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REGOLAMENTO EDILIZIO

VARIANTE AL REGOLAMENTO EDILIZIO E ALLE NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE DEL PROGRAMMA DI FABBRICAZIONE COMUNALE APPROVATE DALLA REGIONE DELL’UMBRIA CON DETERMINAZIONE DIRIGENZIALE N 5653 DEL 23/07/1999

Allegato alla Deliberazione di Consiglio Comunale n. 26 del 3/7/2004 di modifica degli articoli relativi alla Commissione Edilizia Comunale, ora Commissione Comunale per la Qualità Architettonica e il Paesaggio,  in adeguamento alla Legge Regionale 18 febbraio 2004 n. 1
 
ALLEGATO 1
CAPO I 
CONCESSIONI, AUTORIZZAZIONI  EDILIZIE E

DENUNCE DI INIZIO ATTIVITÀ  


 ART. 1

 OGGETTO DEL REGOLAMENTO 

1)      Il presente regolamento disciplina, nell'ambito del territorio comunale, l'esecuzione di interventi urbanistici ed edilizi, nonché ogni attività incidente sull'assetto urbano e territoriale, nel rispetto della normativa statale e regionale vigente ed in attuazione della pianificazione urbanistica generale e attuativa. 

ART. 2

INTERVENTI SOGGETTI A CONCESSIONE EDILIZIA 

1.      L'esecuzione degli interventi di cui al precedente articolo 1 comportanti trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio comunale è subordinata al previo rilascio della concessione edilizia prevista e disciplinata dalla legge n 10 del 28/01/1977 e successive modificazioni, salvo quanto disposto negli articoli 3, 4, 5 e 6.

2.      2. La concessione edilizia, quale atto conclusivo del procedimento, non può essere subordinata, dopo il suo rilascio, all'acquisizione di ulteriori pareri, visti, autorizzazioni, nulla osta, assensi, intese, di cui alle vigenti norme di leggi o del presente regolamento.

  ART. 3

DENUNCIA DI INIZIO DI ATTIVITÀ

 

1.    Sono subordinati alla denuncia di inizio di attività i seguenti, interventi:

a)    opere di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo;

b)   opere necessarie alla eliminazione delle barriere architettoniche in edifici esistenti consistenti in rampe o ascensori esterni, ovvero in manufatti che alterino la sagoma dell'edificio;

c)    recinzioni, muri di cinta, cancellate;

d)   aree destinate ad attività sportive senza creazione di volumetria;e)    opere interne di singole unità immobiliari che non comportino modifiche della sagoma e dei prospetti e non rechino pregiudizio alla statica dell'immobile ed opere interne su immobili compresi nelle zone omogenee A di cui al D.M. 2 aprile 1968 che non modifichino la destinazione d'uso;

f)     revisione o installazione di impianti tecnologici al servizio di edifici o di attrezzature esistenti e realizzazione dei relativi volumi tecnici che si rendano indispensabili, sulla base delle nuove disposizioni;

g)    varianti a concessioni edilizie già rilasciate che non incidano sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, che non cambino la destinazione d'uso e la categoria edilizia e non alterino la sagoma e non violino le eventuali prescrizioni contenute nella concessione edilizia;

h)    parcheggi di pertinenza nel sottosuolo del lotto su cui insiste il fabbricato.

2. La denuncia di inizio attività costituisce facoltà del soggetto che intende procedere all'esecuzione degli interventi di cui sopra ed è disciplinata dalle norme dì cui ai commi 8‑bis, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15 e 17 dell'art. 4 del decreto legge 5 ottobre 1993, n. 398, convertito dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493 e successive modificazioni ed integrazioni. 

3. Le disposizioni di cui ai precedenti commi non si applicano nel caso di immobili assoggettati alle disposizioni di cui al D.Leg.490/99 (ex leggi 1°giugno 1939, n 1089, e 29 giugno 1939, n 1497) e 6 dicembre 1991, n 394 e nelle altre ipotesi previste dall'art. 4, comma 8, lett. a) e b) del decreto legge 5 ottobre 1993, n. 398, convertito dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493 e successive modificazioni ed integrazioni.

 4. Gli interventi di cui sopra, da realizzare su immobili ricadenti in aree vincolate ai sensi del D.Lgs. 490/99 (ex leggi 1° giugno 1939, n. 1089, e 29 giugno 1939, n. 1497) qualora non alterino l'aspetto esteriore dei luoghi oggetto di tutela, possono essere eseguiti previa denuncia di inizio di attività.

ART. 4

 AUTORIZZAZIONE EDILIZIA 

1. Gli interventi indicati nel precedente articolo, per i quali è esclusa o non è esercitata la facoltà di procedere mediante denuncia di inizio attività, sono soggetti ad autorizzazione edilizia in quanto previsti dalle leggi 5 agosto 1978, n. 457 e 25 marzo 1982, n. 94 o da altre disposizioni legislative particolari. L'esecuzione delle relative opere è subordinata al previo rilascio della autorizzazione edilizia, qualora non espressamente indicato nelle predette disposizioni di legge. 

2. L'autorizzazione edilizia, quale atto conclusivo del procedimento, non può essere subordinata, dopo il suo rilascio, all'acquisizione di ulteriori pareri, visti, autorizzazioni, nullaosta, assensi, intese, di cui alle vigenti norme di leggi o del presente regolamento. 

ART. 5 
INTERVENTI NON SOGGETTI NE’ A CONCESSIONE EDILIZIA NE’ AD AUTORIZZAZIONE O DENUNCIA DI INIZIO ATTIVITÀ 
 

1.  Fatte salve le autorizzazioni previste dalle leggi di vincolo, con particolare riferimento al D.Lgs. 490/99 (ex leggi 1° giugno 1939, n. 1089, e 29 giugno 1939, n. 1497) e quelle in materia antisismica di cui alla legge 2 febbraio 1974, n. 64, non sono soggetti a  concessione edilizia, né ad autorizzazione, né a denuncia di inizio attività, gli interventi di ordinaria manutenzione di cui alla lett. a) dell'art. 31 della legge 5 agosto 1978, n. 457. 

2. Sono considerati interventi di ordinaria manutenzione anche i seguenti:

a)      demolizione e ricostruzione di vespai, pavimenti e intonaci interni;

b)      rifacimento, anche totale, di servizi igienici, acquai e camini;

c)      realizzazione di fognature, acquedotti e altri servizi a rete, internamente al lotto di pertinenza dei fabbricato;

d)      manutenzione ed integrazione di impianti tecnologici esistenti. 

ART. 6

DISCIPLINA DEGLI ACCORDI DI PROGRAMMA IN VARIANTE

AGLI STRUMENTI URBANISTICI GENERALI 

l. Il Consiglio comunale individua gli interventi pubblici o privati finalizzati al perseguimento di rilevanti interessi pubblici da attuare mediante l'accordo di programma, in variante agli strumenti urbanistici vigenti, ai sensi dell'art. 27 della legge 8 giugno 1990, n. 142, come modificato e integrato dall'art. 17 della legge 15 maggio 1997, n. 127, previa la conferenza prevista dal 3 comma del medesimo articolo 27. 

2. Lo schema di accordo di programma, la deliberazione del Consiglio comunale, il quadro economico finanziario degli interventi, nonché il progetto dell’opera corredato della documentazione tecnica e grafica prevista dalle vigenti disposizioni di legge e dal presente regolamento, sono pubblicati con le modalità e i tempi previsti dai commi 4, 5, 6 e 7 dell'articolo 30 della L.R. 21 ottobre 1997, n. 31. 

3. Gli atti di cui al comma 2 vengono trasmessi ai soggetti interessati all'accordo di programma, contestualmente all'inizio delle procedure di pubblicazione. 

4. Entro e non oltre i 10 giorni successivi alla scadenza del termine di cui al comma 7, dell'art. 30 della L.R. 21 ottobre 1997, n. 31, il Sindaco o suo delegato convoca la conferenza di cui al comma 1, per le determinazioni da assumere anche sulle eventuali osservazioni e repliche pervenute e per la conclusione dell'accordo. 

5. L'accordo, approvato con decreto del Presidente della Giunta regionale, previa adozione della deliberazione consiliare di ratifica dell'adesione del Sindaco all'accordo medesimo, produce l'effetto di variante allo strumento urbanistico generale comunale, limitatamente alle parti di territorio interessate dall'accordo medesimo.

ART. 7

AUTORIZZAZIONE AMBIENTALE

 1.      Per gli interventi ricadenti in zone sottoposte al vincolo di cui al D.Lgs. 490/99 (ex leggi 1° giugno 1939, n. 1089, e 29 giugno 1939, n. 1497)  l'autorizzazione ambientale di cui all'art. 7 di detta legge deve essere rilasciata con atto distinto e precedente al provvedimento abilitativo degli interventi medesimi. 

2.      In tali atti deve essere precisato che l'autorizzazione ambientale, ancorché efficace, è comunque soggetta al potere di annullamento da parte della Soprintendenza per i beni ambientali, architettonici, artistici e storici, ai sensi dell'art. 82, comma 9, del D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, nel termine di 60 giorni, non interrotto da richieste istruttorie, decorrente dalla data di ricevimento dell'atto da parte della Soprintendenza medesima. 

3.      L'autorizzazione ambientale è rilasciata dal Comune dopo specifica istruttoria ambientale e previo parere della Commissione edilizia comunale, con la presenza obbligatoria di un membro esperto in materia, e deve contenere congrua motivazione giustificativa sulla compatibilità delle modificazioni introdotte dalle opere previste con gli specifici valori paesistici dei luoghi tutelati dal vincolo. 

4.      Ai fini del rilascio dell'autorizzazione ambientale l'interessato deve allegare all'istanza, oltre alla documentazione prevista per il rilascio del provvedimento abilitativo dell'attività edilizia, anche una relazione nella quale siano evidenziate le preesistenze tutelate e l'incidenza su queste dell'intervento prospettato.

 5.      Per quanto non previsto dal presente regolamento si applicano le disposizioni di cui al D.Lgs. 490/99 (ex leggi 1° giugno 1939, n. 1089, e 29 giugno 1939, n. 1497) 8 agosto 1985, n. 431 e all'art. 39 della legge regionale 21 ottobre 1997, n. 31. 

ART. 8

AUTORIZZAZIONI DI ENTI DIVERSI DAL COMUNE 

1.        L'acquisizione di pareri, visti, autorizzazioni, nulla osta, assensi, intese, previsti dalle vigenti norme e dal presente regolamento ai fini abilitativi dell'attività edilizia deve avvenire prima del rilascio della concessione edilizia o della autorizzazione edilizia da parte dei Comune o della denuncia di inizio attività.

 2.      I progetti delle opere da eseguire negli edifici di­chiarati di interesse storico ed artistico ai sensi del D.Leg.490/99 (ex leggi 1°giugno 1939, n 1089, e 29 giugno 1939, n 1497) debbono ottenere la preventiva approvazione della Soprintendenza per i beni ambientali, architettonici, artistici e storici dell'Umbria.

 3.      Per i progetti relativi ad opere ricadenti in zone vincolate dal D.Lgs. 490/99 (ex leggi 1° giugno 1939, n. 1089, e 29 giugno 1939, n. 1497) si applicano le disposizioni di cui alla legge regionale 21 ot­tobre 1997, n. 31 e del presente regolamento.

 4.      I progetti relativi all'allaccio ed all'accesso delle strade private e dei lotti alle strade pubbliche, di competenza dell'ANAS, dell'Amministrazione provinciale o di altri Enti, devono conseguire la preventiva autorizzazione degli enti titolari della funzione.

 5.      Per i progetti relativi ad impianti ad inquinamento atmosferico, soggetti alle procedure di autorizzazione alle emissioni in atmosfera definite dal D.P.R. n. 203 del 24 maggio 1988, l’apposita autorizzazione deve essere ottenuta preventivamente al rilascio della concessione edilizia.

 6.      Per le opere ricadenti in zone sottoposte a vincolo idrogeologico l'autorizzazione è concessa dal Comune ai sensi dell'art. 16 della L.R. 8 giugno 1984, n. 29, previo parere della Comunità montana competente per territorio, con le modalità e termini previsti dalla disciplina regolante la materia, ferme restando le competenze delle Comunità montane previste dalle LL.RR. 18 marzo 1980, n. 19 e 8 giugno 1981, n. 32. 

7.      I fabbricati in conglomerato cementizio normale o precompresso o a struttura metallica debbono essere realizzati in conformità alle disposizioni di cui alla legge 5 novembre 1971, n. 1086.

 8.      Gli impianti di riscaldamento o di produzione di acqua calda e comunque tutti quelli indicati nell'art. 1 della legge 9 gennaio 1991, n. 10, debbono essere conformi alle disposizioni di cui alla stessa legge ed alle successive modificazioni ed integrazioni. 

9.      Nei casi prescritti dalle norme vigenti, i progetti dei fabbricati debbono essere sottoposti all'approvazione preventiva del Comando provinciale dei Vigili del fuoco e comunque in particolare debbono essere sottoposti a tale approvazione i seguenti progetti:

a)      i progetti di edifici di altezza superiore a m. 20;

b)      i progetti degli edifici aventi particolare destinazione (alberghi, case albergo, scuole, collegi, ospedali, cliniche, caserme, grandi magazzini di vendita, musei, biblioteche, archivi);

c)      i progetti degli edifici prevalentemente destinati ad abitazione, ma comprendenti locali adibiti a grandi magazzini di vendita, autorimesse e laboratori o depositi, nei quali vengano manipolate o conservate sostanze che presentino pericolo di incendio;

d)      i progetti degli edifici che, pur essendo destinati unicamente ad abitazione, non presentano prospetti su piazze o vie pubbliche o comprendano appartamenti prospettanti soltanto su cortili interni. 

10.        Qualora negli edifici, i cui progetti non devono essere sottoposti all'esame del Comando provinciale dei vigili del fuoco, sia prevista l'installazione di impianti di riscaldamento centralizzato con caldaie funzionanti con combustibili liquidi o gassosi, deve essere sottoposto all'esame del Comando dei vigili del fuoco il solo progetto dell'impianto per la parte relativa al locale caldaia ed a quello di deposito del combustibile. Tale progetto, pur limitatamente ai locali innanzi specificati, deve comunque contenere tutte le indicazioni necessarie a definire l'esatta ubicazione nei confronti di altri locali adiacenti o sovrastanti, nonché degli impianti di comunicazione in verticale tra i piani dell'edificio. 

CAPO II

TIPOLOGIA DEGLI INTERVENTI  
ART. 9

DEFINIZIONE  DI ALCUNE CATEGORIE DI INTERVENTO

 1.      Gli interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, e ristrutturazione urbanistica sono quelli definiti dall'art. 31 lettere a), b), c), d), e) della legge 5 agosto 1978, n. 457. 

2.      Le opere relative alla eliminazione delle barriere architettoniche di cui alla legge 9 gennaio 1989, n. 13 e al relativo D.M. 14 giugno 1989, n. 236, sono considerati interventi di manutenzione straordinaria: comportano l'esecuzione di varie categorie di lavori sia sulle parti comuni degli edifici sia sulle singole unità immobiliari. 

3.      Le opere finalizzate alla cablatura degli edifici, di cui alla legge 31 luglio 1997, n. 249, sono considerati interventi di manutenzione ordinaria. 

4.      Le opere finalizzate al contenimento dell'inquinamento acustico, di cui alla legge 26 ottobre 1995, n. 447 e al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 14 novembre 1997, qualora non comportino l'esecuzione di opere edilizie, sono considerate interventi di manutenzione ordinaria. 

5.      Le opere finalizzate al risparmio energetico di cui alla legge 9 gennaio 1991, n. 10 e D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412, qualora non comportino l'esecuzione di opere edilizie, sono considerate interventi di manutenzione ordinaria. 

6.      Gli interventi di messa a norma degli edifici di cui alle leggi 5 marzo 1990, n. 46 e 6 dicembre 1971, n. 1083, qualora non comportino l'esecuzione di opere edilizie, sono considerati interventi di manutenzione ordinaria. 

7.      I  parcheggi pertinenziali di cui alla legge 24 marzo 1989, n. 122, possono essere autorizzati e realizzati anche in deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici e del presente Regolamento edilizio comunale in presenza delle condizioni previste dalle vigenti disposizioni di legge.

 ART. 10

INTERVENTI INDIFFERIBILI ED URGENTI

 1.      In casi di calamità naturali, salve le disposizioni impartite dagli organi istituzionalmente preposti, il Sindaco autorizza tutti gli interventi indifferibili ed urgenti ritenuti necessari anche in deroga alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente, purché limitati ad un determinato periodo temporale che deve risultare dal provvedimento autorizzativo. In detto provvedimento dovranno altresì essere indicati, sia le norme oggetto di deroga, sia i motivi che rendono indispensabili la deroga medesima, nonché i tempi e le modalità per l'eventuale ripristino delle aree oggetto di intervento, qualora ciò si renda necessario.

 2.      Al di fuori dei casi di cui al precedente comma, in situazioni di immediato pericolo alla incolumità delle persone o all'integrità dei beni, possono comunque essere iniziati o eseguiti interventi, possibilmente reversibili, idonei e strettamente necessari ad evitare danni imminenti, in assenza di concessione edilizia o autorizzazione o denuncia di inizio di attività. Il proprietario dell'immobile deve tuttavia darne immediata notizia al Sindaco e presentare, nel termine di 20 giorni da detta comunicazione, istanza di concessione edilizia o autorizzazione o denuncia di inizio attività.

 ART. 11

 MUTAMENTO DI DESTINAZIONE D’USO 
 1.      I mutamenti di destinazione d’uso degli immobili in assenza di  opere edilizie sono  soggetti ad autorizzazione.

 2.      Qualora il mutamento d’uso, anche in assenza di opere, comporti modifica degli standard urbanistici, lo stesso viene assentito con concessione edilizia.

 3.      Per il mutamento di destinazione d'uso ai fini commerciali si applicano le disposizioni di cui all'art. 28 della legge regionale 21 ottobre 1997, n. 31 e sue successive modifiche ed integrazioni.

 ART. 12

INTERVENTO DIRETTO 

1.      L'intervento edilizio diretto da eseguire previa stipula di convenzione o atto d'obbligo, è consentito nelle aree individuate dal P.d.F. ai sensi dell'art. 2, comma 2, lettera g) della legge regionale 21 ottobre 1997, n. 31, nel caso di zone già parzialmente edificate e dotate di idonee opere di urbanizzazione primaria.

 2.      L'intervento edilizio diretto, e quindi prescindendo dalla esistenza del piano attuativo, è altresì consentito nelle zone di completamento già in parte edificate e dotate di idonee opere di urbanizzazione primaria, previste dallo strumento urbanistico generale in conformità alle vigenti disposizioni di leggi nazionali e regionali. 

3.      Nel caso in cui il concessionario si obblighi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione primaria a scomputo totale o parziale della quota di contributo dovuta ai sensi di legge, deve presentare idonea progettazione esecutiva di dette opere di urbanizzazione primaria contestualmente all’esecuzione dei lavori oggetto di concessione edilizia, prestando congrue garanzie finanziarie.  

4.      In caso di intervento diretto le opere di urbanizzazione primaria e le relative aree, sono cedute gratuitamente al Comune  o, nei  casi stabiliti dal Comune medesimo, sono fissate le modalità di uso pubblico tramite apposita convenzione o atto  d'obbligo registrato e trascritto che regolamenti anche la loro gestione e manutenzione.

 CAPO III

PROCEDIMENTI PER IL RILASCIO DELLE CONCESSIONI 
O AUTORIZZAZIONI EDILIZIE E PER LA DENUNCIA DI INIZIO ATTIVITÀ 
 ART. 13

DOMANDA DI CONCESSIONE EDILIZIA O AUTORIZZAZIONE

O DENUNCIA DI INIZIO ATTIVITÀ

 

l.       La domanda di concessione edilizia o di autorizzazione è inoltrata dal soggetto proprietario dell'area ove è localizzato  l'intervento o da chi abbia titolo per richiederla ai sensi dell'art. 4, comma 1, della legge 28 gennaio 1977 n. 10. 

2.      Le medesime disposizioni si applicano altresì in riferimento alla denuncia di inizio di attività. 

3.      La domanda di concessione edilizia o di autorizzazione o la denuncia di inizio attività è sottoscritta dal soggetto legittimato a norma del primo comma del presente articolo e da uno o più progettisti iscritti all'ordine o all'albo professionale. 

4.      Contestualmente al deposito della domanda deve essere prodotta documentazione idonea a provare  legittimazione del  titolare a chiedere il provvedimento abilitativo all'attività edilizia. 

ART. 14 
DOCUMENTAZIONE DA ALLEGARE ALLA DOMANDA 
 1.      La domanda di C.E. deve essere corredata dai seguenti elaborati e documenti:

a) n. 2 copie della planimetria catastale nel rapporto 1:2000 relativa alla zona interessata dalle nuove opere, riportante la rappresentazione dello stato attuale per un raggio di almeno 200 ml;

b) n. 2 copie della planimetria nel rapporto 1:500 contenente l'indicazione del fabbricato, le distanze minime dai confini e dai fabbricati limitrofi, le larghezze stradali e le principali quote altimetriche sia naturali che di progetto riferite ad un caposaldo certo. Nella stessa planimetria deve essere indicata l'ubicazione il numero e le specie delle alberature esistenti. La planimetria deve riportare tutti gli ele­menti necessari a determinare l'esatta ubicazione delle opere da realizzare;

c)  n. 2 copie delle piante dell'edificio sia dello stato attuale che di progetto nel rapporto 1: 100, adeguatamente quotate, inerenti tutti i piani con la relativa destinazione d'uso, l'indicazione dei camini e degli impianti igienico sanitari e della copertura. Qualora l'opera sia ubicata in prossimità di strade o nei centri abitati, dove l’edificazione è continua, le planimetrie del piano seminterrato e del piano terreno dovranno indicare l'allineamento stradale, la posizione, sia planimetrica che altimetrica, di tutte le opere pedonabili, carrabili e di sistemazione esterna;

d) n. 2 copie dei prospetti in rapporto non inferiore a 1:100 riportanti le quote essenziali. Qualora l'opera sia localizzata in maniera continua ad uno o più fabbricati, deve essere riportata l'indicazione dell'esistenza dei fabbricati li­mitrofi;

e)  n. 2 copie delle sezioni quotate dell'edifi­cio in progetto, nel rapporto non inferiore a 1:100, di cui almeno una in corrispondenza della scala, com­prendenti il profilo del terreno naturale e di quello a sistemazione ultimata estese fino ai punti di interse­zione dei profili naturali con quelli di progetto;

f)       n. 2 copie dei disegni relativi alle opere per lo smaltimento dei rifiuti liquidi (bianchi e neri); qualora manchi la fognatura deve essere indicato il progetto dell'impianto di smaltimento conforme alle disposizioni del presente regolamento edilizio, della legge 10 maggio 1976, n. 319 e della legge regionale 22 gennaio 1979, n. 9;

g)      n.2 copie della planimetria nel rapporto non inferiore a 1:200, riportante la sistemazione dell'area scoperta, con le relative opere di arredo ur­bano da realizzare;

h)      n.2 copie della scheda tecnica riassuntiva da cui risultino:

-        i dati relativi alle prescrizioni del PdF, del piano attuativo e dei piani di settore comunali interessanti l'area oggetto di intervento;

-        la superficie dei lotti ed i relativi dati catastali;

-        calcoli analitici della volumetria e/o della superficie di copertura consentita nel lotto;

-        la superficie degli spazi destinati a parcheggio privato;

-        il numero degli alloggi, la relativa superficie  utile abitabile e la superficie non residenziale;

-        la superficie destinata ad attività commerciali, direzionali, produttive;

-        il numero dei posti letto previsti nelle attività turistico‑produttive;

-        la superficie delle aree per standard urbanistici;

i)       n. 2 copie della documentazione fotografi­ca del1’ambiente;

j)       n. 2 copie della relazione tecnica descritti­va dei criteri seguiti nella progettazione, delle strut­ture portanti, della qualità di materiali da rivestimento, o di paramento esterno, nonché degli allacci ai ser­vizi (scarico delle acque bianche e nere, approvvigio­namento idrico, raccolta e smaltimento rifiuti, gas­ metano);

k)      copia delle denunce e/o delle autorizzazioni richieste per i casi previsti dalla legge e dal presente regolamento;

l)       relazione geologica e geotecnica, e idraulica se necessarie;

m)    piano aziendale nei casi previsti dalla legge o dal presente regolamento.

 

2. Tutti gli elaborati e i documenti di cui sopra devono essere firmati dal richiedente e dal tecnico progettista. L'amministrazione comunale, qualora lo ritenga necessario per opere di particolare rilevanza paesaggistica, può richiedere un plastico dell'edificio, inserito nella zona interessata dall'intervento, nonché particolari costruttivi e decorativi in adeguata scala, documentazione fotografica e disegni suppletivi che siano ritenuti indispensabili per l'esame dell'opera progettata.

 

3. Nei progetti di sistemazione, modifica o ampliamento di fabbricati, deve essere allegato un elaborato contenente lo stato attuale   dell'immobile, indicante con diversa colorazione le demolizioni e gli scavi e le nuove costruzioni o riporti.

 

4. Il progetto dell'opera dovrà essere inoltre corredato da una dichiarazione del progettista attestante la conformità dello stesso, sia alle previsioni degli strumenti urbanistici vigenti o adottati, sia al regolamento edilizio, nonché alle norme di sicurezza, alle norme igienico‑sanitarie, a quelle sull'abbattimento delle barriere architettoniche, e alle norme sul contenimento dei consumi energetici ove applicabili. La dichiarazione deve essere resa anche da altri eventuali tecnici che interverranno nelle successive fasi di varianti al progetto medesimo. Nel caso che il Comune accerti dichiarazioni non veritiere contenute in tale documento dovrà darne comunicazione al competente ordine o collegio professionale.

 

5. A corredo delle domande di autorizzazione edilizia e alle denunce di inizio attività debbono essere inclusi gli atti e documenti previsti al precedente comma 1 che risultino necessari a giudizio del responsabile dei procedimento a rappresentare e documentare in maniera compiuta la tipologia di intervento progettato, nel rispetto delle modalità di cui ai precedenti commi 2, 3 e 4.

 

6. Nel caso di interventi ricadenti nelle aree sottoposte a vincolo l'interessato deve allegare all’istanza anche una relazione redatta dal progettista nella quale siano evidenziate le preesistenze tutelate dal tipo di vincolo e l'incidenza su questo dell'intervento prospettato.

 ART. 15

PROCEDEMENTO DI RILASCIO DELLA CONCESSIONE EDILIZIA

 

1.      Al momento della presentazione della domanda  di concessione edilizia, l'ufficio abilitato a riceverla previo esame e verifica della documentazione necessaria, da effettuare in maniera contestuale e simultanea alla presenza del tecnico progettista, comunica al1'interessato il nominativo del responsabile dei procedimento di cui agli artt.. 4 e 5 della legge 7 agosto 1990, n. 241. L'esame delle domande si svolge secondo l'ordine di presentazione.

 2.      Entro 60 giorni dalla presentazione della domanda il responsabile del procedimento cura l’istruttoria, eventualmente convocando una conferenza di servizi ai sensi e per gli effetti dell'art. 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni, e redige una dettagliata relazione contenente la qualificazione tecnico‑giuridica dell'intervento richiesto e la propria valutazione sulla conformità del progetto alle prescrizioni urbanistiche ed edilizie.

 3.      Il termine può essere interrotto una sola volta se il responsabile del procedimento richiede all'interessato, entro 15 giorni dalla presentazione della domanda, integrazioni documentali e decorre nuovamente per intero dalla data di presentazione della documentazione integrativa. Entro 10 giorni dalla scadenza del termine il responsabile dei procedimento formula una motivata proposta all'autorità competente all'emanazione del provvedimento conclusivo. 

4.      In ordine ai progetti presentati, il responsabile del procedimento deve richiedere, entro il termine di cui al comma 2, il parere della commissione edilizia. Qualora questa non si esprima entro il termine predetto il responsabile del procedimento è tenuto comunque a formulare la proposta di cui al comma 2 e redigere una relazione scritta al responsabile del Servizio, indicando i motivi per i quali il termine non è stato rispettato.

 5.      La concessione edilizia è rilasciata dal dirigente responsabile del Servizio entro 15 giorni dalla scadenza del termine di cui al comma 2, qualora il progetto presentato non sia in contrasto con le norme che regolano lo svolgimento dell'attività edilizia, quelle del presente regolamento o previste dai piani di settore comunali in materia.

 6.      Decorso inutilmente il termine per l'emanazione dei provvedimento conclusivo, l'interessato può, con atto notificato o trasmesso in plico raccomandato con avviso di ricevimento, richiedere all'autorità competente di adempiere entro 15 giorni dal ricevimento della richiesta.

 7.      Decorso inutilmente anche il termine di cui al precedente comma l'interessato può inoltrare istanza al Presidente della Giunta regionale il quale, nell'esercizio di poteri sostitutivi, nomina entro i 15 giorni successivi un commissario ad acta che, nel termine di 30 giorni, adotta il provvedimento che ha i medesimi effetti della concessione edilizia. Gli oneri finanziari relativi all'attività del commissario di cui al presente comma sono a carico del Comune.

 8.      Per le autorizzazioni di cui D.Lgs. 490/99 (ex leggi 1° giugno 1939, n. 1089, e 29 giugno 1939, n. 1497) valgono i termini previsti dal presente articolo.

 ART. 16

 ADEMPIMENTI CONSEGUENTI IL RILASCIO DELLA CONCESSIONE  EDILIZIA

 1.      Dell'avvenuto rilascio della concessione viene data pubblicità mediante affissione all'Albo pretorio per un periodo di giorni 15 e tale affissione non determina la decorrenza dei termini di decadenza per l'impugnativa della concessione in sede giurisdizionale.

 2.      Alla concessione è allegata copia del progetto con l'attestazione dell'avvenuta approvazione e una copia dell'eventuale convenzione stipulata con il Comune nei casi previsti dalla legge o dal presente regolamento, nonché copia delle autorizzazioni nelle ipotesi di cui al precedente art. 8.

 3.      Chiunque ha facoltà di prendere visione presso gli uffici comunali della concessione edilizia e dei relativi atti di progetto e di richiederne copia previo pagamento delle spese.

 4.      La concessione edilizia deve contenere l'indicazione del termine di un anno dalla data del rilascio entro cui, a pena di decadenza, debbono essere iniziati i lavori, nonché l'indicazione del termine di tre anni dalla stessa data entro cui gli stessi debbono essere ultimati. Tale ultimo termine, ai sensi dell'art. 4 della legge 28 gennaio 1977, n. 10, può essere disposto per un più lungo periodo su istanza del richiedente la concessione, con provvedimento motivato del responsabile del Servizio.

 5.      Qualora i lavori non siano ultimati nel termine stabilito, il concessionario deve presentare istanza diretta al rilascio di una nuova concessione concernente la parte non ultimata dell'opera.

 6.      La concessione è trasferibile ai successori o aventi causa del concessionario su domanda documentata del soggetto legittimato ai sensi dei citato art. 4 della legge 28 gennaio 1977, n. 10. 

ART. 17

 ONEROSITÀ DELLA CONCESSIONE EDILIZIA

 1.        Gli oneri di urbanizzazione sono determinati dal Comune nei termini previsti dall'art. 11 della Legge 28 gennaio 1977 n. 10, come modificato dall'art. 47 della Legge 5 agosto 1978, n. 47 e dall'art. 26 bis del D.L. 15 dicembre 1979, n. 629 e corrisposti mediante versamento effettuato secondo le disposizioni emanate dall'Amministrazione stessa. La ricevuta del versamento deve essere consegnata all'ufficio all'atto del rilascio della Concessione.

 2.        La quota di contributo relativa al costo di costruzione è determinata all'atto del rilascio della concessione con l'indicazione delle modalità di pagamento e le eventuali garanzie dovute dal concessionario.  

ART. 18

COMMISSIONE COMUNALE PER LA QUALITA’ ARCHITETTONICA E IL PAESAGGIO – ISTITUZIONE

 1.        E’ istituita la Commissione Comunale per la Qualità Architettonica e il Paesaggio, quale organo consultivo cui spetta l’emanazione di pareri, ai fini del rilascio dei provvedimenti comunali in materia di beni paesaggistici e di interventi in edifici e aree aventi interesse storico, architettonico e culturale, individuati come tali dalle relative normative e dagli strumenti urbanistici generali o attuativi, nonché dal piano urbanistico territoriale (PUT) e dal piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP).

 2.        La commissione, con riferimento al comma 1, esprime parere relativamente agli interventi che interessano:

a)          i siti di interesse naturalistico (SIC), le aree di particolare interesse naturalistico ambientale (PINA) nonché quelle di interesse geologico e le singolarità geologiche di cui agli articoli 13, 14 e 16 della Legge Regionale 24 marzo 2000, n° 27;

b)          le aree contigue di cui all’art. 17, comma 3 della L.R. 27/2000;

c)          i centri storici, gli elementi del paesaggio antico, l’edificato civile di particolare rilievo architettonico e paesistico indicati all’articolo 29 della L.R. 27/2000;

d)          gli edifici ricadenti nelle zone agricole censiti dai comuni, ai sensi dell’articolo 6 della legge regionale 2 settembre 1974, n° 53 e successive modificazioni ed integrazioni quali immobili di interesse storico-architettonico;

e)          l’installazione di insegne.

 3.        La commissione svolge le funzioni consultive in materia ambientale di cui al D.Lgs. n° 42 del 22/01/2004 (ex Titolo secondo del D.Lgs. 490/1999), subdelegate ai Comuni con l’articolo 39, comma 1 della L.R. 31/1997, ed esprime parere sulla qualità architettonica e sull’inserimento nel paesaggio degli interventi previsti dai piani attuativi.

4.        La commissione esprime parere, altresì, sugli altri interventi qualora il piano attuativo che li consenta non contenga precise disposizioni formali e costruttive ovvero siano in diretta esecuzione di strumenti urbanistici generali recanti precise disposizioni plano-volumetriche riferite al completamento edilizio di zone già largamente edificate. 

5.        I pareri sono espressi limitatamente agli aspetti compositivi e architettonici degli interventi e al loro inserimento nel contesto urbano, rurale, paesaggistico-ambientale, nonché sugli strumenti urbanistici, ai sensi dell’art. 89 del D.P.R. 380/2001 con le forme e modalità previste dalla L.R. 31/1997, ed in materia idrogeologica ed idraulica, disciplinati dall’art. 16 della Legge Regionale 8 giugno 1984 n° 29 e dalla Legge Regionale 21 ottobre 1997 n° 31, in base a quanto prescritto dall’art. 42 della Legge Regionale n. 1/2004.

 6.        Sono altresì sottoposti al parere della Commissione i piani attuativi comunque denominati, ivi compresi quelli a corredo di accordi negoziali aventi valore di piano attuativo, d’iniziativa pubblica e/o privata.

 7.        La Commissione, all’atto dell’insediamento, può redigere un apposito documento guida sui principi e sui criteri compositivi e formali degli interventi di riferimento per l’emanazione dei pareri.

 8.        I pareri della commissione di cui al presente articolo, obbligatori e non vincolanti, sono espressi entro trenta giorni dalla data della richiesta avanzata dal Responsabile del procedimento. Trascorso il termine senza pronunciamento della Commissione, il parere si intende reso in senso positivo. Ai fini del parere di cui ai commi 1 e 2, all’istanza è allegata una relazione e idonea documentazione fotografica, nella quale sono evidenziati le preesistenze e gli elementi oggetto di tutela, nonché l’incidenza su questi dell’intervento progettato.

 9.        L’Ufficio può sottoporre alla Commissione le richieste di preventivo parere di massima. Il parere non vincola in alcun modo l’espressione del parere definitivo sullo stesso progetto. 

10.      Non sono soggetti a parere preventivo l’attività sanzionatoria prevista dal Capo II del Titolo IV del T.U. né i provvedimenti degli atti abilitativi.

  ART. 19

COMMISSIONE COMUNALE PER LA QUALITA’ ARCHITETTONICA E IL PAESAGGIO – PARERE SULL’INSTALLAZIONE DI INSEGNE

 

1.        La Commissione esprime parere non vincolante sulle istanze inerenti insegne, cartelli, stendardi, pannelli luminosi e simili mezzi pubblicitari, come anche descritti e regolamentati al Capo VII Artt. 44 e seguenti, da installare sugli edifici ovvero lungo o in prossimità di strade comunali, fuori e dentro i centri abitati. 

2.        Nei cinque giorni successivi al ricevimento dell’istanza, il parere è richiesto dall’Ufficio alla Commissione, quando si tratti di installazione sugli edifici, e dal Servizio viabilità che raccoglie le richieste di autorizzazione, per l’installazione di cartelli e mezzi pubblicitari lungo le strade comunali, ai sensi dell’art. 23 del D.Lgs. 30 aprile 1992, n° 285 e dell’art. 53 del D.P.R. 16 dicembre 1992 n° 495.

 3.        Il parere è espresso entro 20 giorni dalla data della richiesta. Trascorso tale termine senza che la Commissione si sia espressa, il parere si intende positivo soltanto se l’insegna è proposta in zona non vincolata. 

ART. 20

COMMISSIONE COMUNALE PER LA QUALITA’ ARCHITETTONICA E IL PAESAGGIO – COMPOSIZIONE

 1.        La Commissione è un organo a carattere tecnico costituito da sette componenti  in possesso di un’elevata competenza e specializzazione, al fine di perseguire l’obiettivo fondamentale della qualità architettonica e urbanistica degli interventi.

 2.        Della Commissione debbono obbligatoriamente far parte almeno due esperti in materia di beni ambientali e architettonici, scelti nell’apposito elenco regionale costituito dalla Giunta regionale ai sensi dell’art. 12, comma 1 lett. c) della L.R. 1/2004.

 3.        Della Commissione deve obbligatoriamente far parte un geologo, ai fini del parere di cui all’articolo 42 della L.R. 1/2004, nonché dei pareri in materia idrogeologica e idraulica disciplinati dall’art. 16 della L.R. 08.06.1984 n° 29 e dalla L.R. 21.10.1987 n° 31.

 4.        La Commissione è composta da due laureati Architetti, da un laureato Ingegnere, da un laureato Geologo, da un laureato Agronomo e da due diplomati Geometri.

 5.        Non possono far parte della Commissione:

· il Sindaco, i membri della Giunta, i Consiglieri Comunali;

· i soggetti legati da un rapporto di dipendenza con il Comune, le aziende speciali e le società a capitale maggioritario dello stesso Ente.

 6.        La nomina dei commissari è fatta con decreto del Sindaco entro il termine di 45 giorni di cui all’art. 50, comma 9, del T.U. 18 agosto 2000, n° 267 ed è valida per tutta la durata del mandato e sino alla nomina dei successori.

 7.        E’ consentita la riconferma continuativa dei commissari.

 8.        Il Presidente viene nominato dalla Commissione dal proprio seno con votazione segreta nella prima seduta di insediamento. Risulta eletto colui che ha ottenuto il maggior numero di voti. In caso di parità la votazione viene ripetuta; permanendo la parità, è eletto il membro più anziano di età.

 9.        In caso di impedimento, il Presidente è sostituito dal membro più anziano d’età.

 ART. 20/A

COMMISSIONE COMUNALE PER LA QUALITA’ ARCHITETTONICA E IL PAESAGGIO – FUNZIONAMENTO

 

1.        Il Presidente provvede per iscritto alla convocazione della Commissione fornendo l’ordine del giorno che dovrà pervenire almeno il giorno prima della data fissata per la riunione. 

2.        La riunione è valida con la presenza di quattro membri.

 3.        All’esame dei progetti e dei provvedimenti di cui all’art. 18, comma 2, lett. a), b), c), d) e comma 3, deve partecipare almeno uno dei due membri esperti in materia di beni ambientali e architettonici di cui all’art. 20, comma 2.

 4.        La Commissione esprime parere con il voto palese dei presenti; l’astensione non è consentita. In caso di parità prevale il voto del Presidente.

 5.        Quando la Commissione ritenga necessario avvalersi di soggetti di particolare preparazione specifica, il Presidente, di sua iniziativa o su richiesta del Responsabile dell’Area Edilizia e Urbanistica preposto al rilascio del Permesso di costruire, ha la facoltà di invitare alle riunioni delle Commissioni uno o più esperti senza diritto di voto. 

6.        Il soggetto richiedente il Permesso di Costruire può chiedere di essere ascoltato personalmente o a mezzo di incaricato anche con l’assistenza di propri tecnici.

 7.        Funge da segretario della Commissione e ne redige i verbali un dipendente comunale designato dal Segretario Comunale.

 8.        I processi verbali vengono firmati dal Presidente e da tutti i componenti della Commissione i quali appongono la propria firma anche su tutti gli elaborati progettuali. 

ART. 20/B

COMMISSIONE COMUNALE PER LA QUALITA’ ARCHITETTONICA E IL PAESAGGIO – DECADENZA 

1.        Il componente della Commissione decade automaticamente dalla funzione nel caso in cui assuma una delle cariche od inizi un rapporto di dipendenza fra quelli indicati nel precedente art. 20, comma 5, ovvero quando risulti assente ingiustificato a tre sedute consecutive.

 2.        La decadenza è segnalata dal Presidente al Sindaco il quale la comunica all’interessato e provvede alla sua sostituzione. 

ART. 20/C

COMMISSIONE COMUNALE PER LA QUALITA’ ARCHITETTONICA E IL PAESAGGIO – CONFLITTO DI INTERESSI 

1.        Il commissario deve lasciare l’aula dei lavori della Commissione  quando viene sottoposto un progetto edilizio o urbanistico a cui sia interessato direttamente ovvero lo sia il coniuge o i parenti ed affini entro il quarto grado. 

 ART. 20/D

COMMISSIONE COMUNALE PER LA QUALITA’ ARCHITETTONICA E IL PAESAGGIO – RIFUSIONE SPESE LEGALI

 1.        I Membri della Commissione che vengono definitivamente prosciolti, con formula piena e riconoscimento di assenza di dolo o colpa grave, da imputazioni loro mosse per atti e fatti posti in essere nella qualifica, hanno diritto al rimborso delle spese legali sostenute, sempre che non sussista un conflitto di interessi fra la loro condotta ed il Comune. 

CAPO IV

DISCIPLINA DI CANTIERE 

ART. 21

 RESPONSABILITÀ NELLA ESECUZIONE DELLE OPERE E DELLE ATTIVITÀ 

1.      Il progettista e il direttore dei lavori devono essere iscritti in albi, collegi, ordini professionali regolati da normativa italiana e comunitaria. Essi operano nell’ambito delle competenze stabilite dalla legge per ciascuna categoria professionale. 

2.      Il costruttore deve essere abilitato all'esercizio dell'impresa nei modi previsti dalle leggi in vigore. 

3.      Il titolare della concessione o dell'autorizzazione o della denuncia di inizio attività, il committente e il costruttore sono  responsabili, ai fini e per gli effetti delle norme contenute nel capo uno della legge 28 febbraio  1985, n. 47, della conformità delle opere alla normativa urbanistica, alle previsioni degli strumenti urbanistici, nonché, unitamente al direttore dei lavori, a quelle della concessione ad edificare e alle modalità esecutive stabilite dalla medesima.

 4.      Il direttore dei lavori non è responsabile quando abbia contestato agli altri soggetti la violazione delle prescrizioni della concessione edilizia, con esclusione delle varianti in corso d'opera di cui all'art. 15 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, fornendo al sindaco contemporanea e motivata comunicazione della violazione stessa. Nei casi di totale difformità o di variazione essenziale rispetto alla concessione, il direttore dei lavori deve, inoltre, rinunziare all'incarico contestualmente alla comunicazione resa al Comune. In caso contrario il responsabile dell'Ufficio urbanistico edilizio preposto al rilascio delle concessioni edilizie segnala al Consiglio dell'ordine professionale di appartenenza la violazione in cui è incorso il direttore dei lavori. 

5.      Qualora i lavori vengano realizzati in economia direttamente dal titolare della concessione o autorizzazione la responsabilità  ricadrà interamente sullo stesso e sul direttore dei lavori.

 ART. 22

 INIZIO, CONDUZIONE ED INTERRUZIONE DEI LAVORI 

1.          Il titolare della Concessione o dell’Autorizzazione edilizia o della D.I.A., entro cinque giorni dall'inizio dei lavori, deve darne comunicazione al Comune, depositando presso l'ufficio tecnico comunale apposita dichiarazione contenente le dichiarazioni del direttore dei lavori.

 2.       I lavori, in caso di sostituzione del direttore dei lavori devono essere sospesi fino al deposito delle dichiarazioni di accettazione  dei subentranti.

 3.          Il responsabile dell'Ufficio urbanistico edilizio preposto al rilascio delle concessioni edilizie può    far cessare, in caso di   prolungata interruzione dei lavori, l'occupazione del suolo pubblico salvo che la interruzione dipenda da provate cause di forza maggiore.

 4.          Le costruzioni che comportano l'uso di strutture in acciaio o in cemento armato o che ricadano in zona sismica, non possono essere iniziate se non siano state preventivamente denunciate alla Provincia ai sensi delle leggi 5 novembre 1971, n. 1086 e 2 febbraio 1974, n. 64. Copia dei calcoli e del progetto vistata dalla Provincia è tenuta sul luogo dei lavori a disposizione del personale ispettivo. 

5.          Il Comune, in sede di rilascio della Concessione o Autorizzazione edilizia, può prescrivere che prima dell'inizio dei lavori siano fissati dal Comune medesimo i capisaldi altimetrici e planimetrici cui devono riferirsi le opere stesse.

 6.          Delle operazioni di cui al comma 5 è redatto un apposito verbale firmato dal tecnico comunale, dal direttore dei lavori e dal concessionario; una copia dei verbale è rilasciata al concessionario, il quale deve fornire a sua cura e spese, il personale e i mezzi d'opera necessari per dette operazioni.

ART. 23 
 CANTIERI DI LAVORO 

1.      In tutti i cantieri di lavoro deve essere affissa, in vista al pubblico una tabella chiaramente leggibile in cui siano indicati:

a)        nome e cognome del titolare della Concessione o dell’Autorizzazione o della D.I.A. ed, eventualmente, dell'amministrazione pubblica interessata ai lavori;

b)        nome e cognome e titolo professionale del progettista e/o dei progettisti dei vari impianti e del direttore dei lavori;

c)        generalità dell'impresa costruttrice o indicazione che i lavori sono eseguiti in economia diretta;

d)        nome e cognome e qualifica del direttore tecnico di cantiere;

e)        generalità delle imprese che realizzano i vari impianti;

f)          indicazione del numero e della data della concessione edilizia, dell'autorizzazione o della denuncia di inizio attività;

g)        estremi della denuncia di avvenuto deposito alla Provincia ai sensi delle leggi 5 novembre 1971, n. 1086 e 2 febbraio 1974,  n. 64;

h)        indicare inoltre, ove previsto dal decreto legislativo 14 agosto 1996, n. 494, il responsabile dei lavori, il coordinatore della progettazione e il coordinatore per l'esecuzione, ai fini della sicurezza del cantiere.

 2.      Qualsiasi cantiere deve essere recintato e dotato di razionale servizio igienico provvisorio anche, eventualmente, messo a disposizione dal committente.

 3.      Le recinzioni devono essere dotate in ogni angolo di lanterne rosse, facilmente visibili a media distanza, mantenute accese a cura di chi gestisce il cantiere durante l'intero orario della pubblica illuminazione ed avere porte apribili verso l'interno munite di serrature o catenacci che ne assicurino la chiusura nelle ore di sospensione dei lavori.

 4.      Le recinzioni e l'allestimento dei cantieri nei centri storici, nelle zone vincolate dal D.Lgs. 490/99 (ex leggi 1° giugno 1939, n. 1089, e 29 giugno 1939, n. 1497) e nelle aree naturali protette debbono essere concordati con il Comune relativamente alla loro qualità estetica.

 5.      I soggetti interessati sono tenuti ad applicare le normative e le procedure ai fini di garantire la sicurezza dei cantieri   temporanei o mobili, ai sensi del decreto legislativo 14 agosto 1996, n. 494.

  ART. 24

PONTI E SCALE DI SERVIZIO 

1.        I ponti, i cavalletti, le scale di servizio e le incastellature debbono essere posti in opera con le migliori regole d'arte conformemente alle disposizioni di legge relative alla prevenzione degli infortuni.

 2.        Le funi delle macchine adibite al sollevamento dei materiali debbono essere munite di dispositivi di sicurezza che  impediscano la caduta dei materiali e dei recipienti che li contengono.

 3.        E’ vietato costruire ponti e porre assi a sbalzo sopra il suolo pubblico senza la prevista concessione comunale.

  ART. 25

SCARICO DEI MATERIALI, DEMOLIZIONI, NETTEZZA DELLE STRADE ADIACENTI AI CANTIERI

 1.      E’ vietato gettare, tanto dai ponti di esercizio che dai tetti o dall'interno delle case, materiali di qualsiasi genere;

 2.      I materiali di rifiuto raccolti in opportuni recipienti o incanalati in condotti chiusi, potranno essere fatti scendere con le dovute precauzioni e, se necessario, ammucchiati entro le recinzioni delimitanti il cantiere, per essere poi trasportati agli scarichi pubblici indicati e riducendo la distanza di caduta dei materiali di rifiuto tra l’uscita del condotto di incanalamento ed un eventuale mezzo di trasporto;

 3.      Durante i lavori, specie se di demolizione, dovrà essere vietato l'eccessivo sollevamento di polvere, mediante opportune bagnature;

 4.      Il responsabile del cantiere deve provvedere ad assicurare il costante mantenimento della nettezza della pubblica via per tutta  l'estensione della costruzione e delle immediate  vicinanze;

 5.      Il trasporto di materiali utili o di rifiuti deve essere eseguito in modo da evitare ogni deposito od accatastamento nelle aree   esterne al cantiere;

 6.      I materiali provenienti dalle demolizioni dovranno essere trasportati, riutilizzati e/o smaltiti nel rispetto della normativa vigente.

  ART. 26

RIMOZIONE DELLE RECINZIONI

 1. Immediatamente dopo il compimento dei lavori, il costruttore deve provvedere alla rimozione dei ponti, barriere o recinzioni, posti per il servizio dei medesimi, restituendo alla circolazione il suolo pubblico, libero da ogni ingombro o impedimento. Il concessionario che interrompa, per qualsiasi ragione l'esecuzione delle opere, ha l’obbligo di far eseguire tutti quei lavori che, a giudizio insindacabile dell'autorità comunale, risultano necessari per eliminare fonti di pericolo per l'incolumità e l'igiene pubblica ed assicurare la stabilità delle parti costruite. 

ART. 27 
RESPONSABILITÀ DEGLI ESECUTORI DI OPERE 

1.        Il costruttore, il direttore del cantiere nonché i soggetti previsti dal decreto legislativo 14 agosto 1996, n. 494, hanno in ogni caso la piena responsabilità, per quanto di rispettiva competenza,  della idoneità dei mezzi e dei  provvedimenti od accorgimenti necessari per evitare pericoli di qualsiasi genere che possano provenire dalla esecuzione delle opere.

 2.        Il responsabile dell'Ufficio urbanistico edilizio preposto al rilascio di concessioni edilizie, oltre ai soggetti titolari della  vigilanza previsti dalle vigenti normative, può far controllare da funzionari o da agenti l'osservanza delle norme vigenti e, ove  lo ritenga opportuno, ordinare maggiori cautele.

  ART. 28 
ESECUZIONE D’UFFICIO 
 1.      Il Sindaco ordina l'esecuzione d'ufficio a spese del contravventore:

a)    dei lavori di demolizione delle opere eseguite in assenza di concessione o autorizzazione, ovvero, in totale o parziale difformità della stessa, salvo i casi di acquisizione gratuita, ovvero di applicazione di sanzioni pecuniarie;

b)    dei lavori, ivi comprese eventuali demolizioni, ordinati con il diniego dell'autorizzazione di abitabilità o agibilità;

c)    dei provvedimenti diretti ad impedire l'uso dell'opera alla quale è stata ne­gata l'autorizzazione di abitabilità o di agibilità;

d)    delle cautele necessarie, nel caso di interruzione dei lavori, di cui all'art. 26 del presente regolamento;

e)    del ripristino degli immobili e dei manufatti oggetto di servitù pubblica;

f)     della riproduzione del numero civico;

g)    della rimozione di medaglioni, stemmi, lapidi, memorie, statue ed altre opere d'arte, insegne, cartelli, iscrizioni, oggetti, tende, eseguite senza au­torizzazione o senza l'osservanza delle prescrizioni del presente regola­mento;

h)    della coloritura dei prospetti degli edifici visibili da vie o spazi pubblici in contrasto con l'ambiente;

i)     della demolizione di edifici dichiarati antigienici;

l)       dei lavori di consolidamento o demolizione dell'edificio o parte di esso, che minacci rovina. 

2.      Prima di procedere all'esecuzione d'ufficio, il Sindaco diffida il contravven­tore a prov­vedervi direttamente assegnando un congruo termine.

 3.      Qualora il contravventore sia ignoto, si procederà nei confronti del proprie­tario dell'edificio o dell'unità immobiliare interessata.

