affluente Tevere a bagnare la città di Roma. Anzi, mentre la portata tiberina oscilla assai per la gran vaporizzazione e le irrigazioni, quella del Nera, essendo alimentata dal disgelo delle nevi è più costante e limpida. Il corso d'acqua, da una pendenza del 6%, a volte raggiunge il 25% e con la sua impetuosità, nel tempo, ha corroso gli strati calcari e spesso precipita in forre e voragini.

La purezza delle acque consente la vita della trota Farlo, che alimenta una intensa attività di pesca sportiva, che ha avuto la sua massima evoluzione nella creazione un poco più a nord di Sant'Anatolia di una zona No Kill, gestita dalla Lega Ambiente Regionale, dove i salmonidi possono essere pescati soltanto con ami senza ardiglione e devono essere ributtati in acqua dopo la cattura.   

Sant'Anatolia di Narco ed il suo territorio comunale si collocano pressoché al centro della Valnerina, nel punto in cui, dopo la stretta di Piedipaterno e prima di quella di Scheggino, la valle si allarga dando origine ad ampi terreni alluvionali pianeggianti denominati Canapine, dal nome della pianta di canapa, che vi si coltivava assai intensamente fino a qualche tempo fa. Lungo il Nera la vegetazione ripariale è costituita da ontani, salici e pioppi cipressini, che spesso chiudono il fiume in una vera e propria galleria verde che sembra voglia nascondere gelosamente alla vista del visitatore il suo vero tesoro; le acque fresche e limpidissime.