Gavelli

Sulle  falde  del  Coscerno,  a   mt.  1152   di altitudine, su una antica strada, che portava da Sant'Anatolia a Monteleone di Spoleto. Certamente la comunità vi si stabilì quando non sembrò più molto sicura la vita sul fondo della valle, dopo l'invasione dei saraceni dell'890.Lassù visse una vita tranquilla, semi indipendente dal comune di Spoleto e con i propri Statuti.        
 Nel 1241 era tra i castelli, che pagavano il fodrum   a   Federico II.   ma  tornò  ben   presto   a   Spoleto,   cui   restò sostanzialmente fedele. Per il suo isolamento fu facile ai ghibellini banditi, dopo il 1324, stabilirsi nel castello. Nel 1361 e nel 1490 figura tra i castelli del distretto spoletino. Le truppe napoletane di Re Roberto, sconfinate dal regno di Napoli, durante le calate di Enrico VII e Ludovico il Bavaro, se ne impadronirono; lo lasciarono solo nel 1340, dopo che Spoleto, mediante un ambasciatore, garantì a Roberto un aiuto di 500 cavalieri e 1.000 ducati d'oro. Sulla porta del castello è lo stemma di Spoleto. Nel 1391 fu devastato da Giovanni di Cola da Monteleone. Nel 1639 Urbano VIII° fece costruire la strada Scheggino - Gavelli - Monteleone. Nel 1798 e per molti anni fu asilo e preda e Insorgenti e dei banditi a quelli succeduti. Con la Restaurazione fu piccolo comune con sindaco nell'ambito del gonfaloniere di Spoleto. Fu soppresso nel 1875 e aggregato a quello di Sant'Anatolia. Nel 1712 il villaggio contava 136 abitanti.  

La chiesa è dedicata a San Michele Arcangelo. Tetto a capriata. La parete sinistra è divisa in quattro nicchioni con affreschi notevoli. Nel primo Lo Spagna o il discepolo Giovanni Brunotti dipinsero: Madonna con Bambino e Angeli, San Francesco e Sant'Antonio da Padova, San Girolamo (1524). Nel Secondo: la Pietà, il Calvario, gli strumenti della Passione; San Pietro, l'Ancella, Pilato, Giuda, il gallo ecc.; cinque Santi: Agostino, Leonardo, Sant'Antonio Abate, San Sebastiano e Bernardino; staccato un San Sebastiano de Lo Spagna.  Queste pitture sono di maestri locali ( 1492 ). Nel terzo nicchione si vede: l'Eterno sulle nubi e la luce, con Angeli adoranti; nel tamburo la Vergine e molti Santi monaci ed eremiti, di autore ignoto. Nel quarto nicchione: Vergine col Bambino, cherubini e due angeli; San Sebastiano e il Battista, opera de Lo Spagna e del discepolo Brunotti. L'abside e de Lo Spagna fatta un po’ in fretta per le molte commissioni che allora aveva: Joan hispano pentore  MDXVIII.  rappresenta l'apparizione dell'arcangelo Michele sul Monte Gargano: la coronazione della Vergine con apostoli, profeti, angeli, santi e sibille. In alto l'Eterno e l'Annunciazione in tre tondi (di allievi del Lo Spagna); lo Spirito Santo, Sant'Agostino e San Matteo. Nella parete destra resta solo una Madonna col Bambino, San Girolamo, San Sebastiano e altri Santi dei molti votivi de  Lo  Spagna e di  Brunotti  (1523). Qui, il grande pittore ha lasciato i suoi capolavori. Veramente questa chiesa è un tesoro.