 4.      Trascorso il termine assegnato senza che i lavori siano stati eseguiti, il Sin­daco procede all'esecuzione d'ufficio dei lavori, con l'osservanza delle norme di legge in materia.

 ART. 29

GARANZIE 
 

1.        Nei casi in cui, ai sensi del presente regolamento, è prescritta la prestazione di garanzie queste possono essere date mediante fidejussione bancaria o assi­curativa o deposito cau­zionale, secondo le modalità previste dalle leggi vi­genti. 

2.        Il Sindaco determina l'ammontare della somma per la quale la garanzia è prestata, su pa­rere dell'Ufficio tecnico-comunale.

 3.        Il deposito cauzionale può essere prestato a mezzo libretto bancario frutti­fero intestato al concessionario e vincolato a favore dell'Amministrazione comu­nale. 

4.        In caso di esecuzione di ufficio delle opere l'Amministrazione comunale può disporre del deposito cauzionale o della fidejussione, osservate le disposi­zioni di legge e di rego­lamento. 

5.        Qualora le opere vengano riconosciute conformi alle prescrizioni di legge, di regola­mento ed alle modalità esecutive fissate nella concessione, o anche se difformi tacitamente o espressamente accettate, la cauzione viene restituita o viene dato consenso alla libera­zione della fidejussione conte­stualmente al rila­scio dell'autorizzazione di abitabilità o di agibilità.

 6.        L'ammontare e le modalità di versamento della cauzione, a garanzia degli obblighi deri­vanti dalla convenzione per l'attuazione delle lottizzazioni, sono stabiliti dalla convenzione stessa.

 7.        Nelle forme previste dai precedenti commi, il concessionario al momento del rilascio della concessione deve garantire il versamento del contributo af­ferente alla concessione, di cui all'art. 3 legge 28.1.1977 n. 10 e successive modifi­cazioni, nei casi in cui esso è do­vuto.

  CAPO V

NORME IGIENICO SANITARIE 

ART. 30

DEFLUSSO DELLE ACQUE METEORICHE 

1.        Le gronde ed i cornicioni devono essere muniti di canale di materiale impermeabile per il convogliamento delle acque piovane in apposite docce di ampiezza sufficiente. Nei canali di gronda è vietato immettere acque luride.

 2.        Dai canali di gronda le acque devono essere condotte con tubi, di norma posizionati in verticale, fino al di sotto dei marciapiedi o del piano viabile dove, per appositi cunicoli, sfoceranno in canali a cielo aperto; dove questo non sia possibile, nella fognatura pubblica.

 3.        Il tratto inferiore dei tubi pluviali, addossato ai muri prospicienti lo spazio pubblico, deve essere di ghisa o altro materiale  resistente agli urti e per un'altezza non inferiore a mt. 1,20 dal piano dei marciapiede o a mt. 1,50 dal piano stradale.

 4.        Nelle località nelle quali non esiste la fognatura pubblica, le acque meteoriche provenienti dai pluviali devono essere   convogliate verso fossi o canali vicini, senza alcun aggravio della situazione idrogeologica dei luoghi.5.        I bracci di immissione dei fognoli privati nelle fogne pubbliche devono essere costruiti a spese dei proprietari degli edifici di cui sono posti a servizio sotto la vigilanza e secondo le disposizioni prescritte dall'Ufficio tecnico comunale. 6.        Qualora sia necessario modificare la sede, la dimensione o il tipo della fogna pubblica, i proprietari dei fognoli privati che vi fanno capo sono obbligati a modificarli o trasferirli secondo le esigenze della nuova opera a loro cura e spese, previa autorizzazione  del Comune.

ART. 31

CORTILI E CHIOSTRINE DI NUOVE COSTRUZIONI

 1. Nelle nuove costruzioni, i cortili interni, intendendosi per tali anche gli spazi limitati da tre sole pareti, qualora ciascuna delle     pareti antistanti sia di lunghezza superiore a mt. 5,00 devono essere dimensionati in modo che la luce libera davanti ad ogni finestra, misurata sulla normale di essa, non sia inferiore alla massima altezza delle pareti d'ambito, con un minimo di mt. 10,00. 

2. Agli effetti di quanto sopra la misura della luce libera deve essere al netto delle proiezioni orizzontali dei ballatoi, balconi e di qualsiasi altra sporgenza posta all'interno del cortile stesso.

3.      La costruzione di chiostrine, intendendosi per tali spazi interni aperti in alto per l'intera superficie, può essere ammessa esclusivamente se necessaria alla diretta illuminazione e ventilazione di servizi igienici, scale, corridoi di disimpegno. E’ vietato in ogni caso l'affaccio, l'illuminazione e la ventilazione di ambienti di abitazione  sulle  chiostrine.

 4.      Le chiostrine non possono avere lati inferiori a mt. 4,00. Devono essere di facile e permanente comunicazione con l'esterno nella parte bassa, ed essere  accessibili per la pulizia e con adeguata ventilazione naturale dall'esterno. 

5.      Nelle chiostrine non è ammessa alcuna sporgenza. 

6.      Chiostrine e cortili non sistemati a giardino privato, devono essere pavimentati e provvisti di apposite fognature per lo scarico delle acque meteoriche.

 7.      Le disposizioni contenute nel comma precedente sono applicabili anche nelle aree libere interposte tra i fabbricati.

 ART. 32

LOCALI ABITABILI 

1.      Per ogni abitante deve essere assicurata una superficie abitabile non inferiore a mq 14,00 per i primi quattro abitanti e a mq  10,00 per ciascuno dei successivi.

 2.      E’ vietato adibire ad abitazione permanente i locali interrati di edifici.

 

3.      I sotterranei o locali interrati, possono essere destinati ad usi che comportino la permanenza di per­sone quali cucine rustiche,   taverne, servizi igienici, magazzini, uffici, mense, ambulatori, esercizi pubbli­ci o commerciali e i laboratori artigianali, quando abbiano i seguenti requisiti e fatte salve le particolari normative vigenti per le specifiche destinazioni:

-        pavimento di mt. 1,00 più elevato del livello massimo delle acque del sottosuolo;

-        pavimento e muri isolati dal terrapieno mediante idonea intercapedine aerata;

-        adeguate condizioni di aeroilluminazione diretta e di purezza dell'aria atte ad assicurare il benessere delle persone; alternativamente, qualora tecnicamente ciò sia impossibile, condizionamento ambientale che assicuri e mantenga negli ambienti le condizioni tecniche, igrometriche, di velocità e purezza dell'aria idonee ad assicurare il benessere delle persone;

-        illuminazione artificiale che assicuri i limiti previsti per le specifiche destinazioni d'uso. 

4.      I piani seminterrati possono essere destinati anche ad abitazione permanente, qualora siano rispettate le prescrizioni sopraelencate ed abbiano tutti i locali con altezza media libera fuori terra non inferiore a mt.1,60.

 5.      Ogni unità immobiliare con destinazione diversa dalla residenza, dove è prevista la permanenza di persone, a qualsiasi livello  ubicata, dovrà essere dotato di almeno un servizio igienico con antibagno. 

6.      Le stanze da letto debbono avere una superficie minima di mq. 9,00 se per una persona e di mq. 14,00 se per due persone.

 7.      Le stanze da letto, il soggiorno e la cucina deb­bono essere provvisti di finestra apribile. 

8.      I locali abitabili (stanza o vano) non possono avere altezza netta inferiore a mt. 2,70 ne cubatura inferiore a mc 25,00.

 9.      Sono fatte salve le disposizioni di cui all'art. 43 della legge 5 agosto 1978, n. 457 e successive modificazioni.

 10.        Per altri interventi edilizi previsti in località site al di sopra dei 1.000 metri s.l.m., l'altezza minima dei locali  abitabili è di   mt.2,55.

 11.        L'altezza media di ogni singolo locale ricavato nel sottotetto o con copertura inclinata non può essere  inferiore a mt. 2,70   riducibile a mt. 2,40 per i cor­ridoi, disimpegni, servizi igienici e ripostigli, fatte salve eventuali deroghe, previste per legge.  

12.        Per ciascun locale d'abitazione la superficie illuminata ed apribile complessiva delle finestre non può essere inferiore a 1/8 della superficie del pavimento fatta eccezione per quanto previsto dall’art. 83 dell’allegato 2 comma 6. 

ART. 33 
LOCALI IGIENICI, CUCINE E DISIMPE­GNI 
 1.        Ogni singolo alloggio deve essere dotato di alme­no un servizio igienico costruito a norma dell'art. 7 del D.M. 5 luglio 1975.

 2.        Per le cucine valgono le stesse norme di cui all'articolo precedente per i locali abitabili, salvo la cubatura minima che può essere ridotta a mc. 15,00.

 3.        Il posto di cottura, eventualmente annesso al locale soggiorno pranzo, deve comunicare ampiamente con quest'ultimo e deve essere adeguatamente munito di un impianto di aspirazione forzata sui fornelli.

 4.        I corridoi ed i passaggi di disimpegno devono avere larghezza non inferiore a ml 0,90 ed essere dotati di finestra propria se di  superficie superiore a mq. 15,00.

 5.        L'altezza minima di corridoi, disimpegni in genere, bagni, servizi igienici e ripostigli non deve essere inferiore   mt. 2,40, fatte salve eventuali deroghe, previste per legge.

 ART. 34 
SCALE E ABBATTIMENTO DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE 
 1.        La scala di accesso nelle nuove abitazioni plurifamiliari deve avere una larghezza in modo da garantire  l'accesso agli addetti dei servizi di pronto soccorso e comunque non inferiore a mt. 1,20 per scalino, ed essere dotata di idonea protezione.

 2.        Per edifici di carattere commerciale, industriale o destinati a scopi particolari e per particolari tipologie residenziali il numero e la larghezza delle scale, in base al numero dei piani e degli ambienti, sono stabiliti di volta in volta, anche in conformità alle disposizioni di legge.

 3.        Ambienti di abitazione, cucine e servizi igienici non pos­sono di norma ricevere luce dalle scale poste all'interno degli edifici.

 4.        Le scale devono ricevere di norma aria e luce direttamente dall’esterno ad ogni piano.

 5.        Negli edifici unifamiliari o a schiera, costituiti da non più di tre piani, la larghezza delle scale può essere ridotta fino a cm. 100, salve le disposizioni di cui alla legge 9 gennaio 1989, n. 13 e comunque in modo da garantire l’accesso agli addetti dei servizi di pronto soccorso.

 6.        Dal vano scale di edifici plurifamiliari si deve accedere agevolmente all'eventuale sottotetto ed al tetto sovrastante.

 7.        La comunicazione dei vani scala, con negozi, depositi, autorimesse pubbliche o private, officine, o comunque con locali non destinati ad abitazioni od uffici è consentita nel rispetto della normativa di sicurezza vigente. 

8.        Ai fini dell'abbattimento delle barriere architet­toniche, negli edifici privati o negli edifici, spazi e servizi  pubblici, la  realizzazione ed il dimensionamento delle scale, degli accessi, degli ascensori e degli apparecchi elettrici di comando e di segnalazione devono essere conformi a quanto previsto dal D.P.R. 24 luglio 1996, n. 503 e dalla legge 9 gennaio 1989, n.13 e successive modificazioni ed integrazioni.

 ART. 35

 PIANI TERRENI 

1.      I piani terreni di edifici, dove ai piani sovrastanti è presente o prevista l'attività residenziale, possono essere adibiti ad uso negozio, ufficio o pubblico esercizio, purché nel rispetto delle vigenti disposizioni in materia di inquinamento acustico e di quanto specificato agli allegati 2 e 3.

 2.      In tal caso, salvo le altre norme vigenti in materia, devono avere:

a) altezza minima di mt. 2,70;

b) sotterranei o vespai ben ventilati in tutta la loro estensione.

 3.      I piani terreni destinati ad uso abitazione debbono essere sopraelevati dal piano di campagna di almeno mt 0,40 o soprastare, in tutta la loro estensione, a sotterranei e solai. Possono essere utilizzati ad uso abitazione i piani terreni posti a quota del piano di campagna, purché siano realizzati idonei cunicoli di aerazione ben ventilati e sovrastanti a solai ventilati ed idonea protezione dall'afflusso di acque meteoriche.

 4.      I piani terreni di edifici dove ai piani sovrastanti è presente o prevista l'attività residenziale possono inoltre essere adibiti a laboratorio, purché l'attività non sia rumorosa, molesta e non provochi esalazioni nocive nel rispetto delle vigenti disposizioni di legge in materia igienico‑sanitaria e di inquinamento.

 5.      Può essere realizzata anche ai piani superiori la costruzione di soppalchi all'interno dei locali che determinano un  altezza minore di quanto stabilito nei  commi precedenti, sia negli edifici esistenti che in quelli li di nuova costruzione, a condizione che.

a)        ciascuna altezza non risulti inferiore a mt 2,40, fatte salve eventuali deroghe, previste per legge, qualora le superfici siano utilizzate per attività che comportino la permanenza di persone;

b)        la superficie del soppalco non superi il 50 per cento della superficie del vano da     soppalcare;

c)        la superficie finestrata direttamente apribile all'esterno, in caso di superfici utilizzate per attività che comportino la permanenza di persone, sia nel rapporto minimo di 1/8 della somma delle superfici di pavimento;

d)        entrambe le parti, soprastanti e sottostante, siano totalmente comunicanti e quella soprastante sia munita di protezione di altezza non inferiore a mi 1,00.

 6.      Le autorimesse private possono avere altezza minima netta non inferiore a metri 2,00.

  ART. 36

USO DI ACQUE PUBBLICHE

 1. E’ vietato, senza speciale nulla‑osta dell'Autorità competente, servirsi per i lavori edili, dell'acqua defluente da fontane pubbliche o corrente in fossi e canali pubblici, nonché deviare e comunque intralciare il corso di questi ultimi

CAPO VI

NORME A TUTELA DEL PUBBLICO DECORO

  ART. 37

 INTERVENTI DI MANUTENZIONE DEGLI EDIFICI ESISTENTI

 1.      I proprietari degli edifici che prospettano o sono comunque visibili da vie spazi pubblici o di uso pubblico, sono tenuti a conservare in condizioni di integrità, decoro ed efficienza i paramenti murari, i rivestimenti, le decorazioni architettoniche, nonché gli infissi, i serramenti, i manti di copertura, le gronde e in generale tutti gli elementi accessori e di finitura che concorrono a definire l'aspetto esteriore degli edifici medesimi, nonché le aree pertinenziali, provvedendo ai necessari interventi di manutenzione e restauro.

 2.      Negli edifici ritenuti di tipo tradizionale, in qualunque zona omogenea essi ricadano, gli interventi dovranno essere esclusivamente di tipo conservativo e comprendere la pulitura, la riparazione e il consolidamento degli elementi esistenti, la reintegrazione delle parti mancanti o gravemente deteriorate, e l'eventuale ripristino di elementi perduti o del tutto irrecuperabili con altri identici all'originale per forma e qualità dell’aspetto esteriore, secondo le più specifiche indicazioni emanate in materia dalla Giunta regionale e con riferimento all'epoca storica di prevalente definizione degli edifici.

 3.      Negli edifici che risultino invece costruiti, ricostruiti, o sostanzialmente ristrutturati in epoca recente, gli interventi di manutenzione delle finiture e degli elementi accessori potranno comportare eventuali modifiche dell'aspetto esteriore che siano tuttavia compatibili con i caratteri architettonici dell'edificio stesso e del circostante contesto, uniformandosi alle indicazioni di cui ai successivi articoli.

 4.      Gli interventi di manutenzione esterna degli edifici che rivestano carattere di unitarietà tipologica, anche se appartenenti a proprietari diversi, devono essere progettati in modo unitario e possibilmente realizzati contestualmente completando per l'intera parte interessata tutte le opere necessarie a mantenere inalterata l'unità architettonica dell'insieme. Per tali casi il Comune procede informando tutti i proprietari interessati con le modalità previste dall'art. 8 della legge 241 del 7 agosto 1990. 

5.      L'Amministrazione comunale può ingiungere ai proprietari degli edifici e delle aree, ed a spese degli stessi, l'esecuzione delle opere necessarie ad eliminare condizioni di degrado e soluzioni esteticamente deturpanti o tali da recare comunque grave pregiudizio al pubblico decoro.

 ART. 38

OPERE DI FINITURA E ASPETTO ESTERIORE DEGLI EDIFICI

DI NUOVA COSTRUZIONE

 1.      Tutti gli edifici di nuova costruzione, o che abbiano ori­gine dalla ricostruzione o dalla completa ristrutturazione di edifici preesistenti, devono avere aspetto e qualità architettoniche adeguate alle esigenze del pubblico decoro e ai caratteri del contesto nel quale sono inseriti.

 2.      A tale scopo i relativi progetti dovranno prevedere una definizione puntuale e completa di tutte le opere di finitura e degli elementi accessori che concorrono a determinare l'aspetto esteriore di tali edifici, dei relativi annessi e delle aree di pertinenza, conformandosi alle norme di cui ai successivi articoli in relazione ai diversi tipi di contesto, salvo più specifiche indicazioni in presenza di uno strumento attuativo.

 3.      Nelle zone A, in quelle vincolate ai sensi del D.Lgs. 490/99 (ex leggi 1° giugno 1939, n. 1089, e 29 giugno 1939, n. 1497) e all'interno delle aree naturali protette o in altri ambiti del territorio comunale individuati dal PdF, gli  interventi dovranno uniformarsi alle particolari disposizioni emanate in materia dalla Giunta Regionale e a quanto previsto nell’Allegato 2 del presente regolamento.

 ART. 39

FINITURE DI NUOVI EDIFICI IN ZONE DI URBANIZZAZIONE RECENTE 
 1.      Nelle zone di urbanizzazione recente, i paramenti murari e le parti in genere degli edifici di nuova costruzione che prospettino su vie e spazi pubblici, o comunque esposti alla pubblica vista, tanto che siano rivestite, intonacate, o lasciate a faccia vista, devono presentare superfici completate a regola d'arte e accuratamente rifinite al civile, in materiali duraturi e uniformi per qualità e apparenza, di colore chiaro, non eccessivamente scabri né riflettenti, con l'esclusione del bianco e che si inseriscano armonicamente nell'ambiente e con le costruzioni circostanti.

 2.      Gli elementi decorativi e di finitura, nonché gli infissi, i serramenti, i contorni delle aperture, i materiali di pavimentazione e di copertura, e ogni altro elemento che contribuisce all'estetica dell'edificio, dovranno avere caratteri unitari ove siano più volte ricorrenti nello stesso prospetto, evitando eccessive varietà e stridenti contrasti di materiali, colori, e soluzioni di finitura. 

3.      Per evitare stillicidi e colature antiestetiche, i balconi, i davanzali, le cornici e le altre superfici in aggetto orizzontale atte a ricevere acqua piovana dovranno essere munite di gocciolatoi con opportuna pendenza; nelle coperture piane o inclinate le acque meteoriche dovranno essere raccolte e convogliate, mediante appositi canali e discendenti, alla fogna pubblica o nei canali naturali esistenti.

 4.      Le pareti degli edifici a filo della strada dovranno essere munite di uno zoccolo o rivestimento in materiale idrorepellente e resistente all'usura fino a un'altezza conveniente sotto il profilo estetico e funzionale.

 5.      Ad eccezione degli  scarichi pluviali, tutti gli impianti e le canalizzazioni, nonché i cavi di diametro superiore a cm. 5, nei prospetti esposti alla pubblica vista, dovranno essere alloggiati in appositi vani o cavedi, muniti di eventuali sportelli tinteggiati o rivestiti come il paramento del prospetto.

  ART. 40

IMPIANTI E CANALIZZAZIONI 

1.      Non è consentita l'installazione di motori, serbatoi, caldaie, condizionatori, o altri macchinari e impianti tecnici sui prospetti degli edifici, né sui balconi o strutture di copertura, in modo che risultino liberamente esposti alla pubblica vista.

 2.      Nei nuovi edifici, e in quelli ricostruiti o interamente ristrutturati, tutti gli impianti e le canalizzazioni ad eccezione degli scarichi pluviali, nonché i cavi, le condutture, le valvole e i contatori, dovranno essere inserite entro apposite sedi internamente alle murature.

 3.      Eventuali pannelli solari, esalatori, antenne paraboliche, o altre parti di impianti dei quali sia necessaria l'esposizione per garantire il funzionamento, dovranno essere rifinite e inserite in modo conveniente nel disegno architettonico dell'edificio.

 4.      Potranno risultare visibili canalizzazioni verticali raggruppate sistematicamente e rivestite in rame, acciaio o altro materiale pregiato, comunque di colori intonati alle finiture del prospetto.

 5.      Anche nel caso di modifiche o integrazioni da apportare agli impianti di edifici esistenti, questi dovranno essere collocati in modo da non deturpare i prospetti esposti alla pubblica vista; ove non sia tecnicamente possibile una diversa soluzione, eventuali apparecchiature e canalizzazioni dovranno essere foderate e rivestite con la stessa finitura del prospetto sul quale sono installate; i cavi e le tubature di piccolo diametro dovranno essere tinteggiate nel medesimo colore.

ART. 41

AGGETTI E SPORGENZE SUL SUOLO PUBBLICO

 1.      Le finestre prospicienti su spazi pubblici carrabili aventi il davanzale ad al­tezza infe­riore a mt. 2.80, se la via o piazza è munita di marciapiede, e a mt. 4.50, se ne è priva, e le chiusure degli accessi da spazi pubblici, non devono aprirsi all'esterno, né dar luogo ad alcun ri­svolto od ingombro rispet­to al filo del fabbricato.

2.      Le cornici di coronamento e la gronde dei tetti, comprese le docce, non pos­sono avere una sporgenza superiore a mt. 0.80 dal filo del fabbricato. Tale norma non si applica nei casi di recupero edilizio.

3.      I lampioni e le lampade fisse nelle vie o piazze devono essere collocate ad altezze tali da non interferire con il traffico pedonale e veicolare.

4.      Le decorazioni e gli aggetti degli edifici, compresi entro l'altezza di mt. 2.80 non pos­sono sporgere più di 12 cm. oltre il filo del fabbricato, mentre ad una altezza superiore potranno sporgere fino a 20 cm.

5.      L'eventuale rivestimento della base dell'edificio o lo zoccolo dello stesso non deve sporgere oltre i cm. 5.

6.      Al di sopra di 3.50 mt. dal piano del marciapiede o di mt. 4.50 dal piano stradale, ove il marciapiede non esista, può essere consentita la costruzione di balconi o terrazzini pensili, aperti o chiusi (bow windows) sporgenti dal filo del fabbricato non più di 1/10 della larghezza dello spazio pubblico anti­stante o comunque mai oltre i mt. 1,40.

7.      Sono comunque vietati i balconi di qualsiasi forma e dimensione (anche se bow win­dows) in strade carrabili con larghezza inferiore a mt. 6 e all’interno delle zone A.

8.      In casi eccezionali, per edifici pubblici, destinati al culto o di particolare va­lore estetico, l’Amministrazione comunale, potrà, sentita la Commissione edilizia, rilasciare la concessione per sporgenze maggiori di strutture in aggetto.

9.      Sono vietate in ogni caso la costruzione di latrine, condutture di latrine, ca­mini, stufe, canne fumarie e simili sporgenti dai muri a filo stradale.

10.        Le tende, gli infissi e i serramenti con ante mobili non possono proiettarsi sul suolo pubblico ad un'altezza inferiore a mt. 2,50 rispetto al piano del marciapiede o a mt. 4,50 dal piano stradale se non dotato di marciapiede.

11.        Nei centri storici e nelle zone vincolate ai sensi del D.Lgs. 490/99 (ex leggi 1° giugno 1939, n. 1089, e 29 giugno 1939, n. 1497), è comunque vietata la installazione di insegne a bandiera.

12.        Le insegne pubblicitarie dovranno essere realizzate con materiali e tecniche che non contrastino con gli elementi storico‑architettonici degli edifici e con le caratteristiche ambientali del sito.

 ART. 42

SISTEMAZIONE E MANUTENZIONE DELLE AREE INEDIFICATE

 l. Tutte le aree situate a confine con spazi pubblici o di uso pubblico, debbono essere convenientemente sistemate e mantenute nelle necessarie condizioni di pulizia e di decenza a cura del proprietario. Il Comune può ingiungere al proprietario delle aree suddette di provvedere alla esecuzione dei lavori di sistemazione e manutenzione necessari alle finalità di cui sopra, prevedendo le relative sanzioni in caso di inadempienza.

 2. Le aree scoperte di pertinenza degli edifici, nelle parti che prospettano lungo la pubblica via, dovranno essere sistemate a giardino, con prato e ghiaietto, siepi e piante ornamentali o potranno essere coltivate ad orto o frutteto.

 3. Ove non siano aperte al pubblico, le aree inedificate potranno essere chiuse e recintate purché integrate con siepi e piante ornamentali.

 4. Le recinzioni in rete metallica sostenute da paletti dovranno essere anch'esse verniciate e completamente schermate con siepi sempreverdi.

 5. I progetti degli edifici di nuova costruzione dovranno definire dettagliatamente la recinzione, la perimetrazione e le opere relative in genere alla sistemazione delle aree inedificate di pertinenza, uniformandosi alle norme di cui sopra salvo più specifiche indicazioni di un piano attuativo.

 ART. 43

REALIZZAZIONE DI CABINE PER SERVI­ZI PUBBLICI

 l. Di norma le cabine per servizi pubblici devono essere realizzate all'interno o in aderenza di nuovi fabbricati.

 2. Qualora ciò non sia possibile per ragioni tecniche, dette cabine possono essere realizzate in aree libere anche in zone vincolate, purché ciò non sia espressamente vietato da disposizioni di P.di.F.

 3. In ogni caso tali opere devono essere preventivamente autorizzate ai sensi delle vigenti normative, nonché del presente regolamento.

 CAPO VII

ATTREZZATURE PER LA PUBBLICITÀ E IL COMMERCIO 
 ART. 44

DISPOSIZIONI GENERALI

 1.        Le norme del Capo VII si applicano, a tutto il territorio comunale senza distinzione di zona omogenea, per l'affissione, la segnaletica, la pubblicità commerciale e ogni altra forma di esposizione al pubblico di insegne o merci attuata da parte di soggetti privati, nonché per le opere necessarie per l'installazione delle relative attrezzature, che saranno consentite solo nei limiti e con le modalità di cui ai successivi articoli.

 2.        Alla pubblica affissione, all'illuminazione e alla pavimentazione stradale e alle altre opere di arredo, sistemazione e attrezzatura degli spazi pubblici provvede l'Amministrazione comunale mediante piani di settore o progetti di opera pubblica, che dovranno comunque adottare criteri unitari, in relazione alle caratteristiche del luogo. 

ART. 45

SPAZI E ATTREZZATURE PER L'AFFISSIONE DIRETTA

 1.        L'affissione di manifesti, comunicati e fogli in genere, stampati o manoscritti, effettuata direttamente dagli interessati potrà avvenire esclusivamente entro bacheche. Le bacheche potranno essere applicate alle pareti degli edifici prospicienti le pubbliche vie o piazze, fissandole alle murature secondo le modalità tecniche descritte nel predetto allegato. Il comune individuerà una bacheca tipo alla quale attenersi per forma colore e materiale.

 2.        L'installazione non potrà riguardare gli edifici pubblici né quelli di carattere monumentale tutelati ai sensi  del D.Lgs. 490/99 (ex leggi 1° giugno 1939, n. 1089, e 29 giugno 1939, n. 1497), o avvenire comunque in modo da sovrapporsi a lapidi, stemmi, superfici bugnate, affrescate o altrimenti decorate, ovvero a cornici, lesene, zoccolature e altre membrature architettoniche, ma dovrà anzi essere tale che il perimetro delle bacheche stesse risulti pressoché equidistante dagli elementi sopra elencati, e comunque ad una distanza non minore di cm. 80 dagli spigoli dei fabbricati e non minore di cm. 90 dal suolo.

 ART. 46

INSEGNE FRONTALI E PUBBLICITÀ D'ESERCIZIO

 1.        Nelle zone di cui al precedente articolo 44, in corrispondenza delle aperture dei locali a piano terra destinati ad attività commerciali, artigianali, o ad altri pubblici esercizi, è consentita unicamente l'installazione di insegne e scritte di tipo frontale completamente contenute entro il vano delle aperture medesime e arretrate di almeno cm. 10 dal filo esterno della muratura o di eventuali stipiti incorniciati.

 2.        Le insegne e le scritte dovranno essere formate da segni e caratteri disposti su pannelli ciechi o trasparenti, non in materiale plastico con esclusione di colori forti,  comunque non luminosi, inseriti fra l'intradosso dell'architrave e una linea orizzontale a quota non inferiore a ml. 2,20. Nel caso di vani archivoltati, i pannelli saranno estesi a tutto il contorno del vano compreso tra l'intradosso dell'arco e una linea comunque non superiore all'imposta del medesimo; dovranno essere conservate o ripristinate eventuali roste e inferriate esistenti nell'apertura originale.

 3.        Le scritte non luminose potranno essere illuminate mediante faretti installati simmetricamente al di sopra dell'architrave o da una sorgente luminosa applicata sul retro dei caratteri. I caratteri luminosi saranno realizzati con tubi luminescenti di diametro non superiore a 30 mm.

 ART. 47

TARGHE PER UFFICI E SEDI SOCIALI

 1.        Per contrassegnare la sede di uffici privati, studi professionali, aziende, associazioni e istituti, può essere collocata lungo le facciate degli edifici una targa per ogni specifico soggetto, in corrispondenza dell'accesso alle rispettive sedi.

 2.        Le targhe dovranno essere disposte ordinatamente a lato degli stipiti, a non meno di 10 cm. da decorazioni e membrature architettoniche; dovranno avere una dimensione non superiore a cm. 30 di larghezza per 20 di altezza, ed essere comunque uniformi tra loro in corrispondenza di ciascun accesso, per dimensioni, materiali e colori. 

  3. Ove i soggetti da segnalare siano più di quattro per ogni accesso, il Comune può prescrivere che le targhe siano di altezza non superiore a cm. 15, raggruppate e allineate in successione verticale.  

ART. 48

SEGNALETICA PER SERVIZI PUBBLICI

  1. Derogano dalle norme, le attrezzature destinate alla segnalazione di ospedali, farmacie, poste, telefoni, monopoli dello Stato ed altre sedi di uffici o servizi di pubblico interesse, per le quali s'intende ammessa l'installazione delle sole insegne di tipo tradizionale adottate uniformemente per tutto il territorio nazionale secondo le disposizioni e i regolamenti propri di ciascuna amministrazione competente.

 ART. 49

DEROGHE PARTICOLARI PER VANI RIDOTTI

 1.        In deroga alle norme di cui sopra, nei locali che presentano aperture di dimensioni particolarmente ridotte è consentita l'installazione di insegne e scritte frontali al di sopra del vano, disposte simmetricamente rispetto all'asse verticale del medesimo, e formate da caratteri indipendenti, non luminosi, di altezza non superiore a 25 cm., applicati direttamente sul paramento esterno della muratura.

2.        A fianco delle aperture suddette è consentita inoltre l'applicazione di una piccola bacheca o targa rettangolare in ferro battuto, di dimensioni non superiori a cm. 30 x 40, o di un drappo o stendardo di stoffa colorata.

 ART. 50

INSEGNE DI RICHIAMO PER ALBERGHI E RISTORANTI

 

1.        Gli esercizi alberghieri, i ristoranti, i bar, e in genere i locali di ristoro situati in strade secondarie e in posizione defilata dalle principali vie di transito hanno facoltà di installare un'insegna in corrispondenza dell'intersezione che la strada, ove detti locali hanno sede, forma con una via o spazio pubblico di maggiore frequentazione.

 2.        Tali insegne dovranno essere conformi, per dimensioni, colori e materiali, al modello descritto negli elaborati grafici presentati in sede di richiesta di autorizzazione, che a sua volta, fino a quando il Comune non avrà individuato il “modello tipo” dovranno essere conformi a quelle approvate dal codice della strada per le indicazioni di carattere turistico e commerciale. Non è ammesso installare comunque, per la stessa categoria commerciale, più di una insegna in corrispondenza del medesimo incrocio; l'eventuale presenza di più esercizi nella stessa via potrà essere segnalata aggiungendo nella stessa insegna le denominazioni dei diversi esercizi.

 ART. 51

ATTREZZATURE ESPOSITIVE

 1.        Nei locali di cui al precedente articolo 50, le vetrine, le mostre e le altre attrezzature espositive inserite nell'ambito delle aperture che prospettano sulla pubblica via dovranno essere completamente contenute entro il vano delle aperture medesime, e risultare arretrate rispetto al filo esterno delle murature di prospetto in misura non inferiore allo spessore degli stipiti.

 2.        Le vetrine e le porte a vetri dovranno essere formate da ante e pannelli verticali fissi o mobili disposti immediatamente all'interno degli stipiti, e intelaiati lungo tutto il loro perimetro per mezzo di telai pieni, dei seguenti materiali e colori:

a) legno di noce, rovere, castagno, o altre essenze pregiate, verniciate al naturale previo uniforme scurimento con mordente di colore noce;

b) legno, ferro o qualsiasi altro idoneo materiale, verniciato a smalto opaco di colore compreso nella gamma di cui alla lettera a);

c) materiali precolorati nella stessa gamma di colori.

 3. L'installazione di qualsivoglia attrezzatura, fissa o mobile, dovrà comunque avvenire in modo da non danneggiare né modificare in modo irreversibile il contorno dei vani esistenti, né di altri elementi costruttivi e decorativi dell'edificio.

 ART. 52

SERRAMENTI

 1.      Per garantire ulteriormente la chiusura e la protezione degli accessi al locali di cui ai precedenti articoli, è consentita anche l'installazione di grate, cancelli pieghevoli, costituiti esclusivamente da maglie metalliche a trama geometrica regolare, verniciati a smalto opaco di colore nero o grigio ferro.

 2.       I serramenti e i relativi infissi dovranno essere applicati all'interno dei vani, senza odificare la sagoma né lo spessore originale di stipiti, soglie, architravi e cornici, e risultare anch'essi arretrati di almeno 10 cm. dal filo esterno della muratura di prospetto.

 3.       Qualora in corrispondenza di vani stilisticamente connotati siano presenti in opera serramenti di tipo tradizionale, come porte e portoni in legno alla mercantile o ad ante intelaiate e specchiate, non è consentita la loro sostituzione, ma unicamente il restauro o il ripristino. E’ altresì obbligatorio il mantenimento di eventuali roste, cancelli e inferriate originali. 

ART. 53

ATTREZZATURE ESPOSITIVE SUSSIDIARIE

 1.      Per i locali che non dispongano di vani aperti direttamente sulla pubblica via, o per gli esercizi destinati al commercio di prodotti artigianali tipici che comunque dispongano di una superficie vetrata non superiore a mq. 5,00, è consentita l'apposizione di piccole vetrine sussidiarie, bacheche, plance, o altre attrezzature mobili da applicare alle pareti di prospetto, ovvero di piccoli scaffali e bancarelle da posare sul suolo pubblico, in corrispondenza dell'orario di apertura dell'esercizio.

 2.      Sia le vetrine e le plance, che le bancarelle dovranno essere accostate alle facciate in modo da non sovrapporsi a cornici, stipiti, bugnati, o altri elementi architettonici e decorativi, e non potranno comunque avere dimensioni superiori a cm. 90 x 130 di altezza, né aggettare sul suolo pubblico rispettivamente per più di cm. 15 e cm. 25; dovranno inoltre essere mantenute pulite e rimosse quotidianamente nell'orario di chiusura previsto per i negozi e gli esercizi pubblici cui sono riferite.

 ART. 54

TENDE IN AGGETTO SULLO SPAZIO PUBBLICO

 1.      In corrispondenza delle aperture dei locali anzidetti, che prospettano su strade pedonali o munite di marciapiedi, è consentita l'installazione di tende in aggetto sullo spazio pubblico, di larghezza pari alla luce dei vani delle aperture medesime.

 2.      Le tende dovranno essere di tipo retrattile a falda inclinata e installate in modo da poter essere completamente raccolte e contenute assieme ai propri meccanismi entro il vano nel quale sono collocate in corrispondenza dell'orario di chiusura dell'esercizio cui sono riferite. Nei vani ad arco, l'asta di avvolgimento non potrà essere situata al di sopra della quota d'imposta.

 3.      L'altezza minima dal suolo non potrà risultare inferiore a ml. 2.20, misurata comprese le eventuali appendici verticali, e l'aggetto non potrà superare, in proiezione verticale, i 3/4 della larghezza del marciapiede ovvero, nelle strade prive di marciapiede, la misura di 1/6 della larghezza della sede stradale.

 4.      Nel caso di  vani ad arco che presentino un altezza  all'imposta inferiore a ml. 2.30, in luogo delle tende a spiovente è consentita l'installazione di cappottine ripieghevoli. Nel caso invece di vani architravati in cui sia l'altezza dell'architrave inferiore alla quota suddetta, è consentita, l'installazione di tende a falda inclinata con asse di avvolgimento collocato al disopra dell'architrave medesimo; la larghezza della tenda non dovrà comunque eccedere quella del vano sottostante. 

5.      Le tende possono essere realizzate in teli di tessuto naturale o plasticato non lucido, in tinta unita, nella gamma di colori intonati con l’ambiente circostante. Sono consentite appendici verticali, sia frontali che laterali, di altezza non superiore a cm. 25, nello stesso tessuto e colore, con possibilità di inserirvi scritte e insegne d'esercizio. 

6.      Le tende dovranno essere mantenute in condizioni di pulizia e di decoro, e sostituite allorché presentino livelli eccessivi di deterioramento.

 ART. 55

ARREDI E ATTREZZATURE DA COLLOCARE SUL SUOLO PUBBLICO

 1.      Per l'occupazione del suolo pubblico con elementi di arredo ed altre attrezzature mobili valgono le norme generali di cui all' art. 46 del regolamento edilizio comunale, nonché, nelle zone di interesse storico‑artistico, le seguenti disposizioni.

 2.      Le sedie e i tavolini potranno essere in legno, metallo, o altri materiali purché di linee sobrie e decorose, del medesimo stile e colore.

 3.      Le pedane dovranno essere limitate a quanto strettamente necessario per regolarizzare l'andamento del suolo e dovranno essere ad elementi smontabili, in legno o metallo, verniciati in colore grigio o rivestiti in tessuto o laminato opaco dello stesso colore.

 4.      L'illuminazione artificiale potrà essere realizzata unicamente con candele o lampade a incandescenza montate su paralumi da tavolo o lampioncini appesi; le tende e gli ombrelloni dovranno essere in tela naturale o plasticata in tinta unita (con colori da concordare con il Comune fino alla formulazione di un campionario con la gamma di colori consentiti), montati su propria ossatura di sostegno ed estesi fino a coprire l'intera area occupata.

 

5.      Se accostate ai prospetti degli edifici, le pedane, le tende e le altre attrezzature non dovranno coprire il vano di porte e finestre, né addossarsi ad elementi architettonici e decorativi e dovranno essere in ogni caso rimosse nella stagione invernale.

 

6.      Nei centri storici, i chioschi, le edicole o altri vani interamente circoscritti da coperture e pannelli perimetrali, possono essere autorizzati in numero limitato solo nell'ambito di piazze, slarghi o giardini pubblici di idonea ampiezza, escluse comunque le aree prospicienti le facciate degli edifici pubblici o privati di carattere monumentale. Dovranno comunque essere collocati in posizione defilata, tale da non intralciare la viabilità pedonale o veicolare, né pregiudicare le visuali del contesto storico, addossati ai prospetti degli edifici senza però sovrapporsi a stipiti, cornici e membrature architettoniche, ovvero distaccati di almeno ml. 2,00 dalle pareti. Forme, dimensioni, materiali e colori dovranno inoltre corrispondere al modello descritto nella richiesta di autorizzazione.

 ART. 56

DEROGHE PER MANIFESTAZIONI TEM­PORANEE

 1.      Sono ammesse deroghe alle disposizioni precedenti per la realizzazione di palchi, tettoie, pedane, e strutture in genere che risultino necessarie per lo svolgimento di cerimonie e manifestazioni di varia natura promosse da soggetti pubblici o privati, pur­ché tali strutture siano approntate in modo da poter essere completamente rimosse, senza produrre danni o modifiche irreversibili del contesto edilizio entro cui sono inserite.

 2.      La deroga è concessa dal Comune sulla domanda corredata di idonea documentazione, contestualmente al rilascio della concessione dei suolo pubblico, qualora necessaria, fatti salvi i diritti di terzi e il rispetto di eventuali altre norme di legge, per un periodo di tempo corrispondente allo svolgimento della manifestazione e a quanto ritenuto necessario per il montaggio e lo smontaggio della struttura, non superiore in ogni caso a sei mesi.

 ART. 57 
CHIOSCHI, GAZEBO, EDICOLE E STRUTTURE AF­FINI

 1. L'installazione di chioschi, edicole, verande, guardiole, o vani comunque interamente circoscritti da coperture e pareti perimetrali, pur se formati da strutture precarie e facilmente scomponibili, potrà essere consentita, con le procedure previste per le opere pubbliche comunali, anche nelle aree pubbliche o ad uso pubblico adibite a parchi e giardini, attrezzature sportive, parcheggi e aree di sosta, piazze e spazi chiusi al traffico veicolare, che abbiano comunque dimensioni e caratteristiche tali da evitare ogni pregiudizio per la viabilità e per la salvaguardia del contesto circostante, naturale o urbanizzato.

2. Le caratteristiche tecniche ed estetiche alle quali uniformarsi saranno definite caso per caso in ragione delle specifiche circostanze, con l'approvazione del progetto da parte del Comune che dovrà avvenire contestualmente alla concessione del suolo pubblico.

3. In ogni caso i manufatti di cui sopra dovranno avere dimensioni limitate e dovranno essere realizzati con materiali e colori compatibili con l'ambiente in cui sono inseriti e dovranno osservare opportuni distacchi da siepi, aiuole, alberature, ed edifici circostanti.

4. Nelle aree private con destinazione giardino o cortile ricadenti in zone omogenee diverse da quelle agricole, industriali o artigianali possono essere installate strutture coperte ma aperte lateralmente con funzione esclusivamente di arredo (gazebo) e non possono essere destinate ad altro uso se non quello per la sosta di persone e lo svago. Nelle zone agricole il gazebo potrà essere installato nell’area pertinenziale dell’abitazione principale o in altra zona con destinazione giardino/corte.

 CAPO VIII 
NORME E PARAMETRI DI CARATTERE 
EDILIZIO ED URBANISTICO 
 ART. 58

 PARAMETRI EDILIZI 
 a)  Hm = ALTEZZA MASSIMA DI UN FABBRICATO

 1.      L'altezza massima di un fabbricato deve essere misurata rispetto al piano di campagna naturale, orizzontale o inclinato, su cui insiste il fabbricato medesimo, oppure rispetto al piano di sistemazione di progetto, definito dal marciapiede, qualora esso sia posto a quota diversa rispetto al piano di campagna naturale. La modifica della quota del piano di campagna naturale di norma non può eccedere, in rilevato, ml. 1,50 e comunque nel rispetto delle prescrizioni dei P.di F. riferite a singole zone.

2.      Per gli interventi previsti con piano attuativo, il piano di progetto di cui al punto precedente è quello prescritto dal piano attuativo medesimo con riferimento ai capisaldi in esso indicati.

3.      In particolare l'altezza viene misurata con esclusione della quota della rampa di accesso all'interrato, quando questa non superi la larghezza di ml. 4,50 misurata parallelamente al prospetto del fabbricato.

4.      Il limite superiore dell'altezza è determinato dalla linea d'incontro della facciata con l'intradosso della struttura portante della  falda del tetto, dell'ultimo piano dell'edificio.

5.      Possono superare l'altezza massima consentita solo i volumi tecnici, e cioè: serbatoi di acqua, extracorsa ascensori, purché gli ascensori non arrivino al piano del tetto ma si arrestino all'ultimo piano abitato, vano scale, camini, centrali di riscaldamento e condizionamento.

6.      I volumi tecnici debbono essere realizzati secondo una composizione architettonica unitaria prevista in progetto.

 b)  Sc = SUPERFICIE COPERTA DI UN FABBRICATO

 1. Per superficie coperta di un fabbricato si intende la proiezione sul piano orizzontale della costruzione sovrastante il piano di campagna, con esclusione delle sole opere aperte a sbalzo, quali balconi, terrazze, scale, gronde e fasce di coronamento.

2. La superficie coperta totalmente interrata di un edificio, anche nei casi di lotti a dislivello, può estendersi fino al confine del lotto; sui lati che fronteggiano spazi pubblici, la parte interrata dell'edificio deve mantenere i distacchi dal confine previsti dal presente regolamento o dal P.di.F., salvo specifica deroga rilasciata dall’Ente proprietario dello spazio pubblico. 

c)  V = VOLUME AMMESSO DALLO STRUMENTO URBANISTICO DI PREVISIONE GENERALE E VOLUME DI PROGETTO DEGLI EDIFICI

 l. Il computo del volume ammesso dal P.di F. si opera sulla base della superficie fondiaria o territoriale di cui all’art. 59 e delle relative densità edilizie previste dal medesimo strumento urbanistico di previsione generale.

 2. V = VOLUME MASSIMO EDIFICABILE (mc): indica il Volume massimo complessivo costruibile sulla base della densità ammessa e nel rispetto degli altri indici e parametri urbanistici ed edilizi. Esso è computato come sommatoria delle superfici dei vani, componenti il fabbricato (piano per piano), per l'altezza dell'edificio (calcolata dal primo solaio di calpestio fino all'intradosso del so­laio di copertura) nel rispetto delle seguenti indicazioni:

-          la  misurazione va effettuata internamente ai locali costituenti l’immobile, al netto delle strutture portanti, (con esclusione quindi dei fondelli e fodere in genere). Nel caso di strutture in c.a. o acciaio, la superficie da calcolare sarà determinata come differenza tra la superficie coperta dell’immobile e la superficie delle strutture portanti e di quelle necessarie a conseguire l’isolamento della cellula abitativa;

-          in caso di soffitti inclinati si adotta la media ponderale delle altezze; nel computo viene quindi inclusa (ad eccezione di quanto riportato ai successivi punti a. b. c.) la cubatura di parti semi interrate, a qualsiasi uso esse siano destinate, quella del sotto­tetto, sia abitabile che non, e quella di eventuali bow-window. Il volume dei locali al piano interrato o semi-interrato deve essere destinato a cantine private, autorimesse private o adibiti a servizi comuni del fabbricato, in misura non inferiore a 1 mq utile per ogni mc 20 di vo­lume totale del fabbricato e in misura massima corrispondente all'intero piano interrato o semi-interrato;

-          costituiscono volume anche i piani completamente interrati, pertanto con  destinazione non residenziale;

 In conclusione il volume di un edificio, ai fini del ri­spetto degli indici massimi di edificabilità indicati dal P di F, è dato dalla cu­batura, valutata, piano per piano, come prodotto della superficie netta di ciascun piano, delimitata dal perimetro interno della muratura portante, per l’altezza di piano misurata dal piano di calpestio del primo solaio fino all’intradosso della struttura portante di copertura.

Sono esclusi dal calcolo  i porti­cati pubblici, di uso pubblico o condominiale, purché aperti su tre lati, i percorsi coperti, le logge rientranti di superficie complessiva per alloggio in­feriore a 10 mq, i balconi, le pensiline, i cornicioni, gli elementi ornamentali, le superfici coperte non tamponate (pilotis), i volumi tecnici al servizio dell'edificio. Per i porticati, che non rientrano nei casi di cui sopra, al fine del calcolo della volumetria verrà considerato per ogni singolo piano soltanto il volume relativo all’eccedenza del 20% rispetto alla superficie coperta del piano medesimo.

Per tali zone è vietato il cambiamento della destinazione d'uso e per esse è prescritto un atto d'obbligo unilaterale, trascritto alla Conservatoria dei registri immobiliari, con il quale il titolare della con­ces­sione e i suoi aventi causa si impegnano a mantenere la destinazione d'uso indicata nel progetto approvato;

 Vanno detratti invece dal computo della volumetria calcolata come so­pra:

2.a) I volumi tecnici al servizio dell'edificato e strettamente necessari per: i silos, i ser­batoi idrici, l'extra-corsa degli ascensori, i locali raccolta rifiuti, i la­vatoi condominiali, gli stenditoi di uso condominiale comunque complessivamente non su­periori a 5 mq utili per alloggio e di altezza inferiore a ml 2.30, i vani per impianti riscal­damento e relativi vasi di espansione, le canne fumarie e di ventilazione, il vano scala al di sopra dell'intradosso dell'ultimo solaio abitabile, le quote di intercapedini accessibili o inaccessibili con altezza inferiore - e non incremen­tabile con l'eliminazione di controsoffittature - a m 1.50 fra il solaio dell'ultimo piano e quello di copertura e gli impianti tecnologici in genere. I volumi tecnici, sentito il parere preventivo della Commissione Edilizia Comunale, possono essere realizzati, motivatamente, anche esternamente e non in aderenza al fabbricato a cui debbono asservire, comunque ad una distanza tale da  garantire l’assolvimento della funzione a cui sono destinati, nel rispetto dei criteri di economicità e razionalità funzionale. Dovranno osservare le distanze dai fabbricati e non essere in contrasto con le norme del codice della strada. I volumi tecnici realizzati separatamente al fabbricato a cui devono asservire, avranno una dimensione massima di 5 mq ad alloggio per edifici fino a n 3 alloggi, con altezza max di 2.30 mt; per edifici con un numero superiore di 3 alloggi che intendano realizzare per giustificati motivi volumi tecnici separati dal volume principale del fabbricato, la superficie max sarà di 2.5 mq ad alloggio e realizzati in maniera unitaria (accorpati), di altezza max di 2.30 mt, nel rispetto delle distanze previste dal regolamento edilizio comunale e delle norme del codice della strada. I volumi tecnici debbono essere realizzati in armonia architettonica con il fabbricato principale

2.b) LA QUOTA DI SOTTOTETTO CHIUSA non destinata a soffitta, non dotata di scale interne, finestre o porte:

hmax in gronda (misurata sul filo interno del muro esterno) 0.50 m, hmax al colmo 2.00 m.

Pendenza massima delle falde 35% ottenuta con falda isoclina e con assoluta esclusione di copertura o porzione di copertura piana.

In tutti gli altri casi, o in assenza di uno dei requisiti di cui sopra, tutte le porzioni di sottotetto di H > 1.50 m verranno computate sia come superfici utili che come volume.

2.c)  I volumi dei portici o porzioni di porticato a piano terra solo se pubblici, di uso pubblico o condominiali. Possono essere anche detratti i volumi di portici a piano terra, d'uso privato, aperti completamente su più di 2/3 del perimetro, purché di superficie lorda non superiore a 15 mq e comunque nel rispetto di quanto sopra riportato, a condizione che venga sottoscritto un impegno unilaterale alla conservazione della destinazione d'uso ed al non tamponamento dello stesso né con strutture murarie né con strutture a vetro, trascritto alla Conservatoria dei registri immobiliari. Agli effetti della determinazione del volume massimo costruibile deve essere computato anche il volume delle co­struzioni esistenti, che vengono conservate nell'ambito del lotto edificabile.

 3. Gli annessi agricoli parzialmente o totalmente  aperti costituiscono volume urbanistico ad eccezione delle serre in conformità alla direttiva emanata dalla Giunta regionale con atto deliberativo  12 novembre  1997 n. 7304 in applicazione della L.R. 21 ottobre 1997 n. 31.

 d)  Su = SUPERFICIE UTILE COPERTA

 l.  Per superficie utile coperta si intende la sommatoria delle superfici coperte di ogni piano del fabbricato misurate all'esterno dei muri perimetrali.

 a)       PC = PENDENZA DELLE COPERTURE 

1.        I valori massimi delle pendenze delle falde inclinate (rapporto espresso in % tra la differenza di quota dei punti estremi e la distanza di questi in proie­zione orizzontale) sono vincolanti per le coper­ture che raggiungono le quote massime consentite per l'altezza dei fab­bricati. Se il fabbricato è tenuto ad altezza minore della massima consentita possono essere autorizzate pendenze maggiori purché compatibili con la situ­azione ambientale e sempre che le falde non emergano dal profilo teorico massimo tracciato secondo le norme.

 b)      L.T. = LINEA DI TERRA

 1.        E’ la linea di intersezione tra le fronti del manu­fatto e la superficie del terreno. Essa può essere naturale se relativa all'anda­mento del terreno prima dell'intervento, così come si presenta per ef­fetto di precedenti attività di norma colturali, o relativa al piano di utilizzo se atti­nente all'andamento del terreno dopo realizzate le sistemazioni esterne pro­prie del progetto.

 c)       Hp = ALTEZZA MINIMA DI PIANO

 1.        Indica l'altezza dei locali co­struiti. Essa è misurata tra pavimento e soffitto. Per i soffitti inclinati di locali abi­tabili l'altezza minima non dovrà scendere al di sotto dei m 2.00 e quella me­dia non dovrà comunque essere inferiore a m 2.50; nei vani abitabili a co­per­tura piana l'altezza minima tra pavimento e soffitto è fissata in ml 2.70 men­tre nei corridoi e disimpegni può raggiungere i ml 2.40.

 d)      Dm = DISTANZE MINIME

 1.        Si intendono i distacchi al di sotto dei quali non è consentito dagli strumenti urbanistici ubicare manufatti.

Si distinguono in:

Dmf = distanze minime tra fabbricati;

Dmc = di­stanze mini­me da confini;

Dms = distanze minime da strade;

ciascuna di tali distanze viene misurata nel modo di seguito indicato.

 e)       Ds - Dc = DISTANZE DA STRADE O CONFINI

 1.        La distanza che inter­corre tra un costruendo manufatto e, rispettivamente, il ciglio della strada, oppure il confine di proprietà o il limite di zona. Tali distanze vengono misu­rate secondo l'ortogonale che parte dal punto ove la superficie esterna dell'edificio, inclusi eventuali corpi chiusi aggettanti, risulta più vicina alla li­nea di confine o al ciglio del nastro stradale.

 f)        Df = DISTANZA TRA FABBRICATI (contigui, paralleli od obliqui):

 1.        E’ la più breve delle distanze che intercorre tra le superfici esterne delle pareti pro­spicienti, inclusi i corpi chiusi aggettanti (senza considerare quindi balconi aperti almeno su due lati, scale aperte, pensiline ecc. purché a sbalzo). In altri termini la più breve delle distanze tra le proiezioni verticali dei volumi chiusi dei fabbricati.

 g)      Lp = LARGHEZZA SEDE STRADALE

 1.        Indica la larghezza del piano stradale formato dalla carreggiata (parte destinata alla circolazione degli auto­veicoli), dalle banchine (striscia laterale riservata alla sosta di emergenza o al transito di ciclisti e pedoni) e, eventualmente, dai marciapiedi. Detta larghezza è data dalla distanza tra le linee o cigli che delimitano l'intera sede viaria.

h)     Ip = INDICE DI PIANTUMAZIONE (n° piante/100 mq)

 1.        numero di piante di cui è prescritta la collocazione a dimora, per ogni 100 mq di superfi­cie sco­perta del lotto di pertinenza dell'edificio, di essenza tipica della zona, delle quali almeno la metà d'alto fusto. 

ART. 59

 PARAMETRI URBANISTICI 

a)  St = SUPERFICIE TERRITORIALE 

1. Per superficie territoriale sì intende l'area di una porzione di territorio delimitata come zona omogenea dallo strumento urbanistico generale, comprendente la SF (superficie fondiaria) e la SI (superficie per le opere di urbanizzazione primaria).

2. La superficie territoriale va misurata al netto delle strade esistenti esternamente all'area in esame, ed al lordo delle strade eventualmente esistenti o che sono previste nel progetto, internamente alla delimitazione dell'area fatta in ossequio ai criteri sopra indicati.

3.  Su detta superficie territoriale si applica l'indice di fabbricabilità territoriale (IT). 

b)  Sf = SUPERFICIE FONDIARIA 

1. Per superficie fondiaria si intende l'area che si ottiene sottraendo dalla ST (superficie territoriale) la SI (superficie per opere di urbanizzazione primaria).

2.  Su detta superficie fondiaria si applica l'indice di fabbricazione fondiaria (IF).

3.  Nel caso di intervento edilizio diretto la SF corrisponde alla superficie edificabile del lotto. 

c)  SO1 = SUPERFICIE PER OPERE DI URBANIZZAZIONE PRIMARIA 

1.  Per superficie per opere di urbanizzazione primaria si intendono le aree destinate a:

‑ strada;

‑ spazi di sosta o di parcheggio;

- spazi di verde attrezzato;

- spazi destinati ai servizi tecnologici. 

d)  Ut = INDICE DI UTILIZZAZIONE TERRITORIALE 

1.  Per indice di utilizzazione territoriale si intende il rapporto massimo consentito tra la superficie utile coperta (Su) di uno o più fabbricati e la superficie territoriale (St) su cui insiste o insistono i fabbricati. 

e)  Uf = INDICE DI UTILIZZAZIONE FONDIARIA

 1.  Per indice di utilizzazione fondiaria si intende il rapporto massimo consentito tra la superficie utile coperta (Su) e la superficie edificabile del lotto (Sf).

 f)  It = INDICE DI FABBRICABILITA TERRITORIALE

 1.  Per indice di fabbricabilità territoriale si intende il rapporto massimo consentito tra il volume del fabbricato o dei fabbricati (V) e la superficie territoriale (St) su cui insiste o insistono i fabbricati. 

g)  If = INDICE DI FABBRICABILITA FONDIARIA 

1.        Per indice di fabbricabilità fondiaria si intende il rapporto massimo consentito tra il volume (V) del fabbricato o dei fabbricati e la superficie fondiaria (Sf) su cui insiste o insistono i fabbricati. 

h)  Sme = SUPERFICIE MINIMA DEL LOTTO EDIFICABILE O "LOTTO MINIMO" 

1.        Secondo quanto prescritto dallo strumento urbani­stico indica la super­ficie minima di suolo della quale occorre disporre per po­ter procedere a qualsivoglia edificazione. 

i)  A2 = DOTAZIONE MINIMA DI AREE DA CEDERE PER L'URBANIZZAZIONE secondaria misurata in mq/100 mc di volume edifi­cabile. 

ART. 60 
AREA PERTINENTE 

1.      Per area pertinente si intende quella che risulti in rapporto, per contiguità e funzionalità, con  l'edificio principale e costituisce la superficie di terreno da calcolare per l'edificazione ai fini dell'applicazione delle norme di attuazione del P.d.F. nei casi di concessione edilizia o di strumento urbanistico attuativo.

2.      Non sono comprese nell'area pertinente le aree pubbliche e le aree private destinate dal P.di F. ad  attrezzature pubbliche.

1.      Il responsabile dell'Ufficio urbanistico-edilizio comunale competente al rilascio delle concessioni edilizie subordina il rilascio delle stesse, per la realizzazione di edifici in zona agricola, alla trascrizione presso la conservatoria dei registri immobiliari a cura e spese del richiedente di un atto di vincolo di asservimento dei terreni interessati, come previsto dalla L.R. 21 ottobre 1997, n. 31 e sue successive modifiche ed integrazioni;

2.      Per area di pertinenza in zona classificata agricola in applicazione del comma 9 dell'art. 8 della L.R. 2 settembre 1974, n. 53, così come modificato dall'art. 34 della L.R. 21 ottobre 1997, n. 31 e sue successive modifiche ed integrazioni, si intende quella interessata dal complesso degli edifici che integrano funzionalmente l'attività residenziale o quella dell'azienda agricola interessata.

 ART. 61

DISTANZE TRA FABBRICATI E DAI CON­FINI 

1.      Nelle operazioni di risanamento conservativo e nei restauri eseguiti nei centri storici e nelle zone di completamento, le distanze tra gli edifici non possono essere inferiori a quelle intercorrenti tra i volumi edificati preesistenti, computate, nei centri storici, senza tener conto di costruzioni aggiuntive di epoca recente e prive di valore storico, artistico o ambientale.

2.      Per tutti gli interventi edilizi ricadenti in altre zone, sono prescritti i seguenti distacchi minimi:

a) tra parti di edifici antistanti: mt. 10, salvo distanze maggiori previste dalle norme definitorie (allegato 3) P.di F.

b) dai confini: ml. 5 e salvo diversa prescrizione norme definitorie (allegato 3) P.di F.

3.      Nelle zone C tra pareti finestrate di edifici antistanti è prescritta una distanza minima pari all'altezza del fabbricato più alto e comunque non inferiore a mt. 10.

4.      In ogni caso la distanza del fabbricato dai confini può essere ridotta, se è intercorso un accordo fra i proprietari con atto registrato e trascritto, fermo restando il rispetto delle distanze tra fabbricati.

5.      Per le strutture a sbalzo non chiuse, quindi balconi, terrazze, scale, ecc., la sporgenza massima dovrà distare dal confine di proprietà non meno di mt. 3,50.

6.      Le distanze minime tra i fabbricati fra i quali siano interposte strade, con esclusione della viabilità a fondo cieco al servizio di singoli edifici o insediamenti, debbono corrispondere, salva diversa prescrizione dei codice della strada, alla larghezza della strada maggiorata di:

‑ ml. 5,00 per lato, per strade di larghezza inferiore a ml. 7.00;

‑ mi. 7,50 per lato, per strade di larghezza compresa tra ml. 7,00 e ml. 15,00;

‑ ml. 10,00 per lato, per strade di larghezza superiore a ml. 15,00.

7.      Per distanza deve intendersi il segmento orizzontale e perpendicolare congiungente la proiezione orizzontale di pareti antistanti.

8.      Sono ammesse distanze inferiori a quelle indicate nei precedenti commi, nel caso di gruppi di edifici che formino oggetto di interventi previsti da piani attuativi con previsioni planovolumetriche e, limitatamente alle distanze dalle strade, nel caso di edificazioni di lotti interclusi tra edifici esistenti, purché sia rispettato l'allineamento verso il fronte stradale costituito tra le pareti degli edifici esistenti medesimi e fatte salve le norme dei Codice stradale.

9.      La distanza minima in tutte le zone tra pareti finestrate e muri di sostegno non può essere inferiore ai due terzi dell'altezza del muro di sostegno stesso.

10.        E’ obbligatorio il rispetto delle distanze indicate nei precedenti comma, salvo diversa prescrizione contenuta nelle norme tecniche di attuazione del Programma di Fabbricazione, ovvero in caso di edifici uniti o in aderenza, o nei casi di ristrutturazione di edifici esistenti che preveda l'arretramento degli stessi rispetto alla sede stradale.

 ART. 62

  PARCHEGGI 

1.      Nelle nuove costruzioni ed anche nelle aree di pertinenza delle costruzioni stesse, debbono essere riservati appositi spazi per parcheggio privati in misura pari ad un metro quadrato ogni 10 mc. di costruzione e comunque deve essere garantito in ogni caso un posto macchina per ogni alloggio.

2.      Le aree a parcheggio pubblico a servizio degli insediamenti sono quantificate dallo strumento urbanistico generale o attuativo e comunque nel rispetto della L.R. 21 ottobre 1997, n. 31 e sue successive modifiche ed integrazioni e dalla L.R. 24 marzo 2000 n. 27.

3.      Nel caso di intervento con piano attuativo le aree destinate a parcheggi pubblici sono cedute, salvo diverse disposizioni di legge, gratuitamente al Comune debitamente sistemate, nei modi e nei termini stabiliti dalla convenzione.

4.      Le quantità di spazi da riservare a parcheggio dovranno essere sempre rispettate, salvo quando, per specifiche zone, le norme tecniche di attuazione del P.d.F. dispongano diversamente in applicazione di specifiche disposizioni di legge.

5.      I requisiti e gli standards di qualità per i parcheggi, devono sempre rispettare le disposizioni previste dall'art. 14 della L.R. 16 dicembre 1997, n. 46.

  ART. 63

AREE VERDI 

1.      Le aree a verde pubblico a servizio degli insediamenti sono quantificate dalle norme dell’allegato 3 (norme definitorie) e comunque nel rispetto della L.R. 21 ottobre 1997, n. 31 e sue successive modifiche ed integrazioni e dalla L.R. 24 marzo 2000 n. 27.

2.      Nel caso di intervento con piano attuativo le aree per verde pubblico sono cedute, salvo diverse disposizioni di legge, gratuitamente al Comune debitamente attrezzate secondo le indicazioni stabilite nella convenzione.

3.      Tali aree dovranno essere opportunamente sistemate, nonché dotate di idonea piantumazione con essenze autoctone. 

ART. 64

 ZONE DI RISPETTO 

a) CIMITERI

 1.        Non è consentito, ai sensi dell'art. 338 del T.U. delle leggi sanitarie, approvato con R.D. 27 luglio 1934, n. 1265, costruire nuovi edifici o ampliare quelli esistenti, a qualsiasi scopo siano adibiti, entro un raggio di 200 metri dai cimiteri, salvo le deroghe attuate con la procedura prevista dalle leggi in vigore.

2.        L'Amministrazione comunale può consentire la posa in loco dei manufatti a carattere precario adibiti a chioschi per la vendita di fiori, previa stipula di convenzione.

 b) STRADE

1.        Per la edificazione vanno osservate, relativamente alle distante minime a protezione del nastro stradale, le disposizioni contenute nel decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 282 e relativo regolamento, quelle di cui alla L.R. 16 dicembre 1997, n. 46, nonché le prescrizioni del P.di F. e di quanto previsto dalla L.R. 24 marzo 2000, n. 27. 

c) POZZI E CORSI D'ACQUA

 l. I pozzi ed i corsi d'acqua non classificati negli elenchi delle acque pubbliche, individuate in cartografia di  P.di F. con apposito simbolo, sono protetti da fascia di rispetto di ml. 10 dal piede esterno dell'argine o in mancanza di questo, dal ciglio della sponda.

2. Dalle rive dei laghi e dalle sponde dei fiumi dovranno essere rispettate le norme di cui al D.Lgs. 490/99 (ex leggi 29 giugno 1939, n. 1497 e 8 agosto 1985, n. 431) e quanto previsto dalla L.R. 24 marzo 2000, n. 27 e quanto previsto dall’art. 37 dei Criteri, indirizzi e direttive generali del PTCP, riportati nei successivi articoli 128 e 130. 

ART. 65

 ACCESSORI PER RICOVERO ANIMALI DI PICCOLA TAGLIA 

1.      Nelle aree di pertinenza degli edifici è consentita, previa autorizzazione edilizia, la realizzazione di modesti accessori per il ricovero di animali domestici di piccola taglia nel rispetto delle vigenti norme igienico‑sanitarie ed ambientali.  

ART. 66

 PIANI ATTUATIVI 

1.        Le leggi statali e regionali disciplinano i piani attuativi quali strumenti urbanistici di attuazione delle previsioni del P.di F. I piani attuativi sono ad iniziativa pubblica se promossi dal Comune, ad iniziativa privata se promossi da soggetti privati, ad iniziativa mista se promossi congiuntamente da soggetti privati e soggetti pubblici.

2.        La legge regionale 21 ottobre 1997, n. 31 e sue successive modifiche e integrazioni e la L.R. 24 marzo 2000, n. 27, disciplinano le modalità di redazione ed approvazione dei piani attuativi.

3.        Il Consiglio comunale adotta il progetto di piano attuativo ad iniziativa privata o ad iniziativa mista entro 90 giorni dalla presentazione della richiesta completa di tutta la documentazione prescritta dall'art. 20 della legge regionale 21 ottobre 19971, n. 31. 

ART. 67

 PIANO AZIENDALE 

1.      Il piano aziendale, nei casi in cui è richiesto ai fini del rilascio della concessione edilizia nelle zone agricole, è redatto a cura del titolare dell'azienda e trasmesso al Comune con i seguenti elementi: 

a)        indicazione del titolare dell'azienda e del proprietario (o avente titolo) dell'area interessata dall'intervento;

b)        documentazione sull'intera proprietà e sulla forma di conduzione dell'azienda agricola;

c)        descrizione dell'attività aziendale nel corso dell'anno precedente la richiesta;

d)        elenchi e planimetrie catastali degli appezzamenti e dei fondi costituenti l'azienda e relativi certificati catastali;

e)        planimetria dello stato di fatto e di progetto con l'indicazione degli indirizzi produttivi, riparto colturale, infrastrutture a servizio e opere idrauliche;

f)          indicazione dei fabbricati esistenti e di progetto compresa la loro localizzazione, dimensione e destinazione d'uso;

g)        consistenza occupazionale dell'azienda con l'indicazione delle maestranze a tempo pieno, a tempo parziale e di quelle residenti sui fondi;

h)        relazione tecnica agro‑economica comprendente l'indicazione delle modalità di coltivazione e della destinazione dei prodotti;

i)          piano di esecuzione delle opere con indicazione dei tempi, delle previsioni di spesa e delle parti di finanziamento.

2.      Il piano aziendale costituisce parte integrante del progetto edilizio ed è esaminato ed approvato con le stesse procedure previste per il rilascio delle concessioni edilizie, nonché ai sensi della leggi in vigore.

3.      Il piano aziendale è vincolante, sia in ordine alle previsioni di progetto, sia ai tempi di realizzazione delle opere ivi previste, fermo restando quanto disposto dall'art. 8 della L.R. 2 settembre 1974, n. 53, come modificato dalla L.R. 21 ottobre 1997, n. 31. Durante il periodo di efficacia del piano vengono assentiti gli interventi ad esso conformi. Per motivate e documentate esigente possono essere approvate varianti al piano con il medesimo procedimento previsto dal presente articolo. 

ART. 68 
 RILASCIO DEL CERTIFICATO DI ABITABILITÀ 0 AGIBILITÀ  
1.      Le procedure per il rilascio dei certificati di abitabilità o agibilità di tutti gli immobili a destinazione residenziale sono quelle previste dal D.P.R. 22 aprile 1994, n. 425.

2.      Il Comune, oltre alle verifiche previste al comma 2 dell'art. 4 del DPR 22 aprile 1994, n. 425 e quelle di cui all'art. 43 comma 7, della L.R. 21 ottobre 1997, n. 31, come modificato dall’art. 61 comma 6 della L.R. 24 marzo 2000, n. 27, può verificare altresì la rispondenza delle opere e degli impianti tecnologici alle vigenti norme per la sicurezza delle costruzioni, per il contenimento energetico e per l'abbattimento delle barriere architettoniche. 

ART. 69

 DEROGHE 

1.      Il rilascio delle concessioni edilizie in deroga alle norme del P.di F. ed a quelle del presente regolamento, è consentito con le procedure previste dall'art. 3 della legge 21 dicembre 1955, n. 1357 e dall'art. 38 della L.R. 21 ottobre 1997, n. 31 e sue successive modifiche e integrazioni, nel caso di edifici pubblici e di interesse pubblico di cui all'elenco contenuto nella circolare del M.L.P. n. 3210 del 28 ottobre 1967.

2.      Non sono comunque derogabili:

a) le disposizioni derivanti da leggi o normative nazionali o regionali o comunitarie;

b) le destinazioni di zona previste dagli strumenti urbanistici generali.

ART. 70

REALIZZAZIONE DI ATTREZZATURE SPORTIVE

AL SERVIZIO DELLA RESIDENZA

 1. In tutte le zone omogenee di cui al D.M. del 2 aprile 1968, possono essere autorizzate attrezzature sportive a servizio di abitazioni, purché ubicate nell'ambito dell'area di pertinenza dell'edificio e non costituenti nuove volumetrie e sempre che non siano espressamente vietate da norme specifiche riportate nell’allegato 3 “norme definitorie e prescrittive” per ogni singola zona omogenea.

 

ALLEGATO 2 

CAPO IX

DISPOSIZIONI GENERALI

 ART. 71

CONTENUTI, FINALITÀ, DECORRENZA E AMBITI DI APPLICAZIONE 

1.        Le norme del presente Regolamento (allegato 2) indicano i requisiti e i contenuti normativi ai quali attenersi nell'elaborazione dei Piani Attuativi per interventi di recupero o di altri strumenti attuativi che saranno promossi dall'Amministrazione comunale o da soggetti privati o pubblico e privato insieme, per la tutela e la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente, e definiscono le norme e i regolamenti per il recupero del patrimonio edilizio esistente in qualunque zona omogenea del territorio esso ricada. 

2.        In mancanza di piano, le stesse norme si applicano agli interventi che, secondo le leggi vigenti e le previsioni dello strumento urbanistico generale, possono essere realizzati negli immobili esistenti all'interno dei centri storici, delle aree naturali protette, nelle zone di particolare interesse naturalistico ambientale, in quelle tutelate ai sensi del D.Lgs. 490/99 (ex leggi 1° giugno 1939, n. 1089, e 29 giugno 1939, n. 1497), e in altri ambiti territoriali che potranno essere individuati dal Consiglio comunale. 

Il PTCP fissa la disciplina paesaggistica per gli ambiti vincolati ai sensi della L. 1497/39 che costituisce elemento vincolante per la pianificazione comunale generale ed attuativa e per gli interventi di trasformazione urbanistica-ambientale ed edilizia che dovranno essere coerenti con le motivazioni contenute nei singoli provvedimenti di tutela e con la salvaguardia degli elementi paesaggistici che connotano gli ambiti vincolati. Gli interventi inoltre dovranno essere coerenti con le direttive di cui alla D.G.R. 28.07.1999 n. 1066. 

a)        Bellezze naturali e singolarità geologiche (punto 1, art. 1)

Nelle zone costituite dalle bellezze naturali, dalle singolarità geologiche e dai beni paleontologici, sono vietate tutte le attività di trasformazione edilizia ed urbanistica, nonché ambientale che possano pregiudicare detti beni. Sono consentiti unicamente gli interventi di restauro e manutenzione degli edifici esistenti, così come definiti all’art. 31 della L. 457/78.

E’ inoltre vietata l’alterazione delle caratteristiche vegetali eventualmente presenti, l’eliminazione degli esemplari botanici e la trasformazione delle associazioni vegetali. 

b)        Ville, giardini e parchi (punto 2, art. 1)

Nelle zone costituite da ville ed edifici annessi (casini, cappelle, limonaie, etc.), i giardini e parchi comprensivi degli elementi di arredo e delle sistemazioni del terreno, sono vietate tutte le attività di trasformazione edilizia, urbanistica ed ambientale che possano pregiudicare detti beni.

Gli interventi ai giardini storici e ai parchi vincolati sono tenuti al rispetto delle prescrizioni della Carta dei giardini storici redatta dall’Icomos-Ifla il 15.12.1982 (Carta di Firenze) riportata nell’allegato A dell’Atlante n. 1.

Sono consentiti gli interventi di manutenzione e restauro definiti all’art. 31 L. 457/78 e gli interventi edilizi rivolti ad una migliore fruizione del bene, anche con variazione dell’uso, a condizione che non arrechino alterazioni alle strutture storiche, alla conformazione del sito ed al patrimonio vegetale. 

c)        Complessi caratteristici (punto 3, art. 1)

Nelle zone costituite dai complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto valente valore estetico e tradizionale, sono consentite le attività di trasformazione edilizia, urbanistica ed ambientale che non pregiudicano detti beni e, di norma, non sono ammesse nuove espansioni edilizie.

Nelle suddette zone gli interventi ammessi, di nuova edificazione o di recupero dell’esistente, nonché l’attuazione delle espansioni edilizie previste dal P. di F. in vigore, devono essere redatti secondo le indicazioni riportate nell’allegato A dell’Atlante n. 1 del PTCP; fanno accezione gli strumenti attuativi del P.R.G. già adottati alla data di entrata in vigore del PTCP. Gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente sono assoggettati ai criteri e direttive di cui alla D.G.R. 28.07.1999 n. 1066.

Nelle zone omogenee E ricomprese nell’ambito vincolato sono ammessi solamente gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente di cui ai commi 7 e 9 dell’art. 8 della L. 53/1974 e successive modificazioni. 

d)        Bellezze panoramiche (punto 4 art. 1)

In tali ambiti sono consentiti esclusivamente gli interventi che non alterino le caratteristiche peculiari del luogo, la sua immagine paesaggistica e le prospettive panoramiche. Gli interventi ammessi dovranno salvaguardare l’integrità delle visuali panoramiche e dei punti di affaccio ed essere progettati ed eseguiti secondo le indicazioni riportate nell’allegato A dell’Atlante n. 1 del PTCP e le direttive regionali di cui alla D.G.R. 28.07.1999 n. 1066.            

3.        In tal senso le norme suddette, come parte del Regolamento edilizio comunale, entrano in vigore con l'approvazione del presente Regolamento; inoltre, sostituiscono in tutto le norme di attuazione dei piani di recupero o del piano di fabbricazione in vigore per le zone sopra menzionate e per i beni culturali sparsi nel territorio individuati ai sensi dell'articolo 6 della L.R. 2 settembre 1974, n. 53. 

ART. 72

CLASSIFICAZIONE DELLE AREE EDIFICATE E INEDIFICATE 

1.        Ai fini dell'applicazione delle norme di cui ai successivi articoli, tutte le aree situate all'interno delle zone omogenee A, e quelle sottoposte a vincolo di tutela ambientale, sono distinte in aree edificate e aree inedificate; 

2.        Nelle aree edificate l'edilizia esistente è classificata secondo le seguenti definizioni: 

2.a) Edilizia ordinaria tradizionale prevalentemente integra.

 Si intendono compresi in tale definizione gli edifici tipologicamente ricorrenti di origine storica e destinazione prevalentemente residenziale, realizzati ed eventualmente modificati o ristrutturati in epoca comunque anteriore alla seconda guerra mondiale, che presentano, insieme ad elementi di particolare pregio o qualità storico artistica, un sistema organico e prevalentemente integro di materiali, tecniche costruttive, tipologie architettoniche e decorative, tale da rappresentare, sia individualmente che in rapporto al contesto in cui sono inseriti, una caratteristica testimonianza della tradizione e della cultura edilizia locale.

In fase di presentazione del progetto per la ristrutturazione, il restauro o la manutenzione di fabbricati rientranti nella classificazione a) del presente articolo, al fine di permettere al Comune la formazione di un documento aperto e continuamente aggiornabile avente come obbiettivo la realizzazione del “Repertorio dei tipi e degli elementi ricorrenti” dovrà essere presentato preventivamente alla richiesta dell’atto autorizzativo la seguente documentazione:

-        relazione fotografica a colori in formato cm 9x13 di tutti i prospetti del fabbricato interessato, impaginata su cartoncino formato A4 in cui verrà anche riportato uno schema planimetrico di massima del fabbricato e indicazione del prospetto a cui si riferisce la foto;

-        documentazione fotografica del contesto ambientale con inquadratura anche dell’immobile oggetto d’intervento;

-        documentazione fotografica a colori degli elementi architettonici ritenuti tipici (finestre/cornici/inferriate/grate/cornici/conci/roste/torrini di camini) con schematizzazione dei prospetti per la individuazione degli elementi tipici;

-        qualora l’immobile era originariamente tinteggiato dovrà essere presentato un particolare  fotografico ravvicinato della vecchia tinta, se ancora rileggibile;

-        relazione di massima con le indicazioni delle previsioni progettuali con particolare riferimento ai tipi ricorrenti individuati.

Le foto rimarranno di proprietà del Comune e serviranno anche per contribuire alla formazione del “Repertorio dei tipi e degli elementi ricorrenti”. 

2.b) Edilizia ordinaria tradizionale prevalentemente alterata. 

Si intendono compresi in tale definizione gli edifici descritti alla precedente lettera a) che hanno subito però in epoca recente modifiche e alterazioni consistenti per interventi innovativi o cause accidentali, pur conservando ancora alcuni significativi elementi tipologici costruttivi e decorativi propri dell'edilizia tradizionale.

 2.c) Edilizia ordinaria recente, totalmente degradata, o priva di caratteri tradizionali. 

Si intendono compresi in tale definizione tutti gli edifici ordinari con prevalente destinazione residenziale che risultano costruiti, ricostruiti o completamente trasformati dalla fine dell'ultima guerra ad oggi, con caratteri che sono quindi mera espressione della cultura edilizia attuale, nonché quei manufatti che, pur se di origine più antica, appaiono comunque del tutto privi di qualità e caratteri tradizionali apprezzabili. 

2.d) Edilizia speciale, monumentale o atipica . 

Sono da comprendere in tale definizione gli edifici monumentali, i grandi complessi edilizi, ed in genere i manufatti che si differenziano dal tessuto edilizio ordinario e ricorrente per dimensioni, qualità storico‑artistiche, particolari caratteristiche tecniche, costruttive o tipologiche, specifiche funzioni e destinazioni d'uso.

Sono tali ad esempio le chiese, i santuari, le abbazie e i conventi, i palazzi pubblici, le ville e i palazzi monumentali, le rocche e i castelli, le torri, le porte e le mura urbiche, le fontane e gli acquedotti, le logge e i mercati,  gli edifici in genere esclusivamente destinati, in origine o attualmente adibiti, a scuole, banche, carceri, caserme, magazzini e altri usi pubblici o privati particolari. 

3.        Le aree attualmente inedificate sono classificate come segue: 

3.a) Aree inedificate pubbliche o ad uso pubblico.

 In tali aree sono comprese le strade, le piazze, i parcheggi, le scalinate, i parchi e i giardini ed ogni altra superficie demaniale o comunque di proprietà pubblica o privata, attualmente destinata, con le eventuali attrezzature, a servizio della collettività, compreso il piano terra di vie e piazze porticate. 

3.b) Aree inedificate di rispetto. 

Sono da comprendere in tale definizione i terreni agricoli, il verde privato o le aree incolte situate a margine di ciascun insediamento storico, lungo le mura urbiche, e intorno a edifici storici e complessi monumentali o siti panoramici e di belvedere, che rimanendo inedificate salvaguardano il decoro, la integrità, le visuali e la fruizione in genere di tali immobili e dell'intero contesto da parte della collettività. 

3.c) Aree inedificate di pertinenza degli edifici esistenti. 

Sono da comprendere in tali aree le corti, i cortili, le chiostrine, i giardini, gli orti, le strade private, ed ogni altra superficie che pur occupata da manufatti precari, sia comunque libera da volumi e strutture edilizie permanenti, e risulti in un rapporto di continuità fisica e dipendenza funzionale con l’area di sedime di un edificio esistente, in modo da costituire effettivamente o potenzialmente una pertinenza esclusiva dell’edificio medesimo. 

ART. 73

INDIVIDUAZIONE DELLE AREE E DEGLI EDIFICI 

1.        Il Piano Attuativo per intervento di recupero di cui al precedente art. 71 individua e classifica le aree e gli edifici di cui all’art. 72; in assenza di Piano Attuativo l’individuazione e la classificazione è fatta volta per volta, per la parte interessata, in occasione di ciascun intervento edilizio, dal progettista incaricato e quindi confermata dal competente organo tecnico comunale nell’ambito dell’istruttoria preliminare al rilascio dell’atto abilitativo all’intervento stesso. A tale fine l’unità edilizia interessata dovrà essere valutata in rapporto all’intero contesto storico-urbanistico o naturalistico-ambientale nel quale è inserita. 

2.        Con il presente regolamento possono essere inoltre individuate e specificamente disciplinate con il Piano Attuativo per intervento di recupero: 

2.a) ulteriori aree per la realizzazione di attrezzature e servizi pubblici o privati ad uso pubblico, ad integrazione di quelle già esistenti per l'adeguamento agli standard urbanistici; 

2.b) eventuali aree edificabili che, in lotti singoli o associati a edifici di tipo recente ed alle relative aree di pertinenza, possono essere destinati a interventi di nuova edificazione o di ristrutturazione urbanistica, secondo le norme di cui al successivo capo XI. 

 ART. 74

IL REPERTORIO DEI TIPI E DEGLI ELEMENTI RICORRENTI 

1. L’Amministrazione comunale acquisisce la documentazione di cui all’art. 72, man mano che verranno individuati e descritti gli  elementi e varietà tipologiche caratteristiche dell'edilizia tradizionale locale, e può  procedere anche  autonomamente, alla schedatura e classificazione di edifici e tipi ricorrenti presenti nel territorio comunale.  

ART. 75 
CLASSIFICAZIONE DEGLI ELEMENTI COSTRUTTIVI E DECORATIVI  
1.        Tutti gli elementi costruttivi, architettonici, decorativi, accessori e di finitura, che concorrono alla formazione delle unità edilizie sono distinti, in relazione al pregio e alle loro qualità storico artistiche, secondo la seguente classificazione: 

1.a) elementi qualificanti irripetibili o di particolare pregio; si intendono tali gli elementi che per la rarità e la particolare qualità storica o artistica, la complessità di fattura, la particolarità di materiali e soluzioni tecniche e costruttive, sono da ritenere testimonianze uniche e irripetibili dell'arte e della cultura edilizia locale, o comunque essenziali per determinare le caratteristiche peculiari dell'edificio in cui sono inseriti;

1.b) elementi qualificanti comunemente ripetibili; sono da intendere tali gli elementi che contribuiscono in modo rilevante a determinare i caratteri e la qualità dell'edificio, ma presentano tuttavia qualità di fattura, materiali e soluzioni tecniche che ne permettono la riproduzione fedele con i mezzi e la manodopera tuttora disponibili;

1.c) elementi secondari non qualificanti; quelli che per il modesto valore intrinseco e i caratteri poco rilevanti rispetto al contesto, non concorrono in modo significativo alla qualità estetica e storico artistica dell'edificio;

1.d) alterazioni improprie, comprendenti tutti gli elementi aggiunti, sostituiti o modificati a seguito di interventi recenti, comunque successivi all'ultima guerra mondiale, con tecniche e modalità non congruenti con i caratteri storici, architettonici e costruttivi propri dell'edificio;

1.e) alterazioni pregiudizievoli, comprendenti gli elementi aggiunti, sostituiti o modificati impropriamente in epoca recente che per le loro dimensioni, la posizione o la particolare fattura, alterano, occultano, o comunque pregiudicano la conservazione e la fruizione degli elementi qualificanti o di particolare pregio. 

2.        Ciascun progetto d'intervento dovrà provvedere alla valutazione degli elementi costitutivi dell'edificio interessati dall'intervento stesso nei termini di cui sopra. 

ART. 76

DEFINIZIONE E INDIVIDUAZIONE DELLE UNITÀ EDILIZIE. 

1.        Per consentire la classificazione degli immobili e la conseguente disciplina degli interventi, nell'ambito delle aree edificate sopra definite il tecnico progettista individua  i singoli edifici o Unità edilizie così come meglio specificato : 

-        si intende per unità edilizia un insieme di strutture portanti ed elementi costruttivi, funzionali o decorativi, reciprocamente connessi in modo da formare con continuità da cielo a terra una entità strutturalmente autonoma ed esteticamente omogenea, sia essa isolata o parzialmente collegata ad unità adiacenti, funzionalmente completa o incompleta, composta da un'unica proprietà o da più unità immobiliari o parti di esse. 

2.        Ai fini della corretta individuazione delle unità edilizie deve essere in particolare considerata la continuità e la connessione delle strutture portanti, e l'unitarietà architettonica dei prospetti principali e delle coperture. Non sono determinanti invece l'unitarietà funzionale, né quella patrimoniale, riferite alle condizioni attuali dell'immobile, nel senso che una unità edilizia che abbia i necessari requisiti strutturali e architettonici potrà comprendere anche unità immobiliari, o parti di esse, che si completano funzionalmente in edifici adiacenti. 

3.        In particolare per l'«edilizia tradizionale prevalentemente integra» dovranno essere individuate le unità edilizie definitesi tali in epoca storica, siano esse originarie o frutto di successive ristrutturazioni unitarie comunque anteriori all'ultima guerra mondiale, escludendo le condizioni di fatto dovute a modifiche, accorpamenti, frazionamenti, e interventi in genere d'origine recente. L'individuazione delle unità edilizie storiche è in ogni caso accertata se trova riscontro in documentazioni fotografiche storiche, da catastali storici o da altra documentazione che l’Amministrazione ritenga essere valida per l’individuazione. 

4.        L'individuazione dell'unità edilizia è fatta, in sede di Piano Attuativo per intervento di recupero o, in assenza di Piano l’individuazione è fatta volta per volta, in occasione di ogni singolo intervento, dal progettista incaricato e quindi confermata dal competente organo tecnico comunale nell'ambito della istruttoria preliminare all'atto abilitativo dell'intervento stesso. 

ART. 77 
INTERVENTI UNITARI PER UNITÀ MINIME, PER COMPARTI, O

PER SINGOLI ELEMENTI 

1.        Gli interventi globali di restauro o ristrutturazione dovranno essere progettati e realizzati in modo unitario, prendendo rispettivamente in considerazione come Unità Minima d'intervento l'intera unità edilizia storica o quella attuale, nonché le eventuali aree e i manufatti accessori dì pertinenza, in modo che a ciascuna unità individuata corrisponda una determinata categoria d'intervento ed un progetto compiutamente definito. 

2.        E’ possibile la realizzazione di interventi unitari per comparti o subcomparti comprendenti due o più unità edilizie che si presentino in aggregazioni lineari a schiera o accentrate a blocco o isolato, purché tanto nella individuazione delle categorie d'intervento che nella redazione dei conseguenti progetti siano rispettate le diverse identità esistenti tra i vari edifici che formano il comparto. 

3.        Sia negli interventi globali che in quelli parziali o elementari di manutenzione, restauro, o ristrutturazione, dovranno comunque essere realizzate e completate in modo unitario tutte le opere relative a quelle parti o insiemi di elementi dell'edificio che presentando una inscindibile unità dal punto di vista estetico, costruttivo o funzionale devono essere considerati «elementi unitari». A tal fine sono da considerare «elementi unitari» ad esempio:

-           i paramenti murari, gli intonaci, le tinteggiature, nonché le aperture, gli infissi e i serramenti, le decorazioni, le finiture e gli altri accessori della medesima facciata di un edificio e in particolare di tutti i prospetti compiutamente definiti;

-           i manti di copertura, gli sporti e i canali di gronda, e gli altri elementi di copertura della stessa unità edilizia, anche in caso di discontinuità nell'articolazione delle falde;

-           gli archi, le volte, le strutture archivoltate e porticate disposte in successione;

-           i solai, i pavimenti, i controsoffitti, e tutti gli elementi che delimitano ambienti unitariamente definiti;

-           gli androni e i corpi scala continui;

-           gli impianti e le strutture portanti reciprocamente connesse, gli elementi in genere che rientrano fra le parti comuni degli edifici condominiali.                              

ART. 78

EDIFICI CONTIGUI  
1.        Per le unità edilizie strutturalmente connesse con edifici contigui, le opere di consolidamento o miglioramento ai fini antisismici relative alle parti comuni dovranno essere concertate, ovvero si dovrà provvedere a rendere le strutture reciprocamente indipendenti. 

2.        Dovranno, per quanto possibile essere rese strutturalmente indipendenti le unità edilizie in muratura di tipo tradizionale da quelle ricostruite o ristrutturate con strutture in acciaio o in cemento armato, e gli edifici che, pur omogenei strutturalmente, presentino forti disparità dimensionali. 

3.        In facciata, eventuali giunti fra muri continui di differente identità potranno essere realizzati con un taglio sigillato con stucco colorato nella stessa tonalità di uno dei due paramenti contigui. 

                                        ART. 79

DEFINIZIONE E ARTICOLAZIONE DELLE CATEGORIE D'INTERVENTO 

1.        Tutti gli interventi relativi al recupero dell'edilizia esistente negli ambiti territoriali individuati dal Piano di recupero o dal Regolamento edilizio sono distinti e classificati secondo le categorie d'intervento definite all'articolo 31, l° comma, della L. 457/78, le quali delineano, per l'intera unità edilizia cui sono riferite, l'ampiezza, il grado di innovazione e le finalità prevalenti degli interventi e delle opere che è possibile realizzare nell'ambito dell'unità edilizia stessa. Ai fini dell'applicazione delle presenti norme e delle procedure autorizzative previste dalla legislazione vigente, tali categorie sono ulteriormente dettagliate e articolate come indicato al successivi commi. 

2.        Gli interventi di manutenzione ordinaria, di cui alla lettera a) del citato articolo 31, sono limitati alle opere di finitura, quali ad esempio gli intonaci, le rabboccature, le tinteggiature, le decorazioni dipinte, i pavimenti, i manti di copertura, e in genere i rivestimenti e i trattamenti superficiali delle parti strutturali o accessorie dell'edificio. La sostituzione e il rinnovamento delle finiture non comprendono anche l'eliminazione o la trasformazione di detti elementi, né aggiunte o modifiche di altro genere rispetto alla soluzione originale; analogamente l'integrazione degli impianti esistenti non comporta l'installazione di nuovi impianti ma solo il completamento di quelli già in opera. 

3.        Nella ristrutturazione edilizia di cui alla lettera d) del suddetto articolo 31 si intendono compresi gli interventi di seguito definiti: 

d/1 ‑ Interventi di ristrutturazione edilizia parzial­mente conservativa, quelli che prevedono in particolare, nell'ambito della medesima unità edilizia, la conservazione e il restauro degli elementi tradizionali qualificanti o di particolare pregio, e la ristrutturazione delle parti e degli elementi rimanenti, sia interni che esterni all'edificio, alterati a causa di modifiche recenti o comunque privi di qualità significative; 

d/2 ‑ Interventi di ricostruzione in situ, quelli che prevedono la completa demolizione e la successiva ricostruzione dell'intera unità edilizia esistente, nella medesima area di sedime e secondo gli stessi limiti planovolumetrici; 

d/3 ‑ Interventi di ristrutturazione edilizia totale, quelli che comportano la ricostruzione dell'unità edilizia con variazioni planovolumetriche nell'ambito dei lotto formato dall'area di sedime dell'unità edilizia preesistente e dalle eventuali pertinenze. 

4.        Inoltre per interventi di ristrutturazione urbanistica definiti alla lettera e) del suddetto art. 31 si intendono quelli che comportano la modifica, il frazionamento o l'accorpamento dei lotti formati dall'area di sedime e relative pertinenze di una o più unità edilizie esistenti, e da eventuali aree inedificate contigue. 

5.        Infine le opere interne di cui all'art. 26 della L. 47/85 e successive modifiche si intendono ulteriormente articolate e precisate come segue: 

5.1- Opere interne di manutenzione e restauro, sono da intendere quelle limitate alla singola unità immobiliare e ad opere e interventi elementari di tipo esclusivamente conservativo;

5.2. Opere interne di ristrutturazione parziale, quelle di tipo innovativo sempre limitate alla singola unità immobiliare;

5.3. Opere interne di ristrutturazione totale, quelle estese a più unità immobiliari della stessa unità edilizia. 

ART. 80

TIPI DI OPERE ED INTERVENTI ELEMENTARI  
1.        In relazione alle qualità e alle specifiche caratteristiche dei singoli elementi costruttivi e decorativi sono inoltre definiti i seguenti tipi di opere e interventi elementari: 

1.a) Interventi meramente conservativi: prevedono la conservazione degli elementi tradizionali qualificanti o di particolare pregio, con operazioni che, mediante tecniche e modalità particolari, ne prolungano la permanenza e l'efficienza nel tempo, senza modificarne in maniera apprezzabile la sostanza e l'aspetto esteriore; sono interventi conservativi ad esempio:

‑ la pulitura e la rimozione in genere di sostanze sovrapposte in superficie, eseguita con le tecniche appropriate e le necessarie cautele;

‑la riparazione e la reintegrazione di piccole parti alterate o mancanti con materiale della stessa qualità;

‑ il consolidamento interiore, realizzato mediante l'inserimento di sostanze leganti o altri idonei supporti, in modo da non incidere sull'aspetto esteriore:

‑i trattamenti di protezione superficiale mediante l'applicazione di pitture, vernici, rivestimenti o sostanze incolori, in conformità con le soluzioni di finitura originali;

1.b) Interventi di restituzione, finalizzati a modificare lo stato di fatto per ridare in tutto o in parte alla unità edilizia o ai singoli elementi l'integrità originale o comunque frutto delle successive fasi storiche; sono interventi restitutivi;

‑ la demolizione e il successivo rifacimento in conformità all'originale degli elementi qualificanti dei quali è possibile la ripetizione con tecniche tradizionali ancora in uso;

‑ il ripristino degli elementi di cui sopra in tutto o in parte mancanti, sulla base di tracce, indizi e documenti che testimonino con certezza la loro primitiva fattura;

‑eliminazione delle alterazioni improprie e delle aggiunte incongrue o pregiudizievoli d'origine recente, provvedendo quindi alle necessarie reintegrazioni;

1.c) Interventi modificativi e integrativi compatibili con l'edificio, si intendono quelli che per le parti di edificio cui sono riferiti, per la modesta entità, la fattura o la particolare disposizione, comportano modifiche indispensabili ai fini statici o funzionali ma esteticamente poco apprezzabili e comunque non pregiudizievoli per la conservazione degli elementi qualificanti o di particolare pregio né per la qualità architettonica e storico artistica dell'intera unità edilizia; sono interventi modificativi compatibili ad esempio;

‑ la sostituzione, la modifica o l'eliminazione di parti secondarie non qualificanti;

‑ la sostituzione o la modifica di parti già manomesse, in luogo della loro eliminazione;

‑ le integrazioni e le aggiunte di impianti, servizi, strutture ausiliarie ed elementi accessori necessari per l'adeguamento statico e funzionale della unità edilizia alle attuali esigenze d'uso, realizzate secondo soluzioni e modalità tali da non pregiudicare l'integrità delle parti rimanenti;

1.d) Interventi innovativi compatibili col contesto, sono tutti gli interventi che comportano modifiche dell'edificio esistente e aggiunte più o meno rilevanti, da realizzare tuttavia entro limiti e secondo modalità tali da risultare compatibili, o comunque non pregiudizievoli per la tutela dei particolari caratteri del contesto nel quale è inserita l'unità edilizia oggetto d'intervento. 

ART. 81

DISCIPLINA DEGLI INTERVENTI NELLE AREE EDIFICATE. 

1.        (Edilizia tradizionale sostanzialmente integra). Per gli edifici compresi nell'edilizia tradizionale sostanzialmente integra, e per le relative aree di pertinenza, sono consentiti solo gli interventi di manutenzione e restauro di cui all'art. 31, l° comma, lettere a), b), c) della L. 457/78, da realizzare nel rispetto delle ulteriori prescrizioni e modalità d'esecuzione dettate al successivo capo X, in relazione alle qualità e alle specifiche caratteristiche dei vari elementi che costituiscono le unità edilizie. 

2.        In tali edifici in particolare:

-        dovranno essere oggetto solo di opere e interventi meramente conservativi, secondo le modalità anzidette, gli elementi costruttivi e decorativi di particolare pregio e gli altri elementi tradizionali qualificanti che presentano caratteri irripetibili;

-        potranno essere oggetto di ripristino o di demolizione e successivo rifacimento gli elementi qualificanti completamente deteriorati o mancanti, solo ove si tratti di elementi semplici comunemente ripetibili e vi sia una documentazione sufficiente per garantirne il rifacimento in conformità all'originale fattura;

-        è consentita inoltre l'eliminazione delle alterazioni improprie frutto di modifiche o aggiunte di origine recente, provvedendo quindi al successivo ripristino della condizione originaria o dovuta comunque a trasformazioni di epoca storica;

-        dovranno in ogni caso essere rimosse le aggiunte che pregiudicano l'aspetto esteriore dell'edificio o l'integrità e la conservazione di singoli elementi di particolare pregio;

-        sono consentiti infine interventi sostitutivi o modificativi che riguardino esclusivamente parti ed elementi secondari e non qualificanti ovvero elementi già completamente manomessi di cui non sia necessaria l’eliminazione o il ripristino, nonché gli interventi integrativi limitati alla realizzazione dì nuovi impianti, servizi, strutture ausiliarie ed altri accessori, necessari per esigenze statiche o funzionali, purché tali interventi risultino compatibili con le restanti parti dell'unità edilizia, non comportino alterazioni e modifiche degli elementi qualificanti o di particolare pregio e non risultino comunque pregiudizievoli per le parti dell'edificio esposte alla pubblica vista. 

3.        (Edilizia tradizionale prevalentemente alterata). Per l'edilizia tradizionale che presenta consistenti alterazioni sono consentiti tutti gli interventi di manutenzione e restauro di cui all'art. 31, lettere a), b), c) della suddetta L. 457, nonché le opere interne e gli interventi di ristrutturazione edilizia parzialmente conservativa sopra definiti, che dovranno comunque prevedere:

-        la conservazione, il restauro e la eventuale reintegrazione degli elementi tradizionali qualificanti o di particolare pregio ancora presenti, secondo le stesse norme e modalità d'esecuzione indicate per l'edilizia prevalentemente integra;

-        l'eventuale ristrutturazione degli elementi e delle parti sostanzialmente manomesse, alterate, o prive di caratteri qualificanti, con sostituzioni, modifiche o ricostruzioni da realizzare comunque nell'ambito dell'area di sedime e dei limiti planovolumetrici precedenti, nonché nel rispetto delle particolari prescrizioni e modalità d'esecuzione di cui al successivo capo X, in modo da risultare compatibili e congruenti con le parti da conservare dell'unità edilizia preesistente e con il circostante contesto. 

4.        (Edilizia recente, totalmente alterata o priva di connotati tradizionali). Per l'edilizia recente o ad essa assimilata, e per le relative aree di pertinenza, sono consentiti tutti gli interventi e le opere di cui all'art. 31, lettere a), b), c), della L. 457/78, nonché gli interventi di ristrutturazione edilizia compresa la totale demolizione e l'eventuale ricostruzione in situ da realizzare nelle stesse forme planovolumetriche dell'edificio preesistente e nel rispetto dei limiti e delle prescrizioni dettate al successivo capo XII, per garantire un inserimento congruente con le qualità e i particolari caratteri del circostante contesto. 

5.        Sono possibili inoltre per l'edilizia recente o assimilata, sempre nel rispetto delle prescrizioni suddette:

-        interventi di ristrutturazione edilizia totale con variazioni dell'impianto e della consistenza planovolumetrica nell'ambito del lotto comprendente l'area di sedime ed eventuali pertinenze dell'unità edilizia originaria;

-        interventi di ristrutturazione urbanistica comprendente la modifica dei lotti formati da uno o più edifici esistenti ed aree edificabili adiacenti. 

Il piano di recupero, o altro strumento attuativo d'iniziativa pubblica o privata, individua e definisce in termini planovolumetrici i suddetti interventi di ristrutturazione nei limiti inderogabili previsti dalle norme urbanistiche e del vigente Programma di Fabbricazione. 

6.        (Edilizia speciale, monumentale o atipica). Per gli edifici, i complessi edilizi, e i singoli manufatti che rientrano in tale classificazione, sono possibili tutti gli interventi specificamente previsti da un piano attuativo o da un eventuale progetto di opera pubblica esteso all'intero immobile o complesso edilizio; in mancanza di ciò, sono comunque consentiti:

-           per gli edifici monumentali o di particolare interesse storico artistico solo interventi di manutenzione e restauro col rispetto delle stesse prescrizioni dettate per l'edilizia tradizionale sostanzialmente integra;

-           per gli altri immobili di tipo recente anche interventi di ristrutturazione interna o parziale, con le prescrizioni e modalità dettate per l'edilizia alterata.

 ART. 82

DISCIPLINA DEGLI INTERVENTI NELLE AREE INEDIFICATE 

1.        (Aree inedificate pubbliche). Le aree inedificate pubbliche o ad uso pubblico devono essere conservate tali, con interventi di manutenzione, restauro o ripristino delle pavimentazioni tradizionali e delle sistemazioni a verde, salvo differenti previsioni dì uno strumento attuativo o di un piano di intervento pubblico esteso all'intero insediamento storico. Per le attrezzature da installare ad opera dei privati, previa concessione del suolo pubblico si applicano le norme di cui ai rispettivi articoli del capo VII. 

2.        (Aree di rispetto).  Il Piano Attuativo per intervento di recupero individua le aree di rispetto interne o esterne a ciascun insediamento, specificando le parti che devono rimanere inedificabili e definendo in termini planovolumetrici l'edificabilità delle parti restanti, nei limiti di densità e altezza consentiti dal piano regolatore e dalle leggi vigenti e comunque in modo che la loro utilizzazione non rechi pregiudizio alle visuali dell'intero contesto d'interesse storico artistico o naturalistico ambientale, o ai singoli beni immobili in esso contenuti. In assenza di piano, nelle aree di rispetto inedificate possono essere realizzati solo gli interventi di manutenzione o sistemazione di cui al successivo articolo 85. 

3.        (Aree di pertinenza). A tali aree si applicano rispettivamente le categorie d'intervento e le specifiche normative previste per gli edifici cui sono riferite. Per l'edilizia recente e assimilata il Piano Attuativo per intervento di recupero individua e attribuisce ai diversi edifici le aree di pertinenza effettive e quelle non ancora rese tali, che in caso di interventi di ricostruzione o ristrutturazione con variazioni planovolumetriche dovranno essere vincolate e acquisite dai proprietari per l'attuazione degli interventi medesimi. In caso contrario, o in assenza di piano, le aree di pertinenza devono rimanere inedificate, provvedendo ai necessari interventi di manutenzione e sistemazione di cui al successivo articolo 85. 

4.        (Aree edificabili). Per le nuove costruzioni e le ristrutturazioni, da realizzare in aree edificabili eventualmente previste dal Programma di Fabbricazione o dallo strumento attuativo si applicano le norme di cui al capo XII; le aree inedificate risultanti da tali interventi dovranno essere sistemate e mantenute come indicato al comma precedente. 

ART. 83

DISCIPLINA DELLE DESTINAZIONI D'USO 

1.        Nei centri storici, il presente regolamento, tramite Piano Attuativo per intervento di recupero, disciplina le destinazioni d'uso in applicazione delle leggi vigenti in materia, previo censimento di quelle esistenti, fissando limiti e parametri relativi o assoluti in relazione alla dotazione di spazi pubblici, servizi e attrezzature, e ad eventuali fenomeni di congestione o spopolamento. 

2.        In mancanza di Piano, sia per gli edifici che per le aree inedificate (fatta esclusione per le attività insalubri, rumorose, e allevamento e ricovero animali non da bassa corte), è consentito il mantenimento delle destinazioni d'uso attualmente esistenti, come documentate alla data di adozione del presente Regolamento dai registri catastali o da altri atti ufficiali più aggiornati, ad eccezione dei casi di incompatibilità di cui al successivo 4° comma. 

3.        Per le suddette aree ed edifici, ad eccezione di quelli compresi nell'edilizia speciale, sono inoltre ammesse variazioni nell'ambito delle destinazioni sotto elencate, purché ciò non comporti comunque modifiche, integrazioni o altre opere edilizie, in contrasto con le norme del presente Regolamento:

‑ abitazioni e residenze in genere, unifamiliari, plurifamiliari o collettive (varie categorie del gruppo A della classificazione catastale);

‑ uffici, studi, sedi per attività culturali, amministrative e di rappresentanza pubbliche e private (categorie A/10, e B/4 della classificazione catastale);

‑ esercizi pubblici per il ristoro e il commercio al dettaglio, attività ricettive e ricreative, rimesse, depositi. officine e laboratori artigianali (varie categorie del gruppo C). 

4.        Nell'edilizia residenziale i cambi di destinazione di cui alle categorie B) e C) non potranno interessare una superficie superiore al 50 per cento delle superfici utili complessive di ciascun edificio; quelle di cui alla categoria C) dovranno inoltre limitarsi ai piani terreni, interrati o seminterrati, con superfici inferiori a 200 mq. per ogni unità immobiliare corrispondente a ciascun esercizio. Sono escluse comunque le attività insalubri, nocive, rumorose, moleste o comunque incompatibili con il mantenimento della prevalente funzione residenziale e dei tradizionali caratteri propri del contesto edilizio storico. 

5.        Per gli edifici, i complessi edilizi e i manufatti compresi nell'edilizia speciale e in genere per tutte le unità edilizie totalmente classificate nelle categorie A/8, A/9, A/11, B, D, è escluso ogni cambio di destinazione che non rientri nelle previsioni di un piano urbanistico generale o attuativo. 

6.        A seguito dei lavori di cui all’art. 31 della L.457 lett. a-b-c-d nei centri storici e zone A é consentito comunque il mantenimento della destinazione d’uso dei locali precedente ai lavori, anche in deroga ai requisiti previsti dalle norme di igiene edilizia, purché documentata da  atti certi. In casi limitati, per  giustificati  motivi di carattere urbanistico, per il miglioramento del contesto ambientale, previo esame preliminare della Commissione edilizia Comunale è possibile l’utilizzazione a fini abitativi di locali privi dei requisiti previsti dalle norme di igiene edilizia, a condizione che l’A.S.L., nell’ambito della discrezionalità tecnica di sua competenza, tenuto conto delle condizioni climatiche e della locale tipologia edilizia, valuti favorevolmente l’igienicità della situazione sottoposta al suo esame. 

ART. 84

IMPIANTI E CANALIZZAZIONI 

1.        Sia nell'edilizia tradizionale che in quella recente, non è consentita l'installazione di caldaie, serbatoi, motori, condizionatori, antenne paraboliche, pannelli solari e altri macchinari e apparecchiature tecniche, sui prospetti, nei balconi, sulle coperture, e in genere lungo le strutture perimetrali degli edifici esposte alla pubblica vista, né all'interno di cortili o ambienti connotati da elementi architettonici e decorativi qualificanti o di particolare di pregio. Tali attrezzature, compatibilmente con le norme di sicurezza e le esigenze funzionali, potranno trovare collocazione nelle chiostrine, nei locali terreni o in elevazione privi di elementi qualificanti, in vani interrati o seminterrati appositamente ricavati nelle aree di pertinenza, ovvero nei sottotetti e nei terrazzini ricavati dalla interruzione delle falde spioventi senza emergere dal profilo complessivo delle coperture. 

2.        Ad eccezione degli scarichi pluviali, che dovranno comunque essere in rame a sezione circolare di diametro non superiore a 12 cm., sui paramenti di prospetto possono essere applicati solo cavi e condutture di sezione non superiore a 25 mm. compresa la guaina o altro rivestimento, in rame o altro tipo di materiale comunque rigido, liscio, e dello stesso colore del paramento. Tali condutture dovranno essere in numero ridotto per ogni prospetto e opportunamente distanziate da spigoli, aperture, superfici decorate e membrature con andamento parallelo; inoltre in caso di intervento di manutenzione o ristrutturazione dovranno essere collocati sotto traccia tutti i cavi e le condutture sottili presenti nei prospetti con paramento intonacato. 

3.        Valvole, riduttori, misuratori, e altri apparecchi accessori potranno, se necessario, essere collocati lungo i prospetti esterni, entro appositi vani muniti di sportello in rame o altro materiale dello stesso colore del paramento intonacato; non è consentita comunque l'alterazione di facciate compiutamente definite, né di membrature, aperture, o altri elementi architettonici e decorativi. 

4.        Le colonne di scarico, le canne fumarie, e le condotte in genere di grossa sezione devono per quanto possibile essere inserite in appositi vani e cavedi all'interno delle murature perimetrali dell'edificio, senza pregiudizio per le strutture portanti né per ambienti qualificati, o altrimenti lungo chiostrine, cortili, o prospetti secondari privi comunque di elementi architettonici o decorativi di particolare pregio. In tal caso detti elementi dovranno essere rivestiti in rame oppure foderati in muratura intonacata o altro materiale liscio tinteggiato nello stesso colore del paramento; dovranno in ogni caso rimanere all'interno i gomiti, le imbrache, e i raccordi orizzontali o inclinati. 

ART. 85

SISTEMAZIONE E MANUTENZIONE DELLE AREE INEDIFICATE DI

PERTINENZA 

1.        Ne centri storici le aree di pertinenza e in genere le aree private inedificate devono essere mantenute tali, salvo diversa previsione di un piano attuativo, sistemando a prato, arricchito con essenze arboree o arbustive, almeno due terzi delle superfici non interamente circoscritte da edifici. 

2.        Dovranno essere comunque oggetto di conservazione e restauro le sistemazioni originali esistenti ad orto o a giardino, e in particolare le siepi e le alberature d'alto fusto, nonché i muri di recinzione e le pavimentazioni di tipo tradizionale in mattonato, basolato o acciottolato. 

3.        Nell'edilizia rurale dovranno essere convenientemente sistemate tutte le aree di pertinenza prospicienti l'edificio principale, sia esso una villa, una casa padronale o una casa colonica, conservando comunque piante ornamentali e alberi d'alto fusto esistenti, eventuali viali d'accesso con relativi portali e alberature, nonché i parchi e i giardini all'italiana o all'inglese con le rispettive sistemazioni. 

ART. 86

INTERVENTI NEL SOTTOSUOLO 

1.        Negli edifici oggetto di interventi conservativi si può provvedere alla manutenzione e al restauro dei vani interrati o seminterrati esistenti e alle eventuali opere di consolidamento in fondazione, previa occupazione ove necessario del suolo pubblico e completo ripristino a lavori ultimati delle pavimentazioni esistenti. 

2.        In caso di ristrutturazione o ricostruzione è consentita anche la creazione di nuovi vani utili o la modifica di quelli esistenti, esclusivamente per ospitare impianti tecnici o realizzare autorimesse e accessori a servizio dell'unità edilizia. I vani realizzati non potranno comunque eccedere i limiti dell'area di sedime del soprastante edificio, né i due terzi delle relative aree di pertinenza inedificate, e dovranno possedere i requisiti previsti dalle altre norme vigenti. 

3.        Non è consentita da parte di soggetti privati la realizzazione di vani sottostanti il suolo pubblico; eventuali ambienti preesistenti, qualora ne sia dimostrata la proprietà, potranno continuare ad essere detenuti segnalandone i dati catastali all'Amministrazione comunale e chiudendo l'eventuale comunicazione con altri vani o cunicoli. 

ART. 87

RINVENIMENTI E SCOPERTE. 

1.        Il rinvenimento di eventuali sepolture, reperti archeologici, ed elementi architettonici e decorativi di particolare pregio o interesse storico artistico casualmente riportati alla luce durante i lavori di scavo o demolizione, dovrà essere immediatamente segnalato al Comune, alla Soprintendenza, o ad una qualsiasi autorità di polizia, sospendendo la prosecuzione di ogni attività che possa pregiudicare la conservazione e il recupero di quanto rinvenuto in attesa dei provvedimenti delle amministrazioni competenti. 

                                                        ART. 88

PROVE DI FINITURA E SIMULAZIONI DA PREDISPORRE IN LOCO 

1.        Nei casi indicati ai successivi articoli 89,90,91,106,112 prima di procedere alla realizzazione dei relativi interventi dovrà essere predisposta in loco una opportuna campionatura dei colori e dei tipi di finitura previsti. La scelta della soluzione definitiva dovrà essere approvata da un rappresentante del competente organo tecnico dell'Amministrazione comunale convocato sul posto e documentata con apposito verbale di sopralluogo che costituirà parte integrante della procedura di autorizzazione, ove dovuta, ai sensi  del D.Lgs. 490/99 (ex leggi 1° giugno 1939, n. 1089, e 29 giugno 1939, n. 1497).

2.        Per gli interventi di ricostruzione, ampliamento, o nuova edificazione da realizzare in contesti storici o naturalistici particolarmente delicati, oltre all'integrazione dei documenti di progetto con plastici o simulazioni grafiche e fotografiche, potrà essere richiesta da parte dell'organo tecnico responsabile dell'istruttoria preliminare all'atto abilitativo la predisposizione di segnali planimetrici e altimetrici idonei a simulare, nel sito stesso interessato dall'intervento, l'esatto ingombro dell'immobile progettato ed il suo rapporto col circostante contesto. 

CAPO X

PRESCRIZIONI E MODALITÀ D'INTERVENTO

PER L’EDILIZIA TRADIZIONALE PREVALENTEMENTE INTEGRA 

 

ART. 89

MURATURE DI PROSPETTO

CON PARAMENTO ORIGINALE A FACCIA VISTA 

1.        Dovranno essere conservati nel loro tradizionale aspetto esteriore i muri con paramento originale a faccia vista, in conci di pietra squadrati o sbozzati, nonché in ciottoli, pietrame irregolare, o materiale misto, presenti nei prospetti esterni dell’edilizia rurale di tipo tradizionale, in quelli di origine medievale con elementi romanico‑gotici, nonché nei prospetti principali o secondari dell'edilizia rinascimentale o classico‑barocca rimasti fin dall'origine incompleti di finiture e decorazioni intonacate. 

2.        Di tali paramenti non è quindi consentita l'intonacatura, a meno che non si tratti di facciate il cui intonaco originale sia caduto per degrado naturale o per improprie demolizioni d'origine recente, nel qual caso si applicano le disposizioni per il ripristino dei paramenti intonacati di cui al successivo articolo.

 3.        Il consolidamento e la reintegrazione di parti lesionate o mancanti dovrà essere realizzato mediante riprese a cuci‑scuci con materiale di recupero o comunque omogeneo a quello originale per qualità e pezzatura; in particolare si dovranno impiegare mattoni pieni fatti a mano per le murature in mattoni o miste, conci bocciardati o sabbiati e pietrame sbozzato, rispettivamente di tipo calcareo, tufaceo, basaltico, arenario o marnoso arenaceo, negli altri casi.

 4.        Sia per i paramenti in mattoni stuccati che in pietrame rabboccato a raso sasso, è consentita la scarnitura dei giunti e la successiva ripresa delle rispettive finiture, che non dovrà tuttavia essere generalizzata ma limitata esclusivamente ai tratti mancanti o più degradati. Non dovranno essere rabboccati, ma solo stuccati in profondità lasciando i giunti netti, i paramenti del tutto privi di tale finitura. I giunti dei paramenti in mattoni da cortina o in pietra da taglio dovranno essere stuccati a raso della faccia vista, con malta pigmentata dello stesso colore del materiale in opera. 

5.        Per tutte le operazioni riferite al paramento in vista, dovranno essere impiegate esclusivamente malte di calce e sabbia, con gli eventuali accorgimenti necessari ad ottenere una colorazione quanto più possibile vicina a quella delle malte esistenti. Non sono consentite stilature, fugature o stuccature dei giunti realizzate sottosquadro o comunque in maniera diversa da quanto indicato al punto precedente, né con l'impiego di malte cementizie. 

6.        Potranno essere demolite o rimosse eventuali rincocciature, nonché parti di intonaco, muratura o altra varietà di materiali e finiture comunque estranei ai tipi di paramento sopra individuati. Non dovranno invece essere rimosse o alterate le tracce e i frammenti di strutture murarie preesistenti, ovvero lapidi, stemmi ed eventuali reperti archeologici. La pulitura, in particolare dei paramenti a cortina o in pietra concia, dovrà essere fatta con le modalità di cui al successivo articolo 92. 

7.        Il consolidamento delle murature in questione, oltre che mediante reintegrazioni a cuci-scuci, può essere realizzato anche con perforazioni armate ed iniezioni di miscele leganti, purché si provveda con le modalità idonee ad evitare la fuoriuscita di materiale e l'alterazione della faccia vista; è consentita altresì l'installazione di tiranti metallici e dei relativi paletti o piastre d'ancoraggio, semplici o angolari, evitando la loro sovrapposizione a cornici e membrature. Non è consentito invece l'inserimento, lungo i paramenti a faccia vista, di eventuali cordoli e architravi in metallo o cemento armato, o altri elementi strutturali di grosse dimensioni. 

ART. 90

MURATURE DI PROSPETTO

CON PARAMENTO ORIGINALE INTONACATO 

1.        Nelle facciate principali, o comunque prospicienti sulla pubblica via, che presentano una compiuta veste architettonica classico‑barocca, sia essa originaria o frutto di successive ristrutturazioni unitarie, caratterizzata da un sistema di membrature, cornici, basamenti, lesene e aperture contornate in pietra, in muratura intonacata o simulate pittoricamente, dovranno essere conservati i paramenti originali intonacati con intonaco di tipo tradizionale finito al grezzo o al civile, mediante riprese delle parti mancanti o decoese con malta di calce e finitura al grezzo o al civile analoga per qualità e spessore alle parti superstiti. 

2.        Ove non sia possibile il mantenimento, si potrà provvedere alla demolizione e al successivo rifacimento degli intonaci e delle relative tinteggiature, in conformità all'originale, fatti salvi eventuali elementi decorativi di particolare pregio. Nel corso della demolizione dovrà essere lasciato in opera un campione per ogni differente tipo di vecchio intonaco e di coloritura esistente, opportunamente scelto nelle parti meglio conservate, che dovrà servire come riferimento, fino alla definitiva sostituzione. 

3.        Nei prospetti di cui sopra si dovrà altresì provvedere al ripristino degli intonaci che risultano quasi completamente caduti, o che sono stati demoliti per impropri interventi di decorticazione, basandosi sulle tracce superstiti. 

4.        Gli intonaci al civile dovranno essere rifatti con arricciatura in malta comune e finitura formata da una sottile colla di malta a base di calce spenta, sabbia fine ed eventuali piccole quantità di cemento bianco, lisciata «alla pezza» o al fratazzino stretto, previa eventuale rabboccatura o rinzaffo in malta bastarda. Gli intonaci «a stucco» saranno formati con calce e polvere di marmo e lisciati col fratazzo metallico. 

5.        Lo spessore dei nuovi intonaci non dovrà differire in maniera apprezzabile dal precedente e non dovrà in ogni caso risultare modificata la sporgenza di cornici, lesene, ed altri risalti decorativi della superficie muraria. A tal fine, in presenza di murature dislivellate o visibilmente deformate, l'intonaco dovrà essere steso per piccoli tratti a seguire l'andamento della muratura stessa, senza l'ausilio di stagge e fasce di guida. 

6.        Non è consentita la decorticazione dei prospetti originariamente intonacati senza provvedere al successivo ripristino. Negli edifici che sono frutto di successive trasformazioni, potranno essere lasciati privi di intonaco eventuali lapidi, stemmi, ed elementi architettonici o decorativi in pietra o altro materiale a faccia vista, inseriti nelle murature di epoca precedente, purché si tratti di elementi compiuti e apprezzabili per qualità e consistenza; dovranno essere invece reintonacati i semplici frammenti e le tracce delle strutture precedenti prive di particolare significato e incompatibili con l'assetto architettonico unitario acquisito dal prospetto intonacato in virtù dei successivi interventi. 

ART. 91

PRESCRIZIONI PER IL RIFACIMENTO DELLE TINTEGGIATURE. 

1.        Nel caso dì rifacimento degli intonaci di tipo tradizionale con finitura al civile, si dovrà altresì provvedere al ripristino delle originarie tinteggiature, adottando una delle seguenti tecniche: 

a) «pittura a fresco», formata da una miscela di ossidi o terre colorate disciolte in latte di calce, passata sulla colletta ancora fresca; 

b) «pittura a calce» formata aggiungendo alla tinta di cui sopra una piccola percentuale di fissativo acrilico in emulsione. 

2.        Sui vecchi intonaci di tipo tradizionale, semplicemente reintegrati, si dovranno invece applicare esclusivamente pitture ai silicati del tipo comunemente reperibile in commercio, previa idonea preparazione del fondo con spolveratura e fissaggio della vecchia pittura. Invece per gli intonaci già rifatti e tinteggiati impropriamente in epoca recente, con l'impiego di malte cementizie e tinteggiature sintetiche, si potranno adoperare idropitture murali a base di resine acriliche di tipo commerciale, dopo aver provveduto alla preparazione uniforme del fondo con una mano di fissativo coprente, di colore bianco calce; oppure, nel caso dì intonaci cementizi lasciati al grezzo, si potrà provvedere alla stesura di una colletta colorata in pasta, unendo alla malta i colori necessari. 

3.        In tutti i casi di rifacimento delle tinteggiature di cui al presente paragrafo, dovrà essere rispettata l'unità cromatica originale di ogni facciata avente caratteri architettonici unitari, e viceversa la varietà cromatica esistente tra facciate differenti, o tra elementi diversi della stessa facciata. 

4.        Tanto per le facciate monocrome che per le combinazioni policrome, le nuove colorazioni dovranno essere scelte in conformità alle tinteggiature esistenti di tipo tradizionale, sulla base delle tracce conservate. Ove non siano reperibili tracce sicure della tinteggiatura originale o di quelle successive, si potrà scegliere una tinta che appare ricorrente nel tratto di strada in cui è situato l'edificio. In ogni caso, per le pareti di fondo, le tinte dovranno essere scelte nella gamma dei colori tradizionali dell'edilizia, compresa tra l'ocra gialla, l'ocra rossa, la terra verde, la terra d'ombra e la terra di Siena, naturali o bruciate, eventualmente mescolate fra loro e corrette con piccole percentuali di nero e bianco di calce o di zinco. 

5.        Le nuove tinteggiature, inoltre, non dovranno essere date «a corpo», cioè completamente piene e coprenti, ma «a velatura», ossia diluite in modo da lasciar trasparire leggermente la preparazione di fondo, che dovrà essere comunque di colore bianco calce.

ART. 92

ELEMENTI ARCHITETTONICI E DECORATIVI IN PIETRA

O IN LATERIZI A FACCIA VISTA

1.        Dovranno essere conservate tutte le membrature e gli elementi architettonici e plastico‑decorativi in pietra concia, inseriti nell'ambito delle strutture murarie perimetrali con paramento esterno sia intonacato che a faccia vista. Tali elementi potranno essere unicamente sottoposti ad operazioni di pulitura, consolidamento ed eventuale reintegrazione delle parti mancanti o gravemente deteriorate e dovranno comunque essere idoneamente trattati ogni qual volta si intervenga sul prospetto in cui sono collocati. Per paramenti in laterizio, o altro materiale lasciato a vista ne dovrà essere preventivamente concordato il trattamento con i competenti uffici comunali.

2.        Fanno eccezione a quanto sopra gli elementi lisci inseriti a raso di murature con paramento intonacato, e che costituiscono semplici soluzioni costruttive o frammenti di precedenti strutture, come spigoli, archi, architravi, stipiti, brani di cortina muraria, ecc. i quali dovranno essere intonacati insieme al restante paramento (vedi precedente articolo 90, 6° comma). 

3.        Ove necessario, gli elementi in pietra concia, in laterizio o altro potranno essere smontati e successivamente rimontati nella esatta collocazione originaria, previa esecuzione di un accurato rilevamento grafico e fotografico con numerazione dei singoli pezzi; ovvero si potrà procedere alla ricomposizione dei pezzi caduti, reintegrando le parti mancanti o maggiormente degradate. 

4.        Le reintegrazioni potranno essere eseguite, in ragione dell'ampiezza delle lacune, a stucco o con inserti di materiale della stessa qualità, in modo comunque da risultare congruenti per forma, granulometria e qualità cromatiche, oltreché compatibili da un punto di vista fisico‑chimico. 

5.        La pulitura, in particolar modo se riferita ad elementi intagliati, scolpiti o modanati, nonché a materiali teneri come le arenarie, o comunque già soggetti a processi di degrado, dovrà essere eseguita delicatamente, mediante lavaggio e rimozione manuale, previo eventuale fissaggio delle superfici decoese e idoneo trattamento con sostanze solventi e assorbenti; altri sistemi basati sull'impiego di sostanze anche debolmente abrasive o corrosive, sono ammessi unicamente per gli elementi lisci di materiale duro e compatto in perfetto stato di conservazione. 

ART. 93

ELEMENTI ARCHITETTONICI E DECORATIVI

IN MURATURA INTONACATA O SIMULATI PITTORICAMENTE 

1.        Tutti gli elementi plastico‑decorativi realizzati, anziché in pietra, in muratura intonacata ed eventualmente modanata come cornici, lesene, zoccolature, bugnati e membrature in genere, dovranno essere anch'essi conservati e restaurati con operazioni di ripulitura, consolidamento e reintegrazione o ripristino delle parti mancanti di cui sia riconoscibile l'identità. 

2.        Ove sia indispensabile la loro rimozione, detti elementi dovranno essere fedelmente ricostruiti, sulla base di un accurato rilevamento grafico e fotografico preventivamente eseguito nelle forme utili a rappresentare chiaramente ogni dettaglio ovvero mediante l'esecuzione di calchi. 

3.        Le membrature realizzate in muratura intonacata e dipinta ad imitazione dei corrispondenti elementi in pietra o in laterizio a faccia vista, dovranno essere ripristinate con il medesimo colore e trattamento di superficie che ripeta le qualità plastiche e cromatiche del particolare materiale imitato, come ad esempio, il «bianco travertino», il «grigio arenaria», il «rosso mattone», ecc. 

4.        Dovranno altresì essere ripristinate le eventuali decorazioni e le membrature architettoniche simulate pittoricamente a chiaroscuro, avvalendosi in tal caso di maestranze specializzate. Analogamente si dovrà procedere per il restauro di elementi di particolare pregio e complessità di fattura, come decorazioni a fresco, a tempera, a stucco, graffiti, marmoridee, ecc., le quali non potranno essere rimosse e ripristinate, ma conservate anche se ridotte in frammenti. 

ART. 94

APERTURE DI PROSPETTO ED ELEMENTI DI CONTORNO 

1.        Dovranno essere conservati nella forma e nella posizione esistente i vani di porte e finestre che, per connotazioni stilistiche e costruttive e reciproci rapporti formali, sono da attribuire all'assetto storicamente consolidato dell'edificio, sia esso originale o frutto di successive ristrutturazioni organiche, tanto che si tratti di aperture d'origine romanico‑gotica, con stipiti sormontati da archi o architravi in pietra squadrata o mattoni a faccia vista, oppure contornate da una mostra in risalto di tipo classico, sia in pietra o mattoni a faccia vista che in muratura intonacata o simulata pittoricamente. 

2.        Dovranno di conseguenza essere conservati, restaurati ed eventualmente reintegrati, come indicato ai precedenti articoli 92 e 93, tutti gli elementi costruttivi e decorativi che determinano ed evidenziano il contorno di tali vani, come ad esempio gli stipiti, le cornici, le soglie, gli architravi, i frontespizi, gli archi, le ghiere, le mensole ed ogni altro elemento originale realizzato a raso o in aggetto, eliminando eventuali elementi impropri frutto di alterazioni recenti. 

3.        Per esigenze statiche o funzionali è consentita la tamponatura delle aperture medesime opportunamente arretrata e realizzata in modo da lasciare integralmente in evidenza i contorni originari. Gli elementi superstiti di aperture romanico gotiche modificate per successivi interventi di epoca storica potranno essere conservati ed eventualmente reintegrati nel caso di paramenti lasciati a faccia vista; dovranno invece essere ricoperti ove siano inseriti in prospetti rinascimentali o classico barocchi intonacati e compiutamente definiti. 

4.        Nei prospetti compiutamente definiti dì qualsivoglia epoca storica, sia con paramento intonacato che a faccia vista, non è consentita la realizzazione di nuove aperture, né il ripristino di eventuali vani preesistenti. In caso di intervento, dovranno inoltre essere chiuse od opportunamente ridotte le aperture d'origine recente che risultino incongrue e pregiudizievoli per l'unitarietà e l'integrità dell'intero prospetto o di singoli elementi architettonici e decorativi.

 5.        La modifica o lo spostamento di aperture semplicemente architravate e contornate in muratura grezza, nonché la realizzazione di nuove aperture dello stesso tipo, sono ammesse esclusivamente nei prospetti con paramento originario in muratura grezza privi di elementi architettonici qualificanti, purché non risulti complessivamente più di una apertura per ogni 10 mq. di prospetto. Sia le nuove aperture che quelle modificate dovranno essere realizzate con riprese del paramento murario in conci sbozzati alla subbia o mattoni pieni fatti a mano o di recupero e architravi in legno di castagno al naturale scurito al mordente; non dovranno avere inoltre larghezza superiore a ml. 0,80 per le finestre, ml. 1,20 per le porte e ml. 1,90 per i vani carrabili. 

ART. 95

INFISSI VETRATI E SERRAMENTI 

1.        Gli infissi esistenti di finestre, porte a vetri e aperture in genere sfinestrate, costituiti da un telaio in legno di tipo tradizionale ad ante verticali ripartite da stecche orizzontali, potranno essere restaurati oppure sostituiti con nuovi infissi del medesimo tipo; dovranno comunque essere restaurati i telai scorniciati con modanature complesse, le imposte decorate, i vetri piombati di fattura tradizionale, sia del tipo «a rullo» che in lastre soffiate. Per l'oscuramento, oltre alle imposte o «scuri» interni, è consentita all'esterno solo l'installazione di persiane, di tipo tradizionale, previo parere della commissione edilizia comunale, purché realizzate uniformemente per ogni facciata avente caratteri architettonici unitari, ed escluse comunque le finestre ad arco o architravate d'origine medievale e quelle munite di grate e inferriate originali in ferro lavorato a mano. 

2.        In caso di sostituzione, i telai, gli infissi vetrati e le relative imposte, dovranno essere esclusivamente in legno verniciato con smalto opaco color bianco avorio o grigio perla, mentre le persiane dovranno essere verniciate a smalto in tinte comprese nella gamma del verde bottiglia, marrone bruciato, grigio chiaro, giallo ossido, comunque uniformi per ogni facciata avente caratteri architettonici unitari. L'impiego di legno verniciato al naturale, con vernici trasparenti ma comunque opache e previo scurimento al mordente color noce, è ammesso solo nei prospetti lasciati al rustico dell'edilizia rurale.

 3.        E’ consentita la chiusura di vani porticati, altane, logge, finestre polifore o serliane, con vetri che siano comunque spartiti mediante telai fissi o mobili in legno o ferro verniciato, inseriti nel filo interno della muratura. 

4.        Analogamente, dovranno essere conservati e restaurati gli infissi e i serramenti esistenti di porte e portoni di tipo tradizionale in legno di rovere, castagno, pioppo o altre essenze nostrane, reintegrati eventualmente secondo il disegno originale e trattati a cera o con vernici trasparenti opache, previo uniforme scurimento del fondo con mordente color noce. Qualora, in presenza di legno dolci o comunque gravemente deteriorati, non sia conveniente il restauro, sarà ammesso il rifacimento con le modalità di cui al successivo punto. Dovranno essere, in ogni caso, oggetto unicamente di restauro i serramenti di particolare qualità, in legno di noce o altre essenze pregiate, con specchi e telai decorati ad intaglio, a tarsia o complesse modanature. 

5.        Tutti i serramenti in legno necessari per nuove aperture, o per il rifacimento di quelli esistenti, dovranno essere realizzati, a seconda delle preesistenze nonché della tipologia dell'edificio e del contesto, ad ante intelaiate con specchiature semplici o scorniciate, ovvero a doppia fodera con doghe orizzontali alte non meno di 25 cm., del tipo detto «alla mercantile», in essenze locali trattate come sopra (rovere, castagno, pioppo) o in legno dolce verniciato a smalto opaco, nella stessa gamma di colori riferita alle persiane. 

6.        In tutti i casi di realizzazione o di sostituzione di nuovi infissi e serramenti non è comunque ammesso l'impiego di essenze esotiche, dolci o resinose verniciate al naturale con vernici trasparenti, doghettati lignei verticali, alluminio, acciaio ed altri materiali e colori difformi da quanto sopra indicato, né l'uso di vetrate con cristalli interamente a giorno privi di telai e partiture orizzontali e verticali. 

7.        Sono da conservare e restaurare i cancelli, le grate in genere e le inferriate esistenti in ferro battuto o forgiato a mano, o comunque di fattura artigianale. Eventuali nuove inferriate dovranno essere realizzate in ferri tondi a maglie ortogonali, tinteggiati a smalto opaco di color nero o bruno scuro.

 8.        Le norme di cui sopra non si applicano ai serramenti dei vani siti a piano terra relativi agli esercizi commerciali, per i quali si dovrà fare riferimento al successivo Capo XII. 

ART. 96

BALCONI E AGGETTI ORIZZONTALI 

1.        Dovranno essere conservati con le necessarie opere di consolidamento, restauro e reintegrazione, i balconi, le strutture e i volumi che aggettano dalle murature di prospetto o dai cortili interni, sostenute per mezzo di mensole in pietra, in mattoni o in ferro lavorato a mano con tecniche tradizionali. Oltre a tali sostegni, dovranno essere restaurati o reintegrati i relativi impalcati in lastre di pietra o ad archi in muratura, nonché eventuali pavimentazioni, balaustre, parapetti o ringhiere di fattura tradizionale. 

2.        I balconi, le superfetazioni e le alterazioni in genere realizzate con elementi impropri in epoca recente, qualora ritenuti non armonizzanti con il contesto del fabbricato e l’ambiente circostante può esserne prescritta la demolizione. In assenza di piano dovranno essere comunque eliminati, in caso di intervento, gli elementi in aggetto che comportano un grave pregiudizio alla statica dell'edificio o ad elementi architettonici e decorativi di particolare pregio. 

                                      ART. 97

COPERTURE TRADIZIONALI A FALDE INCLINATE 

1.        Negli edifici che presentano coperture di tipo tradizionale a falde inclinate, con struttura in legno e impalcato in laterizio, non è consentita alcuna modifica degli elementi che determinano i tradizionali caratteri esteriori di tali coperture; dovrà, quindi, essere conservata ed eventualmente ripristinata l'originaria conformazione e la reciproca disposizione delle falde, a capanna o a padiglione, nonché i raccordi, le pendenze e le quote d'imposta. 

2.        Dovranno ugualmente essere oggetto solo di restauro o reintegrazione, nei modi di seguito indicati, le soluzioni particolari lungo la linea di gronda ed i bordi laterali, i manti i copertura e ogni altra parte di impalcato o di struttura che risulti comunque esternamente visibile all'estradosso o all'intradosso.

 3.        E’ consentito il consolidamento e la reintegrazione degli impalcati e delle strutture lignee esistenti, compreso il pianellato o il tavolato, i travicelli e la grossa orditura, nonché la loro eventuale sostituzione con soluzioni differenti per materiale e tecniche costruttive nel caso di sottotetti non praticabili o controsoffittati. 

4.        Sia in caso di restauro che di completa sostituzione, non potranno comunque essere apportate modifiche alle quote di imposta e di colmo delle falde (fatta eccezione dei 30cm per l’inserimento di cordoli in c.a.) e quindi alle pendenze e alla reciproca organizzazione delle stesse. Non è ammessa la sostituzione con altro tipo di materiale per gli impalcati e le strutture lignee di tettoie, sporti di gronda ed altre parti di copertura il cui intradosso risulti esposto alla pubblica vista. 

5.        I manti di copertura del tipo originale potranno essere revisionati o completamente rifatti, con impiego esclusivo di tegole curve in laterizio (coppi) corrispondenti a quelle esistenti. Fra i coppi nuovi dovrà essere comunque inframmezzata, all'estradosso, una percentuale di coppi vecchi di recupero non inferiore al 50 per cento. Dovranno essere adeguati, in caso d'intervento, i manti in materiale differente. 

6.        Lungo i margini frontali o laterali delle falde non sono consentite scossaline metalliche o altri rivestimenti, ma esclusivamente filari di tegole e canali di gronda orizzontali a sezione curva, collegati ai relativi discendenti, in rame o lamiera zincata verniciata nel colore del prospetto intonacato. 

7.        Sia in caso di semplice restauro che di rifacimento dell'intera struttura portante, la quota di estradosso del nuovo impalcato, comprensiva della cappa e di eventuali strati di impermeabilizzazione e coibentazione, non dovrà mai superare quella delle parti residue o ripristinate con un impalcato tradizionale in pianelle. 

8.        Tanto nei casi di restauro che di eventuale sostituzione, dovranno comunque essere conservati o ripristinati gli sporti di gronda di tipo originale, formati con liste o travicelli in legno sagomato all'estremo libero ed impalcato sottomanto in tavole o pianelle laterizie, il cui intradosso sia anche appena sporgente dalla muratura o dall'eventuale sottostante cornicione. 

9.        Analogamente dovranno essere conservati o ripristinati in conformità all'originale, i bordi delle falde lungo i lati inclinati delle coperture a capanna, tanto che si presentino con un filare di tegole a raso della muratura, ovvero aggettanti su pianelle o sul prolungamento degli arcarecci e della piccola orditura.

 10.      Gli elementi particolari di cui sopra dovranno essere restaurati procedendo, se necessario, allo smontaggio e al successivo ricollocamento dei singoli pezzi nonché alla eventuale reintegrazione delle parti deteriorate o mancanti, secondo le forme ed i materiali originali, Gli elementi in legno integrati o sostituiti dovranno essere preventivamente scuriti con mordente color noce e trattati con protettivi comunque trasparenti. Gli impalcati in laterizio dovranno essere formati esclusivamente da pianelle di recupero o fatte a mano, senza stuccatura dei giunti; lo spessore di un eventuale soprastante cappa comprensiva di armatura non dovrà essere superiore a 2,3 cm.

ART. 98

ACCESSORI DI COPERTURA E AGGETTI VERTICALI 

1.        Non è consentita, sopra le falde dei tetti, la realizzazione di terrazze o nuovi volumi emergenti, né l'installazione di pannelli solari, antenne paraboliche, strutture pubblicitarie o altri impianti tecnici e apparecchiature ingombranti, salvo nuovi camini, canne di esalazione e antenne di sezione sottile. In caso di intervento di restauro dovranno essere eliminate tutte le modifiche e le aggiunte incongrue e le superfetazioni di origine recente. 

2.        Dovranno invece essere conservati eventuali abbaini, torrette, altane, comignoli, frontespizí o altri corpi emergenti che rientrino fra gli elementi costruttivi di tipo tradizionale propri dell'edificio esistente, provvedendo al restauro secondo le indicazioni precedenti. 

3.        Sia nel restauro delle strutture lignee che in caso di sostituzione, è possibile l'interruzione delle falde per ricavare chiostrine, pozzi di luce o terrazzini praticabili di dimensioni non superiori a 3,00 mq, senza apportare variazioni al profilo generale delle falde stesse; le interruzioni dovranno risultare comunque arretrate di almeno ml. 2,00 rispetto all'estremità di gronda e in numero non superiore ad una ogni 30 mq. di copertura. 

ART. 99

RIFACIMENTO E RIORDINO DI COPERTURE GIÀ MANOMESSE  
1.        E’ consentito il rifacimento delle strutture di copertura già interamente sostituite in ferro, latero‑cemento o altra tecnica costruttiva recente, apportando eventuali modifiche delle imposte, delle pendenze e dei raccordi necessarie per motivi statici o funzionali, purché siano rispettate le seguenti condizioni:

a)        le varie falde dovranno comunque essere raccordate tra loro con tipologia a capanna riunite al colmo, a padiglione quando non è possibile la precedente soluzione o se originariamente l’immobile nasceva con questa geometria delle falde, con inclinazione e sporto di gronda orientati verso i prospetti principali dell'edificio;

b)      la pendenza dovrà mantenersi fra il 30 ed il 35 per cento;

c)      le quote d'imposta potranno essere ridotte o aumentate per non più di 50 cm., solo nei casi di edifici con prospetti intonacati e privi comunque di cornici sottogronda, anche semplicemente dipinte a chiaroscuro. 

2.        Agli sporti, ai bordi laterali, ai manti di copertura e agli altri elementi accessori e di finitura si applicano le norme di cui ai paragrafi precedenti. Dovranno comunque essere rimosse, in caso d'intervento, tutte le strutture precarie in lastre di lamiera, cemento‑amianto, vetroresina o altro materiale improprio, reintegrando le falde manomesse e le relative gronde secondo le indicazioni che precedono. 

ART. 100

TERRAZZE E COPERTURE PIANE 

1.        In caso di edifici o di corpi accessori di tipo tradizionale che presentano terrazze e coperture piane estese su tutto o parte del corpo di fabbrica, frutto di soluzioni architettoniche originali o di ristrutturazioni comunque anteriori all'ultima guerra mondiale, si dovrà provvedere alla conservazione di tali coperture, restaurando i parapetti, le balaustre, le inferriate e le pavimentazioni con i materiali e le soluzioni tecniche proprie di tali elementi. 

2.        Sulle terrazze e sulle coperture piane di qualsiasi genere non è consentita la realizzazione di tettoie, verande o altri volumi e strutture stabilmente connesse, ad eccezione dei volumi tecnici eventualmente necessari ai sensi del precedente art. 84; potranno essere installate tende mobili, fioriere e sostegni necessari per lo sviluppo di piante rampicanti. 

ART. 101 
MURATURE E DIVISORI INTERNI 

1.        Dovranno essere conservati all'interno degli edifici di cui al presente capitolo, ed eventualmente restaurati con opere di consolidamento e reintegrazione, così come indicato secondo i vari casi ai precedenti articoli, i muri, i pilastri e in genere le strutture che formano l'ossatura portante dell'organismo edilizio originale o frutto di successive ristrutturazioni storiche. 

2.        Dovranno parimenti essere conservati, oppure ricostruiti in situ con materiali diversi dall'originale, i muri divisori che presentano superfici dipinte o che delimitano controsoffitti voltati, e ambienti decorati o comunque unitariamente definiti da reciproci rapporti architettonici e decorativi. 1 muri dipinti o comunque decorati con decorazioni a fresco, a tempera, a stucco, a graffiti o marmoridee, potranno essere demoliti e ricostruiti solo previa autorizzazione della competente Soprintendenza al distacco, al restauro ed alla successiva riapplicazione o reintegrazione delle decorazioni da parte di maestranze specializzate. 

3.        E’ consentita la demolizione, la modifica e l'eventuale spostamento dei muri divisori che non presentino le condizioni di cui sopra, nonché di tutte le strutture sostituite o aggiunte in epoca recente. In ogni caso né lo spostamento dei muri esistenti né l'eventuale realizzazione di nuovi tramezzi potrà essere tale da alterare, nascondere o risultare comunque pregiudizievole per singoli elementi di pregio o ambienti qualificanti unitariamente definiti. Lo spostamento dei muri esistenti o l’eventuale realizzazione dei nuovi tramezzi non dovrà determinare riduzioni delle superfici abitabili incompatibili con le disposizioni igienico-sanitarie. I muri divisori e i rivestimenti che occultano superfici decorate o alterano ambienti unitariamente definiti dovranno essere rimossi. 

4.        Potranno essere demoliti e rifatti gli intonaci e le tinteggiature interne, escluse le parti interessate dalle decorazioni sopra descritte, che dovranno invece essere conservate e restaurate con le opportune modalità; prima della demolizione di intonaci originali di tipo tradizionale dovranno essere praticati dei saggi per verificare la presenza di eventuali pitture murali coperte da reintonacature o scialbature, provvedendo nel caso alla successiva messa in luce.

 5.        Per le aperture, le porte e gli infissi collocati all'interno degli edifici si applicano le disposizioni di cui ai precedenti artt. 94, 95. 

ART. 102

SOLAI, CONTROSOFFITTI E PAVIMENTI 

1.        Dovranno essere conservati e restaurati con le opportune tecniche i solai tradizionali su orditure lignee, sia nei tipi di particolare pregio che formano soffitti e cassettone, a mezzo cassettone, a lacunari, con elementi modanati, intagliati, dipinti o altrimenti decorati, sia nei tipi ordinari, con travicelli e impalcato in legno o laterizi, con intradosso a vista. 

2.        Per la riparazione, il consolidamento e l'eventuale miglioramento ai fini antisismici si dovrà provvedere, in relazione alle particolari esigenze, ai seguenti interventi:

a)        interventi localizzati di rafforzamento, reintegrazione o sostituzione di parti della grossa e media orditura, inflesse, sovraccaricate, ammalorate o comunque fatiscenti;

b)        consolidamento generale del piano impalcato, per incrementarne la rigidezza;

c)        collegamento coi muri portanti e coi solai complanari contigui. 

3.        Gli interventi dovranno essere eseguiti esclusivamente dall'intradosso quando al piano superiore si hanno pavimenti pregevoli dei quali è da evitare la demolizione, e viceversa al piano inferiore si può provvedere senza pregiudizio per gli ambienti sottostanti al necessario rinforzo di travi e impalcati, lasciati in vista o eventualmente nascosti con un controsoffitto. Si dovrà invece procedere solo con interventi estradossali nel caso di soffitti cassettonati o altrimenti decorati, e quando si deve comunque salvaguardare l'integrità di ambienti di particolare pregio. 

4.        In caso di rifacimento di nuovi solai, sovrapposti a solai di particolare pregio o in sostituzione di solai non qualificanti, non dovranno essere variate le quote in misura tale da alterare la corrispondenza con porte e finestre o altri elementi architettonici e decorativi soprastanti o sottostanti gli orizzontamenti originari. 

5.        Potranno essere demoliti e rifatti i pavimenti di fattura recente, mentre dovranno invece essere conservati, restaurati ed eventualmente reintegrati o ripristinati i pavimenti originali in lastre di marmo e pietre colorate in mosaico o graniglia, alla veneziana, alla palladiana, in maiolica decorata a mano, nonché in legno pregiato o in cotto fatto a mano con disposizione a disegni policromi. 

6.        Analogamente, all'intradosso potranno essere rimossi o sostituiti i controsoffitti piani semplicemente intonacati; dovranno invece essere conservate, ed eventualmente restaurate, le finte volte di mattoni in foglio o formate da centine linee e incannucciate, nonché i controsoffitti comunque decorati a fresco, a tempera, a stucco, o altra tecnica tradizionale. 

7.        Ove non sia possibile la conservazione, le finte volte ed i controsoffitti che fanno parte di ambienti decorati o unitariamente definiti dovranno essere comunque ricostruiti con ossatura e supporti in materiali attuali leggeri, ripristinando all'intradosso l'intonaco al civile e riapplicando eventualmente le decorazioni superstiti. 

ART. 103

ARCHI, VOLTE E SISTEMI ARCHIVOLTATI  
1.        Tutti gli archi, le volte e i sistemi archivoltati in muratura devono essere conservati, restaurati e consolidati, eliminando le spinte orizzontali e le altre possibili cause di dissesto. Gli effetti spingenti, se non già equilibrati da strutture adiacenti o piedritti di adeguate dimensioni, potranno essere eliminati o ridotti, secondo le circostanze, per mezzo di catene poste al di sopra dell'imposta, o eventualmente mediante tiranti estradossali inseriti fra la chiave della volta e il soprastante pavimento. 

2.        Nel caso di volte localmente depresse o lesionate per eccesso di carichi concentrati, si dovrà ovviare a tali condizioni, eliminando o riducendo i sovraccarichi oppure riportandoli sui muri portanti laterali mediante travi ausiliarie estradossali, o infine realizzando dei ridossi intradossali in muratura. 

3.        Per un miglioramento generale delle condizioni della volta e una riduzione dei carichi ripartiti, è da effettuare la sostituzione dei rinfianchi e il consolidamento estradossale mediante colature di malta fluida e rinfianchi cellulari formati da muricci in mattoni pieni. 

4.        Le parti lesionate o deformate dovranno essere riparate con interventi localizzati, a seconda dell'ampiezza del danno, mediante semplice sigillatura con malte antiritiro, eventuale rinzeppatura con scaglie di mattoni, o parziale reintegrazione a cuci e scuci con mattoni pieni e malta di cemento, previa puntellatura della zona. 

5.        L'inserimento di catene all'imposta potrà essere effettuato anche in presenza di superfici decorate, purché i fori siano praticati con carotatrici a corona diamantata, senza impiego di acqua, ed evitando parti decorate di particolare pregio. Il bolzone dovrà avere una forma ad “S” e dovrà essere evitata la semplice piastra rettangolare o quadrata, ma dovrà richiamare quelle dei tipi ricorrenti e comunque preventivamente concordata con l’ufficio tecnico comunale. 

6.        Sono invece da escludere muri, sottarchi o altri interventi intradossali esteticamente pregiudizievoli nel caso di volte e archi decorati e dipinti o di ambienti comunque architettonicamente qualificati, e viceversa interventi estradossali che comportino la perdita di pavimenti di particolare qualità. 

7.        Possono essere parzialmente demolite per consentire il passaggio di scale e altre comunicazioni verticali, parzialmente soppalcate, o ripartite con tramezzi nel senso ortogonale alla generatrice, solo le volte a botte prive di decorazioni. 

8.        I sistemi di aperture archivoltate in sequenza, come i porticati e i loggiati, potranno essere rinforzati mediante la tamponatura dei vani in posizione più debole arretrata dal filo esterno e tirantata internamente. Per il consolidamento dei piedritti deformati o comunque dissestati si applicano le norme relative; potranno comunque essere mantenuti in opera eventuali speroni e muri a scarpa d'origine storica che non comportino eccessivo pregiudizio sotto il profilo estetico o funzionale. 

ART. 104

SCALE ESTERNE E INTERNE 

1.        Sono da conservare tutte le scale situate sia all'interno degli edifici che lungo i prospetti esteriori o nelle corti interne, le quali presentino caratteristiche architettoniche e decorative di particolare pregio o siano comunque realizzate mediante volte o parti di archi e volte in muratura comunque disposte, me­diante gradini monolitici in pietra concia reciprocamente connessi e incastrati ad una o ad entrambe le estremità nei muri laterali, ovvero abbiano infine, quale che sia la tecnica costruttiva tradizionale, for­me e dimensioni di tipo monumentale, come ad esempio le gradinate sviluppate su più lati convergen­ti, le scale a tenaglia a rampa doppia o plurima, quel­le di forma circolare, semicircolare o ellittica. 

2.        Allo stesso modo dovranno essere conservati, restaurati ed eventualmente reintegrati o interamente ripristinati, i relativi elementi accessori, decorativi e di finitura, come i parapetti, le balaustre, i corrimano, le zoccolature, i gradini e i sottogradini in pietra o in laterizi, nonché gli atrii, gli androni, i pianerottoli e in genere gli ambienti di disimpegno architettonicamente qualificati come le scale cui sono collegati. 

3.        Le strutture in muratura intonacata, ovvero in pietra concia o in mattoni a faccia vista, potranno essere consolidate e parzialmente reintegrate con le specifiche tecniche indicate ai precedenti articoli in relazione alle caratteristiche delle singole parti e dei vari materiali. In presenza di strutture a volta gravemente dissestate si applicano le norme di cui all'ultimo comma del precedente articolo.

 4.        Delle scale interne di tipo tradizionale, con gradini in muratura sostenuti all'intradosso da travetti di legno, è consentito il rifacimento con tecniche e materiali anche differenti ed eventuali modeste correzioni del rapporto tra alzate e pedate e della pendenza complessiva delle rampe, fermi restando i limiti derivanti dalla ubicazione del manufatto originale rispetto alle murature portanti. 

5.        Potranno essere demolite e sostituite le scale interne a gabbia aperta in legno o miste in legno e muratura e quelle di fattura recente; dovranno in particolare essere demolite quelle inserite in modo da nascondere, alterare o recare comunque pregiudizio alla fruizione ed alla conservazione di elementi architettonici e decorativi di particolare pregio. Potranno invece essere reintegrati o rifatti i gradini e le rampe cordonate d'accesso alle porte esterne, in conci di pietra e pietrame sbozzato. 

6.        E’ consentita all'interno degli edifici la realizzazione di nuove rampe o interi corpi scala e ascensori, nel caso in cui le scale esistenti siano inadeguate o insufficienti rispetto alle norme vigenti; ogni eventuale integrazione dovrà essere tuttavia concepita e realizzata in modo da non recare pregiudizio ad altre strutture o elementi decorativi e finiture di particolare pregio. 

 

CAPO XI  
PRESCRIZIONI E MODALITÀ D'INTERVENTO

PER L'EDILIZIA TRADIZIONALE PREVALENTEMENTE ALTERATA

  

ART. 105

PRESCRIZIONI GENERALI 

1.        Il restauro e la eventuale reintegrazione delle parti dell'edificio rimaste inalterate o non sostanzialmente manomesse dovrà essere estesa possibilmente fino a completare intere strutture o elementi costruttivi e decorativi compiutamente definiti, siano essi riferiti ai prospetti, alle coperture, ai corpi scala, e alle altre strutture orizzontali e verticali. 

2.        Tutti gli interventi di modifica e ristrutturazione dovranno garantire i raccordi e gli allineamenti delle nuove costruzioni con gli elementi superstiti in modo da consentirne la conservazione e la completa fruizione. I contorni e i giunti in comune tra le parti ricostruite e quelle conservate potranno, se necessario, essere evidenziati secondo i casi con un leggero solco o con una più ampia rientranza, per mediare con un vuoto rispettivamente l'accostamento tra vecchio e nuovo di elementi complanari o di parti e strutture situate su piani incidenti. 

ART. 106

ELEMENTI DI PROSPETTO 

1.        Se sui prospetti dell'edificio non sono presenti brani di paramento, aperture, o altri elementi architettonici e decorativi qualificanti o di particolare pregio, per gli interventi di ristrutturazione si applicano le stesse norme dettate al successivo capo XI per l'edilizia recente.

2.        Se viceversa si tratta di prospetti per i quali è interamente da prevedere la conservazione, si dovranno applicare le norme di cui al precedente capitolo relative all'edilizia tradizionale integra.

3.        Se infine vi è nello stesso prospetto una commistione tra parti da rinnovare ed elementi architettonici e decorativi qualificanti, dopo aver provveduto al restauro e al consolidamento di tali elementi si provvederà al completamento del prospetto con una integrazione della struttura muraria che dovrà risultare accordata e cromaticamente intonata alle preesistenze ma priva di connotazioni stilistiche, secondo le seguenti più specifiche indicazioni. 

ART. 107

MODALITÀ D'INTEGRAZIONE DEI PARAMENTI DI PROSPETTO 

1.        Nel caso di paramenti a faccia vista, il completamento della muratura dovrà essere realizzato con materiale anch'esso a faccia vista e della stessa qualità ma leggermente differenziato nella finitura superficiale e nell'apparecchio; in particolare per i paramenti in mattoni o materiale misto si potranno impiegare mattoni pieni fatti a mano; per le murature in pietra concia squadrata o sbozzata si adotteranno rivestimenti in pietra della stessa qualità e in conci della stessa dimensione, con faccia vista bocciardata o sabbiata; infine per i paramenti in pietrame si potranno impiegare conci o pietrame sbozzato o tagliato a spacco; la pezzatura dei conci o del pietrame dovrà essere in generale più regolare e minuta rispetto ai paramenti originali. 

2.        Nel caso di prospetti intonacati, il completamento della muratura sarà realizzato anch'esso con paramento intonacato, con un intonaco a grana leggermente più grossa di quello superstite, e colorato in pasta nella stessa tonalità di colore. 

ART. 108 
NUOVE APERTURE, INFISSI E SERRAMENTI 

1.        Le aperture relative alle parti modificate o ricostruite dovranno essere prive di mostre e altre connotazioni stilistiche, munite solo di soglia con gocciolatoio sopra il davanzale dei parapetti, dimensionate e disposte secondo quanto indicato al successivo capo XI per l'edilizia recente. Per gli infissi e i serramenti si applicheranno le stesse norme nel caso di rifacimento dell'intero prospetto, e si dovranno invece prevedere soluzioni di tipo tradizionale secondo le indicazioni di cui al capitolo che precede quando vi sia nello stesso prospetto la contemporanea presenza di nuove strutture ed elementi preesistenti.  
ART. 109 
STRUTTURE ED ELEMENTI DI COPERTURA 

1.        Per gli interventi relativi alle coperture si potranno applicare, negli interventi di ristrutturazione, tutte le norme previste al successivo capo XI, fatte salve le eventuali esigenze di conservazione di singoli elementi qualificanti o di particolare pregio, come altane, comignoli, campanili a vela, frontespizi e fastigi di coronamento, e altre strutture architettoniche emergenti dalle falde dei tetti, rispetto alle quali le nuove soluzioni di copertura dovranno risultare compatibili.

 2.        Nel caso di interventi riguardanti ampliamenti e soprelevazioni recenti rispetto alle originali strutture di copertura, dovranno essere ripristinati gli sporti di gronda in origine esistenti lungo i prospetti principali dell'edificio, al disotto delle parti oggetto di soprelevazione. 

ART. 110

STRUTTURE INTERNE  
1.        Per gli interventi di ristrutturazione che interessano direttamente strutture voltate, solai, controsoffitti e pareti decorate, corpi scala ed altri elementi qualificanti o di particolare pregio situati all'interno dell'edificio, le modifiche dovranno essere concepite e realizzate in modo non soltanto da garantire la conservazione di tali elementi, ma anche la eventuale reintegrazione degli ambienti e dei contesti fisici e spaziali nei quali erano in origine inseriti. 

2.        Nel corso dei lavori dovranno inoltre essere prese tutte le precauzioni ed approntate tutte le opere provvisionali necessarie ad evitare danni agli elementi suddetti.

CAPO XII

PRESCRIZIONI E MODALITÀ D'INTERVENTO

PER L'EDILIZIA RECENTE O TOTALMENTE ALTERATA  

 

ART. 111

RIENTRANZE, SPORGENZE E ALLINEAMENTI  

1.        Per gli edifici inseriti in un contesto storico, sia nel caso di parziale ristrutturazione che di totale demolizione e ricostruzione in situ, dovranno essere rispettati gli allineamenti verticali e orizzontali esistenti fra gli edifici posti in aderenza lungo i fronti stradali.

2.        Nei lati che prospettano su vie o spazi pubblici non sono consentiti balconi, verande, scale esterne, pensiline o altri corpi o volumi sporgenti dall'area di sedime del vecchio o del nuovo edificio in misura superiore a cm. 20, salvo quanto previsto per gli sparti di gronda, e per i vani a piano terra destinati ad esercizi commerciali. In caso di intervento dovranno comunque essere eliminati gli elementi esistenti, fra quelli sopra menzionati, che risultino occupare o aggettare sullo spazio pubblico.  

3.        Per gli interventi di ristrutturazione urbanistica o di totale ristrutturazione edilizia, i termini planovolumetrici sono definiti per ciascun nuovo edificio dal piano di recupero, nel rispetto delle indicazioni di cui sopra.  

ART. 112

FINITURA DEI PARAMENTI DI PROSPETTO  

1.        Sia negli interventi di manutenzione, che in quelli di ricostruzione o totale ristrutturazione degli edifici situati nei centri storici, tutti i prospetti dovranno essere interamente intonacati con finitura regolare a grana media e colorati in pasta in unica tinta, scelta fra quelle ricorrenti nel tratto di strada interessato e comunque intonate al colore delle facciate degli edifici adiacenti.  

2.        Sono esclusi i paramenti in muratura di laterizio  a faccia vista, i rivestimenti di qualsiasi genere, i colori chiari o comunque accesi e gli intonaci trattati a disegni vistosi, del tipo rustico, graffiato, vermiculato, ecc.  

3.        Per l'edilizia rurale dovranno invece essere previsti intonaci rustici in tinte chiare nella gamma delle terre colorate, o paramenti in pietra locale a faccia vista lavorata alla subbia o alla bocciarda grossa, in mattoni fatti a mano.  

ART. 113

NUOVE APERTURE  

1.        L'apertura di nuove porte e finestre, o la modifica di quelle esistenti, dovranno essere disposte, nei lati di prospetto, in modo che almeno la metà di esse risultino della stessa dimensione e reciprocamente allineate, sia in senso orizzontale che verticale. La larghezza di ciascun apertura non potrà essere superiore a ml. 1,00 per le finestre e ml. 2,00 per le porte dei vani situati a piano terra. Fra lo stipite di un'apertura e lo spigolo dell'edificio o lo stipite dell'apertura successiva, dovrà intercorrere una superficie piena di almeno un metro.  

2.        I vani di porte e finestre potranno essere contornati da mostre e cornici larghe non più di 12 cm. e aggettanti dal paramento murario non più di 3 cm., purché tutte realizzate nello stesso materiale di colore intonato a quello dei prospetti, e con lo stesso disegno liscio o semplicemente modanato.  

3.        I davanzali delle finestre dovranno essere muniti di una soglia bocciardata con relativo gocciolatoio, con le stesse caratteristiche di cui sopra.  

ART. 114

INFISSI E SERRAMENTI   
1.        Gli infissi vetrati dovranno essere ad ante intelaiate, con telai di qualsivoglia disegno e materiale, purché risultino nei prospetti del medesimo edificio conformi per tipologie e colori, che dovranno essere in tinta unita e intonati al colore del paramento.  

2.        E’ inoltre consentito l'uso di persiane, e di porte o portoni ad ante cieche intelaiate con eventuali sopraluce che, quale che sia il disegno e il materiale, dovranno essere colorati come previsto al precedente comma.  

3.        Non sono ammesse porte completamente a vetri, serrande avvolgibili, né l'impiego di essenze lignee dolci o resinose verniciate al naturale, alluminio, acciaio e metalli in genere o altri materiali, che non siano colorati nella gamma di cui sopra. Per i vani degli esercizi commerciali si applicano le norme dell'apposito regolamento.  

ART. 115

COPERTURE ED ELEMENTI ACCESSORI  

1.        Sia negli interventi di ricostruzione in situ che di totale ristrutturazione, le nuove strutture di copertura, di qualsiasi materiale e tecnica costruttiva, dovranno essere esclusivamente a falde piane inclinate, con pendenza compresa fra il 25 e il 35 per cento, ed orientate in modo che ad ogni lato dell'edificio prospiciente sulla pubblica via corrisponda una falda inclinata verso la via stessa, con relativo sporto di gronda orizzontale realizzato come descritto al successivo 5' comma. Le falde poste su piani incidenti dovranno essere riunite al colmo e lungo le rispettive linee d'intersezione, con disposizione a capanna, a padiglione in subordine; ciascuna falda non potrà avere, nel senso della pendenza, una lunghezza in proiezione orizzontale superiore a ml. 8,00.  

2.        Nell'edilizia rurale in siti di pendio l'inclinazione delle falde dovrà essere orientata prevalentemente verso valle, in senso concorde alla pendenza del terreno.  

3.        Nei centri storici non sono consentite coperture piane, né altane, abbaini o altri corpi emergenti che interrompano l'andamento regolare delle falde, fatta eccezione per le torrette di comignoli ed esalatori, che dovranno essere rivestite in mattoni o in muratura intonacata come il prospetto. La forma delle torrette e dei comignoli dovrà essere quella dei tipi ricorrenti nel territorio della Valnerina.  

4.        E’ consentita l'interruzione delle falde solo con aperture di dimensioni non superiori ciascuna a mq.  4,00 e complessivamente al 10 per cento della superficie di ogni singola falda in cui sono inserite; a dette aperture potrà corrispondere una copertura a terrazza del piano sottotetto, ovvero potranno essere collocati lucernai, con telaio fisso o mobile, a filo dell'estradosso della copertura, senza superare in tal caso le dimensioni di mq. 1,20 ciascuno, né la percentuale complessiva di cui sopra.  

5.        Nel caso di edifici posti in aderenza lungo la via, ciascuna falda dovrà sporgere esclusivamente lungo la linea di gronda per una misura non superiore a quella degli edifici adiacenti, e comunque non oltre cm. 70. Lo sporto di gronda potrà essere realizzato da una soletta inclinata, semplice o rinforzata da una sottostante nervatura o cornice, e munita di un canale di gronda e relativi discendenti in rame o altro materiale in tinta unita di colore conforme a quello dei serramenti o del paramento di prospetto.  

6.        I manti di copertura dovranno essere unicamente in coppi di recupero o coppi nuovi antichizzati di colore simile al coppo tradizionale.  

7.        Sia in caso di ristrutturazione che di semplice manutenzione delle strutture esistenti, i singoli elementi dovranno essere adeguati alle indicazioni di cui sopra.  


ALLEGATO 3  

CAPO XIII  

NORME DEFINITORIE  

DEFINIZIONI E CONTENUTI GENERALI  

L’allegato 3 definisce le norme prescrittive e le modalità per la trasformazione edilizia, urbanistica e  ambientale del territorio del Comune di Sant’Anatolia di Narco nelle varie zone omogenee definite dal P. di F.  

ART. 116  

AE - AMBITI PREVALENTEMENTE EDIFICATI  

Gli ambiti prevalentemente edificati sono costituiti dalle zone desti­nate pre­valentemente all'insediamento residenziale.

Per queste zone valgono le indicazioni riportate nell’allegato 2 in applicazione di quanto previsto dalla D.G.R. 1066/99.  

CATEGORIE DEL PATRIMONIO INSEDIATIVO A DESTINAZIONE PREVALENTE­MENTE RESIDENZIALE  

Le categorie del patrimonio insediativo a destinazione prevalente­men­te re­sidenziale sono distinte in ZONE caratterizzate da una omogeneità del tes­suto edilizio nei suoi aspetti storici, morfologici, posizio­nali, di densità inse­diativa, funzionali.  

A - ZONE A CARATTERE STORICO-AMBIENTALE

B - Zone residenziali di completamento

C - Zone residenziali di espansione  

ART. 116 bis   
A - ZONE A CARATTERE STORICO-AMBIENTALE (le norme sono definite nell’allegato2)

Zone interessate da insediamenti storico-ambientali (nuclei di inte­resse sto­rico, artistico, ambientale coincidenti con la zona A di cui all'art. 7 del D.M. n. 1444 del 2/4/68). Parti del territorio interessato da agglomerati nuclei o complessi isolati urbanistico-edilizi che rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale anche nel solo impianto urbani­stico, oppure da porzioni di essi, comprese le aree di pertinenza o quelle aree circostanti che per la valorizzazione di tali caratteristiche possono conside­rarsi parte in­te­grante degli agglomerati stessi.

Per tali zone il P di F assicura la salvaguardia fisico-morfologica (soprattutto attinente l'aspetto architettonico e spaziale urbano), quella fun­zio­nale (attinente le destinazioni d'uso consolidate) e quella sociale (relativa alla presenza delle comunità attualmente residenti e alle loro attività di più antico insediamento).

Le zone A si distinguono in:  

zone A1 - complessi di valore storico, artistico e monumentale;  

zone A2 - unità edilizie di valore urbanistico-ambientale.

A1 - Complessi di valore storico, artistico e monumentale  

Nelle zone degli insediamenti storico, artistico e monumentali sono ammesse le destinazioni d’uso contemplate nell’Allegato 2 - Art. 83.

Gli interventi di restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia e ristrutturazione urbanistica, come definiti all’art. 31 lett. c), d) ed e) della L.457/78 e dall’art. 79 dell’Allegato 2 delle presenti Norme,  sono assoggettati nelle zone A1, a Piano Attuativo di iniziativa pubbli­ca, privata o mista ai sensi degli artt. 28 e 30 della legge 457/78, i quali dovranno pun­tare al recupero attivo tipologico-edilizio e socio-economico del patri­monio esi­stente, anche con la preferenziale allocazione di interventi di riuti­lizzo degli edifici nodali a fini turistici o di servizio. Nell'ambito di tali Piani vanno previste le ricostruzioni degli edifici fatiscenti, di quelli in gran parte demoliti e la chiusura di porticati.  

Tutte le zone A1 coincidono con le zone di recupero ai sensi dell'art. 27 della legge 457/78.

Nelle zone A1, il Piano Attuativo po­trà di norma ammettere e regolamentare l'intervento per singole unità edi­lizie e, in casi isolati di particolare rilevanza, il Piano urbanistico preventivo potrà pre­scrivere che l'intervento riguardi interi isolati o comparti.  

Comunque nelle zone A1, anche se non esplicitamente previsto dal Piano urbanistico preventivo, l'Amministrazione potrà sempre richiedere, senza che ciò costituisca Variante, che per ambiti di particolare pregio o per i quali è necessaria una specifica progettazione d'insieme, il progetto esecutivo di in­tervento sia esteso all'intero isolato o comparto.  

All'interno delle aree storiche è ammessa - purché prevista e regola­mentata da Piano Attuativo e purché accuratamente dimostrata in base a documentazione storica e di rilievo - la realizzazione di modesti incre­menti volumetrici degli edifici per:

-           la ricucitura del tessuto edilizio;

-           la riorganizzazione funzionale di edifici esistenti e fatiscenti;

-           la ristrutturazione edilizia di edifici degradati e/o di edifici a destinazione d'uso rurale al fine di realizzare interventi di edilizia privata, di edilizia economica e popolare, di edilizia per nuove attrezzature pubbliche.  

Sono invece ammesse per intervento diretto, cioè anche in assenza di Piano Attuativo e ad esclusione degli edifici nodali e di rilevanza storico-ar­chitet­tonica, le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria con i con­tenuti di cui all'art. 31 lettere a) e b) della legge 457/78 e dell’art 79 dell’Allegato 2 delle presenti Norme Tecniche.  

Nelle aree libere ricadenti all'interno delle zone A1 è vietata la realiz­zazione di nuova edificazione ad esclusione delle aree tuttora interessate da edilizia completamente fatiscente ed in gran parte demolita.

  Opere specifiche di eliminazione delle barriere architettoniche

Anche in deroga alle opere indicate per le diverse tipologie di inter­vento sono ammesse singole opere (piani inclinati, eliminazione gradini o barriere, inserimento ascensori ecc.) che, nel rispetto dei criteri generali di conserva­zione e salvaguardia, siano finalizzate alla eliminazione o attenua­zione delle barriere architettoniche presenti in centro storico.  

A2 - Unità edilizie di valore urbanistico-ambientale

Riguarda singoli edifici, nuclei edilizi o rovine e le aree circostanti che pos­sono considerarsi parte integrante degli agglomerati stessi. Si tratta di edifici e nuclei edilizi, di modesto valore architettonico ma di notevole inte­resse storico-rurale-ambientale, che, se pur degradati nel loro tessuto origi­nario da superfetazioni e immissioni improprie o in alcuni casi fatiscenti, si presentano ancora come complessi unitari e morfologicamente connotati.  

Tali unità edilizie dovranno essere conservate nel loro insieme o ri­pristinate soprattutto per quanto riguarda l'aspetto esterno, le masse origina­rie e l'ordi­tura muraria principale. Sono assoggettate a Piani Attuativi che dovranno definire interventi unitari di risanamento e di bonifi­ca igienico-edilizia intesi a conservare e a ripristinare tutti gli ele­menti stili­stici e strutturali antichi, pur riordinando l'assetto funzionale degli immobili. Rientrano in queste zone alcuni casali o antichi nuclei delimitati nella Tav. P4.  

Per gli interventi di manutenzione ordinaria interna ricadenti in zona A2 non è pre­scritta né la Concessione né l’Autorizzazione (art. 26 Legge 47/85).  

Le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria con i con­tenuti di cui all'art. 31 lettere a) e b) della legge 457/78 e dell’art 79 dell’Allegato 2 delle presenti Norme Tecniche riferiti ad una singola unità immobiliare e senza cambiamento di destinazione d'uso ed aumento di volume, sono ammesse per intervento diretto.  

Per tutti gli altri interventi è d'obbligo l'approvazione di un piano urbani­stico attuativo, esteso a tutta l'area delimitata, e successivo rilascio della Concessione edilizia.

Tali interventi possono riguardare:

a) il restauro di interi complessi edilizi;

b) la ristrutturazione in casi eccezionali di interi complessi edilizi per miglio­rarne la staticità o le condizioni igienico-sanitarie, anche equilibrando e di­stribuendo le densità abitative e creando nuovi spazi liberi ad uso pubblico;

c) il restauro e la destinazione ad uso collettivo di edifici o complessi di par­ticolare valore architettonico, monumentale, urbanistico;

d) la ricostruzione di parti di tessuti edilizi che risultano crollati o fatiscenti.  

Gli aumenti di volume degli edifici esistenti o la nuova edificazione in aree libere debbono mantenere i caratteri ambientali dell'edificato esistente, attra­verso il rispetto dei profili, delle sagome e delle altezze dei fabbricati vi­cini e l'uso appropriato dei materiali tradizionali.

Le operazioni edilizie consentite non debbono superare le  densità edilizie preesistenti.  

La destinazione d'uso di tali unità edilizie è prevalentemente residen­ziale ad esclusione di quelle distinte come A2*, in cui la destinazione è non residenzia­le a servizio dell'attività turistica  e ricadono nelle zone PT3 o co­incidono con le ex stazioni ubicate lungo il tracciato della ex ferrovia Spo­le­to-Norcia.  

ART. 117 
B - Zone residenziali di completamento  

Le zone B sono parti del territorio parzialmente o totalmente edifi­cate per più di un ottavo e coincidono con le zone B di cui al D.M. 1444 del 2/4/68. Tali zone risultano consolidate nei caratteri edilizi o urbanistici, e quindi ne­cessitano del mantenimento, adeguamento o completamento degli edifici esistenti, oppure risultano disorganiche nel loro assetto urbano e per­tanto esigono una trasformazione statica, igienico-sanitaria e di impianto ge­ne­rale.  

Sono ammesse le seguenti destinazioni d'uso:

1) residenza;

2) servizi sociali di interesse pubblico;

3) associazioni politiche, sindacali, culturali, religiose;

4) studi professionali

5) alberghi e pensioni

6) artigianato di servizio con esclusione delle lavorazioni nocive, inquinanti o comunque incompatibili con la residenza ;

Nelle zone B sono ammesse tutte quelle opere in grado di favorire l'elimi­nazione delle barriere architettoniche.

Nelle zone B si interviene con intervento diretto relativo alle singole unità edilizie.

Le distanze Dmf e Dms devono rispettare le prescrizioni del D.M. 1444/68.

Nel caso di nuovi edifici è ammessa una Dmf minima pari a m 6 tra pareti non finestrate.

Sono ammesse distanze inferiori a quelle indicate dall'art. 9 del DPR 1444/68 purché previste nell'ambito di Piani Particolareggiati o Lottizzazioni Convenzionate con previsioni planovolumetriche.

Le Dmf possono essere pari a m 0 se il nuovo edificato è accostato ad un altro in linea già esistente o da realizzare con progetto unitario, altrimenti la Dmf è sempre pari a m 3.00.

Con il Ppa si potranno comunque vincolare, nelle zone B, interi com­parti all'obbligo di intervento preventivo, anche se gli stessi non sono indicati nella presente normativa.

Nelle zone B in caso di ampliamenti di edifici già esistenti per consen­tire l'allineamento orizzontale delle forature e dei prospetti, deve essere man­te­nuta la quota di calpestio dei piani adiacenti. In tal caso potrà essere dero­ga­to dall'indice Uf sempre nel rispetto della massima cubatura consentita nel lotto dall'If ammesso.

Nelle nuove costruzioni e nelle relative aree di pertinenza devono es­sere ri­servati appositi spazi per parcheggi in misura non inferiore a 1 mq ogni 10 mc di costruito ai sensi della L. 122/89.

Tali parcheggi ad uso privato vanno realizzati in aggiunta a quelli pubblici e privati di cui ai successivi commi.

La tipologia edilizia consentita nelle zone B dovrà non presentare ele­menti in contrasto con il tessuto urbano preesistente nella zona. E' auspica­bile che una quota della nuova edificazione sia costituita da edifici in linea o a schiera nell'ambito di un progetto che ne garantisca un adeguato inserimento nel contesto del tessuto edilizio e ambientale esistente. Nelle zone B, in caso di ristrutturazione edilizia e/o urbanistica, è pre­scritta l'eliminazione di qual­siasi tipo di barriera architettonica sia interna agli edifici che connessa con il transito e la sosta nelle aree esterne.  

Le zone B si distinguono in:

Zone B1 - zone prevalentemente residenziali di completamento per l'edilizia intensiva.

Zone B3 - zone prevalentemente residenziali di completamento per l'edilizia semi-estensiva.  

Zone B1 - zone prevalentemente residenziali di completamento per l'edilizia intensiva  

Sono zone per le quali le caratteristiche morfologiche ed i rapporti vi­sivi, funzionali e di accessibilità con le aree già edificate suggeriscono il man­teni­mento di un edificato compatto.

In tali aree, prevalentemente edificate, è ammesso (anche in de­roga all'If massimo prescritto) un incremento una tantum della Su pari a 12 mq e del volume pari a 40 mc, da destinare a locali igienico-sanitari e di ser­vizio. Tali incrementi e i materiali usati non devono risultare in contrasto con i ca­ratteri del tessuto edilizio circostante e con le valenze ambientali dei luoghi.  

Ufmax = indice massimo di utilizzazione fondiaria Su/Sf = 1.0 mq/mq;

Ifmax = indice di massima edificabilità fondiaria V/Sf = 2.4 mc/mq;

Hmax = altezza massima 9.00 m;

P = parcheggi e autorimesse = 0.3 mq/3 mq di Su nelle nuove costruzioni.  

In caso di ampliamento di fabbricati esiste la possibilità di allinea­men­to sui fili stradali esistenti. Nel caso non fosse possibile reperire l'area necessaria per la realizzazione dei parcheggi ad uso privato, quando tali lotti non confinano con strade e non sono acces­sibili, dovrà essere comunque  individuata all'esterno della zona una superficie da destinare a parcheggio in misura adeguata al soddisfacimento delle esigenze dei residenti, degli addetti e dei fruitori delle attività ivi ubicate.

Le realizzazioni di parcheggi ad uso privato potranno essere realiz­zate an­che con arretramento della recinzione sul filo stradale di m 2.50.  

V = verde attrezzato ad uso privato o condominiale = 1 mq/6 mq Su;

Ip = 1 pianta ogni 100 mq di superficie libera del lotto;

S = superficie minima del lotto: mq 250;

Modalità di intervento: intervento diretto.  

Nelle zone B1 possono essere ubicate le aree per l'edilizia economica e po­polare (Peep).

I piani superiori degli edifici sono riservati alla residenza, mentre i piani in­feriori possono essere destinati a uffici, negozi, esercizi pubblici e, nei limiti consentiti, autorimesse private.  

Zone B3 - zone prevalentemente residenziali di completamento per l'edilizia semi-estensiva  

Sono le aree per le quali le caratteristiche morfologiche ed i rapporti visivi, funzionali e di accessibilità con le aree già edificate suggeriscono il manteni­mento di un'edilizia mediamente estensiva.  

Nelle zone B3 si applicano i seguenti parametri:

Ufmax = indice massimo di utilizzazione fondiaria Su/Sf = 0.6 mq/mq;

Ifmax = indice di massima edificabilità fondiaria V/Sf = 1.4 mc/mq;

hmax = altezza massima  9.00 m;

P = parcheggi e autorimesse = 0.4 mq ogni 3 mq di Su nelle nuove costru­zioni;

V = verde attrezzato ad uso privato o condominiale = 1.3 mq/6 mq di Su;

Ip = 1.2 piante ogni 100 mq di superficie libera del lotto;

Superficie minima del lotto = mq 350;

Modalità di intervento: intervento diretto.  

Tali zone comprendono anche aree indicate dai precedenti strumenti urba­nistici come aree C ed oggi in gran parte edificate e per le quali si ritiene utile una ricalibrazione dell'indice di edificabilità.  

ART. 118

C - Zone residenziali di espansione   
Riguardano le parti di territorio destinate alla realizzazione di nuovi in­se­diamenti residenziali con relativi servizi. Coincidono con le zone C di cui al D.M. 1444/68.

Nelle zone C sono ammesse le seguenti attività o destinazioni:

1) residenza;

2) servizi sociali di proprietà pubblica;

3) commercio;

4) ristoranti, bar, locali di divertimento;

5) artigianato di servizio eccetto lavorazioni nocive;

6) teatri e cinematografi;

7) uffici pubblici e privati, studi professionali

8) garages d'uso pubblico e privato.  

Le distanze minime prescritte sono le seguenti:

Dmf = 10 m; Dms = 5 m (comunque nel rispetto del D.M. 2/4/68); Dmc = 5 m.  

Tipo di intervento: nelle zone C ogni intervento è subordinato alla forma­zione di Piani Attuativi di cui all’art. 15 della L.R. 21 ottobre 1997, n. 31 e sue successive modifiche ed integrazioni. Negli edifici esistenti è ammesso un incremento "una tantum" pari al 10% della Su esistente da destinare a locali igienico-sanitari o di servizio. Tali in­crementi volumetrici - ammessi anche separati dal corpo edilizio principale purché di altezza non superiore a m 3.50 - possono venire realizzati per in­ter­vento diretto. Comunque è consentito l'intervento diretto ai sensi del quinto comma dell'art. 10 della legge 6 agosto 1967 n. 765, e a condizione che il Consiglio comunale, garantendo nelle opportune forme la partecipa­zione dei cittadini, individui preventivamente le zone nell'ambito delle quali sono con­sentiti singoli interventi ed approvi, per ciascuna zona, un piano lo­calizza­zione e dimensionamento delle opere di urbanizzazione primaria, con indica­zione di massima delle tipologie edilizie.  

Il rilascio della concessione edilizia è subordinato alla pre­ventiva approvazione di un progetto delle opere di urbanizzazione e di sistemazione plano-altimetrica dell'intera area. L'inizio dei lavori è subordinato alla preventiva cessione al Comune delle aree per opere di urbanizzazione e alla effettiva realizzazione delle opere stesse.

Nelle nuove costruzioni e nelle relative aree di pertinenza devono es­sere ri­servati appositi spazi per parcheggi in misura non inferiore a 1 mq ogni 10 mc di costruito ai sensi della L. 122/89.

Tali parcheggi vanno realizzati in aggiunta a quelli d'uso privato di cui ai successivi commi.

La tipologia edilizia dovrà risultare adeguatamente diversificata (case a schiera, in linea, isolate ecc.) nel rispetto del contesto ambientale e del tes­suto edilizio presente nelle aree adiacenti. Compete al Piano Attuativo l'individuazione della quota di tipologia edilizia a schiera o in linea da realiz­zare nelle diverse aree, degli allineamenti, dei requisiti prestazionali dei manu­fatti da realizzare.

Nelle zone residenziali di espansione, sia in sede di Piano Attuativo che in sede di intervento diretto di cui ai commi precedenti, dovrà essere garantito il reperimento delle aree a standard per verde e parcheggi secondo quanto stabilito dalla L.R. 21 ottobre 1997, n. 31 come modificata ed integrata dalla L.R. 24 marzo 2000, n. 27.  

Le zone C si suddividono in sotto-zone C2, C3, C4 , C4* .  

C2 - Zone di espansione per l'edilizia semi-intensiva  

Sono le aree per le quali la conformazione morfologica, le caratteri­sti­che idrogeologiche ed i rapporti visivi, funzionali e di accessibilità con le aree già edificate suggeriscono la realizzazione di un'edilizia moderatamente inten­siva.  

In tali zone sono prescritti i seguenti indici e parametri di intervento:

Ut = indice di utilizzazione territoriale Su/St = 4000 mq/Ha;

It = indice di fabbricabilità territoriale V/St = 12000 mc/ha;

If = indice massimo di edificabilità fondiaria = V/Sf = 1.4 mc/mq;

Hmax = altezza massima = 9 m;

P = parcheggi ed autorimesse =  0.4 mq/3 mq Su;

Superficie minima per l'intervento urbanistico preventivo = l'intera zona de­limi­tata nella cartografia di progetto;

V = area a verde ad uso privato o condominiale = 2 mq/5 mq Su;

Ip = 2 piante di cui almeno la metà di alto fusto ogni 100 mq di superficie li­bera del lotto.

Il lotto minimo è l'intera area indicata nella cartografia di progetto, delimitata dalle strade di Piano  e comunque non può essere inferiore a 700 mq.  

Nelle zone C2 possono essere ubicate le aree per l'edilizia economica e po­polare (Peep).  

C3 - Zone di espansione per edilizia semi-estensiva  

Sono le aree per le quali la conformazione morfologica ed i rapporti visivi e funzionali e di accessibilità con le aree già edificate suggeriscono la realizza­zione di un'edilizia moderatamente estensiva.  

In tali zone indici e parametri di intervento sono i seguenti:

Utmax = indice di utilizzazione territoriale massima Su/St = 3000 mq/ha;

It = indice di fabbricabilità territoriale massima V/St = 9000 mc/ha;

If = indice massimo di edificabilità fondiaria = V/Sf = 0.9 mc/mq;

Hmax = altezza massima = 7.50 m esclusi volumi tecnici;

P = parcheggi ed autorimesse = 0.5 mq/3 mq Su;

V = area a verde ad uso privato o condominiale = 2 mq/5 mq Su;

Ip = 2.0 piante di cui almeno la metà ad alto fusto ogni 100 mq di superficie libera del lotto;

Superficie minima per l'intervento preventivo = l'intera area delimitata nella cartografia di Progetto.

Il lotto minimo è l'intera area indicata nella cartografia di progetto, delimitata dalle strade di Piano  e comunque non può essere inferiore a 1000 mq.  

C4 - Zone di espansione per edilizia estensiva  

Sono le aree per le quali la posizione “di margine” nell’aria urbana, i rapporti visuali con il centro urbano, la morfologia dei suoli rendono ammissibile un edificato isolato costituito da case uni o bifamiliari, diffuse all’interno di spazi verdi inedificati che favoriscono un passaggio graduale tra aree urbanizzate e campagna.   
In tali zone indici e parametri di intervento sono i seguenti:

It = indice di fabbricabilità territoriale massima V/St = 5000 mc/ha;

Hmax = altezza massima = 7.00 m esclusi volumi tecnici;

Ip = 6.0 piante di cui almeno la metà ad alto fusto ogni 100 mq di superficie libera del lotto;

Superficie minima per l'intervento preventivo obbligatorio (P. di Lottizzazione) = l'intera area delimitata nella cartografia di Progetto.  

C4* - Zona di nuova edificazione programmata  

E' costituita da un'unica area nodale e strategica per lo sviluppo del centro urbano. Obiettivo di tale intervento è la realizzazione di una nuova area polarizzante in grado di "ricentralizzare" la cittadina, ricucendo il centro storico all'insediamento di completamento e alle recenti e alle nuove aree di espansione.

L'iniziativa dell'intervento è privata, ma verrà inserita all'interno delle priorità d'intervento comunale anche nell'ambito di un programma pluriennale di intervento.

L'iniziativa privata è guidata dalle presenti norme che definiscono alcune caratteristiche dell'intervento stesso:

Realizzazione dell'edificato secondo i perimetri indicati nella cartografia di progetto, che definiscono esattamente allineamenti, aperture e passaggi così da delineare uno spazio interno aperto e attrezzato, che dovrà essere pubblico e quindi ceduto al Comune.

Nello spazio interno dovranno trovare posto attrezzature pubbliche di una piazza centrale, quali eventuali zone di ritrovo e sosta con specifiche opere di arredo urbano (verde, panchine, fontana, ecc.), definite nell'ambito di un progetto di iniziativa pubblica. La realizzazione dell'intervento complessivo potrà avvenire in alternativa attraverso un Piano di lottizzazione convenzionata di iniziativa privata che preveda le caratteristiche dell'edificato privato e dello spazio aperto pubblico.

A piano terra della nuova edificazione dovranno essere previsti porticati per almeno il 40% della superficie coperta e la destinazione di piano terra dovrà essere esclusivamente a negozi, attività di ristorazione, locali ad uso sociale, sala giochi, servizi di pubblica utilità, uffici pubblici con esclusione di garages, studi professionali e ogni altra attività che non sia di interesse pubblico.  

In tali zone indici e parametri sono i seguenti:

If = indice di fabbricabilità fondiaria = 0.8 mc/mq; (Viene indicato l'indice fondiario, anziché quello territoriale, poiché l'intervento va realizzato con riferimento al lotto definito nella cartografia di progetto e agli spazi liberi e coperti in essa indicati)

Hmax = 7.00 ml

Ip = 6.0 piante d'alto fusto ogni 100 mq di superficie libera del lotto.

Superficie minima di intervento preventivo obbligatorio (P. Attuativo o P. di lottizzazione) = intera area delimitata nella cartografia di progetto.  

Nelle Zone residenziali di espansione, sia in sede di redazione di Piano Attuativo che in sede di intervento diretto di cui ai commi precedenti, dovrà essere garantito il reperimento delle aree a standard per verde e parcheggi secondo quanto stabilito dalla L.R. 21 ottobre 1997, n. 31 come modificata ed integrata dalla L.R. 24 marzo 2000, n. 27.

Edificato realizzato secondo le delimitazioni indicate in mappa.  

ART. 119 
PEEP - ZONE PER L'EDILIZIA ECONOMICA E POPOLARE 
 

Le aree per l'edilizia economica e popolare ai sensi delle L. 167/62 e 457/78 possono essere individuate con semplice delibera consigliare nell'ambito delle zone A, B e C.  Il volume edificabile in zona Peep potrà va­riare tra il 40 e il 70% dell'intera volumetria edificabile. Una quota di aree da destinare a Peep è già individuata dalla presente VG al P di F e comprende una zona interna al centro storico. Nell'area del cen­tro storico soggetta a Peep è ammesso il ripristino della volumetria molto de­teriorata, fatiscente o prevalentemente demolita con il mantenimento della struttura muraria originale esterna a faccia a vista e il posizionamento dei setti portanti preesi­stenti. La destinazione dell'area può essere sia a resi­denza che a servizi (con prevalenza di spazi aperti e chiusi per bambini, ra­gazzi e anziani).

Per le aree Peep in zone di completamento B1 e B3 l'indice fondiario If  ammesso è elevato a 3 mc/mq.

Per le aree Peep in zone di espansione C2 e C3 è ammesso un It pari a 17.000 mc/ha.

Nelle aree Peep è esclusa la realizzazione di edifici con locali che possano venire adibiti a tavernetta o mansarda. Pertanto soffitte e cantine non potran­no avere altezza superiore a m 2.20, non potranno essere colle­gate diretta­mente con il resto dell'alloggio e dovranno essere dotate di una sola finestra.  

Indici e parametri urbanistico-edilizi in aree prevalentemente residenziali   
Tipo di    

 Zona 
   If

Mc/mq 
 Uf

Mq/mq 
    It

Mc/ha 
 Ut

mq/ha 
  l.min

mq      
 Hmax


 Ip

n/mq 
 P

mq/mq 
 V

Sf mq/mq Su 
 
  
   
   
   
   
   
   
   
   
   
 
B1 
 2.4 
 1.0 
   
   
 250 
  9.0 
 1/100     
 0.3/3 
 1/6 
 
B3 
 1.4 
 0.6 
   
   
 350 
  9.0 
   1.2/100 
 0.4/3  
       1.3/6 
 
C2 
 1.4 
   
 12000 
 4000 
 700 
  9.0 
 2/100     
 0.4/3 
 2/5 
 
C3 
 0.9 
   
   9000 
 3000 
 1000 
  7.5 
 2/100 
 0.5/3 
 2/5 
 
C4 
   
   
   5000 
   
 Intera area

Di piano 
  7.0 
 6/100 
   
   
 
C4* 
 0.8 
   
   
   
 Intera area

Di piano 
  7.0 
 6/100 
  
 

 

ART. 120

ZONE A VERDE RESIDENZIALE O DI RISPETTO  

In tali aree non sono ammessi scarichi nelle fognature pubbliche, in acque superficiali e sul suolo che superino i valori limite di emissione indicati dal D.Lgs. n. 152 del 11 maggio 1999.  

VR – Zone a verde privato

  Sono costituite da quelle aree destinate a verde per giardini o coltiva­zioni private.

In tali zone è vietata l'edificazione.

Inoltre, in tali zone, dove sono presenti già delle abitazioni, sono am­messi, sui fronti secondari, ampliamenti della superficie utile di 20 mq con altezza massima non superiore a quelle delle abitazioni esistenti, purché lo stesso ampliamento sia realizzato sulla base di un progetto esecutivo che ri­gu­ardi l'intero fronte secondario di ogni specifico isolato e sia realizzato con ca­rat­teristiche unitarie e finalizzate alla riqualificazione funzionale ed ambien­tale delle aree secondarie degli isolati.

Il rilascio di concessioni o autorizzazioni per immobili ubicati in aree adiacenti a zona VR è condizionato all'impegno unilaterale dei titolari dell'intervento alla preventiva ripulitura delle aree se in situazione di degrado o abbandonata e alla loro adeguata sistemazione.  

VM - Zone per la realizzazione di maneggi privati  

Sono aree in cui viene ammessa la realizzazione di maneggi privati con la realizzazione delle relative attrezzature coperte e scoperte.  

Sono pre­scritti i seguenti indici:

edificio ristorazione e sosta cavalieri It = 500 mc/Ha

hmax = 7 ml.

Intervento mediante piano di lottizzazione relativo all’intera zona di Piano.  

VRA - Zone a verde privato attrezzato  

Sono costituite da aree in cui possono essere realizzati box in mura­tura di Su pari a mq 25 destinati al ricovero di attrezzi e ma­teriali agricoli o animali.

Ogni singola area privata non potrà avere una superficie superiore a mq 1000.  

ART. 121

CATEGORIE DEL PATRIMONIO INSEDIATIVO

A DESTINAZIONE PREVALENTE­MENTE PRODUTTIVA EXTRA-AGRICOLA  

Le zone produttive riguardano ambiti destinati allo svolgimento di at­tività produttive del secondario e del terziario.

Tali zone comprendono le aree destinate ad attività produttive indu­striali, artigianali, terziarie, dei trasporti, tecnologiche e di distribuzione.

In tutte le zone produttive assoggettate sia ad intervento diretto che indi­retto, dovranno essere individuate soluzioni progettuali atte a favorire un adeguato inserimento nell'ambiente. Si dovrà, tra l'altro, porre particolare at­tenzione al sistema di accesso, alla ubicazione di eventuali filtri di verde, alla realizzazione di un sistema di recinzioni gradevole e coordinato, alla indivi­du­azione di adeguate opere di arredo degli spazi di interconnessione tra aree ur­bane e aree produttive.  

Nella realizzazione degli impianti produttivi dovranno essere adottati tutti quegli accorgimenti tecnici o soluzioni progettuali atti:

-                  ad impedire superamenti dei limiti di inquinamento acustico diurno e notturno, previsti dalla normativa vigente;

-                  a limitare le emissioni in atmosfera nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa vigente.  

Le zone sono così distinte:  

P - Zone per insediamenti produttivi artigianali (coincidono con le zone D di cui al D.M. 1444/68)

Sono destinate all'insediamento di edifici, impianti ed attrezzature artigianali e commerciali.

Nella zona P la presente Variante al Programma di Fabbricazione de­finisce sia l'assetto urbanistico generale che la microzonizzazione (viabilità di servi­zio all'area, lotti edificabili, destinazioni d'uso, aree pubbliche ecc.). Per una parte di tali aree, delimitata nella Tav. P2.2P28, la presente Variante Generale as­sume il valore di Piano per insediamenti produttivi ai sensi dell'art. 27 della L. 865/71 e, pertanto,  tale zona è  assoggettata  ad esproprio.  Una volta attuate le procedure  espropriative, sono  ammessi interventi diretti nei   sin­goli lotti  (indicati con tratteggio nella Tav. P2.2P28)  con  la  possibilità di procedere all'accorpamento o frazionamento dei lotti stessi senza che ciò costi­tuisca ulteriore Variante.   

Le procedure espropriative verranno realizzate per tutta l'area indica­ta dalla Variante ad esclusione delle zone già acquisite dal Comune e succes­sivamen­te cedute ai privati, delle zone attualmente occupate da edifici non destinati ad attività produttive o da manufatti produttivi preesistenti.

In tali aree la Variante Generale definisce in modo puntuale le destinazioni d'uso.

Le concessioni per edificare (ai sensi della legge 10/77) saranno rila­sciate previa stipula di una convenzione per atto pubblico tra il Comune di S. Anatolia di Narco e il concessionario o l'acquirente, con la quale vengono di­sciplinati gli oneri a carico di questi ultimi e le sanzioni per la loro inosser­vanza.

In tali aree non sono ammessi scarichi nelle fognature pubbliche, in acque superficiali e sul suolo che superino i valori limite di emissione indicati dal D.Lgs. n. 152 del 11 maggio 1999.

Qualora sia necessario ricorrere all'utilizzo di acqua di pozzi, è facol­tà delle Amministrazioni imporre l'obbligo alle aziende di effettuare il rici­claggio dell'acqua utilizzata.

Nei lotti di tutte le zone artigianali o nelle zone di verde condominiale do­vranno essere poste a dimora, all'atto della costruzione, piante di alto fusto da scegliersi fra le essenze tipiche della zona nella misura indicata per le di­verse aree.

In tutte le zone P dovrà essere salvaguardata la funzionalità idraulica dei fossi pubblici o privati esistenti all’interno delle zone e le concessioni sono condizionate alla preventiva ripulitura di eventuali corsi d’acqua esistenti mediante taglio di specie erbacee ed arbustive, all’interno dell’alveo e sulle sponde.  

Tali zone si suddividono in:

P1 = zone per insediamenti produttivi intensivi artigianali

P3 = zone per insediamenti produttivi artigianali di servizio  

In tutte le zone la superficie da destinare complessivamente a spazi pubblici o destinate ad attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi (escluse le sedi viarie) non può essere inferiore al 10% dell'intera superficie destinata a tali insediamenti e comunque nel rispetto di quanto stabilito dalla L.R. 21 ottobre 1997, n. 31 come modificata e integrata dalla L.R. 24 marzo 2000, n. 27.

L'arredo urbano, le recinzioni, gli accessi e la cartellonistica dovranno ri­spettare le indicazioni dell'Ufficio Tecnico Comunale.

In tutte le zone produttive dovranno essere individuate soluzioni pro­get­tuali atte a favorire un adeguato inserimento dei manufatti nell'ambiente.

Si dovrà, tra l'altro,  porre particolare attenzione al sistema di accesso, alla ubi­cazione di eventuali filtri di verde, alla realizzazione di un sistema di re­cin­zioni gradevole e coordinato, alla individuazione di adeguate opere di ar­redo degli spazi di interconnessione tra aree urbane e aree produttive.  

P1 - Zone per insediamenti produttivi intensivi artigianali  

Trattasi di aree libere o già impegnate da attività dell'ar­tigia­nato produttivo e di servizio, che per le loro posizioni e caratteristi­che mor­fologiche sono destinate ad un'edificazione intensiva.

La zona non ancora edificata è soggetta ad esproprio.  

Nella zona P1 zone sono previste le seguenti destinazioni:

1) impianti artigianali;

2) servizi tecnici ed amministrativi connessi agli impianti;

3) depositi e magazzini;

4) una sola abitazione per ogni impianto destinata ai proprietari o al perso­nale di custodia con Sumax = 140 mq.  

In tali zone si applicano i seguenti indici e parametri di intervento:

If = indice di massima edificabilità fondiaria  V/Sf = 2.7 mc/mq;

Ic = indice di copertura Sc/Sf < 2/5;

Hmax = 8.00 eccetto i volumi per impianti tecnici ordinari (non specifici del ciclo produttivo) e di particolari strutture tecniche strettamente legate alla pro­duzione;

Dmc = m 5; Dmf e Dms secondo quanto previsto dal D.M. 1444 del 2/4/1968;

Parcheggi: 1 mq/3 mq Su ad uso privato (incremento del 10% se è praticata la vendita diretta dei prodotti realizzati). La prescrizione è valida solo per i nuovi insediamenti aziendali;

V = area a verde di separazione = 1.0 mq/6 mq di Su;

Lotto minimo = 800 mq;

Ip = numero di piante da inserire a margine del lotto = 5 ogni 100 mq di Su;  

Modalità di intervento: diretto, ma regolato da apposita convenzione, nel ri­spetto della distribuzione funzionale defi­nita nella presente VG al P di F e fermo restando che l'urbanizzazione delle aree a verde pubblico, parcheggi pubblici, dimensionati nel rispetto di quanto stabilito dalla L.R. 21 ottobre 1997, n. 31 come modificata ed integrata dalla L.R. 24 marzo 2000, n. 27, e  sedi viarie che verranno acquisite dall'ente pubblico sono a carico dei tito­lari dell'intervento che potranno scomputare il valore delle opere realizzate dagli oneri di intervento.  

Il lotto destinato a verde dal vigente P di F, di proprietà comu­nale, cambia destinazione d'uso mentre viene individuata una nuova zona a verde pubbli­co.

La realizzazione della viabilità di accesso ai lotti indicata nel Piano è di competenza dei titolari dell'intervento.

Le aree di rispetto non sono edificabili ma possono venire computate per il calcolo del volume realizzabile.

L'eventuale utilizzo delle stesse per la realizzazione della viabilità di servi­zio è condizionata alla sottoscrizione di un atto unilaterale di sottomis­sione in base al quale, in caso di successivo esproprio, non venga considerato nel prezzo di esproprio il valore della viabilità e delle relative opere di urba­niz­zazione.

Per gli edifici industriali già costruiti è ammessa la demolizione, totale o parziale, con la ricostruzione o ristrutturazione, con o senza ampliamenti, purché nel rispetto delle presenti Norme. In caso di contrasto tra i confini dei lotti, le destinazioni d'uso, le opere di arredo urbano ecc., e le presenti Norme, le aziende attualmente insediate sono tenute ad adeguarsi a queste ultime entro tre anni dall'adozione delle Norme stesse.

Viene prescritta la salvaguardia della funzionalità idraulica del fosso esistente all'interno della zona artigianale.  

P3 - Zone per insediamenti produttivi artigianali di servizio  

Trattasi di aree di nuovo impianto, soggette ad esproprio e riservate all'ar­tigianato produttivo e di servizio anche con elementi negativi di impatto quali rumorosità, scarichi nell'aria, volume di traffico ecc. ad esclusione delle at­tività nocive.  

In dette zone sono previste le seguenti destinazioni:

1) impianti artigianali con particolare riferimento a carrozzieri, automeccanici, autolavaggi, fabbri, falegnami ecc.;

2) servizi tecnici ed amministrativi connessi agli impianti;

3) depositi e magazzini:

4) una sola abitazione per ogni impianto destinata ai proprietari o al perso­nale di custodia con Sumax = 140 mq.  

In tali zone si applicano i seguenti indici e parametri di intervento:

If = indice di massima edificabilità fondiaria V/Sf = 3.3 mc/mq;

Ic = indice di copertura Sc/Sf = 1/2;

Hmax = 8.00 m eccetto i volumi per impianti tecnici ordinari (non specifici del ciclo produttivo) e di particolari strutture tecniche strettamente legate alla produzione;

Dmc = m 5; Dmf e Dms secondo quanto previsto dal D.M. 1444 del 2/4/1968;

Parcheggi = 1 mq/3 mq Su ad uso privato (incremento del 10% se è praticata la vendita diretta dei prodotti realizzati. La prescrizione è valida solo per i nuovi insediamenti aziendali;

V = area a verde di separazione = 1.5 mq/6 mq di Su;

Lotto minimo = 500 mq;

Superficie utile residenziale per personale di custodia = mq 140;

Ip = numero di piante da inserire ai margini del lotto = 5 ogni 100 mq di Su.  

Modalità di intervento: diretto, ma regolato da apposita convenzione, nel ri­spetto della distribuzione funzionale defi­nita nella presente VG al P di F e fermo restando che l'urbanizzazione delle aree a verde pubblico, parcheggi pubblici e  sedi viarie che verranno acquisite dall'ente pubblico sono a carico dei tito­lari dell'intervento che potranno scomputare il valore delle opere realizzate dagli oneri di intervento.

Nelle suddette zone dovrà essere garantito il reperimento delle aree a standard per verde e parcheggi, dimensionate nel rispetto di quanto stabilito dalla L.R. 21 ottobre 1997, n. 13 come modificata ed integrata dalla L.R. 24 marzo 2000, n. 27.

La tipologia edilizia dovrà essere quella tipica dei manufatti artigia­nali o anche costituita da edifici a due piani di cui il primo piano, tutto o in parte, nei limiti consentiti, destinato a residenza del custode. In tal caso, do­vrà es­sere sottoscritto un atto di sottomissione in base al quale il titolare si impe­gna a non modificare la destinazione dell'edificio né a locare o vendere quest'ultimo per usi non strettamente funzionali all'attività artigianale.  

Nell'ambito delle zone per insediamenti produttivi artigianali so­no inoltre individuati i seguenti tipi di zone, la cui specificazione normativa viene riportata sulle pagine seguenti.  

VA - ZONE A VERDE ATTREZZATO (a servizio delle attività produttive)

AF - ZONE PER IMPIANTI TECNOLOGICI

AREA ANAS

P - ZONE PER PARCHEGGI PUBBLICI ATTREZZATI

FF - AMBITI DI RISPETTO DELLE ATTREZZATURE FERROVIARIE ATTUAL­MENTE NON IN USO

FAS - AMBITI DI RISPETTO DELLE STRADE EXTRAURBANE

FL - AMBITI DI RISPETTO FLUVIALE  

Nell'ambito della zona P sono inoltre presenti aree non soggette ad espro­prio, in quanto nelle stesse insistono già edifici ad uso residenziale. Per quest'ultimo tipo di edifici sono prescritte le seguenti norme.  

ART. 122 
R -  ZONE DESTINATE AD INSEDIAMENTI NON PRODUTTIVI   
In tali zone è ammesso il mantenimento dell'attuale destinazione d'uso fino al verificarsi di un eventuale atto di compravendita o di locazione o cambio d'uso dell'immobile o di cambia­mento di residenza dell'occupante o dei suoi eredi legittimi alla data di adozione della presente Va­riante. Al verificarsi di queste condizioni è prescritto l'adeguamento dell'attuale destinazione d'uso a destinazione produttiva artigianale, indu­striale o commerciale.

E' prescritta la realizzazione di opportuni filtri di verde, ubicati ai confini dei lotti di pertinenza, di adeguati parcheggi con una superficie pari almeno a 2.5 mq/ab.

In tali aree non sono ammessi scarichi nelle fognature pubbliche, in acque superficiali e sul suolo che superino i valori limite di emissione indicati dal D.Lgs. n. 152 del 11 maggio 1999.

In caso di realizzazione di insediamenti non produttivi, caratterizzati da emissioni di rumori e/o suoni, è prescritta la realizzazione di tutti gli accorgimenti necessari alla limitazione delle emissioni sonore e al non superamento dei limiti previsti dalla normativa vigente.

ART. 123 
PC - Zona per insediamenti produttivi commerciali   
Si tratta di zona per insediamenti produttivi destinati ad attività commerciali e alla mostra e degustazione di prodotti tipici.

In tale zona l'intervento è subordinato alla approvazione di un Piano Attuativo di iniziativa pubblica o privata che precisi l'assetto urbanistico con particolare attenzione alle quote del terreno attuale e di quello modificato, all'ubicazione e attrezzatura di adeguati parcheggi pubblici e privati a servizio dell'area commerciale a termini di legge, alla sistemazione dell'accesso e dell'uscita da tali parcheggi, alla definizione degli aspetti di salvaguardia ambientale, dei necessari filtri di verde e dell'assetto urbano. Sarà posta attenzione nel lasciare la visuale libera da ostacoli naturali o antropici.  

In tale zona si applicano i seguenti indici e parametri di intervento:

If = indice di fabbricabilità fondiaria massima V/Sf = 2.3 mc/mq;

Ic = indice di copertura Sc/Sf <=2/5

Hmax = m 8,00

Dmc = m 5; Dmf e Dms secondo quanto previsto da D.M. 1444 del 2.4.1968;

Parcheggi: 1 mq/1 mq Su di cui il 30% ad uso pubblico;

V = area a verde di separazione = 2.0 mq/6mq di Su;

Lotto minimo di piano plano-volumetrico = intera area di piano;

Ip = numero minimo di piante da inserire senza ostacolare la visuale automobilistica = 6 ogni 100 mq di Su.  

Nelle suddette zone dovrà essere comunque garantito il reperimento delle aree a standard per verde e parcheggi, dimensionati nel rispetto di quanto stabilito dalla L.R. 21 ottobre 1997, n. 31 e sue successive modifiche ed integrazioni.

In tali aree non sono ammessi scarichi nelle fognature pubbliche, in acque superficiali e sul suolo che superino i valori limite di emissione indicati dal D.Lgs. n. 152 del 11 maggio 1999.  

ART. 124 
P*- Zone per insediamenti produttivi agro-industriali  

Si tratta di zone per insediamenti produttivi destinati al trattamento, alla conservazione e alla vendita di prodotti agricoli, alla ricerca nel settore agro-industriale, alla mostra e degustazione di prodotti tipici.

In tali zone l'intervento è subordinato alla approvazione di un Piano Attuativo di iniziativa privata che precisi l'assetto urbani­stico, l'as­setto e la destinazione d'uso dei manufatti esistenti o da realizzare, la distri­buzione funzionale dell'area con particolare attenzione agli aspetti della sal­vaguardia ambientale, del verde e dell'arredo urbano.

Sono ammesse le seguenti destinazioni d'uso: manufatti per la tra­sforma­zione e conservazione dei prodotti agricoli, quali depositi, magazzini, labora­tori, servizi tecnici, amministrativi e di rappresentanza; manufatti per la vendita all'ingrosso e al dettaglio di prodotti tipici della zona.  

In tale zona si applicano i seguenti indici e parametri di intervento:

If = indice di massima edificabilità fondiaria  V/Sf = 2.3 mc/mq;

Ic = indice di copertura Sc/Sf = 2/5;

Hmax = 8.00 eccetto i volumi per impianti tecnici ordinari (non specifici del ciclo produttivo) e di particolari strutture tecniche strettamente legate alla pro­duzione;

Dmc = m 5; Dmf e Dms secondo quanto previsto dal D.M. 1444 del 2/4/1968;

Parcheggi = 1 mq/3 mq Su di cui il 30% ad uso pubblico (incremento del 10% se è praticata la vendita diretta dei prodotti realizzati). La prescrizione è vali­da solo per i nuovi insediamenti aziendali;

V = area a verde di separazione = 2.0 mq/6 mq di Su;

Lotto minimo = intera area di piano;

Ip = numero di piante da inserire a margine del lotto = 6 ogni 100 mq di Su.  

Nelle suddette zone, in base alle destinazioni specifiche previste, dovrà essere comunque garantito il reperimento delle aree a standard per verde e parcheggi, dimensionati nel rispetto di quanto stabilito dalla L.R. 21 ottobre 1997, n. 31 come modificata ed integrata dalla L.R. 24 marzo 2000, n. 27.

In tali aree non sono ammessi scarichi nelle fognature pubbliche, in acque superficiali e sul suolo che superino i valori limite di emissione indicati dal D.Lgs. n. 152 del 11 maggio 1999.  

ART. 125 
PT - ZONE PER INSEDIAMENTI PRODUTTIVI TURISTICI   
Sono destinate all'insediamento di edifici, impianti ed attrezzature le­gate alle attività turistiche, alberghiere e di ristorazione, termali e ricreative.

In tali aree sono ammessi interventi, nel rispetto delle caratteristiche morfo­logiche e paesaggistiche dei luoghi, con intervento diretto nelle zone PT1 già edificate e con intervento preventivo (Piano Attuativo) nelle zone PT3.

Nei lotti di tutte le zone turistiche dovranno essere poste a dimora piante da scegliersi fra le essenze tipiche della zona, nella misura indicata per le diverse zone.

In tali aree non sono ammessi scarichi nelle fognature pubbliche, in acque superficiali e sul suolo che superino i valori limite di emissione indicati dal D.Lgs. n. 152 del 11 maggio 1999.  

Tali zone si suddividono in:  

PT1 -Zone per attrezzature turistico-alberghiere e di ristorazione

PT3 - Zone per attività ricettive extra-alberghiere  

PT1 - Zone per attrezzature turistico-alberghiere e di ristorazione  

Zone già destinate ad attrezzature turistiche di pernottamento e risto­razione (alberghi, residence-hotel, pensioni, ristoranti, bar) che necessitano di mode­ste opere di ristrutturazione e completamento.  

In tali aree si potrà ope­rare con i seguenti parametri:

If = indice di fabbricabilità fondiaria massima V/Sf = 3.1 mc/mq;

Hmax = m 12;

Ip = n. 3 piante di cui almeno la metà di alto fusto, ogni 100 mq di superficie libera del lotto;

Dmf = m 20; Dms = m 10; Dmc = m 10;

Parcheggi = 40 mq ogni 100 di superficie utile;

V = area a verde = 2 mq ogni 5 mq di Su;

Lotto minimo = area di Piano.  

Nelle suddette zone, in base alle destinazioni specifiche previste, dovrà essere comunque garantito il reperimento delle aree a standard per verde e parcheggi, dimensionati nel rispetto di quanto stabilito dalla L.R. 21 ottobre 1997, n. 31 come modificata ed integrata dalla L.R. 24 marzo 2000, n. 27.  

Sono ammessi ampliamenti una tantum pari al 15% della Su entro i limiti indicati dal Piano.

Sono ammesse terrazze aggettanti su cortili e spazi privati retrostanti l'edificio.  

PT3 - Zone per attività ricettive extra-alberghiere 

Destinate alle "attività agrituristiche ed alle attività ricettive all'aria aperta". E' prevista, entro le zone specificamente indicate dal Piano, la realizzazione di aree per la sosta di tende e roulottes, bungalows di Su unitaria non superiore a mq 21, attrezza­ture di servizio (servizi igienici, negozi e attrezzature per il tempo libero).

In tale area si potrà intervenire dietro approvazione di un piano pre­ventivo che, nel rispetto degli indici di seguito riportati, dovrà indicare la na­tura dell'insediamento e la classificazione richiesta. 

I parametri e gli indici di intervento sono:

It = indice di fabbricabilità territoriale massima = V/St = 400 mc/ha;

Hmax = 3.50 m;

Parcheggi = 40 mq ogni 100 mq di superficie utile;

V = area a verde = minimo 2 mq per ogni mq di Su. 

Nelle suddette zone, in base alle destinazioni specifiche previste, dovrà essere comunque garantito il reperimento delle aree a standard per verde e parcheggi, dimensionati nel rispetto di quanto stabilito dalla L.R. 21 ottobre 1997, n. 31 come modificata ed integrata dalla L.R. 24 marzo 2000, n. 27. 

Si richiama, in ogni caso, il rispetto della L.R. 8/94 e 33/94.       

E' ammesso il recupero dei casali interni all'area da destinare ad at­trezzature ricettive, di ristorazione, di servizio e ad un unico alloggio di superficie utile non superiore a mq 120 da destinare al proprietario o al custode.

Tipo di intervento: Piano attuativo di iniziativa privata dell'intera area di piano. 

          Indici e parametri urbanistico-edilizi in aree prevalentemente produt­tive 

Tipo di

Zona 
 If

Mc/mq 
 It

Mc/ha 
 Ic 
 l.min


 Hmax


 Ip

n/mq 
 P

mq/mq Sf 
 V

mq/mq Su 
    Su resid.

mq 
 
P1 
 2.7 
   
 <2/5 
 800 
 8 
 5/100 
 1/3 
 1/6 
 140 
 
P3 
 3.3 
   
 <1/2 
 500 
 8 
 5/100 
 1/3 
 1.5/6 
 140 
 
PC 
 2.3 
   
 <2/5 
 Intera area

di piano 
 8 
 6/100 
 1/1 
 2/6 
   
 
P* 
 2.3 
   
 <2/5 
 Intera area di piano 
 8 
 6/100 
 1/3 
 2/6 
   
 
PT1 
 3.1 
   
   
 Intera area

di piano 
 12 
 3/100 
 40/100 
 2/5 
   
 
PT3 
   
 400 
   
 Intera area

di piano 
 3,50 
 40/100 
 2/1 
   
   
 

 

ART. 126 
CATEGORIE DEL PATRIMONIO INSEDIATIVO A PREVA­LENTE DE­STINA­ZIONE A SERVIZI 

Sono costituite dalle aree destinate a servizi ed attrezzature pubbli­che.

In tali aree non sono ammessi scarichi nelle fognature pubbliche, in acque superficiali e sul suolo che superino i valori limite di emissione indicati dal D.Lgs. n. 152 del 11 maggio 1999. 

Tali categorie si distinguono in:

V - AREE A VERDE PUBBLICO

S - AREE PER ATTREZZATURE PUBBLICHE E DI SERVIZIO

P - AREE A PARCHEGGI PUBBLICI ATTREZZATI 

V - AREE A VERDE PUBBLICO 

Comprendono le aree destinate a verde attrezzato per il gioco dei bambini e dei ragazzi e per lo sport, il riposo degli adulti nonché quelle desti­nate ad una utilizzazione che ne favorisce la salvaguardia ambientale.

Possono essere realizzate strutture precarie di modesta dimensione desti­nate a bar o servizi vari di ristorazione. In assenza di intervento preven­tivo è fatto divieto ai privati di intraprendere qualsiasi trasformazione del suolo e della vegetazione nonché eventuali manufatti compresi in questa zo­na.  

Tali zone si distinguono in:

VN - zone a verde naturale urbano-territoriale;

VA - zone a verde pubblico attrezzato;

VP – aree destinate a piazze pubbliche pedonali attrezzate;

VS - zone a verde sportivo;

VG - zone a verde speciale;

VO - zone pubbliche a verde privato ortivo. 

VN - Zone a verde naturale urbano-territoriale

Ambiente destinato a favorire il rapporto tra l'uomo e la natura, in es­so è tutelata la morfologia del suolo, dei corsi d'acqua e della vegetazione. A questo scopo il P di F si attua per intervento preventivo che esclude progetti di edifici e di viabilità carrabile (salvo mezzi di soccorso), di elettrodotti, ga­sdotti ed altre linee di distribuzione di impianti tecnologici visibili.

E' vietata la piantumazione di essenze in contrasto con i caratteri am­bien­tali. I parcheggi interni sono vietati e l'accesso sarà agevolato da par­cheggi limitrofi. Possono essere realizzati elementi attrezzati adatti alla sosta (barbecues, panche, tavoli, servizi igienici) e alla fruizione delle valenze natu­rali e percorsi pedonali di accesso.

Ut = 200 mq/ha;

Hmax = 4.5 m.

E' ammessa deroga ai limiti indicati in caso di edifici pubblici di rile­vante interesse collettivo progettati nell'ambito di PP di iniziativa pubblica.

Per alcune aree di piano sono allegati dei progetti urbanistici che ne specifi­chino l'assetto funzionale e formale. 

VA - Zone a verde pubblico attrezzato

Sono destinate all'uso del tempo libero. Vengono opportunamente at­trez­zate con chioschi e costruzioni precarie per deposito attrezzature, pan­chine e tavoli all'aperto, attrezzature per gioco bambini, per ginnastica all'aperto, servizi igienici ecc.

Nelle aree VA ubicate nelle zone per insediamenti produttivi possono esse­re realizzati manufatti destinati ad attività sociali e di servizio, mense azien­dali, centri dopolavoro ecc. o attrezzature di servizio quali: panchine, tavoli all'aperto, servizi igienici ecc.

Le zone di rispetto cimiteriale ricadenti all'interno di tali ambiti pos­sono es­sere destinate esclusivamente ad aree verdi o parcheggi.

E' prescritta la messa a dimora di specie vegetali compatibili con l'ambiente naturale locale.

Le specie vegetali da mettere a dimora saranno esclusivamente quelle com­patibili con le caratteristiche dell'ambiente naturale locale.

Valgono i seguenti indici:

Ut = 500 mq/ha;

hmax = 3.5 m;

Parcheggio = 1500 mq/ha.

VP - Zone destinate a piazze pubbliche pedonali

Si tratta di aree pubbliche (per le quali vanno redatti schemi progettuali a scala 1:500) destinate al transito pedonale ed alla sosta. Tali aree sono soggette ad esproprio o cedute dal privato nell'ambito di un P di L convenzionato.

In tali zone vanno previste adeguate opere di arredo urbano: sedili costituiti da muretti bassi in pietra continui, alberature, luoghi d'acqua, pavimentazioni in pietra, ecc. 

VS - Zone a verde sportivo

Aree a verde facente parte di impianti sportivi coperti o scoperti di ini­zia­tiva pubblica.

Uf = 0.25 (per impianti coperti), Uf = 0.50 (per impianti scoperti);

Parcheggio = 0.1 mq/mq Sf.

Nelle diverse zone di piano indicate nella cartografia di progetto sono pre­visti impianti polisportivi VS1 o maneggio VS2 come indicato nell'abaco dei progetti. 

VG - Zone a verde speciale (Giardino Appenninico)

Si tratta di una zona da destinare a Giardino Appenninico con le ca­rat­teri­stiche e le modalità definite da apposito Piano particolareggiato di ini­ziativa pubblica. 

VO - Zone pubbliche a verde ortivo in concessione

Si tratta di aree già pubbliche o da acquisire ad uso pubblico e desti­nare a verde ortivo in concessione a privati sulla base di apposito bando e gradua­toria di priorità.

Nelle zone ubicate all'interno delle aree destinate a Verde Ortivo di superficie non superiore a mq 1000 per le quali i proprietari si impegnino ad utilizzare le stesse, direttamente o indirettamente in modo continuativo nel tempo, ad orto, il Comune può rinviare l'acquisizione al momento di riscontro di un eventuale diverso uso o abbandono dell'area.

I privati che ricevono in concessione, dietro regolare domanda, parte dell'area ortiva (max 200 mq) dovranno sottoscrivere lo stesso impegno. In caso di inutilizzo dell'orto per un periodo superiore a un anno, la concessione all'uso comporterà la decadenza della concessione.

Per i proprietari vale lo stesso criterio se l'abbandono o il non utilizzo ad orto supera l'anno. 

AA - Aree a servizio dell'attività agricola 

In adiacenza ai nuclei rurali sono individuate, anche in zone agricole, aree a servizio dell'attività agricola destinate ad accogliere attrezza­ture per ricovero animali, prodotti agricoli, attrezzi ed automezzi così da libe­rare i nuclei rurali da tali attività antigieniche o comunque non compatibili con la residenza. In tali zone possono essere realizzate stalle sociali.

In tali aree possono venire realizzati sistemi integrati di box in mura­tura del­la superficie massima unitaria di mq 16 e altezza massima 3 m con even­tuale corte di servizio. La sistemazione urbanistica dei box va prevista nell'ambito di un piano particolareggiato di iniziativa pubblica o privata che garantisca un equilibrato inserimento nell'ambiente ed eviti interferenze visive con le pro­spettive principali dei nuclei rurali.

Il Comune procederà all’acquisizione dell’area e all’assegnazione ai privati in proprietà a prezzi convenzionati o in diritto di superficie sulla base di graduatorie di priorità 

APC - Aree per la protezione civile 

Tali ambiti sono riservati all'insediamento di strutture stabili o preca­rie per ospitare popolazione in caso di calamità nazionale. Devono essere previ­ste adeguate aree di movimentazione per persone e mezzi di soccorso e ambiti per l'eventuale installazione di tende. saranno realizzate anche bagni e lavatoi adeguati ad ospitare un numero rilevante di persone. Le attrezzature igienico-sanitarie e di servizio possono venire utilizzate in assenza di eventi ca­lamitosi a servizio delle aree sportive e turistiche.

Le aree sono espropriate per pubblica utilità. 

S - AREE PER ATTREZZATURE PUBBLICHE DI SERVIZIO 

Si tratta di aree destinate alle attrezzature di servizio a scala di quar­tiere ed urbana. Sono distinte in zone per: l'istruzione, le attrezzature civili, gli im­pianti pubblici di interesse comune e generale ecc. (ai sensi degli artt. 3,4,5 e 6 del D.M. 1444/68 e della L.R. n. 53/74).

In tali zone l'attuazione del P di F avviene mediante intervento di­ret­to. Le parti non edificate né impegnate da strade e parcheggi saranno siste­mate a verde, con piante ad alto fusto scelte tra le essenze del luogo.

La superficie minima di intervento coincide con la zona indicata nella tavola di P di F. 

Le tipologie di zone individuate sono le seguenti: 

N – Aree per l’istruzione 
Ospitano le attrezzature relative a: asili-nido, scuole materne, scuole ele­men­tari.

L'Amministrazione Comunale, per sopraggiunti motivi di interesse pubbli­co, può modificare nell'ambito di tali zone la destinazione d'uso speci­fica in­dicata senza che ciò costituisca Variante al P di F. 

Sono prescritti i seguenti indici:

Uf = Su/Sf = 1.00

Hmax = m 10,5;

P = 1.4 mq per ogni mq di Su;

V = 2 mq di verde ogni 5 mq di Su. 

AS – Aree per attrezzature civili

Destinate ad ospitare attrezzature partecipative, amministrative urba­ne, culturali, sociali, associative, assistenziali, ricreative, sportive, direzionali e della protezione civile in caso di pubbliche calamità o per eventi di carat­tere straordinario. 

Sono prescritti i seguenti indici:

Uf = Su/Sf = 0.6;

Hmax = m 10.5;

P = 2 mq per ogni mq di Su;

V = 2 mq di verde ogni 5 mq di Su. 

E' prescritta una specifica attenzione d'intervento per la realizzazione di ac­cessi a servizi igienici adeguati. 

AR - Aree per attrezzature religiose

Ospitano attrezzature per servizi religiosi di uso pubblico ed attrezza­ture per servizi privati gestiti da religiosi o per collettività. 

Sono prescritti i seguenti indici:

If = 2.7 mc/mq;

Hmax = m 15;

P = 1.5 mq/mq di Su;

V = 2 mq di verde ogni 5 mq di Su;

Ip = n. 1.5 piante ogni mq di Su. 

Le aree di pertinenza degli edifici sono destinate all'utilizzo collettivo. 

AC - Aree per impianti cimiteriali

Sono relative alle sole attrezzature cimiteriali, escluse le aree di ri­spetto.

Nei nuovi ampliamenti il verde alberato dovrà essere incrementato fi­no ad occupare almeno un terzo della superficie. Intervento indiretto median­te piano particolareggiato. 

AF - Aree per impianti tecnologici

Ospitano manufatti ed attrezzature per acquedotti, reti per distribu­zione energia elettrica, depurazione acque reflue, inceneritori, centraline ENEL, serbatoi, impianti di sollevamento, impianti di smaltimento e depura­zione dei rifiuti ecc. 

AP - Aree per l'ordine pubblico ed attrezzature militari

Destinate ad accogliere attrezzature di servizio militari, dei carabinieri o pubblica sicurezza, dei vigili del fuoco, del corpo forestale ecc.. 

Sono prescritti i seguenti indici:

Uf = Su/Sf = 0.6;

Hmax = m 16;

P = 1.5 mq di area a parcheggi ogni mq di Su;

V = 1.3 mq di verde ogni 6 mq di Su. 

AT - Aree per attrezzature pubbliche ad uso turistico

Si tratta di edifici da destinare ad attrezzature pubbliche di interesse turi­stico quali Uffici di informazione turistica, Centri di assaggio prodotti ti­pici, Stands di presentazione manufatti artigianali locali, Biglietteria, Rifugi ecc.

Sono ubicate di norma nelle zone A2*. 

ACA - Aree per attrezzature ricettive sociali

Si tratta di edifici da destinare a comunità religiose, di recupero so­cio-sani­tario o di servizio all'attività turistica sportiva.

Sono ubicate di norma nelle zone A2. 

Indici e parametri urbanistico-edilizi in aree destinate ad attrez­zature e servizi

Tipo di

Attrezzatura 
 If

mc/mq 
 Uf

mq/mq 
 Hmax


 Ip

N/mq 
 P

mq/mq Sf 
 V

mq/mq Su 
 

   
 1.00 
 10.5 
   
 1.4 
 2/5 
 
AS 
   
 0.6 
 10.5 
   
 2.0 
 2.5 
 
AR 
 2.7 
 1.0 
 15 
 1.5 
 1.5 
 2.5 
 
AP 
   
 0.6 
 16 
   
 1.5 
 1.3/6 
 

 

ART. 127

AREE A PARCHEGGI PUBBLICI ATTREZZATI 

In tali aree non sono ammessi scarichi nelle fognature pubbliche, in acque superficiali e sul suolo che superino i valori limite di emissione indicati dal D.Lgs. n. 152 del 11 maggio 1999. 

PA - AREE DI SOSTA PER AUTOVEICOLI 

Si tratta di aree pubbliche per la sosta di autoveicoli ove è ammessa la realizza­zione di manufatti al servizio e di attrezzature connesse al traffico. Tali par­cheggi saranno di norma realizzati a livello stradale a cura della pubblica amministra­zione o dai lottizzanti se individuati dal Piano all'interno di aree di espansione e del Piano per insediamenti produttivi. E' previsto l'inserimento dei necessari elementi di arredo urbano (cigli di delimitazione, illuminazione, segnaletica ecc.). Nei parcheggi a livello stradale saranno inoltre poste a di­mora 2.5 piante di alto fusto ogni 100 mq di par­cheggio.

Nell'ambito del programma urbano dei parcheggi, realizzato ai sensi della L. 122/89, possono essere previste aree per la realizzazione di par­cheggi da destinare a pertinenza di immobili privati su aree comunali o nel sottosuolo delle stesse, ai sensi dell'art. 9 della stessa L. 122/89. 

PAM - AREA ATTREZZATA A SERVIZIO DELLA MOVIMENTAZIONE  
Si tratta di un'area da destinare all'ubicazione di una stazione di servizio attrezzata con impianti di distribuzione e - fuori della fascia di rispetto - di attrezzature per interventi di ordinaria e minuta manutenzione quali officina, sala ingrassaggio, lavaggio a spazzoloni, bar, wc, locale elettrauto, locali esposizione prodotti della gastronomia locale, per auto, e per l’agricoltura, parcheggi e zone verdi, un box per la sosta del gestore dell’impianto.

If = 0,5 mc/mq; Ip = 3; Hmax = 3,00 ml. 

ART. 128 
CATEGORIE DEL PATRIMONIO AMBIENTALE DI RISPETTO  
F - AMBITI DI RISPETTO  
Gli ambiti di rispetto sono costi­tuiti da zone di salvaguardia di  at­trezzature funzionali all'insediamento.

In tali aree non sono ammessi scarichi nelle fognature pubbliche, in acque superficiali e sul suolo che superino i valori limite di emissione indicati dal D.Lgs. n. 152 del 11 maggio 1999. 

Sono distinte in:

FCS - Ambiti di rispetto delle aree storiche;

FF -  Ambiti di rispetto delle attrezzature ferroviarie attualmente non in uso;

FV - Ambiti destinati alla viabilità;

FAS - Ambiti di rispetto delle strade extra-urbane;

FC - Ambiti di rispetto cimiteriale;

FI - Ambiti di rispetto delle infrastrutture a rete;

FE - Ambiti di rispetto degli elettrodotti;

FO - Ambiti di rispetto delle opere di captazione;

FT - Ambiti di rispetto delle attrezzature tecnologiche;

FA - Ambiti di rispetto archeologico;

FL - Ambiti urbani di rispetto fluviale;

Aree ANAS. 

Gli interventi previsti in tali ambiti dovranno essere conformi a quanto previsto dalla normativa vigente in materia con particolare riferimento a quanto previsto dalla L.R. 24 marzo 2000, n. 27. 

FCS - Ambiti di rispetto delle zone storiche

In adiacenza di alcune zone A, sono individuati "Ambiti di rispetto delle zone a carattere storico-ambientale". Tali ambiti sono destinati alla salva­guardia del verde e delle aree libere o parzialmente edificate circo­stanti le aree di antica urbanizzazione, al fine di evitare ulteriori compromis­sioni dell'immagine prospettica, dell'accessibilità e dei rapporti funzionali del cen­tro storico.

Tali ambiti possono essere costituiti da versanti scoscesi a ridosso delle an­tiche mura, cunei di verde agricolo, ampie zone filtro a separazione delle zo­ne di completamento o filamenti di penetrazione e interconnessione con le aree edificate circostanti.

In tali aree non sono consentite nuove costruzioni.

Per gli edifici esistenti, oltre alla manutenzione ordinaria, sono con­sentiti ampliamenti di superficie utile massima di 20 mq con altezza massima non superiore a quella dei manufatti esistenti, purché lo stesso ampliamento sia realizzato sulla base di un progetto esecutivo che riguardi l'intero edificio.

Per la parte non edificata è consentita la coltivazione ordinaria dei ter­reni. 

FF - Ambiti di rispetto delle attrezzature ferroviarie attualmente non in uso

Sono aree destinate alla conservazione, all'ampliamento e alla nuova crea­zione di spazi per lo svolgimento dinamico e statico delle attività atti­nenti del traffico ferroviario. Nelle dette zone l'intervento è diretto e spetta unicamente alla pubbli­ca amministrazione. La zona di rispetto si riferisce ad una fascia di salva­guardia delle sedi dell'ex ferrovia Spoleto-Norcia, ai relativi servizi e impianti e ai loro ampliamenti con esclusione di nuovi insediamenti residenziali. Per i pa­rametri e le modalità di intervento vale quanto prescritto nel Regolamento FF.SS. L'edificazione nelle zone contigue è consentita fino ad una distanza dal binario non inferiore a 30 m.) e comunque nel rispetto di quanto previsto dalla L.R. 24 marzo 2000, n. 27.

Nell'ambito delle fasce di salvaguardia il tracciato dell'ex sede ferro­viaria ri­portato negli elaborati di piano potrà essere modificato, sempre re­stando all'interno della zona, senza che ciò comporti variante al P di F.

In queste ultime zone potranno realizzarsi: le opere relative al corpo ferro­viario-stradale e ai servizi ad esso strettamente funzionali (illuminazione, se­mafori ecc.), impianti di verde, di arredo stradale, infrastrutture tecnologi­che a rete. Le aree non interessate, in sede di progetto esecutivo definitivo, da strade o altre destinazioni già indicate, anche se non acquisite dall'ente pub­blico, non possono venire occupate da nuova edificazione, anche preca­ria, o destinata ad attività non attinenti con la strada ferrata, della cui funzio­nalità non dovranno costi­tuire comunque in alcun modo un intralcio.

Le attrezzature a carattere permanente o precario a servizio dell'agri­coltura attualmente ubicate in tali zone possono mantenere la loro destina­zione o subire interventi di miglioramento funzionale senza incrementi volu­metrici purché il titolare dell'intervento sottoscriva un atto di sottomis­sione in base al quale, in caso di esproprio, gli interventi di miglioramento non vengano con­siderati nella valutazione del prezzo di esproprio.

Gli impianti tecnologici di interesse pubblico non ubicati (centralina ENEL ecc.) che non possono trovare adeguata ubicazione altrove possono es­sere ampliati nei limiti tecnici strettamente indispensabili. 

FV - Ambiti destinati alla viabilità

Le sedi stradali sono così suddivise: 

a) Viabilità di livello territoriale (nazionale e regionale).

Le distanze da osservarsi nell'edificazione fuori dei centri abitati, misurate a partire dal ciglio della strada, sono quelle previste nel D.M. 1404/68, art. 3, categoria B e corrispondono a m 40.00 per le strade statali. 

b) Viabilità urbana di scorrimento di valore strategico per il sistema di collegamenti della città: possiede immissioni con l'obbligo di precedenza e solitamente divieto di svolta a sinistra, nodi di accesso canalizzati e semafo­riz­zati.

L'adeguamento a queste norme sarà curato, insieme alla riduzione degli ac­cessi, realizzando progressivamente soluzioni alternative di disciplina del traffico. Le distanze da osservarsi nella edificazione sono quelle previste nel D.M. 1404/68, art. 3, categoria C e corrispondono a m 30. 

c) Viabilità primaria urbana: funge da orditura fondamentale del sistema della viabilità cittadina, raccordano la viabilità di distribuzione con le diret­trici di livello superiore. Le immissioni saranno di tipo normale con obbligo di precedenza. Sarà cura dell'amministrazione comunale realizzare progressi­va­mente lo snellimento della circolazione di tale viabilità mediante semaforiz­za­zioni, riduzione degli accessi ed eventuali divieti si svolta a sinistra. Le di­stanze da osservarsi nella edificazione sono quelle previste nel D.M. 1404/68, art. 3, categoria D e corrispondono a m 20. 

d) Viabilità di distribuzione, con funzione di collegamento capillare tra le unità edilizie all'interno del tessuto urbano ed extra-urbano. Le nuove ramifi­cazioni dovranno, per quanto possibile, disimpegnare il movimento pedonale da quello autoveicolare e assicurare la fluidità del traffico locale. Le distanze da osservarsi nella edificazione sono pari a m 10. Sono ammesse deroghe nell'ambito di  Piani Attuativi. 

e) Viabilità pedonale e ciclabile, con funzione di massima fruizione di­retta della città da parte dei suoi abitanti. La sua rete sarà via via ampliata, con particolare cura per il centro storico e per l'anello periferico di collegamento intermedio.

Nelle aree di nuovo insediamento, e in quelle a verde naturale e attrezzato, la viabilità pedonale e quella ciclabile sarà esplicitamente prevista dai progetti di intervento urbanistico preventivo. Nelle aree esterne, a destinazione agricola, tale viabilità potrà essere realizzata anche in difformità delle indicazioni plani­metriche del P di F per tenere in debito conto le esigenze colturali e produt­tive della zona attraversata, e potrà utilizzare percorsi interpoderali, strade vicinali esistenti ecc., pur garantendo il collegamento previsto dal piano me­desimo tra le varie zone della città.

L'edificazione nelle zone contigue è consentita fino al limite di rispetto di 5 m fatti salvi i maggiori vincoli derivanti dai dettami delle singole norme di zona. 

FAS - Ambiti di rispetto delle strade extraurbane

Sono costituiti dai terreni destinati a possibile ampliamento, alla defi­nizione esecutiva di un tracciato di progetto e alla sicurezza della circolazio­ne strada­le in genere.

Tali zone sono inedificabili, cioè su esse non è consentita la costru­zione di edifici permanenti ed è ammessa soltanto la realizzazione, attraverso conces­sioni temporanee, di attrezzature a servizio delle strade quali stazioni di ser­vizio, distributori di carburanti, attrezzature per fermate di mezzi pub­blici. 

Le zone di rispetto stradale, confinanti con zone aventi destinazione diversa da quella agricola, possono essere espropriate, in tutto o in parte, per essere sistemate a verde e alberate o per accogliere parcheggi pubblici, per­corsi pe­donali e ciclabili, distributori ecc..

La loro sistemazione esecutiva avverrà nell'ambito dell'intervento pre­ven­tivo se le dette zone sono soggette a piano urbanistico di attuazione. In caso di adiacenza con zone sottoposte ad interventi di lottizzazione privata, l'area di rispetto stradale viene sistemata nel quadro dello stesso progetto a cura e spese del lottizzante e ceduta al Comune nel quadro delle opere di ur­baniz­zazione primaria.

Fino alla redazione dei progetti esecutivi delle singole opere stradali le indi­cazioni riportate nelle planimetrie del P di F hanno valore vincolante. Tali indicazioni vanno comunque considerate di massima e puramente indi­cative per la definizione degli svincoli, l'andamento dei tracciati e la larghezza delle carreggiate. Le caratteristiche reali di tali elementi saranno quindi sta­bilite e fissate in sede di progetto esecutivo, tenendo conto delle condizioni ambien­tali circostanti (edifici esistenti, alberature, passi carrabili ecc.).

Va considerata invece vincolante l'ubicazione degli svincoli e la gerar­chia delle reti viarie nonché le direttrici e lo sviluppo dei tracciati. 

FC - Ambiti di rispetto cimiteriale (art. 336 RD 1265/34 e art. 57 L. n. 803/75)

Sono i territori che contornano le aree cimiteriali secondo quanto in­di­cato nella cartografia di progetto.

Entro tali zone è vietata la costruzione di nuovi edifici e l'amplia­mento di quelli esistenti.

E' ammessa unicamente la realizzazione di piccole costruzioni, da conce­dere in precario per la vendita di fiori od oggetti di interesse dei dolenti pur­ché nell'ambito di un progetto unitario di sistemazione interna dell'area.

La perimetrazione di P di F non sostituisce l'autorizzazione del Pre­fetto alla riduzione del rispetto cimiteriale per eventuali ampliamenti o per gravi e giustificati motivi. 

FI - Ambiti di rispetto delle infrastrutture a rete

Le norme di seguito riportate non fanno riferimento ad aree delimi­tate nelle tavole di azzonamento, ma sono comunque riferite, in base alle leggi specifi­che vigenti, alle singole infrastrutture esistenti o di progetto.

 FE - Ambiti di rispetto degli elettrodotti (R.D. n. 1775/1933, DPR n. 1062/58)

Sono costituiti dai terreni attraversati da elettrodotti di seconda clas­se (tensione nominale superiore a 1000 V ma inferiore a 30000 V) o di terza classe e che, ai fini della sicurezza degli impianti e dell'incolumità pubblica, sono mantenuti liberi da fabbricati e sottoposti comunque alle norme che re­go­lano le distanze di rispetto dei fabbricati e manufatti nonché alle servitù sulle proprietà.

Sono altresì costituiti dai terreni che verranno attraversati da metano­dotti, e precisamente da metanodotti propriamente detti (che collegano i centri di captazione con le zone di utilizzazione) e da condotte alimentatrici (le quali adducono il gas metano dal metanodotto vero e proprio alla perife­ria dei centri abitati). La fascia di rispetto di tale zona avrà, nel primo caso, una lar­ghezza di 30 m e nel secondo caso di 20 m.

In ogni caso saranno adottati tutti quei provvedimenti tesi ad assicu­rare che eventuali fughe di gas possano avvenire lontano dai fabbricati.

I Piani urbanistici attuativi sono tenuti ad in­divi­duare le fasce di rispetto di elettrodotti e metanodotti. 

FO - Ambiti di rispetto delle opere di captazione

In prossimità delle opere di captazione (pozzi) presenti all'interno del terri­torio e utilizzate per scopi idropotabili è definita:

a) Una fascia di salvaguardia di m 25, all'interno della quale è vietato: prati­care scavi profondi oltre m 1 senza l'autorizzazione comunale; mettere a di­mora piante, posizionare cumuli di letame o altro materiale inquinante; spar­gere concimi, diserbanti o trattare colture con anticrittogamici; praticare il pa­scolo e l'allevamento zootecnico;

b) Una fascia di m 200, all'interno della quale è proibito: praticare colture in­tensive, mettere a dimora piante da frutto, realizzare discariche, accumulare letami e depositi di materiale di qualsiasi tipo, sia industriale che agricolo, praticare il pascolo e l'allevamento zootecnico intensivo, usare prodotti in­qui­nanti o comunque pericolosi all'espletamento delle pratiche agricole.  

FT - Ambiti di rispetto delle attrezzature tecnologiche

Si tratta delle aree di rispetto delle attrezzature tecnologiche quali depu­ra­tori, centraline ENEL ecc. per le quali è prevista la recinzione ad una distanza di m 10 dall'attrezzatura stessa. 

FA - Ambiti di rispetto archeologico

Al momento della approvazione definitiva del presente Piano con l’accoglimento delle prescrizioni regionali, l’ambito di rispetto archeologico presenta ancora alcune zone per le quali l’intervento è condizionato al decreto della Soprintendenza Archeologica, che è tuttora in corso di definizione. 
Pertanto, le destinazioni d’uso indicate dal presente Piano vanno considerate “sotto condizione”, e cioè decadono automaticamente nell’ipotesi di eventuale vincolo posto dalla Soprintendenza Archeologica. 
Nello specifico, gli ambiti di rispetto archeologico vengono distinti in due zone:  
FA1 - Ambiti soggetti a vincolo archeologico

Particelle n. 274, 15, 16, 275, 285 del Foglio 21 e particelle n. 210, 211, 212, 224, 225, 226, 227, 232, 233, 235 (parte), 269, 283, 284, 285, 318, 319  del Foglio 17, sulle quali insiste un vincolo archeologico diretto ai sensi del D.Lgs. 490/1999 (ex legge 1° giugno 1939, n. 1089, artt. 1 e 3). 
E’ prescritto un piano di salvaguardia e valorizzazione dei reperti stessi e un piano di scavo che evidenzi le zone inedificabili da quelle eventualmente prive di reperti e pertanto possibile oggetto di pianificazione urbanistica. 
In suddetti ambiti l’esercizio delle funzioni sub-delegate ai Comuni viene espletato interessando la Soprintendenza Archeologica per l’Umbria, il cui parere preventivo è essenziale alla formulazione del provvedimento autorizzativo comunale. Nelle aree perimetrate le procedure e i criteri per l’autorizzazione sono quelli previsti per le aree vincolate ai sensi della lettera m), comma 1, art. 1 della Legge 431/1985. Su di esse gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria o di ristrutturazione che non comportino scavi o sbancamenti, o che non abbiano per oggetto il bene archeologico in sé, non richiedono la predisposizione di particolari studi e possono essere eseguiti dai soggetti pubblici o privati con interventi diretti, previa comunicazione alla Soprintendenza Archeologica per l’Umbria.

Qualsiasi  altro intervento di trasformazione, promosso da soggetto pubblico o privato, richiede un approfondimento di carattere conoscitivo ed è subordinato all’approvazione di un progetto elaborato anche sulla base di indagini archeologiche dirette, effettuate dal soggetto attuatore, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologica.

Gli interventi oggetto di autorizzazione sono le opere edilizie e le opere di infrastrutturazione e di trasformazione urbanistica e territoriale sia pubbliche che private.

La compatibilità con il bene oggetto di tutela dei progetti di trasformazione che interessino il sottosuolo e/o che modifichino lo stato dei luoghi sarà valutata dalla Soprintendenza Archeologica per l’Umbria sulla base degli esiti di indagini preliminari di tipo archeologico che devono costituire parte integrante dei progetti stessi. 

FA2 - Ambiti di attenzione archeologica con prescrizioni dinamiche

Zone per le quali il presente Piano definisce una “normativa dinamica”. Tale normativa indica cioè le destinazioni d’uso e le modalità di intervento “sotto condizione”. Cioè gli interventi ammessi dal Piano sono condizionati: A. All’accettazione, da parte della Soprintendenza, dei vincoli dinamici indicati nel Piano o alla non posizione di vincoli da parte della Soprintendenza stessa. B. Alla realizzazione di verifiche e controlli e verifiche pubblico-private da effettuarsi preventivamente alla realizzazione dell’intervento. Nello specifico, in tali zone, per le quali non si ha ragionevole certezza della presenza di reperti archeologici, è ammesso un intervento edificatorio come zona C2 come zona C4 (secondo quanto indicato nella planimetria di progetto), a condizione che prima e durante le fasi dell’intervento si proceda, con le tecniche proprie delle indagini archeologiche, alla verifica di eventuali reperti, per i quali si impone la salvaguardia in loco.

Tale indagine preventiva e durante tutte le fasi dell’intervento deve essere effettuata in presenza di tecnici comunali e della Soprintendenza Archeologica che devono rilasciare specifica relazione di non ritrovamento dei reperti e di correttezza nelle modalità e profondità di scavo. 
Deve inoltre esser comunicato, da parte dell’interessato, l’inizio e le caratteristiche dei lavori alla Soprintendenza Archeologica, così come eventuali Varianti in corso d’opera. 
Per iniziativa del Comune devono in ogni caso venire interrotti i lavori in caso di ritrovamenti.   
FL - Ambiti urbani di rispetto fluviale

Sono quei terreni sottoposti a limitazioni sugli interventi, a tutela del rego­lare deflusso delle acque, a protezione degli argini da eventuali usi che pos­sano inquinare le acque e a salvaguardia del paesaggio e dell'ambiente degli alvei dei fiumi, torrenti, rivi, fossi e canali (anche se rimangono asciutti per parte dell'anno).

In tali ambiti sono escluse nuove costruzioni, e per gli edifici esistenti all'interno di tali fasce non è ammessa la ricostruzione in loco se demoliti. E' vietata inoltre l'eliminazione delle alberature e piantumazione (salvo casi inevitabili per validi, riconosciuti motivi autorizzati dal Sindaco, sentita la Commissione Edilizia), specie se aderenti alle sponde con funzione di soste­gno delle rive, a meno che non restringano troppo il corso delle acque.

E' fatto divieto in modo assoluto di utilizzare tali zone per depositi, impianti di attrezzature di cantiere, scarichi e per qualsiasi attività che sia in contrasto con il decoro dell'ambiente.

Ogni estrazione di materiali (ciottoli, ghiaia, sabbia o altro) nell'am­bito di tali zone non può essere autorizzata così come sono vietati scavi e movi­menti di terra.

E' infine vietato il transito con mezzi motorizzati fuori delle strade fatta ec­cezione per quelli di servizio.

Ogni intervento è in ogni caso condizionato ad un progetto di siste­mazione e protezione idrogeologica e pedologica degli argini fluviali e della relativa area di salvaguardia.

In tali ambiti sono tutelati i corpi idrici superficiali e le formazioni ripariali ad essi collegate che costituiscono i principali corridoi ecologici alla scala territoriale (reti ecologiche).

In queste zone e limitatamente agli ambiti di esercizio della tutela definita dalla lettera c), comma 1, art. 1, L. 431/85, è vietata ogni forma di edificazione a distanza di 30 metri dalla sponda dei fiumi. Sul patrimonio edilizio esistente e salvo diverso e più restrittivo vincolo, sono consentiti gli interventi di cui all’art. 31 della L. 457/78 e dall’art. 8 L.R. 53/74 come modificato dalla L.R. 31/97, purché volti alla qualificazione insediativa e paesaggistica delle aree interessate. E’ vietata la realizzazione di opere ed impianti che rechino pregiudizio ai corpi d’acqua, agli argini e alle rive e alle presenze bio-vegetazionali. Le opere di sistemazione idraulica, qualora necessarie, dovranno essere improntate, ove possibile, a criteri di naturalità ed all’uso di biotecnologie. Sono di norma vietate opere di canalizzazione dei corpi idrici naturali salvo che tali opere si rendano necessarie per indifferibili ragioni di sicurezza dal rischio idraulico. Negli Ambiti di tutela dei corsi d’acqua di rilevanza locale, come definiti negli elaborati del PTCP, è vietata ogni forma di edificazione a distanza di 30 metri dalla sponda dei fiumi. 

Sono inoltre vietati:

- l'abbattimento della vegetazione arbustiva e di alto fusto;

- l'inizio o il prosieguo di attività estrattive;

- la realizzazione di discariche e depositi di materiale non agricolo;

- la piantumazione di essenze in contrasto con i caratteri ambientali;

- l'utilizzo di sostanze quali pesticidi, diserbanti ecc. con potere inquinante. 

Per le aree FL confinanti con zone B o C, prima del rilascio delle concessioni edilizie in queste ultime zone, si  dovrà provvedere alla ripulitura del corso d’acqua mediante taglio di specie erbacee ed arbustive all’interno dell’alveo e sulle sponde e sistemazione idraulica del corso d’acqua medesimo.  
Aree ANAS 
Sono costituite da aree a servizio dell'ANAS.

In tali zone sono am­messe solo modeste attrezzature di servizio a tale Azienda. 

ART. 129

 AA - Ambiti prevalentemente inedificati extra-urbani 

Sono costituiti da quelle parti di territorio esterne alle aree edificate co­perte o meno da manto vegetale e prevalentemente destinate o all'attività agri­cola o alla salvaguardia e rispetto paesistico ambientale. Tali aree com­pren­dono le zone E di cui al D.M. 1444/68 e anche zone per le quali a causa dei vincoli di rispetto in essi imposti (da leggi nazionali e regionali, ecc.) la desti­nazione agricola non costituisce carattere preminente o è addirit­tura as­sente. 

In tali aree non sono ammessi scarichi nelle fognature pubbliche, in acque superficiali e sul suolo che superino i valori limite di emissione indicati dal D.Lgs. n. 152 del 11 maggio 1999. 

L'intervento nelle aree prevalentemente inedificate extra-urbane è re­go­la­mentato da una Normativa specifica per ogni tipo di catego­ria in cui il territorio è suddiviso e da una Matrice Normativa di detta­glio che associa, al momento dell'intervento, ad ogni tipologia di si­tuazione in­dividuabile una specifica tipologia di intervento edilizio-ur­banistico. 

Articolazione in categorie degli ambiti prevalentemente inedifi­cati extra-urbani 

Gli ambiti prevalentemente inedificati extra-urbani si distinguono in "categorie" a seconda del tipo di "patrimonio" ambientale-territoriale che costituisce tali ambiti.

Per ognuna di tali categorie, di seguito descritte, vengono riportate delle Norme di categoria, che vanno integrate con quelle edilizio-urbani­sti­che successivamente riportate nella Matrice Normativa.

Gli ambiti prevalentemente inedificati si articolano nelle seguenti ca­te­gorie:

- categorie del patrimonio geomorfologico Ga Gb Gc Gd Ge Gv

- categorie del patrimonio paesaggistico Pn Pa Pp Ps

- categorie del patrimonio agricolo privo di particolari vincoli di tutela

  E1 E2 E3 E4 E5 

ART. 130

CATEGORIE DEL PATRIMONIO GEOMORFOLOGICO 

Sono costituiti da: 

Ga Ambiti di tutela delle emergenze geologiche con propensioni all'in­stabilità del suolo

Sono aree con situazioni di instabilità potenziale, per le quali le limita­zioni nelle modalità d'uso e negli interventi di prevenzione tendono a far sì che si evitino possibili erosioni, perdite di stabilità o sia turbato il regime delle ac­que.

In tali aree non sono consentite costruzioni, ferma restando la possi­bilità di computarne la superficie ai fini edificabili secondo i parametri di in­tervento prescritti dal P di F per le zone relative.

Nell'ambito della geometria delle aree in frana (attuale o passata) e per una fascia di m 50, perimetralmente al limite instabile, sono vietati gli inse­dia­menti di qualsiasi genere, comprese le infrastrutture di interesse pubblico, nonché opere di sbanco e ricarica. Sono inoltre vietati gli sbancamenti e le pratiche agricole con arature profonde non consone alle caratteristiche dei ver­santi e la modifica del regime idrico delle acque superficiali.

Sono invece consentiti e da incentivare interventi volti al risanamento, alla bonifica e alla regimazione delle acque, atti a stabilire le condizioni di equi­librio originale. 

Gb1 Ambiti di tutela integrale dei corsi d'acqua maggiori

Sono quei terreni sottoposti a limitazioni sugli interventi, a tutela del regolare deflusso delle acque, a protezione degli argini da eventuali usi che possano inquinare le acque e a salvaguardia del paesaggio e dell'ambiente degli alvei dei fiumi e torrenti.

A norma del D.Lgs. 490/1999 (ex Legge 431/85, art. 1) sono sottoposte a vincolo paesaggistico le aree comprese in una fascia di 150 m dalle sponde. E' vietata ogni forma di edificazione a distanza di m 30 dalle sponde.

Le distanze sono calcolate a partire dal piede dell'argine o, in assenza, dalla linea di piena ordinaria.

In tali aree sono escluse nuove costruzioni, e per gli edifici esistenti all'interno di tali fasce non è ammessa la ricostruzione in loco se demoliti. Sono ammessi interventi diretti al recupero del patrimonio edilizio esistente. E' vietata inol­tre la eliminazione delle alberature e piantumazione (salvo casi inevitabili per validi, riconosciuti motivi autorizzati dal Sindaco, sentita la Commissione Edilizia), specie se aderenti alle sponde con funzione di soste­gno delle rive, a meno che non restringano troppo il corso delle acque.

E' fatto divieto in modo assoluto di utilizzare tali zone per depositi, impianti di attrezzature di cantiere, scarichi e per qualsiasi attività che sia in contrasto con il decoro dell'ambiente.

Ogni estrazione di materiali (ciottoli, ghiaia, sabbia o altro) nell'ambito di tali zone non può essere autorizzata così come sono vietati scavi e movi­menti di terra se non rientrano in un progetto generale di riassetto di tutto il perimetro redatto dall'Amministrazione Comunale.

E' infine vietato il transito con mezzi motorizzati fuori delle strade fatta ec­cezione per quelli di servizio.

Ogni intervento è in ogni caso condizionato ad un progetto di siste­mazione e protezione idrogeologica e pedologica degli argini fluviali e della relativa area di salvaguardia. 

Sono inoltre vietati:

- l'abbattimento della vegetazione arbustiva e di alto fusto;

- l'inizio o il prosieguo di attività estrattive;

- la realizzazione di discariche e depositi di materiale non agricolo;

- la piantumazione di essenze in contrasto con i caratteri ambientali;

- l'utilizzo di sostanze quali pesticidi, diserbanti ecc. con potere inquinante. 

Gb2 Ambiti di tutela dei corsi d'acqua minori

Sono quei terreni a tutela dei rivi, fossi e canali (anche se asciutti per parte dell'anno).

Per tali ambiti sono prescritte le stesse limitazioni di cui alle aree Gb1 ad una distanza pari a m 10 dalle sponde. 

Gc Ambiti di tutela della montagna

Coincidono con le zone individuate ai sensi del D.Leg.490/99 (ex leggi 1°giugno 1939, n 1089, e 29 giugno 1939, n 1497)

Per tali beni vige il regime tutorio tradizionale con le eccezioni di: fo­resta­zione, bonifica, antincendio e conservazione dei territori coperti da bo­schi e foreste e opere di manutenzione ordinaria e straordinaria, consolida­mento statico e restauro conservativo e per l'esercizio dell'attività agro-silvo-pasto­rale.

Nelle aree degli ambiti montani posti al di sopra dei 1200 m/s.l.m. sono vietate tutte le attività di trasformazione edilizia, urbanistica ed ambientale, che possono pregiudicare le caratteristiche dei luoghi.

Sul patrimonio edilizio esistente sono consentiti gli interventi di cui all’art. 31 della L. 457/78, purché volti alla qualificazione insediativa e paesaggistica delle aree interessate.

In dette aree non potranno essere previste zone di espansione urbanistica, ma eventualmente solo interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente e di completamento edilizio. Potranno, inoltre, essere previsti attrezzature ed impianti finalizzati al godimento della risorsa ambientale e quelle destinate ad attività zootecniche legate ad allevamenti di tipo brado e semibrado. 

Gd Ambiti di tutela dei crinali

Negli ambiti di tutela dei crinali sono vietati l'abbattimento della vege­tazione arbustiva e di alto fusto esistente, l'attività estrattiva, la realizzazione di di­scariche e depositi di materiale non agricolo, la realizzazione di strade che comportano consistenti movimenti di terra e che alterano in modo sostanziale il profilo del terreno, salvo opere relative a progetti di iniziativa pubblica di re­cupero ambientale. 

Ge Ambiti con vincoli geotecnici

Tali ambiti, individuati nella cartografia allegata alla Relazione Geologica, sono costituiti da Ambiti assoggettati a specifiche indagini geologico-geotecniche.

Si tratta di ambiti a media stabilità in versanti prevalentemente argillosi o con acclività media superiore al 10% e spessori detritici superficiali a carat­teristi­che meccaniche medie.

In tali aree esistono condizioni geologiche che devono essere definite in det­taglio per ogni intervento antropico, onde evitare la possibilità di innesco di condizioni di instabilità. Pertanto gli interventi vanno condizionati alla rea­liz­zazione di indagini geologico-geotecniche tendenti a verificare la stabilità del versante, rilevare la sezione critica di massima acclività mediante indagini dirette e correlare i dati con la situazione geomorfologica dei luoghi.

Sono vietate opere di sbancamento e di ricarica che superino i m 3 di altezza; qualora vengano superati tali valori, sarà necessario proteggere le scarpate con opere di sostegno dimensionate ai reali valori della spinta. Sono vietate opere che modifichino il deflusso delle acque superficiali, tranne gli interventi volti alla sistemazione e razionalizzazione dell'idrografia superfi­ciale. E' fatto divieto di apertura di discariche, di scarichi fognari a disper­sione e di ogni altro intervento improprio. 

Gv Ambiti di tutela botanico-vegetazionale

Gli ambiti Gv sono costituiti dalle aree caratterizzate dalla presenza di ele­menti diffusi del paesaggio agricolo meritevoli di particolare tutela.

In tali ambiti è vietata la distruzione o manomissione degli elementi stessi.

Nello specifico il Piano urbanistico comunale individua:

1. le zone volte a ripristino e all'ampliamento degli elementi diffusi esistenti. All'interno di tali zone non sono ammessi movimenti di terra che alterino in modo sostanziale e/o stabilmente il profilo del terreno;

2. i viali alberati: sono assoggettati a particolare attenzione e verifica perio­dica dello stato di salute delle alberature e a costante manutenzione. Va sal­vaguar­dato il mantenimento o il ripristino di una adeguata zona di aerea­zione-umidi­ficazione delle radici. E' prescritta la sostituzione delle piante che hanno ter­minato il ciclo vitale;

3. alberature poderali e querce: è vietato il danneggiamento delle alberature e in ogni caso l'edificazione, lo sbancamento, la cementificazione del suolo o l'asfaltatura a distanza inferiore a m 3 dalle stesse. Per le alberature che rica­dono in zone di espansione edilizia vanno studiate soluzioni in grado di sal­va­guardarne il mantenimento;

4. impianti di oliveti: è salvaguardato l'impianto dell'oliveto ed è vietata la sua eliminazione;

5. vegetazione ripariale: è vietata l'asportazione della vegetazione ripariale a meno di piano particolareggiato delle sponde che preveda la sostituzione della stessa con alberature e verde alternativo e/o la manutenzione-sfolti­mento della stessa nel rispetto di oculate scelte botaniche. 

Vv Visuali panoramiche di tutela paesaggistico-ambientale

Si tratta di tratti viari dai quali si gode di panoramiche di elevato valore pae­sistico-ambientale.

E' vietata la costruzione di qualsiasi tipo di edificio che insista lungo tali di­rettrici visuali interrompendo la continuità visiva dell'ambiente naturale cir­costante.

 ART. 131

CATEGORIE DEL PATRIMONIO PAESISTICO  
Pn Ambiti a parco fluviale sul Nera

Le zone indicate dal P di F come Parco naturale fluviale sono riportate dal PUT. La loro esatta perimetrazione fondiaria avverrà sulla base di un Piano di Conservazione e Sviluppo. Fino a quella data vale la perimetrazione risul­tante dal P di F. In queste zone il Comune di S. Anatolia di Narco, da solo o associato agli altri Comuni limi­trofi, adotterà un Piano di conservazione e sviluppo a norma dell'art. 11 della L.R. 53/74. Ambiente naturale destinato a favorire il rapporto tra l'uomo e la na­tura. In esso è tutelata la morfologia del suolo, dei corsi d'acqua e della ve­ge­tazione. A questo scopo il P di F si attua per un intervento preventivo che escluda i progetti di edifici e di viabilità carrabile (salvo mezzi di soccorso), di elettrodotti, gasdotti ed altre linee di distribuzione di impianti tecnologici vi­sibili.

E' vietata la piantumazione di essenze in contrasto con i caratteri am­bientali. Il P di F individua luoghi attrezzati per la sosta, lo svago e lo sport.

Nella zona è consentito il restauro delle case esistenti (abitazioni dei coltiva­tori diretti, mezzadri, fittavoli, addetti alla conduzione del fondo su cui l'abi­tazione sorge, insediamenti agro-turistici, senza costruzione di nuove abita­zioni ma con il recupero di edifici esistenti).

Le case abbandonate e le abitazioni non agricole possono essere solo ristrut­turate senza ampliamento. E' tassativamente vietato l'insediamento di indu­strie di qualsiasi tipo e la discarica dei rifiuti e di materiali terrosi. E' vietata l'estrazione di inerti e la coltivazione di cave.

Le acque meteoriche defluenti dai terreni non potranno essere immesse negli specchi lacustri che dovranno essere preservati da pericolose concentra­zioni di sostanze come concimi, pesticidi, diserbanti. Analogamente tutti gli scari­chi degli insediamenti aventi destinazione residenziale o produttiva dov­ranno adeguarsi alle norme previste dalla L. 319/76 e successive modifiche e inte­grazione, e non potranno essere convogliati negli specchi d'acqua, fatta ec­cezione per le acque meteoriche, se convogliate con fognatura separata. 

Pp Ambiti di tutela del patrimonio paesistico-ambientale

Per tali ambiti il presente P di F si adegua alle prescrizioni del PUT.

Gli ambiti di tutela paesistico-ambientale presentano particolari valori dal punto di vista paesistico e ambientale. In tali ambiti, in considerazione dell'alto valore dei caratteri paesistico-ambientali e delle condizioni di equili­brio tra fattori antropici e ambiente natu­rale, deve essere attuata una politica di sostanziale conservazione e di ulteriore qualificazione dell'assetto attuale, evitando trasformazioni rilevanti e grandi interventi di carattere infrastruttu­rale. Sono ammessi solo interventi di tra­sformazione compatibili con l'attuale configurazione paesistico-ambientale e che ne determinino il ripristino e l'ul­teriore qualificazione.

Deve essere attuata una politica di salvaguardia, qualificazione e valo­rizza­zione delle visuali panoramiche percepite dagli ele­menti di osservazione puntuali o lineari.

In queste zone è consentita la realiz­zazione e il riadattamento di: 1) percorsi pedonali o ciclabili di fruizione pae­saggistica o di accesso a zone adiacenti destinate allo svago, al turismo sociale e allo sport; 2) percorsi car­rabili senza rivestimento antipolvere; 3) case pa­dronali di campagna, cascine, abitazioni per coltivatori della terra, fabbricati rustici di servizio se finalizzati alla pro­duzione agricola o comunque all'esercizio di attività connesse con l'uso agri­colo del territorio; 4) attrezza­ture ricettive per agriturismo.

In tali zone, ai sensi dell’art. 6 delle NA del PUT e con riferimento alle Tav. P0 e P1, ove è indicata l'edilizia rurale sparsa e le principali categorie del patrimonio agricolo e paesistico, vengono definiti i seguenti interventi compatibili, direttamente o indirettamente connessi con le modalità di svolgimento dell'attività agricola.

 ART. 132

CATEGORIE DEL PATRIMONIO AGRICOLO  
Riguardano le zone destinate all'esercizio dell'attività agricola non soggette a particolari limitazioni per cause indipendenti da detta attività.

Nell'ambito di tali zone è ammessa, oltre alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici esistenti anche la ristrutturazione e l'ampliamento degli stessi o la realizzazione di nuovi edifici e manufatti annessi.

Gli edifici e manufatti di cui al precedente comma possono essere i seguenti:

1) abitazioni di coltivatori diretti, mezzadri o fittavoli addetti alla conduzione del fondo su cui l'abitazione sorge, o di operatori agricoli addetti all'alleva­mento. Al piano terreno di dette abitazioni possono essere utilizzati vani, per una superficie massima di 60mq, per lo svolgimento di attività artigianali o commerciali connesse con le attività agricole condotte direttamente da soggetti residenti nell’immobile o da un familiare entro il quarto grado di parentela e residente nel comune. Sono consentite anche attività di piccolo commercio di prodotti alimentari tipici locali, nel rispetto delle norme antifortunistiche e di sicurezza;

2) fabbricati rustici e manufatti quali attrezzature a servizio diretto delle sin­gole aziende agricole (depositi di attrezzature, magazzini per i prodotti del suolo, ricoveri per macchine agricole, fisse o mobili, stalle e altri edifici per piccolo allevamenti integrativi ecc.);

3) grandi attrezzature per lo stoccaggio dei prodotti del suolo (silos, magaz­zini, serbatoi), per il ricovero (garage per macchine agricole, capannoni), per la lavorazione dei prodotti agricoli o zootecnici prevalentemente di produ­zione aziendale (caseifici, essiccatoi e cantine sociali ecc.) e analoghi servizi di carat­tere generale necessari allo svolgimento dell'attività agricola di interesse col­lettivo interaziendale o al servizio di più aziende consorziate;

4) abitazioni per il personale addetto alla sorveglianza delle attrezzature tec­ni­che e tecnologiche di cui al punto precedente;

5) abitazioni padronali limitatamente alla superficie utile esistente alla data di adozione del P di F;

6) edifici per allevamenti zootecnici di tipo industriale con annessi fabbricati di servizio ed impianti necessari allo svolgimento dell'attività zootecnica. La rea­lizzazione è subordinata all'adozione di appositi impianti di depurazione delle acque e all'adozione di particolari tecniche - anche di tipo agronomico - atte a garantire i limiti fissati dalle O.M. n. 105/12973 e dalla L. n. 319/76 e suc­cessive modifiche e integrazioni e comunque nel rispetto di quanto stabi­li­to anche dall'ufficiale sanitario con particolare attenzione per gli allevamenti suinicoli e alla costruzione dei lagoni per l'accumulo di liquame destinati allo spandimento agronomico, i quali dovranno essere ubicati a non meno di m 500 dai confini di zone agricole e dalle fonti pubbliche di prelievi dell'acqua, a non meno di m 100 da case di abitazione e non meno di m 50 dal limite de­maniale di fiumi e torrenti;

7) costruzioni industriali adibite alla prima trasformazione o alla manipola­zione ed alla conservazione dei prodotti agricoli di produzione prevalente­mente lo­cale e relativi fabbricati di servizio. Sono escluse comunque le in­du­strie no­cive di prima e seconda classe, ai sensi del relativo D.M. 12/2/71 e del D.M. 23/12/76, ad esclusione delle aree ad esse riservate in sede di Pp di ini­ziativa pubblica;

8) edifici per attrezzature collettive di servizio specifiche dell'agricoltura, quali magazzini di vendita di antiparassitari, concimi, sementi ecc.;

9) edifici dei residenti nei Comuni afferenti alla Comunità Montana, anche se non esercitanti attività agricola a titolo principale. 

Le concessioni di nuova edificazione nelle zone agricole di cui sopra po­tranno essere ottenute soltanto dai seguenti soggetti singoli e associati (cooperative, consorzi ecc.), purché aventi titolo ai sensi dell'art. 4 primo comma della Legge 10/77:

a) proprietari coltivatori diretti;

b) proprietari concedenti;

c) affittuari e mezzadri che, ai sensi delle leggi 11/2/71 n. 11 e 15/9/64 n. 756, hanno acquisiti il diritto a sostituirsi al proprietario nell'esecuzione delle opere di cui sopra;

d) lavoratori agricoli salariati fissi;

e) ex coltivatori di cui agli artt. da 33 a 39 della L.R. 42/77;

f) residenti nei Comuni della Comunità Montana da almeno tre anni. 

Tutti i nuovi interventi indicati nei punti 1,2,3,4,5 dovranno essere valutati in riferimento all'unità territoriale costituita dall'intera azienda agrico­la e dalle aziende agricole consorziate.

I soggetti di cui ai punti a,c,d,e,f devono dedicare all'attività agri­co­la al­meno i 2/3 del tempo di lavoro complessivo e ricavare da tale attività al­meno i 2/3 del proprio reddito di lavoro e possedere il requisito della pro­fessionalità ai sensi dell'art. 12 della L. 153/75.

Ai fini delle presenti norme si intende per aziende agricole l'insieme dei fondi agricoli appartenenti alla stessa proprietà.

La richiesta di nuove costruzioni per residenza ed attrezzatura dovrà essere corredata da una relazione che dimostri la congruità della dimensione dei fabbricati rispetto alle superfici colturali dell'azienda (ubicate nel territo­rio comunale) e ai suoi programmi produttivi.

Gli impianti di allevamento per suini dovranno prevedere adeguate misure per la depurazione degli scarichi.

Per quanto attiene agli insediamenti si cui ai punti 6, 7 e 8 le conces­sioni possono essere richieste anche da altri soggetti operanti nel campo delle pro­duzioni e dei servizi agricoli connessi.

I nuovi fabbricati e manufatti adibiti ad allevamenti dovranno essere protetti dalla zona circostante con recinzioni e opportune alberature, di su­per­ficie pari a quella degli edifici da realizzare, moltiplicata per 10. Gli stessi dovran­no essere posti ad una distanza di almeno 1000 m dal perimetro delle aree di urbanizzazione indicate dal P di F e di almeno 200 m dal più vicino edi­ficio residenziale non rientrante nel complesso aziendale.

I fabbricati adibiti a stalla dovranno essere separati dalle case di abita­zione e posti alla distanza minima di m 15. Le concimaie dovranno distare al­meno m 25 dalle abitazioni.

Sia per accertare l'opportunità dell'intervento richiesto, onde ottenere una migliore conduzione dell'azienda agricola, sia per verificare i requisiti del ri­chiedente la concessione, il Sindaco - prima di rilasciare l'autorizzazione a costruire - può avvalersi del parere delle Associazioni di categoria.

La realizzazione di coperture stagionali destinate a proteggere le col­ture non è subordinata né a concessione, né ad autorizzazione comunale.

E' vietato l'utilizzo di indici edificatori relativamente ad aree già computate per il rilascio di Concessioni Edilizie.

Gli edifici esistenti sono vincolati alle relative aziende o fondi di perti­nenza secondo l'appoderamento in atto alla data di adozione delle presenti norme. Il successivo frazionamento di un podere riguardante anche un edifi­cio esi­stente sarà valido, ai fini del rilascio di eventuali concessioni che com­portino ampliamenti o nuove edificazioni, soltanto se in entrambe le unità po­derali ri­sultanti siano rispettati i rapporti di superficie e le dimensioni minime preci­sate dai parametri di intervento delle presenti norme.

Nelle zone agricole il P di F si attua per intervento diretto o con in­ter­vento urbanistico preventivo.

In zona agricola gli interventi relativi a nuove costruzioni, ampliamenti e trasformazioni di edifici esistenti sono ammessi nel rispetto delle caratteristiche tipologiche e costruttive dell’edilizia rurale presente nel territorio, con esclusione dei tipo edilizi “a villino”. 

Il rilascio delle concessioni edilizie è subordinato alla istituzione:

1) di un vincolo di destinazione, che preveda per almeno 10 anni, il manteni­mento della destinazione dell'immobile al servizio dell'attività agricola e le sanzioni per l'inosservanza del vincolo stesso;

2) di un vincolo "non aedificandi", da trascrivere presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari, sui terreni dell'azienda al cui servizio è costruito il fabbricato. 

Per gli interventi riguardanti la realizzazione di edifici oc­cupati da cooperative o consorzi di soggetti di cui ai precedenti punti a,c,d,e,f, l'area agricola la cui superficie è computata e vincolata ai fini dell'applica­zione dell'indice di edificabilità fondiaria può non essere continua.

La richiesta di concessione per le aree prevalentemente inedificate ex­traur­bane dovrà riportare i seguenti elementi:

- qualifica del richiedente e relativa documentazione:

- documentazione sulle proprietà e sulle forme di conduzione dell'azienda;

- elenchi e planimetrie catastali degli appezzamenti e dei fondi costituenti l'azienda;

- planimetrie dello stato di fatto e di progetto dell'azienda con relativi indi­rizzi produttivi, riparto colturale ed infrastrutturale di servizio;

- fabbricati esistenti, loro dimensioni e loro destinazione d'uso;

- fabbricati di progetto, loro dimensioni e loro destinazione d'uso;

- consistenza occupazionale dell'azienda, con l'indicazione degli occupati a tempo pieno e a tempo parziale, nonché degli occupati già residenti sui fondi;

- relazione dettagliata sull'attività dell'azienda, con indicazione delle produ­zioni, e quindi della produzione vendibile lorda specificata per l'autocon­sumo, per il mercato o per il conferimento a cooperative agricole o altre forme associative, e con l'indicazione delle previsioni di sviluppo conse­guenti o successive alle opere per cui si chiede la concessione;

- programma di esecuzione delle opere e dei fabbricati per cui si chiede la con­cessione;

- dichiarazione notarile attestante l'inesistenza sul fondo di vincoli, imposti sull'area oggetto dell'intervento a seguito di un suo precedente computo ai fini dell'applicazione di indici di edificabilità fondiaria. 

La relazione di congruità per concessioni ad edificare nei fondi agri­coli viene sottoposta per parere alla Commissione Edilizia.

La concessione ha validità quinquennale a partire dalla data di appro­vazio­ne, ed è vincolante per le aziende. Trascorsi cinque anni dalla data di ap­pro­vazione la concessione perde ogni efficacia per le parti non realizzate e qua­lunque ulteriore intervento è subordinato alla approvazione di un nuovo pro­getto di ristrutturazione.

In sede di esame istruttorio del progetto, la Commissione Edilizia va­luta la possibilità e la coerenza del progetto stesso anche in rapporto alle eventuali indi­cazioni del PZA (Piano Zonale Agricolo).

Sulla base della relazione di congruità, e quindi delle esigenze azien­dali e della sua produttività, verrà valutata la richiesta di costruzioni residen­ziali e per servizi, nel rispetto dei seguenti indici:

a) per gli edifici destinati ad abitazione la massima densità consentita è di 0,0005 mc/mq e l’altezza massima è fissata in ml 6,50, fatte salve densità edilizie ed altezze più restrittive previste dal presente Allegato normativo;

b) per la realizzazione di nuovi annessi agricoli la densità fondiaria massima consentiva è di 0,3 mc/mq per i soggetti aventi la qualifica di imprenditore agricolo a titolo principale, e con densità fondiaria massima consentita di 0,005 mc/mq per i soggetti che non rivestano tale qualifica, fatte salve densità edilizie più restrittive previste nel presente Allegato normativo; subordinatamente alla presentazione di un Piano Aziendale, redatto da un tecnico abilitato, comprovante le reali esigenze produttive dell'impresa agricola, nonché la costituzione di un vincolo di destinazione d’uso ventennale, registrato e trascritto.

Unitamente al rilascio della Concessione Edilizia per gli interventi di cui ai punti a) e b) è stipulato un atto pubblico o scrittura privata autenticata, con il quale viene costituito un vincolo di asservimento dei terreni interessati. L’atto di costituzione del vincolo è soggetto a registrazione e trascrizione presso la conservatoria dei registri immobiliari. 

Nelle zone agricole i soggetti abilitati all'esercizio dell'agriturismo ed inseriti nell'elenco regionale di cui all'art. 5 della Legge Regionale 6 agosto 1987 n° 38 e sue successive modifiche ed integrazioni, possono utilizzare i fabbricati esistenti sul fondo a fini agrituristici, nel rispetto di quanto stabilito nella Legge Regionale sopracitata. 

Tipologie di zone agricole 

Le zone agricole prive di particolari vincoli di tutela ambientale ven­gono suddivise nel seguente modo in base alle caratteristiche delle potenziali­tà produttive del suolo agricolo: 

E0 - Zone agricole speciali

Sono destinate a produzioni tipiche particolari e comunque soggette a parti­colare salvaguardia dell'attività agricola. 

E1 Zone agricole ad alta produttività

Sono costituite dalle aree agricole ad alta produttività (rispetto al re­stante territorio comunale) destinate prevalentemente alla coltivazione ortiva,  arbo­riva o viticola ed alla realizzazione di residenze ed attrezzature agricole. 

E2 Zone ad agricoltura semi-intensiva o semi-estensiva

Sono costituite dalle restanti aree agricole non destinate prevalente­mente all'attività agricola intensiva (aree semi-intensive, semi-estensive e/o con mi­nore accessibilità e/o produttività). 

E3 Zone ad agricoltura estensiva e ad attività agro-zootecnica

Sono costituite dalle aree destinate a seminativi, a pascolo o incolte. 

E4 Zone boscate o in rimboschimento

Sono costituite dalle aree boscate o destinate al rimboschimento.

Con riferimento alle prescrizioni di cui alla L.R. 52/87, il presente P di F costituisce adeguamento al PUT.

Gli ambiti delle zone boscate non sono computabili ai fini dell’applicazione della densità edilizia prevista per la zona.

Negli ambiti delle zone boscate sono consentiti gli interventi sul patrimonio edilizio esistente ai sensi dell’art. 8 della L.R. 53/1974 e sue successive modifiche ed integrazioni; in tali aree, al fine della salvaguardia del patrimonio naturalistico e paesaggistico, secondo quanto previsto dall’art. 37, comma 6 (lettera g), comma 1, art. 1 della Legge 431/1985) dei Criteri, Indirizzi Generali del PTCP, sono consentiti solo interventi edilizi di:

a)        recupero del patrimonio edilizio esistente ai fini abitativi o agrituristici, salvo disposizioni diverse della legislazione regionale;

b)        realizzazione degli impianti e servizi necessari alla silvicoltura, alla migliore utilizzazione del bosco o comunque alla sua conservazione, valorizzazione e sviluppo.

In tali ambiti è consentito il mantenimento e/o il ripristino della viabilità forestale esistente e l’adozione di tutte le misure necessarie per la prevenzione degli incendi (quali piste tagliafuoco, ripulitura del sottobosco ai margini delle strade).

Sono da evitare in tali zone tutti gli interventi che comportino un danno ecologico e paesaggistico quali:

-           il prelievo non regolamentato di biomassa;

-           la realizzazione di nuove infrastrutture ed impianti che non prevedano opportune misure di tutela dei valori paesaggistici e di continuità della biocenosi;

-           le opere di scasso dei terreni e quelle di movimenti di terra che alterino in modo irreversibile la morfologia dei suoli e del paesaggio.

I rimboschimenti verranno eseguiti secondo le indicazioni specificate nel comma 2 dell’art. 30 dei Criteri, Indirizzi generali del PTCP, “Indicazioni per i rimboschimenti”.

Negli ambiti delle zone boscate sono consentiti gli interventi di cui al comma 7 art. 15 della L.R. 24 marzo 2000, n. 27. 

E5 Zone nude scarsamente accessibili non utilizzate

Compete all'Amministrazione Comunale procedere alla precisazione delle delimitazioni delle zone E e al loro aggiornamento in sede di Ppa e co­mun­que almeno ogni tre anni.

Nelle zone E0 ed E1 i nuovi interventi edificatori di tipo abitativo e produt­tivo sono consentiti soltanto a favore di singoli o associati che eserci­tino a titolo princi­pale l'attività agricola.

Gli interventi edificatori a soli fini produttivi sono altresì consentiti a sog­getti singoli o associati, che non rivestano la qualifica di imprenditori agri­coli a titolo principale.

Nelle zone E4 è vietato ogni intervento a carattere edificatorio, fatta ecce­zione per quelli destinati al recupero del patrimonio edilizio esistente o di­retti alla realizzazione degli impianti e servizi necessari alla silvicoltura, per la migliore utilizzazione del bosco o comunque per la sua valorizzazione e svi­luppo.

 ART. 133

MATRICE NORMATIVA DI SPECIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI

EDI­LIZIO-UR­BANISTICI NEGLI AMBITI PREVALENTEMENTE

INEDIFICATI EXTRA-URBANI 

Negli ambiti prevalentemente inedificati extra-urbani sono individuate dive­rse tipologie di situazioni determinate dalla combinazione delle cate­gorie di patrimonio precedentemente considerate e dei caratteri speci­fici edilizi e d'uso delle unità di intervento di seguito riportati.  

Ad ogni tipologia di situazione viene poi associata una corrispon­dente ti­pologia di intervento (matrice normativa). 

Tipi di caratteristiche edilizie del manufatto esistente o da rea­lizzare:

S1 edifici storici esistenti con caratteristiche tipiche della tradizionale casa ru­rale umbra (il Comune è tenuto ad effettuare, entro un anno dalla data di ap­provazione del P di F, un censimento dei fabbricati rurali di valore storico;

S2 edifici privi di particolari caratteristiche storico-architettoniche;

S3 locali per ricoveri animali, macchine ed attrezzi, materiali e prodotti agricoli e tutto quanto necessario all’imprenditore o all’impresa agricola per la conduzione del fondo, dimostrabile dalla presentazione di un piano aziendale;

S4 locali non al servizio di aziende agricole di soggetti non dediti all’agricoltura. 

La individuazione dei diversi tipi di caratteristiche edilizie viene effet­tuata dagli uffici tecnici al momento della richiesta di intervento. A regime, una volta effettuato il censimento di tali strutture, lo stesso viene aggiornato in occasione di ogni Ppa o almeno ogni tre anni. 

Tipi di caratteristiche d'uso delle strutture edilizie

U1 residenza permanente per famiglie singole, coabitanti, o unite in coopera­tive e consorzi di soggetti di cui ai precedenti punti a,c,d,e,f;

U2 alloggi permanenti di soggetti  non dediti all'agricoltura;

U3 alloggi di uso saltuario e periodico di soggetti non dediti all'agricoltura;

U4 alloggi destinati alla ricettività extra-alberghiera;

U5 attrezzature agricole connesse con la conduzione del fondo (ricovero mac­chine ed attrezzi agricoli, materiali e prodotti agricoli ecc.).

U6 manufatti a destinazione d’uso pertinenziale per il ricovero di attrezzature per la conduzione di orti, giardini, per il riparo della legna e di animali di bassa corte. La struttura non potrà essere utilizzata logicamente ed economicamente in altro modo che quello di pertinenza del fondo o del fabbricato residenziale. Il manufatto è soggetto ad autorizzazione edilizia e dovrà essere rimosso nel momento in cui vengono a cessare le condizioni che ne hanno consentito l’installazione, come nel caso di variazione della destinazione d’uso del manufatto o variazione della tipologia edilizia e costruttiva, della destinazione d’uso del terreno in cui insiste, il trasferimento della proprietà per compravendita, successione, donazione etc. a soggetto non in possesso dei requisiti previsti.

Il manufatto dovrà essere facilmente rimovibile, pertanto non stabilmente infisso nel terreno come una tradizionale costruzione e comunque andrà rimosso entro cinque anni dalla data di autorizzazione.

Qualora dovessero persistere le condizioni di necessità di utilizzo da parte del titolare, l’autorizzazione può essere, a richiesta dell’interessato, rinnovata. 

La individuazione delle destinazioni d'uso è verificata in occasione della domanda di intervento.

Nelle aree prevalentemente inedificate extra-urbane le modalità di in­ter­vento edilizio-urbanistico vengono determinate come di seguito esposto nella matrice normativa, associando ad ogni singola tipologia di situ­a­zione la corrispondente tipologia di intervento, espressa dalla combi­nazio­ne di una serie di operazioni edilizie, indici urbanistici e atti prescrittivi indicati tra quelli sotto elencati: 

Tipi di operazioni edilizie consentite:

O1 manutenzione ordinaria;

O2 manutenzione straordinaria (esclusi interventi nella struttura portante);

O3 risanamento conservativo;

O4 ristrutturazione edilizia;

O5 ampliamento (O5-1 fino al 15%; O5-2 fino al 30%) della superficie utile;

O6 sopraelevazioni (O6-1 fino ad un incremento massimo di 50 cm; O6-2 fino a 100 cm; O6-3 fino a 270 cm);

O7 nuova edificazione o intervento di demolizione e ricostruzione: (O7-1 pri­vata; O7-2 pubblica);

O8 installazione di manufatti ad oggettiva esigenza dell’utilizzo del terreno secondo tipologie e materiali come meglio sotto specificati:

· Il manufatto in pianta dovrà avere una forma racchiusa in un rettangolo;

· Il manufatto avrà struttura e infissi in legno, manto di copertura in coppi vecchi o del tipo vecchio, oppure lastre di rame sovrapposte a tavolato di legno, nel rispetto delle normative vigenti per le zone dichiarate sismiche.

Il tetto potrà essere realizzato in doppia falda, a capanna, oppure a falda unica. La pendenza dovrà essere quella ricorrente nel territorio e tale  da permettere una corretta e stabile  applicazione del manto in coppi. Nei terreni in pendenza il manufatto da realizzare avrà il tetto in unica falda con inclinazione nel verso della pendenza del terreno. Nell’immobile non potrà essere installato ne un w.c. ne una latrina 

Indici di edificabilità fondiaria ammessi (comunque nel rispetto degli indici di cui al D.M. 1444/68)

If1:  la massima densità consentita ai sensi del comma 2 dell'art. 8 della L. 31/97 è pari a 0,0004 mc/mq con un'altezza massima di 6,50 ml.

If2: la massima densità consentita ai sensi del comma 2 dell'art. 8 della L. 31/97 è pari a 0,0004 mc/mq con un'altezza massima di 6,50 ml.

If3: 0,004 mc/mq, riferito a locali e attrezzature di servizio all'azienda (locali di ricovero per attrezza­ture e macchine agricole, depositi di materiale e pro­dotti agricoli, stalle, porcili ecc.). Se l'intervento è previsto nell'ambito di un piano aziendale o interaziendale, è ammesso un If massimo pari a 0,023 mc/mq;

If4: non superiore a quello comprendente il rapporto attuale volu­me/superficie e senza cambiamento di destinazione d'uso (per cambio di de­stinazione d'uso si intende oltre che il cambiamento di destinazione d'uso di un locale da ca­panna, cantina a residenza, anche da residenza agricola a resi­denza di civile abitazione), comunque nel rispetto degli Indici If1 e If3 in relazione alle destinazioni d’uso esistenti nell’immobile, e con sottoscrizione di un atto notarile di vincolo al mantenimento della destinazione attuale, registrato e trascritto alla Con­servatoria dei Registri Immobiliari. Il rilascio della concessione all'intervento in edifici con caratte­ristiche d'uso del tipo U2 e U3 è condizionato dal fatto che l'area di perti­nenza degli edifici abbia una superficie non superiore a mq 1000. Ciò allo scopo di evitare sottrazione inutile di terreno all'agricoltura. Il volume delle superfeta­zioni può essere demolito e sostituito con altro avente la stessa destinazione d'uso, nel rispetto delle procedure stabilite dalla normativa vigente in materia in relazione alla destinazione d’uso dell’immobile oggetto di intervento.

If5: non superiore a quello corrispondente al rapporto attuale volu­me/superficie con possibile cambiamento della destinazione d'uso, nel rispetto delle procedure stabilite dalla normativa vigente in materia in relazione alla destinazione d’uso dell’immobile oggetto di intervento. 

Volume massimo ammissibile (nel rispetto degli indici If am­missibili ai sensi del D.M. 1444/68): 

V1 mantenimento della volumetria attuale;

V2 è consentita la realizzazione di un solo alloggio con Vmax = mc 400 a servizio dell'attività agricola documentata (C1 e C3), nel rispetto della densità massima fondiaria stabilita dal comma 2, dell’art. 8 della L.R. n. 53/1974 come modificato dalla L.R. 31/1997;

V3 volume consentito dall'If ammesso.

V4 Nei fabbricati destinati ad abitazione, già esistenti al momento della entrata in vigore della Legge 31/97, con l'esclusione di quelli relativi all'articolo 6 della L. 53/74 e di quelli oggetto di condono edilizio relativamente alla sanatoria di nuove abitazioni, sono ammessi gli interventi di cui all'art. 31, lettere a), b), c) e d) della Legge 5 agosto 1978, nonché ampliamenti per un incremento massimo di mc. 230, purché il volume totale del fabbricato ristrutturato, comprensivo dell'ampliamento, non risulti superiore a mc 1.100.

Vf  Per i manufatti O8 è consentito un volume (V) di mc 13,5 per rate di terreno fino a 500 mq e di mc 22,5  per rate di terreno da 501 mq a 4500 mq. Detto volume ammissibile non dovrà  essere in contrasto con quanto stabilito dal comma 4 dell’art. 8 della L.R. n. 53/1974 come modificato dalla L.R. 31/1997. L’altezza massima (Hm) sarà di mt. 2,20. I soggetti proprietari di più di una rata di terreno possono installare un unico manufatto nel rispetto dei requisiti di cui ai precedenti punti del presente articolo.

Convenzioni e atti prescrittivi

C1  attestato di imprenditore agricolo a titolo principale o di iscrizione all'albo come allevatore;

C2 atto unilaterale di impegno al mantenimento della destinazione d'uso indi­cata nel progetto approvato;

C3  certificato di registrazione presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari del vincolo "non aedificandi" sui terreni utilizzati per l'applicazione degli indici e vincolo di destinazione d’uso. 

L'intervento puntuale negli ambiti prevalentemente inedificati extra-urbani è regolamentato da una Matrice normativa che associa ad ogni tipologia di situazione una specifica tipologia di intervento come di seguito specificato.

Riepilogo elenco tipologie di situazioni e tipologie di intervento per gli ambiti prevalentemente inedificati extra-urbani a cui si ri­ferisce la Ma­trice Normativa

(Quadri di correlazione) 

Le tipologie di situazioni sono determinate dalla combinazione dei tipi di categorie di patrimonio considerati ai commi precedenti, dai tipi di strutture ivi esistenti e dalla loro destinazione d'uso.

* Categorie del patrimonio geomorfologico Ga Gb Gc Gd  Gv

* Categorie del patrimonio paesaggistico Pn  Pp

* Categorie del patrimonio agricolo E1 E2 E3 E4 E5

* Strutture edilizie S1 S2 S3 S4

* Caratteristiche d'uso delle strutture edilizie U1 U2  U3 U4 U5 U6  

Le tipologie di intervento ammesse per ognuna delle tipologie di situ­azione individuate sono espresse dalla combinazione dei seguenti tipi di ope­razioni, indici e documenti prescritti:

* Tipi di operazioni edilizie O1 O2 O3 O4 O5 O6 O7 O8

* Indici di edificabilità fondiaria If1 If2 If3 If4 If5

* Volume massimo ammissibile V1 V2 V3 V4 Vf

* Convenzioni o documenti richiesti C1 C2  C3 

Ad ogni tipologia di situazione per gli ambiti prevalentemente inedi­ficati extra-urbani corrisponde una tipologia di intervento definita nel rispet­to dei criteri di salvaguardia-recupero paesaggistico ambientale espressi nei pre­cedenti articoli.

La corrispondenza tra ogni tipo di situazione e la relativa tipologia di inter­vento è riportata nei seguenti Quadri di correlazione. Al fine di determi­nare l'intervento prescritto dal P di F per una determinata zona ed edi­ficio si pro­cede individuando l'appartenenza della zona ed edificio ad una delle di­verse categorie del patrimonio geomorfologico-ambientale o agricolo consi­derato, al tipo di edificato e alla sua destinazione d'uso. Si ottiene in tal modo una "tipologia di situa­zione" con la quale si risale, attraverso la matrice nor­mativa (Quadri di correlazione) agli specifici interventi prescritti.

Tale procedura di individuazione delle norme di intervento viene effet­tuata al momento della richiesta di intervento, così da massimizzare il persegui­mento dei criteri di salvaguardia perseguiti, anche nell'ipotesi di mo­difiche, avvenute successivamente all'approvazione del Piano, nella delimita­zione degli ambiti che distinguono le diverse categorie considerate, nel tipo di edi­ficato o nella sua destinazione d'uso. 

Con tale procedura quindi si tende a definire un sistema normativo dinamico in grado di adeguarsi alla realtà che cambia nel rispetto delle regole del gioco stabilite a priori, cioè dei criteri di rispetto, salvaguardia e recupero ambien­tale definiti del Piano Obiettivi codificato dalle presenti norme. 

Quadro di correlazione tra tipologie di situazioni (tipi di ambiti, tipologie edilizie, caratteristiche d'uso) e tipologie di intervento (operazioni edilizie, indici di edificabilità, volumi e conven­zioni) in aree extra-urbane

Tipologie di situazioni 
  Tipologie di intervento (*)

  
 
gorie

Patrimonio 
 Struttura

edilizia 
 caratter.

D'uso 
 Operazioni

Edilizie 
 Indici

edific. 
 Volume

Massimo 
 Convenzioni

o atti richiesti 
 
E0 
 S1-S2-S3

 

S4 
 U1U2

U3

U6 
 O1O2O3O4 O1O2O3

O8 
 Max (If1,If4)

"     "    "

--------- 
 V1

"

Vf 
 C2 C1

"  "

C2C3 
 
E4 
 S1 S2 S3

S4 
 U1U2 U3

U6  O1O2O3

O8 
 If4

--------- 
 V1

Vf 
 C1C2

C1C2 
 
E5 
 S1

  
 U1

U2 
 O1O2O3O4

O1O2O3 
 Min (If5,If1)   "     "    " 
 V3


 C2


 
  
 S1 
 U3 
 O1O2 
 If1 
 V1 
 C2 
 
  
 S2 
 U1 
 O1O2O3O4O5-1 
 Max (If4,If2) 
 V2 
 C2 C1 
 
  
 S2 
 U2 
 O1O2O3O4 
 Max (If4,If1) 
 V4 
 C2 
 
  
 S2 
 U3 
 O1O2O3 
 If1 
 V4 
 C2 
 
  
 S2 
 U4 
 O1O2O3O4

O5-2O6-2 
 Max (If3,If5) 
 V2V3 
 C1 C2 C3 
 
  
 S3 
 U5 
 O1O2O4O5-1

O6-2O7-1 
 If1 
 V3 
 C3 
 
  
 S4 
 U6 
 O8 
 -------- 
 Vf 
 C2C3

  
 

(*) Il valore del volume realizzabile nelle diverse tipologie di situazioni è il maggiore tra quelli risultanti dall'applicazione degli indici O, If e V.

Per quanto riguarda le operazioni edilizio di tipo “O5 ampliamento” e “O6 sopraelevazioni” si specifica:

-       negli edifici destinati ad abitazione, esistenti al momento dell’entrata in vigore della L.R. 31/1997, le stesse sono consentite  nella misura stabilita dal comma 7 dell’art. 8 della L.R. 53/1974, come modificato dalla L.R. 31/1997 e sostituito dall’art. 66   della L.R. 27/2000;

-       negli annessi agricoli, invece, sono consentite nella misura stabilita dal comma 4 dell’art. 8 della L.R. 53/1974, come modificato dalla L.R. 31/1997.

  

Quadro di correlazione tra tipologie di situazioni (tipi di ambiti, tipologie edilizie,   caratteristiche d'uso) e tipologie di intervento (operazioni edilizie, indici di edificabilità, volumi e conven­zioni) in aree extra-urbane 

Tipologie di situazioni 
  Tipologie di intervento (*)

  
 
Categorie

Patrimonio 
 Struttura

edilizia 
 Caratter.

d'uso 
 Operazioni

Edilizie 
 Indici

edific. 
 Volume

massimo 
 Convenzioni

o atti richiesti 
 
E1 
 S1 
 U1 
 O1O2O3O4O5-1 
 Max (If4,If2) 
 V2V3 
 C1 C2 C3 
 
  
 S1 
 U2 
 O1O2O3O4 
 Min (If4,If1) 
 V3 
 C2 C3 
 
  
 S1 
 U3 
 O1O2O3 
 If4 
 V1 
 C2 
 
  
 S2 
 U1 
 O1O2O3O4

O5-2O6-2O7 
 Max (If4,If1) 
 V2V4 
 C2 C1 
 
  
 S2 
 U2 
 O1O2O3O4O5-1 
 Max (If4,If1) 
 V3 
 C2 
 
  
 S2 
 U3 
 O1O2O3O4 
 Min (If4,If1) 
 V1 
 C2 
 
  
 S3 
 U4 
 O1O2O3O4

O5-2O6-3O7 
 Max (If2,If5) 
 V2 
 C1 C2 
 
  
 S3 
 U5 
 O7-1 
 If3 
 V3 
 C3 
 
  
 S4 
 U6 
 O8 
 ------- 
 Vf 
 C2 C3 
 

 

Quadro di correlazione tra tipologie di situazioni (tipi di ambiti, tipologie edilizie, caratteristiche d'uso) e tipologie di intervento (operazioni edilizie, indici di edificabilità, volumi e conven­zioni) in aree extra-urbane


Tipologie di situazioni 
  

Tipologie di intervento (*)

  
 
Categorie

Patrimonio 
 struttura

edilizia 
 Caratter.

d'uso 
 Operazioni

edilizie 
 indici

edific. 
 volume

massimo 
 Convenzioni

o atti richiesti 
 
E2E3 
 S1 
 U1 
 O1O2O3O4O5-2 
 Max (If4,If2) 
 V1V2 
 C2 C1 
 
  
 S1 
 U2 
 O1O2O3O4O5-1 
 Max (If1,If4) 
 V1V2 
 C2 
 
  
 S1 
 U3 
 O1O2O3O4O5-1 
 Max (If1,If4) 
 V1 
 C2 
 
  
 S2 
 U1 
 O1O2O3O4

O5-2O6-3O7 
 Max (If4,If2) 
 V2V4 
 C2 C1 
 
  
 S2 
 U2 
 O1O2O3O4

O5-1O6-2 
 If1 
 V4 
 C2 
 
  
 S2 
 U3 
 O1O2O3O4

O5-1O6-1 
 Max (If1,If4) 
 V4 
 C2 
 
  
 S2 
 U4 
 O1O2O3O4

O5-2O6-3O7 
 Max (If3,If5) 
 V2V3 
 C2 
 
  
 S3 
 U5 
 O1O2O4O5-2

O6-2O7-1 
 If3 
 V2V3 
 C1C2 
 
  
 S4 
 U6 
 O8 
 -------- 
 Vf 
 C2 C3 
 

 

Quadro di correlazione tra tipologie di situazioni (tipi di ambiti, tipologie edilizie, caratteristiche d'uso) e tipologie di intervento (operazioni edilizie, indici di edificabilità, volumi e conven­zioni) in aree extra-urbane 

 

Tipologie di situazioni 
  

Tipologie di intervento (*)

  
 
Categorie

Patrimonio 
 Struttura

Edilizia 
 Caratter.

D'uso 
 Operazioni

edilizie 
 Indici

edific. 
 Volume

massimo 
 Convenzioni

o atti richiesti 
 
GaGbGe 
 S1S2

S3 
 U1

U1 
 O1O2O3O4

O1O2O3 
 Max (If4,If1)

    “     “   “ 
 V1

“ 
 C2 C1

“  “ 
 
Gb 
 S1S2

S3 
 U2 U3

U1 
 O1O2O3

O1O2O3 
 Min (If4,If1)

“     “   “ 
 V3

“ 
 C2C3

“  “ 
 
Pn 
 S1S2 
 U1 
 O1O2O3 
 Max (If4,If1) 
 V3 
 C2 C1 C3 
 
  
 S1S2 
 U2U3 
 O1O2O3 
 Min (If4,If1) 
 V1 
 C2 
 
  
 S3 
 U4 
 O1O2O3O4 
 If3 
 V1 
 C2 C1 
 
  
 S4 
 U6 
 O8 
 --------- 
 Vf 
 C2 C3 
 
Gc 
 S1S2

S3 
 U1

U1 
 O1O2O3O4

O1O2O3 
 Max (If4,If1)

“     “   “ 
 V1

“ 
 C2 C1

“  “ 
 
Gd 
 S1S2S3 
 U1U2U3 
 O1O2O3 
 Min (If4,If1) 
 V3

  
 C2C3

  
 
Pp 
 S1S2 
 U1 
 O1O2O3 
 Max (If4,If1) 
 V3 
 C2 C1 C3 
 
  
 S1S2 
 U2U3 
 O1O2O3 
 Min (If4,If1) 
 V1 
 C2 
 
  
 S3 
 U4 
 O1O2O3O4 
 If3 
 V1 
 C2 C1 
 
  
 S4 
 U6 
 O8 
 --------- 
 Vf 
 C2 C3

  
 

 

ART. 134

NPA - Norme procedurali di attuazione 

Modalità di attuazione del P di F 

Il P di F si attua secondo le prescrizioni previste per le varie zone, per mezzo di strumenti progettuali di intervento pubblico e privato, coordinati dall'Amministrazione Comunale anche mediante la definizione di programmi plu­riennali di attuazione.

Detti strumenti tecnico-amministrativi di intervento si distinguono a secon­da che si riferiscono ad "interventi preventivi, Piani Attuativi di cui alla L.R. 31/1997 e sue successive modifiche ed integrazioni" rispetto al momento della pro­gettazione edilizia o ad "interventi costruttivi immediati o diretti" i quali, senza altre progettazioni inter­medie di assetto complessivo, affrontano la trasformazione e la costruzione dei singoli edifici o manufatti.

Gli strumenti di attuazione devono rispettare tutte le destinazioni ed indi­cazioni del P di F riportate nelle planimetrie e contemplate dalle presenti norme. 

Validità del P di F e contenuti dei Programmi Pluriennali di At­tuazione (Ppa) 

Il presente P di F si attua mediante i Piani di attuazione, mentre la program­mazione nel tempo e nello spazio degli interventi può venire effet­tuata attra­verso Programmi pluriennali di attuazione Ppa, di validità trien­nale, di cui il Comune potrà dotarsi, in coerenza con i tempi programmatici ed il bilancio del Comune.

Tali "Programmi pluriennali di attuazione" rappresentano la guida dell'azione urbanistica comunale per la promozione e il coordinamento dei maggiori interventi, nel rispetto delle valutazioni di coe­renza con le esigenze comunitarie e con il Piano Obiettivi. 

I Ppa, che potranno costituire dunque "fasi" temporali dell'intero pro­gramma di attuazione del P di F, conterranno tra l'altro:

a. la specificazione della quota parte di aree che, nell'ambito di quelle indicate dal P di F, vengono destinate all'edificazione del triennio in esame;

b. la specificazione di quali siano le aree per le quali si ritiene opportuno ela­bo­rare e porre in attuazione piani di intervento urbanistico preventivo di ini­zia­tiva comunale, Piani Attuativi di cui alla L.R. 31/1997 e sue successive modifiche ed integrazioni (Pip, Piano particolareggiato, Piano di recupero, Piano dei servizi, Peep di interesse comunitario o comunale);

c. la specificazione di quali siano le aree nelle quali alla proprietà è rivolto un esplicito invito ad elaborare e porre in attuazione piani di intervento urban­i­stico preventivo di iniziativa privata, Piani Attuativi di cui alla L.R. 31/1997 e sue successive modifiche ed integrazioni quali: piani di recupero, piani di lottizza­zione convenzionata o piani di comparto;

d. la specificazione delle aree da espropriare per la realizzazione degli inter­venti di cui ai Peep e Pip e delle opere di urbanizzazione primaria e seconda­ria e degli altri servizi pubblici ritenuti ne­cessari;

e. la definizione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria e degli al­tri servizi pubblici da realizzare e il computo delle spese occorrenti;

f. la definizione degli oneri di urbanizzazione a carico degli operatori privati e, in caso di intervento pubblico e privato, della quota percentuale che graverà, invece, sugli operatori pubblici;

g. l'indicazione dei tempi e delle scadenze per la presentazione della istanza di concessione agli effetti della L. n. 10/77 art. 13, da parte dei proprietari dei terreni e manufatti.

L'azione espropriativa indicata al punto d, per quanto riguarda l'ac­quisi­zione di aree ed edifici da destinare a zone attrezzate o attrezzature pubbli­che, sarà attuata applicando la legislazione vigente in materia di espro­prio per pubblica utilità. 

Ai sensi dell'art. 28 comma c) della legge 457/78 la procedura espro­priativa si applicherà anche agli interventi in:

a) aree soggette a Piano di Recupero, da attuare, mediate esproprio o occupa­zione temporanea, previa diffida, nei confronti dei proprietari delle unità mi­nime d'intervento, in caso di inerzia dei proprietari;

b) aree soggette a Piano di Recupero di rilevante e preminente interesse pub­blico, mediante iniziativa diretta comunale o il convenzionamento con i pri­vati;

c) aree soggette ad intervento privato e incluse nei Ppa nelle quali, allo sca­dere dello stesso e nonostante la diffida Comunale, i privati non sono inter­venuti. Tale procedura sarà comunque obbligatoria per le aree eventualmente in­serite per due volte nel Ppa;

d) aree soggette a Piano di comparto ai sensi dell'art. 23 della L. 1150/42 in caso di inerzia dei proprietari. 

Intervento Urbanistico Preventivo 

Trattasi di piani di dettaglio relativi all'assetto urbanistico comples­sivo di una data zona, individuati dal P di F, che precedono l'intervento di progetta­zione edilizia vera e propria. 

I Piani preventivi sono obbligatori per:

a. zone interessate da insediamenti storico-ambientali A1 e A2;

b. zone prevalentemente residenziali di espansione C2, C3, C4 e C4* ad eccezione di quanto previsto dall'art. 10 della L. 6/1967 n. 765.

c. zone per insediamenti turistici PT3  

I Piani preventivi sono possibili anche per:

d. zone per insediamenti artigianali P1, P3 e commerciali PC;

e. aree a parco naturale fluviale Pn. 

Gli interventi preventivi attuativi del P di F sono approvati dai Co­muni con le modalità di cui all'art. 36, primo comma, lettera a della L.R. 40/75, all'art. 2, primo comma della L.R. 37/80 e all'art. 5 della L.R.6/91 con le procedure di cui alla L.R. 26/89 come sostituita ed integrata dalla L.R. 21 ottobre 1997, n. 31.

L'intervento preventivo consiste in una progettazione urbanistica di detta­glio, Piani Attuativi di cui alla L.R. 31/1997 e sue successive modifiche ed integrazioni - intermedia tra strumento urbanistico generale e progetto diretto - sia di iniziativa comunale che di iniziativa privata, condotta secondo le mo­dalità di seguito specificate: 

a) Interventi preventivi di iniziativa pubblica 

Si identificano con uno dei seguenti strumenti di attuazione:

- piano particolareggiato di esecuzione (PP), ai sensi dell'art. 13 della L. 1150/42 e successive modificazioni e integrazioni;

- piano delle aree destinate agli insediamenti produttivi (Pip) di cui all'art. 27 della L. 865/71.

- piano di recupero (Pr) ai sensi della legge 457/78 artt. 27 e 28;

- piano delle aree destinate all'edilizia economica e popolare (Peep), di cui alla legge 167/62, che possono essere inserite nelle aree C, B, A;

- piano particolareggiato di comparto, ai sensi dell'art. 23 della L. 1150/42. 

Per alcune aree il P di F definisce nell'allegato Abaco degli interventi un progetto di assetto urbanistico che costituisce una guida per il piano at­tua­tivo. Modifiche di tali progetti-guida possono essere effettuate senza che ciò costituisca Variante al P di F, purché il Consiglio Comunale si esprima in merito con parere motivato.

I caratteri, i contenuti e i documenti che formano detti piani attuativi di ini­ziativa pubblica sono quelli indicati dalle leggi vigenti. 

Tali piani debbo­no, tra l'altro, contenere:

1)  la precisazione della destinazione d'uso delle singole aree, con le indica­zioni relative a tutti i parametri, indici urbanistici ed edilizi ed altre prescri­zioni del P di F. Inoltre sarà indicata l'individuazione delle unità di intervento nonché le opere di urbanizzazione primaria e secondaria con speciale riguar­do alle reti stradali (veicolari e pedonali) sia interne che esterne al perimetro dell'intervento, agli immobili destinati ai servizi urbani e di quartiere;

2)   la definizione delle tipologie edilizie costruttive e d'uso da adottare nei nuovi insediamenti, le costruzioni da trasformare e le eventuali demolizioni, l'individuazione delle zone a diversa tipologia prevalente e con diverso taglio degli alloggi, ponendo particolare attenzione al problema allocativo degli an­ziani e all'esigenza di realizzare mini-alloggi ad essi riservati adiacenti ad al­loggi di maggiore dimensione;

3)   le soluzioni progettuali adottate per l'esclusione di barriere architettoniche interne agli edifici o connesse con il transito e la sosta esterna;

4)  le caratteristiche qualitativo-prestazionali degli edifici;

5)  il progetto planovolumetrico dell'intera area;

6)  la quota parte degli oneri di urbanizzazione afferenti alle singole unità di in­tervento;

7)  l'individuazione degli immobili in cui realizzare interventi pubblici, con par­ticolare riguardo alle attrezzature, infrastrutture, opere ed impianti di inte­resse generale;

8)  l'individuazione degli immobili da parte dei medesimi, da espropriare o da sottoporre ad occupazione temporanea, al fine di realizzare interventi sull'edificato;

9)   gli elementi catastali di tutte le proprietà;

10) i termini di validità del piano ed i tempi di attuazione degli interventi pre­visti, con l'indicazione delle relative priorità in armonia con i programmi plu­riennali di attuazione;

11) gli schemi di convenzione che regolano i rapporti tra il Comune e gli altri operatori pubblici e privati interessati all'attuazione del Ppa;

12) una relazione previsionale di massima circa la stima delle spese necessa­rie per l'acquisizione delle aree e per le sistemazioni generali richieste dall'attuazione del piano. 

Gli elementi costituenti i piani dovranno essere conformi a quianto previsto dall’art. 20 della L.R. 21 ottobre 1997, n. 31.

b) Interventi preventivi di iniziativa privata 

In tutte le zone in cui è previsto l'intervento preventivo, ma non è pre­scritto che debba essere solo di iniziativa comunale, e anche quando l'in­dicazione del perimetro da assoggettare ad intervento intermedio o preven­tivo di iniziativa privata non è espressamente contenuta nelle planimetrie del P di F, la pro­prietà, sulla base delle previsioni del programma plu­riennale di attuazione, elabora piani di propria iniziativa per superfici che non scendono al di sotto dell'unità minima di intervento indicata nelle specifiche prescrizioni di zona del P di F. 

Gli interventi preventivi di iniziativa privata si identificano con uno dei se­guenti strumenti attuativi:

-  Piani di recupero di iniziativa privata (Pr) ai sensi dell'art. 30 della stessa L. 457/78 predisposti nelle zone di recupero, individuate dal Comune ai sensi dell'art. 27 della legge 457/78 e coincidenti con tutte le zone A di cui all'art. 4 delle presenti norme.

Detti Piani di recupero di iniziativa privata relativi ad una data unità di inter­vento dovranno contenere due gruppi di elaborati: uno relativo all'intero iso­lato, di cui l'unità d'intervento è parte, e il secondo specifico della stessa unità di intervento a cui il Piano di recupero si riferisce.

Nelle aree A è prescritto solo questo secondo gruppo di elaborati, in quanto compete al PP del centro storico o ad uno Schema quadro dei Piani di recupero, entrambi di iniziativa comunale, la definizione del quadro di riferi­mento nel quale il singolo Piano di recupero si colloca.

Gli elaborati relativi all'intero isolato dovranno tra l'altro riportare:

- il rilievo fotografico dettagliato di tutti i prospetti, degli eventuali elementi de­corativi e delle superfetazioni esistenti;

- la destinazione d'uso dei locali al piano-terra;

- una relazione sulle condizioni statiche, igieniche ed abitative dell'isolato e delle sue parti:

- uno schema di massima, in scala 1:200, che dimostri come l'intervento non leda l'unitarietà architettonica e strutturale dell'isolato.

A loro volta gli elaborati specifici dell'unità di intervento riporteran­no:

- l'elenco delle proprietà catastali;

- la planimetria e le piante dello stato attuale con relative destinazioni d'uso;

- una relazione tecnica dettagliata sulle condizioni statiche, igieniche ed abi­tative degli impianti di servizio;

-        l'indicazione degli interventi previsti, di conservazione, di trasformazione, e di eventuale cambiamento di destinazione d'uso su piante, prospetti e sezioni almeno in scala 1:100.

 Dopo che il Piano di recupero di iniziativa privata re­la­tivo all'unità di intervento è stato approvato dal Consiglio Comunale, gli aventi diritto all'esecuzione delle opere potranno presentare, ai fini del rila­scio della Concessione edilizia, il progetto edilizio esecutivo della parte di loro pertinenza che dovrà risultare conforme al Piano di recupero. 

Gli elementi costituenti i Piani dovranno essere conformi a quanto previsto dall’art. 20 della L.R. 21 ottobre 1997, n. 31. 

-  Piani di lottizzazione convenzionata (Plc), di cui all'art. 10 della legge 6/8/67 n. 765

La superficie minima di intervento è determinata nelle specifiche pre­scri­zioni di zona.

Il Plc deve riportare:

1)   la parte del P di F interessata, con l'individuazione delle aree oggetto del Plc;

2)   le previsioni del programma pluriennale di attuazione attinenti le aree inte­ressate dal Plc;

3)  la planimetria dello stato di fatto della zona interessata dal Plc in scala non inferiore a 1:500, con l'indicazione delle curve di livello e degli elementi me­trici e fisici di riferimento, nonché delle eventuali presenze di interesse natu­ra­listico e ambientale;

4)   la definizione delle tipologie edilizie costruttive e d'uso da adottare nei nuovi insediamenti, le costruzioni da trasformare e le eventuali demolizioni, l'individuazione delle zone a diversa tipologia prevalente e con diverso taglio degli alloggi, ponendo particolare attenzione al problema allocativo degli an­ziani e all'esigenza di realizzare mini-alloggi ad essi riservati adiacenti ad al­loggi di maggiore dimensione;

5)  le soluzioni progettuali adottate per l'esclusione di barriere architettoniche interne agli edifici o connesse con il transito e la sosta esterna;

6)   le caratteristiche qualitativo-prestazionali degli edifici;

7)   le aree destinate alla nuova edificazione suddivisa in lotti e la destinazione d'uso di ogni altro spazio, le costruzioni da trasformare, le eventuali demoli­zioni, nonché le prescrizioni di dettaglio relative agli indici, ai tipi edilizi, alle destinazioni d'uso degli edifici e alle altre modalità d'intervento;

8)   il progetto planovolumetrico dell'intera area almeno in scala 1:500;

9)   le aree e le opere relative all'urbanizzazione sia primaria che secondaria;

10) i tracciati, gli ingombri e le localizzazioni di massima delle opere di urba­nizzazione sia primaria che secondaria nonché la definizione dei particolari di arredo urbano relativi all'intera zona;

11) gli elementi catastali di tutte le proprietà;

12) la relazione illustrativa dei caratteri e degli elementi quantitativi relativi all'insediamento;

13) l'impegno delle proprietà interessate dal Plc, ad osservare quanto dispo­sto dalla convenzione. 

Gli elementi costituenti i Piani dovranno essere conformi a quanto previsto dall’art. 20 della L.R. 21 ottobre 1997, n. 31. 

Le convenzioni richieste per i Piani di lottizzazione convenzionata de­vono prevedere ed indicare espressamente:

a)  la cessione gratuita al Comune di parte della proprietà delle aree, necessa­rie ad eseguire le opere di urbanizzazione primaria nonché l'assunzione, sempre a carico della proprietà, degli oneri o dell'esecuzione delle stesse opere di ur­banizzazione primaria;

b)  il valore complessivo degli oneri di urbanizzazione secondaria dovuti al Co­mune e la loro ripartizione fra le diverse proprietà interessate dal Plc;

c)  la cessione gratuita da parte della proprietà delle aree necessarie ad ese­guire le opere di urbanizzazione secondaria ricadenti nei limiti del Plc e pre­viste nelle planimetrie del P di F nonché l'accollo, sempre da parte della proprietà, degli oneri di spesa o dell'esecuzione diretta delle opere suddette.

Detti ag­gravi saranno entrambi a carico della proprietà e vanno detratti dagli oneri di cui al precedente comma b; il valore da detrarre per le aree sarà quello accer­tato dall'Ufficio Tecnico Erariale nel caso di applicazione dell'art. 16 della legge 22/10/1971 n. 865, mentre quello per le opere sarà lo stesso che è pre­visto nelle presenti norme per ogni singola zona;

d)  l'obbligo da parte della proprietà di seguire le indicazioni del Comune nella redazione dei progetti esecutivi delle opere di urbanizzazione primaria e se­condaria di cui ai commi precedenti, e comunque a sottoporsi in questo alla supervisione degli Uffici Tecnici Comunali;

e)  l'obbligo da parte della proprietà ad adempiere alla manutenzione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, fino allo scadere dei termini previsti dalla convenzione stessa per l'acquisizione di tali opere da parte del comune;

f)   l'impegno a dar luogo alla cessione gratuita di tutte le aree di cui ai punti a e c dovute al Comune per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria, nel rispetto degli standards previsti dalle leggi urbanistiche vigenti nel mo­mento dell'approvazione della Convenzione da parte degli organi regionali di con­trollo;

g)  l'impegno a versare gli oneri di urbanizzazione secondaria e ad eseguire l'eventuale costruzione e completamento delle opere relative a computo dei medesimi, nei termini stabiliti dalla convenzione stessa, tenuto conto anche della realizzazione dell'insediamento per fasi e, comunque, non oltre cinque anni dall'approvazione della Convenzione da parte degli organi regionali di controllo; l'inadempienza di questo obbligo sottoscritto anche al di là dell'ev­entuale proroga di un anno, concessa dal Comune per comprovati mo­tivi, comporta la decadenza della validità del Plc approvato per la parte non rea­lizzata, pur nella conferma delle cessioni gratuite ed il versamento degli oneri al Comune;

h)  le scadenze fissate, ed eventualmente articolate per fasi, per la costruzione ed il completamento di tutti gli edifici previsti dal Plc; scadenze che, comun­que, non dovranno superare i dieci anni dall'approvazione della Convenzione da parte degli organi regionali di controllo; l'inosservanza dei detti termini, anche al di là di un'eventuale proroga di un anno, concessa dal Comune per comprovati motivi, comporta la decadenza della validità del Plc approvato per la parte non realizzata, senza rimborso delle avvenute cessioni gratuite e ver­samento degli oneri al Comune;

i)   le adeguate garanzie finanziarie riguardo all'adempimento degli obblighi e degli impegni assunti con la Convenzione;

l)    l'impegno esplicito, quale atto d'obbligo, a non mutare la destinazione d'uso di ogni edificio e costruzione senza richiedere espressa autorizzazione del Comune (nuova concessione comunale);

m)  l'impegno esplicito, quale atto d'obbligo, a non mutare le destinazioni d'uso previste nel Plc per tutte le aree e gli edifici neppure parzialmente senza preventiva autorizzazione e concessione;

n)   l'assunzione degli eventuali impegni di cui all'art. 7 (edilizia convenzio­nata) della L. n. 10/77, a meno di convenzione separata firmata da parte del con­cessionario dell'intervento diretto. 

La Convenzione, trascritta a cura e spese della proprietà, è approvata con deliberazione consiliare nei modi e forme di legge. 

Intervento edilizio diretto 

L'intervento edilizio diretto si applica immediatamente, cioè senza la me­diazione dell'intervento preventivo, in tutte le zone del territorio comunale dove non è prescritto l'intervento preventivo e consentito dal Ppa. Si applica altresì in tutte le zone ove il Piano urbanistico intermedio, che costituisce l'intervento preventivo prescritto, è già stato approvato.

L'intervento costruttivo diretto è soggetto esclusivamente al rilascio della concessione o dell'autorizzazione edilizia comunale o, nei soli casi previsti dalla legge, a semplice comunicazione di inizio dell'attività.

La presentazione di un progetto per il rilascio della concessione ad edificare va corredata da una tavola riproducente a scala 1:2000 l'intero iso­lato inte­ressato dalla richiesta e nella quale viene indicato con un tratto mar­cato il limite dell'area asservita, mentre viene campita la superficie coperta del nuovo edificio. Tali tavole saranno conservate presso l'Ufficio Tecnico Comunale in un apposito archivio.

L'intervento edilizio diretto può essere attuato da operatori pubblici e da privati, purché nel rispetto delle modalità prescritte dalle presenti norme.

La concessione edilizia richiesta per l'intervento diretto ha la validità indica­ta nel provvedimento stesso, che di norma è di tre anni: comunque il periodo fissato per tale validità dovrà tener conto che il provvedimento di con­ces­sione decade in ogni caso qualora o i lavori non siano stati iniziati en­tro un anno dalla sua emanazione, oppure non siano stati ultimati entro un triennio a partire dalla data di rilascio della concessione. Deroghe a tali ter­mini sono consentite solo se trattasi di opere pubbliche od opere di partico­lare mole, le cui caratteristiche tecnico-attuative richiedano tempi maggiori e comunque la proroga concessa non può essere superiore a due anni.

In caso di decadenza della concessione per non rispetto dei termini di inizio e fine lavori, il concessionario dovrà richiedere una nuova concessione per l'intera o parte dell'opera ancora da eseguire. 

L'edificazione è consentita a condizione che:

1) siano garantite l'esecuzione delle opere e la concessione gratuita delle aree relative all'urbanizzazione primaria;

2)  sia garantita l'assunzione da parte dei proprietari degli oneri per la costru­zione, diretta o indiretta, delle opere di urbanizzazione secondaria e la ces­sione diretta delle aree relative, nella misura indicata dalle presenti norme in proporzione all'entità dell'insediamento.

Per le zone B, le aree da cedere possono essere ubicate al di fuori della zo­na di intervento, purché all'interno del perimetro dell'area urbaniz­zata;

3)  siano osservati i parametri urbanistici ed edilizi indicati dalle norme e ri­spet­tate le prescrizioni dei regolamenti edilizi e di igiene;

4)   sia dimostrata la disponibilità della superficie minima di intervento pre­scritta. 

Limiti di utilizzazione degli indici urbanistici ed edilizi 

La realizzazione di interventi che raggiungono i massimi valori con­sentiti degli indici di fabbricabilità o di utilizzazione fissati per una data area esclude - salvo evidentemente il caso di demolizione e ricostruzione - la pos­sibilità di avanzare nuove successive richieste di concessione edilizia sulle dette super­fici, indipendentemente da qualsiasi frazionamento o passaggio di proprietà. Ciò comporterebbe infatti la ripetuta utilizzazione delle stesse aree per il cal­colo della volumetria realizzabile.

Pertanto, collegata ad ogni domanda di concessione per interventi di­retti o indiretti comportanti realizzazione di nuove volumetrie, è prescritta la pre­sentazione di una di­chiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà, dalla quale risulti che l'area stes­sa non è già stata computata ai fini del calcolo dell'indice di edificabilità per pre­cedenti interventi.

Nel caso in cui si abbia un'area a destinazione omogenea, con costru­zioni da conservare, e questa venga frazionata allo scopo di costituire più lotti edificabili, gli indici di prescrizioni di piano validi per l'intera area vanno ri­spettati sia per le costruzioni da conservare, sia per le nuove da edificare.

Il trasferimento di volume edificabile o di superficie utile fra aree con­ter­mini, ma a diversa destinazione di zona e di uso, nonché fra aree non con­termini è da considerarsi inammissibile. 

Oltre a rispettare gli indici prescritti dal P di F, gli interventi dovran­no esse­re armonizzati con il tessuto urbano esistente.

Pertanto, il Sindaco all'atto della concessione potrà, per ben individu­ate ra­gioni ambientali, di traffico ed urbanistiche in generale, prescrivere alli­nea­menti diversi da quelli esistenti, arretramenti maggiori di quelli prescritti, al­tezze inferiori a quelle massime indicate dallo stesso P di F.

Nelle zone di completamento, qualora la proprietà di un lotto già edifi­cato acquisisca nuovo terreno contiguo libero da costruzione e con la stessa destinazione d'uso, ai fabbricati esistenti si potranno aggiungere le su­perfici utili che risultano dall'applicazione dell'indice ammesso all'intera zona in pro­prietà. 

Prescrittività della destinazione d'uso e sanzioni per gli abusi 

La destinazione d'uso dei suoli e dei singoli vani dei fabbricati deve essere indicata nei progetti di intervento edilizio diretto e indiretto in base alle pre­scrizioni di zona del presente P di F. La destinazione indicata nel pro­getto, e che si presenta vincolante nei riguardi di qualunque modificazione, comporta l'impegno al rispetto della destinazione stessa. Tale impegno va esplicato nelle convenzioni dei Plc nonché negli atti d'obbligo richiesti per il rilascio della concessione. Ogni variazione nella destinazione d'uso esige una nuova con­cessione, rilasciata sempre nel rispetto delle presenti norme.

Variazioni della destinazione d'uso in contrasto con le presenti norme com­portano variante specifica al P di F. Le costruzioni utilizzate in modo dif­for­me da quanto previsto dalla destinazione d'uso indicata nella concessione comporteranno o il mancato rilascio della licenza d'uso o la sua revoca, salvo ulteriori sanzioni previste dalla legge. In caso di attività che richiedono il rila­scio di licenza di esercizio, questa potrà essere revocata tutte le volte che si sia verificato un abusivo mutamento della destinazione d'uso. 

Licenza d'uso 

L'utilizzo di ogni fabbricato, ubicato nel territorio comunale, è subor­dinato al rilascio da parte del Sindaco di una licenza d'uso.

Costituiscono licenza d'uso tanto la licenza di abitabilità che la licenza di agibilità. La licenza d'uso non potrà essere rilasciata: in assenza di conces­sione, in presenza di chiara violazione di disposizioni igienico-sanitarie e di norme urbanistiche volte a combattere cause di insalubrità, tutte le volte che non siano stati rispettati i vincoli e gli impegni connessi con la concessione ad edificare, ivi compresa la destinazione d'uso che l'unità edilizia è destinata ad ospitare, tutte le volte che si riscontrano sostanziali difformità con le indica­zioni volumetriche e progettuali della concessione o mancano i presupposti prescritti dall'art. 221 del R.D. n. 1265/34. Venendo meno i presupposti pre­scritti dalla legge, la licenza d'uso deve essere revocata.

Il possesso o meno della licenza d'uso dovrà costituire oggetto di esplicita dichiarazione da parte del proprietario, in tutti i contratti di compra­vendita. Entro 60 giorni dalla richiesta, il Sindaco, nel caso in cui riscontri impedimenti al rilascio, notificherà all'interessato quali sono gli eventuali adempi­menti necessari per ottenere l'autorizzazione ed il termine necessari - variabile dai 90 ai 120 giorni - concesso per l'adeguamento. Trascorso inutilmente tale termine, entro i successivi 60 giorni, il Sindaco notificherà in modo mo­tivato il diniego. 

Tutela e sviluppo del verde arborato urbano 

Il Comune di S. Anatolia ha adottato le norme regolamentari previste dalla Regione Umbria; esse sono:

a. In adempimento dell'art. 12 della Legge Regionale n. 53 del 02.09.1974, in tutto il territorio comunale è vietato l'abbattimento di piante di alto fusto delle specie sotto indicate, senza l'autorizzazione del Sindaco.

Le piante di alto fusto di cui al primo comma, per le quali è vietato l'abbat­timento, appartengono alle seguenti specie: quercia di tutte le specie, cipres­so di tutte le specie, pioppo, castagno, ippocastano, abete, tasso, fag­gio, ti­glio di tutte le specie, platano, acero di monte ed acero ricco, carpino bianco e carpino nero, siano esse isolate, in filari, in piccoli gruppi o misti.

Nelle norme di abbattimento vietato, di cui ai commi precedenti, rientra, oltre ad ogni ipotesi di taglio, recisione, estirpazione e sradicamento, ogni altra ipotesi di distruzione o di grave menomazione della capacità e po­tenza vegetativa propria della pianta.

Le norme del presente regolamento non si applicano ai vivai. 

b. L'autorizzazione, fatta eccezione dell'ipotesi di cui all'art. successivo, è concessa soltanto nei casi:

1. di inderogabili esigenze attinenti ad opere di pubblica utilità;

2. di abbattimento giudicato indispensabile per la realizzazione di nuovi edi­fici;

3. di realizzazione di opere di miglioramento fondiario.

Nei progetti per la realizzazione di opere pubbliche e per le costru­zioni edi­lizie, devono essere indicate le piante che si intende abbattere. 

c. Gli organi chiamati all'approvazione dei progetti devono verificare e comprovare l'impossibilità di soluzioni tecnicamente valide diverse da quelle comportanti l'abbattimento delle piante. 

Per l'ipotesi del comma 3), l'autorizzazione è concessa sentito il pare­re dei competenti Uffici regionali (Ispettorato agrario ed Ispettorato fore­stale).

L'autorizzazione è negata in tutti i casi nei quali l'abbattimento ri­chiesto abbia lo scopo dello sfruttamento del legname ricavabile, l'elimina­zione di difficoltà, altrimenti superabili, nell'impiego di macchine agricole, le maggiore produttività della porzione di fondo sulla quale esiste l'albero e le relative zo­ne d'ombra. 

d. Nei casi di alberi ad alto fusto che minacciassero rovina o che abbiano compiuto il ciclo vegetativo o che siano soggetti a gravi attacchi parassitari o che siano stati notevolmente danneggiati da eventi calamitosi è consentito procedere all'abbattimento previa autorizzazione da rilasciarsi su parere del Corpo Forestale.

I necessari sopralluoghi da parte dei funzionari tecnici sono gratuiti.

Per ogni albero di noce di alto fusto abbattuto su autorizzazione, va ripian­tata al medesimo posto altra pianta e, ove questo non fosse possibile, nelle immediate vicinanze, curandola fino all'attecchimento. 

e. Chiunque abbatta direttamente o faccia abbattere alberi sotto tutela del presente Regolamento è soggetto ad una sanzione amministrativa pari al va­lore dell'albero abbattuto ed al doppio del valore per i casi degli alberi seco­lari.

Sono considerati secolari gli alberi la cui origine è valutata anteriore all'ini­zio del secolo ventesimo.

Alla medesima sanzione amministrativa è soggetto chiunque, anche non proprietario o possessore, di propria iniziativa, direttamente o tramite opera altrui, sempre in trasgressione delle disposizioni di cui ai commi prece­denti, abbatte alberi sottoposti alla tutela del presente Regolamento.

La sanzione è applicata dal Sindaco.

Si osservano comunque gli artt. 106 e seguenti della Legge Comuna­le e Provinciale salvo le norme di Polizia Forestale vigenti in materia. 

f. Chiunque, senza le prescritte autorizzazioni, abbatta alberi di alto fusto di cui al presente Regolamento è tenuto, oltre alle sanzioni di cui al comma precedente, a piantare fino ad un numero quadruplo di piante nei luoghi e se­condo le modalità prescritte dal Corpo Forestale.

Coloro che non ottemperano all'obbligo previsto dal precedente comma so­no assoggettati all'esecuzione d'ufficio con spese tutte a loro cari­co, senza pregiudizio della azione penale.

La rivalsa danni verrà effettuata secondo le norme di Legge. 

g. Le somme ricavate dall'Amministrazione comunale in applicazione dei due precedenti commi vanno a costituire un apposito fondo destinato al reim­pianto arboreo su tutto il territorio del Comune d'attuarsi a cura del Corpo Forestale. 

h. All'accertamento delle trasgressioni procede il Corpo Forestale dello Stato.

Sono, inoltre, incaricati di far rispettare il presente regolamento gli organi di polizia locale urbana o rurale, i Cantonieri comunali e provinciali e gli Organi di vigilanza della caccia e pesca, quali agenti di polizia giudiziaria.

Essi segnalano le infrazioni al Corpo Forestale dello Stato. 

Aree di parcheggio e autorimesse 

In base alle prescrizioni fissate per le singole zone funzionali, le aree per la sosta degli autoveicoli e il rimessaggio possono essere ricavate nell'ambito delle seguenti zone:

1) nelle zone espressamente indicate dal P di F per parcheggi pubblici;

2) nelle zone per la viabilità, anche se non espressamente riportati dalle plani­metrie, sulla base dei progetti esecutivi dei tronchi stradali;

3) in ogni zona pubblica o privata in base ai parametri indicati dalle presenti norme. 

In tutti i parcheggi, che saranno di norma a livello stradale, dovranno essere collocate piante ad alto fusto in numero proporzionale alla superficie secon­do quanto fissato nelle specifiche normative di zona.

Nei parcheggi relativi ai punti 1 e 2 potranno ricavarsi aree per distri­butori di carburante di superficie non più grande di 1/50 dell'estensione del par­cheggio; verranno invece spostati i distributori collocati in posizione non idonea.

I parcheggi e le autorimesse di tutte le zone di cui al punto 3 dovran­no es­sere sufficienti ad ospitare gli utenti delle zone stesse e non potranno essere utilizzati a pagamento da altri che non siano gli stessi utenti delle zone.

Nelle norme specifiche di zona è indicata la quota percentuale di su­perficie a parcheggio da destinare ad uso pubblico.

Le autorimesse interrate saranno costruite all'interno della superficie coper­ta dell'edificio. In via eccezionale potranno estendersi fuori tale perime­tro edificato per non più della metà della loro superficie e in tal caso dovran­no essere coperte da un solaio che consente la formazione di un manto erbo­so e cespugliato. 

Nelle nuove costruzioni si dovranno prevedere parcheggi e autori­messe per un'estensione minima pari a:

a) edifici pubblici: 1/8 Su:

b) edifici direzionali e commerciali: 2/3 Su;

c) edifici per lo svago e lo spettacolo (come teatri, cinema, ristoranti ecc.): 3/2 Su;

d) edifici per alberghi e pensioni: 1/2 Su;

e) edifici residenziali e industriali: 1/3 Su. 

Ulteriori precisazioni a riguardo sono riportate negli articoli specifici delle singole zone. 

Controllo e prevenzione degli inquinamenti 

La trasformazione o la realizzazione ex novo di costruzioni ed im­pianti dovrà avvenire attrezzando gli stessi contro la produzione di inquina­menti at­mosferici, acustici, idrici e da rifiuti, nel rispetto delle normative vigenti in materia.

In particolare, si dovrà rispettare quanto disposto dal D.Lgs. n. 152 dell’11 maggio 1999 in materia di tutela delle acque dall’inquinamento. 

Norme per la costruzione e ampliamento di locali in ot­temperanza a sopravvenute norme di sicurezza e di igiene 

Qualora si presenti la necessità di adeguare i locali tecnici di edifici, non compresi nella zona omogenea A, a vigenti o sopravvenute norme di si­cu­rezza, è consentita, in aggiunta alla superficie utile e al volume esistente, la costruzione e l'ampliamento di locali tecnici alle seguenti condizioni:

1) che, in base a rilievi dello stato di fatto e sopralluoghi di tecnici comunali, sia dimostrata l'impossibilità di adattare alcuni dei locali non abitabili esi­stenti;

2) che le dimensioni dell'attuale locale siano quelle minime indispensabili in conformità a quanto prescritto dalle competenti autorità di controllo;

3) che il nuovo volume o l'ampliamento dello stesso avvenga nell'area libera di pertinenza dell'edificio in modo da essere architettonicamente inquadrata nella sistemazione del giardino o del cortile o sul tetto degli edifici, adot­tando soluzioni architettoniche che armonizzino con l'edificio stesso e con l'ambiente;

4) che siano rispettate tutte le precauzioni di sicurezza impartite dagli Organi competenti e dal Regolamento Edilizio Comunale per quanto non in contras­to con le presenti norme;

5) che le previsioni di progetto siano attentamente verificate dalla Commis­sione Edilizia Comunale 

NT - Norme di salvaguardia e transitorie in pendenza dell'ap­provazione del P di F 

Nel periodo intercorrente tra l'adozione e l'approvazione della Va­riante al P di F il rila­scio delle concessioni edilizie è sottoposto alle stesse limitazioni previste dalle leggi n. 1902/52, n. 517/66, n. 765/67 e n. 1187/68 per quanto si riferi­sce a varianti o nuovi strumenti urbanistici adottati.

In particolare, il Sindaco, sentito il parere della Commissione Edilizia, deve, con provvedimento motivato da notificare agli interessati, sospendere ogni determinazione sulle richieste di concessione, quando tali richieste siano in contrasto con le presenti Norme (art. unico, L. 1902/52, art. 3, L. 765/67).

Possono invece essere rilasciate concessioni, nell'ambito di zone per le quali è stata confermata la destinazione d'uso, rispettando gli indirizzi e pa­rametri più restrittivi tra quelli prescritti dal P di F vigente e la Variante al P di F adottata.

Inoltre, a richiesta del Sindaco e nel caso di lavori tali da compromet­tere o rendere più onerosa l'attuazione del piano o della variante adottata, il compe­tente organo regionale, con provvedimento motivato e da notificare agli inte­ressati, deve ordinare la sospensione dei lavori (art. unico L. 1902/55).

I progetti edilizi di intervento diretto riguardanti aree che nelle tavole del P di F hanno trovato confermata la classificazione di zona e che sono per­venuti agli uffici comunali prima di due mesi dall'adozione delle presenti norme e sono stati approvati possono venire eseguiti nel rispetto del progetto appro­vato, purché iniziati entro 12 mesi dalla data di rilascio della conces­sione e completati entro la scadenza stabilita nella concessione stessa.

Sono consentite deroghe alle norme del P di F limitatamente ai soli casi di edifici ed impianti pubblici o appartenenti ad enti pubblici e destinati a fi­nalità di carattere pubblico (quali caserme, scuole, ospedali, musei ecc.), con la procedura stabilita all'art. 3 della Legge n. 1357/55 (modifiche a di­sposi­zioni della Legge Urbanistica 17 agosto 1942, n. 1150 sui Piani Regola­tori e della Legge 27 ottobre 1951 n. 1402 sui piani di ricostruzione) e previa deli­bera­zione del Consiglio Comunale.

Per gli strumenti urbanistici configurabili come intervento preventivo di iniziativa pubblica e che risultano già adottati dal Consiglio Comunale prima dell'adozione delle presenti Norme in Variante al P di F, purché non in con­trasto con la zonizzazione della presente variante, sono confermate le destinazioni, gli indici e le pre­scrizioni contenute negli atti suddetti per il pe­riodo di validità indicato per tali strumenti.

Per le lottizzazioni già adottate e/o convenzionate al momento della ado­zione delle presenti norme valgono le prescrizioni codificate nelle con­ven­zioni stesse per la durata della validità della convenzione, la quale non potrà peraltro venire prorogata. Allo scadere della convenzione valgono le norme riportate nel P di F riferite allo specifico tipo di zona. Sono in ogni ca­so prevalenti, sull'azzonamento del Pl, le indicazioni del presente P di F rela­tiva­mente all'ubicazione di strade o aree pubbliche.

  INDICE 

CAPO I – CONCESSIONI, AUTORIZZAZIONI EDILIZIE E DENUNCE DI INIZIO ATTIVITà " 1

Art. 1  – Oggetto del Regolamento "

Art. 2  – Interventi soggetti a Concessione Edilizia "  

Art. 3  – Denuncia di Inizio Attività "  

Art. 4  – Autorizzazione Edilizia "  

Art. 5 – Interventi non soggetti né a Concessione Edilizia né ad Auto-rizzazione o Denuncia di Inizio Attività "  

Art. 6 – Disciplina degli accordi di programma in variante agli stru-menti urbanistici generali "   3

Art. 7 – Autorizzazione ambientale "

Art. 8 – AUTORIZZAZIONI ENTI DIVERSI DAL COMUNE "    

CAPO II – TIPOLOGIA DEGLI INTERVENTI "

Art. 9 – DEFINIZIONE DI ALCUNE CATEGORIE DI INTERVENTO "  

Art. 10 – INTERVENTI INDIFFERIBILI ED URGENTI "  

Art. 11 – MUTAMENTO DI DESTINAZIONE D’USO "  

Art. 12 – INTERVENTO DIRETTO "    

CAPO III – PROCEDIMENTI PER IL RILASCIO DELLE CONCESSIONI O AUTO-RIZZAZIONI EDILIZIE E PER LA DENUNCIA DI INIZIO ATTIVITà "

Art. 13 – DOMANDA DI CONCESSIONE EDILIZIA O AUTORIZZAZIONE O DENUN-CIA DI INIZIO ATTIVITà "  

Art. 14 – DOCUMENTAZIONE DA ALLEGARE ALLA DOMANDA "  

Art. 15 – PROCEDIMENTO DI RILASCIO DELLA CONCESSIONE EDILIZIA "  

Art. 16 – ADEMPIMENTI CONSEGUENTI IL RILASCIO DELLA CONCESSIONE EDILI-ZIA "  

Art. 17 – ONEROSITà  DELLA CONCESSIONE EDILIZIA "  

Art. 18 – COMMISSIONE EDILIZIA -  COMPOSIZIONE E NOMINA "  

Art. 19 – COMMISSIONE EDILIZIA -  COMPETENZE "  

Art. 20 – COMMISSIONE EDILIZIA -  FUNZIONAMENTO "    

CAPO VI – DISCIPLINA DI CANTIERE "

Art. 21 – RESPONSABILITà NELLA ESECUZIONE DELLE OPERE E DELLE ATTIVITà "

Art. 22 – INIZIO, CONDUZIONE ED INTERRUZIONE DEI LAVORI "

Art. 23 – CANTIERI DI LAVORI "  

Art. 24 – PONTI E SCALE DI SERVIZIO "  

Art. 25 – SCARICO DEI MATERIALI, DEMOLIZIONI, NETTEZZA DELLE STRADE ADIACENTI AI CANTIERI "  

Art. 26 – RIMOZIONE DELLE RECINZIONI "  

Art. 27 – RESPONSABILITà DEGLI ESECUTORI DEI LAVORI pag.  

Art. 28 – ESECUZIONE D’UFFICIO "  

Art. 29 – GARANZIE "    

CAPO V – NORME IGIENICO SANITARIE "

Art. 30 – DEFLUSSO DELLE ACQUE METEORICHE "  

Art. 31 – CORTILI E CHIOSTRINE DI NUOVA COSTRUZIONE "  

Art. 32 – LOCALI ABITABILI "  

Art. 33 – LOCALI IGIENICI, CUCINE E DISIMPEGNI "  

Art. 34 – SCALE E ABBATTIMENTO DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE "  

Art. 35 – PIANI TERRENI "  

Art. 36 – USO DI ACQUE PUBBLICHE "  

CAPO VI – NORME A TUTELA DEL PUBBLICO DECORO "

Art. 37 – INTERVENTI DI MANUTENZIONE DEGLI EDIFICI ESISTENTI "

Art. 38 – OPERE DI FINITURA E ASPETTO ESTERIORE DEGLI EDIFICI DI NUOVA COSTRUZIONE "  

Art. 39 – FINITURE DI NUOVI EDIFICI IN ZONE DI URBANIZZAZIONE RECENTE "  

Art. 40 – IMPIANTI E CANALIZZAZIONI "  

Art. 41 – AGGETTI E SPORGENZE SUL SUOLO PUBBLICO "

Art. 42 – SISTEMAZIONE E MANUTENZIONE DELLE AREE INEDIFICATE "  

Art. 43 – REALIZZAZIONE DI CABINE PER SERVIZI PUBBLICI "

CAPO VII – ATTREZZATURE PER LA PUBBLICITÀ E IL COMMERCIO "

Art. 44 – DISPOSIZIONI GENERALI "  

Art. 45 – SPAZI E ATTREZZATURE PER L’AFFISSIONE DIRETTA "  

Art. 46 – INSEGNE FRONTALI E PUBBLICITà D’ESERCIZIO "  

Art. 47 – TARGHE PER UFFICI E SEDI SOCIALI "  

Art. 48 – SEGNALETICA PER SERVIZI PUBBLICI "  

Art. 49 – DEROGHE PARTICOLARI PER VANI RIDOTTI "  

Art. 50 – INSEGNE DI RICHIAMO PER ALBERGHI E RISTORANTI "  

Art. 51 – ATTREZZATURE ESPOSITIVE "  

Art. 52 – SERRAMENTI "  

Art. 53 – ATTREZZATURE ESPOSITIVE SUSSIDIARIE "  

Art. 54 – TENDE IN AGGETTO SULLO SPAZIO PUBBLICO "  

Art. 55 – ARREDI E ATTREZZATURE DA COLLOCARE SUL SUOLO PUBBLICO "  

Art. 56 – DEROGHE PER MANIFESTAZIONI TEMPORANEE "  

Art. 57 – CHIOSCHI, GAZEBO, EDICOLE E STRUTTURE AFFINI "  

CAPO VIII – NORME E PARAMETRI DI CARATTERE EDILIZIO ED URBANI-STICO "

Art. 58 – PARAMETRI EDILIZI "

a)  Hm = ALTEZZA MASSIMA DI UN FABBRICATO "

b)  Sc = SUPERFICIE COPERTA DI UN FABBRICATO "

a)        V = VOLUME AMMESSO DALLO STRUMENTO URBANISTICO DI PREVISIONE GENERALE E VOLUME DI PROGETTO DEGLI EDIFICI "

b)        Su = SUPERFICIE UTILE COPERTA "

a)        PC = PENDENZA DELLE COPERTURE

b)        L.T. = LINEA DI TERRA

c)        Hp = ALTEZZA MINIMA DI PIANO

d)        Dm = DISTANZE MINIME

e)        Ds - Dc = DISTANZE DA STRADE O CONFINI

f)          Df = DISTANZA TRA FABBRICATI (contigui, paralleli od obliqui)

g)        Lp = LARGHEZZA SEDE STRADALE

h)        Ip = INDICE DI PIANTUMAZIONE (n° piante/100 mq)

Art. 59 – PARAMETRI URBANISTICI

a)    St = SUPERFICIE TERRITORIALE

b)    Sf = SUPERFICIE FONDIARIA

c)    SO1 = SUPERFICIE PER OPERE DI URBANIZZAZIONE PRIMARIA

d)    Ut = INDICE DI UTILIZZAZIONE TERRITORIALE

e)    Uf = INDICE DI UTILIZZAZIONE FONDIARIA

f)     It = INDICE DI FABBRICABILITA TERRITORIALE

g)    If = INDICE DI FABBRICABILITA FONDIARIA

h)    Sme = SUPERFICIE MINIMA DEL LOTTO EDIFICABILE O "LOTTO MINIMO"

i)   A2 = DOTAZIONE MINIMA DI AREE DA CEDERE PER L'URBANIZZAZIONE SECONDAEIA

Art. 60 – AREA PERTINENTE

Art. 61 – DISTANZE TRA FABBRICATI E DAI CONFINI

Art. 62 – PARCHEGGI

Art. 63 – AREE VERDI

Art. 64 – ZONE DI RISPETTO

a)     CIMITERI

b)     STRADE

c)     POZZI E CORSI D'ACQUA

Art. 65 – ACCESSORI PER RICOVERO ANIMALI DA CORTILE

Art. 66 – PIANI ATTUATIVI

Art. 67 – PIANO AZIENDALE

Art. 68 – RILASCIO DEL CERTIFICATO DI ABITABILITà O AGIBILITà

Art. 69 – DEROGHE

Art. 70 – REALIZZAZIONE DI ATTREZZATURE SPORTIVE AL SERVIZIO DELLA RESIDENZA  

ALLEGATO 2                                  

CAPO IX – DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 71  – CONTENUTI, FINALITà, DECORRENZA E AMBITI DI APPLICAZIONE

Art. 72 – CLASSIFICAZIONE DELLE AREE EDIFICATE E INEDIFICATE

Art. 73 – INDIVIDUAZIONE DELLE AREE E DEGLI EDIFICI

Art. 74 – IL REPERTORIO DEI TIPI E DEGLI ELEMENTI RICORRENTI

Art. 75 – CLASSIFICAZIONE DEGLI ELEMENTI COSTRUTTIVI E DECORATIVI

Art. 76 – DEFINIZIONE E INDIVIDUAZIONE DELLE UNITà EDILIZIE

Art. 77 – INTERVENTI UNITARI PER UNITà MINIME, PER COMPARTI, O PER SIN-GOLI ELEMENTI

Art. 78 – EDIFICI CONTIGUI

Art. 79 – DEFINIZIONE E ARTICOLAZIONE DELLE CATEGORIE D’INTERVENTO

a - MANUTENZIONE ORDINARIA

d/1 - INTERVENTI DI RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA PARZIALMENTE CONSER-VATIVA

d/2 -  INTERVENTI DI RICOSTRUZIONE IN SITU

d/3 -  INTERVENTI DI RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA TOTALE

e - INTERVENTI DI RISTRUTTURAZIONE URBANISTICA

OPERE INTERNE

OPERE INTERNE DI MANUTENZIONE E RESTAURO

OPERE INTERNE DI RISTRUTTURAZIONE PARZIALE

OPERE INTERNE DI RISTRUTTURAZIONE TOTALE

Art. 80 – TIPI DI OPERE ED INTERVENTI ELEMENTARI

INTERVENTI MERAMENTE CONSERVATIVI

INTERVENTI DI RESTITUZIONE

INTERVENTI MODIFICATIVI E INTEGRATIVI COMPATIBILI CON L’EDIFICIO

INTERVENTI INNOVATIVI COMPATIBILI COL CONTESTO

Art. 81 – DISCIPLINA DEGLI INTERVENTI NELLE AREE EDIFICATE

EDILIZIA TRADIZIONALE SOSTANZIALMENTE INTEGRA

EDILIZIA TRADIZIONALE PREVALENTEMENTE ALTERATA

EDILIZIA RECENTE, TOTALMENTE ALTERATA O PRIVA DI CONNOTATI TRADIZIONALI

EDILIZIA SPECIALE, MONUMENTALE O ATIPICA

Art. 82 – DISCIPLINA DEGLI INTERVENTI NELLE AREE INEDIFICATE

AREE INEDIFICATE PUBBLICHE

AREE DI RISPETTO

AREE DI PERTINENZA

AREE EDIFICABILI

Art. 83 – DISCIPLINA DELLE DESTINAZIONI D’USO

Art. 84 – IMPIANTI E CANALIZZAZIONI

Art. 85 – SISTEMAZIONE E MANUTENZIONE DELLE AREE INEDIFICATE DI PERTI-NENZA

Art. 86 – INTERVENTI NEL SOTTOSUOLO

Art. 87 – RINVENIMENTI E SCOPERTE

Art. 88 – PROVE DI FINITURA E SIMULAZIONI DA PREDISPORRE IN LOCO

 

CAPO X – PRESCRIZIONI E MODALITÀ D’INTERVENTO PER L’EDILIZIA TRA-DIZIONALE PREVALENTEMENTE INTEGRA

Art. 89 – MURATURE DI PROSPETTO CON PARAMENTO ORIGINALE A FACCIA VISTA

Art. 90 – MURATURE DI PROSPETTO CON PARAMENTO ORIGINALE INTONACATO

Art. 91 – PRESCRIZIONI PER IL RIFACIMENTO DELLE TINTEGGIATURE

Art. 92 – ELEMENTI ARCHITETTONICI E DECORATIVI IN PIETRA O IN LATERIZI A FACCIA VISTA

Art. 93 – ELEMENTI ARCHITETTONICI E DECORATIVI IN MURATURA INTONA-CATA O SIMULATI PITTORICAMENTE

Art. 94 – APERTURE ED ELEMENTI DI CONTORNO

Art. 95 – INFISSI VETRATI E SERRAMENTI

Art. 96 – BALCONI E AGGETTI ORIZZONTALI

Art. 97 – COPERTURE TRADIZIONALI A FALDE INCLINATE

Art. 98 – ACCESSORI DI COPERTURA E AGGETTI VERTICALI

Art. 99 – RIFACIMENTO E RIORDINO DI COPERTURE GIà MANOMESSE

Art. 100 – TERRAZZE E COPERTURE PIANE

Art. 101 – MURATURE E DIVISORI INTERNI

Art. 102 – SOLAI, CONTROISOFFITTI E PAVIMENTI

Art. 103 – ARCHI, VOLTE E SISTEMI ARCHIVOLTATI

Art. 104 – SCALE ESTERNE E INTERNE

 

CAPO XI – PRESCRIZIONI E MODALITÀ D’INTERVENTO PER L’EDILIZIA TRADIZIONALE PREVALENTEMENTE ALTERATA

Art. 105 – PRESCRIZIONI GENERALI

Art. 106 – ELEMENTI DI PROGETTO

Art. 107 – MODALITà D’INTEGRAZIONE DEI PARAMENTI DI PROSPETTO

Art. 108 – NUOVE APERTURE, INFISSI E SERRAMENTI

Art. 109 – STRUTTURE ED ELEMENTI DI COPERTURA

Art. 110 – STRUTTURE INTERNE

 

CAPO XII – PRESCRIZIONI E MODALITÀ D’INTERVENTO PER L’EDILIZIA RE-CENTE O TOTALMENTE ALTERATA

Art. 111 – RIENTRANZE, SPORGENZE E ALLINEAMENTI

Art. 112 – FINITURA DEI PARAMENTI DI PROSPETTO

Art. 113 – NUOVE APERTURE

Art. 114 – INFISSI E SERRAMENTI

Art. 115 – COPERTURE ED ELEMENTI ACCESSORI

 

ALLEGATO 3                                

 

CAPO XIII – NORME DEFINITORIE

DEFINIZIONI E CONTENUTI GENERALI

Art. 116  – AE – AMBITI PREVALENTEMENTE EDIFICATI

CATEGORIE DEL PATRIMONIO INSEDIATIVO A DESTINAZIONE PREVALENTEMENTE RESIDENZIALE

Art. 116 bis  – A – ZONE A CARATTERE STORICO-AMBIENTALE

A1 – COMPLESSI DI VALORE STORICO, ARTISTICO E MONUMENTALE

OPERE SPECIFICHE DI ELIMINAZIONE DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE

A2 – UNITÀ EDILIZIE DI VALORE URBANISTICO-AMBIENTALE

Art. 117 – B – ZONE RESIDENZIALI DI COMPLETAMENTO

ZONE B1 – ZONE PREVALENTEMENTE RESIDENZIALI DI COMPLETAMENTO PER L’EDILIZIA INTENSIVA

ZONE B3 – ZONE PREVALENTEMENTE RESIDENZIALI DI COMPLETAMENTO PER L’EDILIZIA SEMI-ESTENSIVA

Art. 118 – C – ZONE RESIDENZIALI DI ESPANSIONE

C2 – ZONE DI ESPANSIONE PER EDILIZIA SEMI-INTENSIVA

C3 – ZONE DI ESPANSIONE PER EDILIZIA SEMI-ESTENSIVA

C4 – ZONE DI ESPANSIONE PER EDILIZIA ESTENSIVA

C4* – ZONE DI NUOVA EDIFICAZIONE PROGRAMMATA

Art. 119 – PEEP – ZONE PER L’EDILIZIA ECONOMICA E POPOLARE

INDICI E PARAMETRI URBANISTICO-EDILIZI IN AREE PREVALENTEMENTE RESIDENZIALI

Art. 120 – ZONE A VERDE RESIDENZIALE O DI RISPETTO

VR – ZONE A VERDE PRIVATO

VM – ZONE PER LA REALIZZAZIONE DI MANEGGI PRIVATI

VRA – ZONE A VERDE PRIVATO ATTREZZATO

Art. 121 – CATEGORIE DEL PATRIMONIO INSEDIATIVO A DESTINAZIONE PREVA-LENTEMENTE PRODUTTIVA EXTRA-AGRICOLA

P – ZONE PER INSEDIAMENTI PRODUTTIVI ARTIGIANALI

P1 – ZONE PER INSEDIAMENTI PRODUTTIVI INTENSIVI ARTIGIANALI

P3 – ZONE PER INSEDIAMENTI PRODUTTIVI ARTIGIANALI DI SERVIZIO

Art. 122 – R – ZONE DESTINATE AD INSEDIAMENTI NON PRODUTTIVI

Art. 123 – PC – ZONA PER INSEDIAMENTI COMMERCIALI

Art. 124 – P* – ZONA PER INSEDIAMENTI PRODUTTIVI AGRO-INDUSTRIALI

Art. 125 – PT – ZONE PER INSEDIAMENTI PRODUTTIVI TURISTICI

PT1 – ZONE PER ATTREZZATURE TURISTICO-ALBERGHIERE E DI RISTORAZIONE

PT3 – ZONE PER ATTIVITÀ RICETTIVE EXTRA-ALBERGHIERE

INDICI E PARAMETRI URBANISTICO-EDILIZI IN AREE PREVALENTEMENTE PRODUTTIVE

Art. 126 – CATEGORIE DEL PATRIMONIO INSEDIATIVO A PREVALENTE DESTINA-ZIONE A SERVIZI

V – AREE A VERDE PUBBLICO

VN – ZONE A VERDE NATURALE URBANO-TERRITORIALE

VA – ZONE A VERDE PUBBLICO ATTREZZATO

VP – ZONE DESTINATE A PIAZZE PUBBLICHE PEDONALI

VS – ZONE A VERDE SPORTIVO

VG – ZONE A VERDE SPECIALE (Giardino Appenninico)

VO – ZONE PUBBLICHE A VERDE ORTIVO IN CONCESSIONE

AA – AREE A SERVIZIO DELL’ATTIVITÀ AGRICOLA

APC – AREE PER LA PROTEZIONE CIVILE

S – AREE PER ATTREZZATURE PUBBLICHE DI SERVIZIO

N – AREE PER L’ISTRUZIONE

AS – AREE PER ATTREZZATURE CIVILI

AR – AREE PER ATTREZZATURE RELIGIOSE

AC – AREE PER IMPIANTI CIMITERIALI

AF – AREE PER IMPIANTITECNOLOGICI

AP – AREE PER L’ORDINE PUBBLICO ED ATTREZZATURE MILITARI

AT – AREE PER ATTREZZATURE PUBBLICHE AD USO TURISTICO

ACA – AREE PER ATTREZZATURE RICETTIVE SOCIALI

INDICI E PARAMETRI URBANISTICO-EDILIZI IN AREE DESTINATE AD ATTREZZATURE E SERVIZI

Art. 127 – AREE A PARCHEGGI PUBBLICI ATTREZZATI

PA – AREE DI SOSTA PER AUTOVEICOLI

PAM – AREA ATTREZZATA A SERVIZIO DELLA MOVIMENTAZIONE

Art. 128 – CATEGORIE DEL PATRIMONIO AMBIENTALE DI RISPETTO

F – AMBITI DI RISPETTO

FCS – AMBITI DI RISPETTO DELLE AREE STORICHE

FF – AMBITI DI RISPETTO DELLE ATTREZZATURE FERROVIARIE ATTUALMENTE NON IN USO

FV – AMBITI DESTINATI ALLA VIABILITÀ

a)        VIABILITÀ  DI LIVELLO TERRITORIALE

b)        VIABILITÀ  URBANA DI SCORRIMENTO

c)        VIABILITÀ  PRIMARIA URBANA

d)        VIABILITÀ  DI DISTRIBUZIONE

e)        VIABILITÀ  PEDONALE E CICLABILE

FAS – AMBITI DI RISPETTO DELLE STRADE EXTRA-URBANE

FC – AMBITI DI RISPETTO CIMITERIALE

FI – AMBITI DI RISPETTO DELLE INFRASTRUTTURE A RETE

FE – AMBITI DI RISPETTO DEGLI ELETTRODOTTI

FO – AMBITI DI RISPETTO DELLE OPERE DI CAPTAZIONE

FT – AMBITI DI RISPETTO DELLE ATTREZZATURE TECNOLOGICHE

FA – AMBITI DI RISPETTO ARCHEOLOGICO

FA1 – AMBITI SOGGETTI A VINCOLO ARCHEOLOGICO

FA2 – AMBITI DI ATTENZIONE ARCHEOLOGICA CON PRESCRIZIONI DINAMICHE

FL – AMBITI URBANI DI RISPETTO FLUVIALE

AREE ANAS "

Art. 129 – AA - AMBITI PREVALENTEMENTE INEDIFICATI EXTRA-URBANI

ARTICOLAZIONE IN CATEGORIE DEGLI AMBITI PREVALENTEMENTE INEDIFICATI EXTRA-URBANI

Art. 130 – CATEGORIE DEL PATRIMONIO GEOMORFOLOGICO

Ga – AMBITI DI TUTELA DELLE EMERGENZE GEOLOGICHE CON PROPENSIONI ALL’INSTABILITÀ DEL SUOLO

Gb1 – AMBITI DI TUTELA INTEGRALE DEI CORSI D’ACQUA MAGGIORI

Gb2 – AMBITI DI TUTELA DEI CORSI D’ACQUA MINORI

Gc – AMBITI DI TUTELA DELLA MONTAGNA

Gd – AMBITI DI TUTELA DEI CRINALI

Ge – AMBITI CON VINCOLI GEOTECNICI

Gv – AMBITI DI TUTELA BOTANICO-VEGETAZIONALE

Vv – VISUALI PANORAMICHE DI TUTELA PAESAGGISTICO-AMBIENTALE

Art. 131 – CATEGORIE DEL PATRIMONIO PAESISTICO

Pn – AMBITI A PARCO FLUVIALE SUL NERA

Pp – AMBITI DI TUTELA DEL PATRIMONIO PAESISTICO-AMBIENTALE

Art. 132 – CATEGORIE DEL PATRIMONIO AGRICOLO

TIPOLOGIE DI ZONE AGRICOLE

E0 – ZONE AGRICOLE SPECIALI

E1 – ZONE AGRICOLE AD ALTA PRODUTTIVITÀ

E2 – ZONE AD AGRICOLTURA SEMI-INTENSIVA O SEMI-ESTENSIVA

E3 – ZONE AD AGRICOLTURA ESTENSIVA E AD ATTIVITÀ AGRO-ZOOTECNICA

E4 – ZONE BOSCATE O IN RIMBOSCHIMENTO

E5 – ZONE NUDE SCARSAMENTE ACCESSIBILI NON UTILIZZATE

Art. 133 – MATRICE NORMATIVA DI SPECIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI EDILI-ZIO-URBANISTICI NEGLI AMBITI PREVALENTEMENTE INEDIFICATI EXTRA-URBANI

TIPI DI CARATTERISTICHE EDILIZIE DEL MANUFATTO ESISTENTE O DA REALIZZARE: S1 – S2 – S3 – S4

TIPI DI CARATTERISTICHE D’USO DELLE STRUTTURE EDILIZIE: U1 – U2 – U3 – U4 – U5 – U6

TIPI DI OPERAZIONI EDILIZIE CONSENTITE: O1 – O2 – O3 – O4 – O5 – O6 – O7 – O8

INDICI DI EDIFICABILITÀ FONDIARIA AMMESSI: If1 – If2 – If3 – If4 – If5

VOLUME MASSIMO AMMISSIBILE: V1 – V2 – V3 – V4 – Vf

CONVENZIONI E ATTI PRESCRITTIVI: C1 – C2 – C3

QUADRO DI CORRELAZIONE TRA TIPOLOGIE DI SITUAZIONI (TIPI DI AMBITI, TIPOLOGIE EDILIZIE, CARATTERISTICHE D’USO) E TIPOLOGIE DI INTERVENTO (OPERAZIONI EDILIZIE, INDICI DI EDIFICABILITÀ, VOLUMI E CONVENZIONI) IN AREE EXTRA-URBANE: E0 – E4 – E5

QUADRO DI CORRELAZIONE TRA TIPOLOGIE DI SITUAZIONI (TIPI DI AMBITI, TIPOLOGIE EDILIZIE, CARATTERISTICHE D’USO) E TIPOLOGIE DI INTERVENTO (OPERAZIONI EDILIZIE, INDICI DI EDIFICABILITÀ, VOLUMI E CONVENZIONI) IN AREE EXTRA-URBANE: E1

QUADRO DI CORRELAZIONE TRA TIPOLOGIE DI SITUAZIONI (TIPI DI AMBITI, TIPOLOGIE EDILIZIE, CARATTERISTICHE D’USO) E TIPOLOGIE DI INTERVENTO (OPERAZIONI EDILIZIE, INDICI DI EDIFICABILITÀ, VOLUMI E CONVENZIONI) IN AREE EXTRA-URBANE: E2 – E3

 QUADRO DI CORRELAZIONE TRA TIPOLOGIE DI SITUAZIONI (TIPI DI AMBITI, TIPOLOGIE EDILIZIE, CARATTERISTICHE D’USO) E TIPOLOGIE DI INTERVENTO (OPERAZIONI EDILIZIE, INDICI DI EDIFICABILITÀ, VOLUMI E CONVENZIONI) IN AREE EXTRA-URBANE: Ga – Gb – Gc – Gd – Ge – Gv – Pn – Pp

Art. 134 – NPA – NORME PROCEDURALI DI ATTUAZIONE

MODALITÀ DI ATTUAZIONE DEL P. DI F.

VALIDITÀ DEL P. DI F. E CONTENUTI DEI PROGRAMMI PLURIENNALI DI ATTUAZIONE (PPA)

INTERVENTO URBANISTICO PREVENTIVO

a) INTERVENTI  PREVENTIVI DI INIZIATIVA PUBBLICA

b) INTERVENTI  PREVENTIVI DI INIZIATIVA PRIVATA

-        PIANI DI RECUPERO DI INIZIATIVA PRIVATA (PR)

-        PIANI DI LOTTIZZAZIONE CONVENZIONATA (PLC)

-        INTERVENTO EDILIZIO DIRETTO

LIMITI DI UTILIZZAZIONE DEGLI INDICI URBANISTICI ED EDILIZI

PRESCRITTIVITÀ DELLA DESTINAZIONE D’USO E SANZIONI PER GLI ABUSI

LICENZA D’USO

TUTELA E SVILUPPO DEL VERDE ARBORATO URBANO

AREE DI PARCHEGGIO E AUTORIMESSE

CONTROLLO E PREVENZIONE DEGLI INQUINAMENTI

NORME  PER LA COSTRUZIONE E AMPLIAMENTO DI LOCALI IN OTTEMPERANZA A SOPRAVVENUTE NORME DI SICUREZZA E DI IGIENE

NT - NORME DI SALVAGUARDIA E TRANSITORIE IN PENDENZA DELL’AP-PROVAZIONE DEL P. DI F.